Portopalo di Capo Passero, Più a Sud di Tunisi: tra mare e giornalismo. Un premio tra storia e attualità
Una scia lunga settant’anni e oltre per il Notiziario della Marina Militare che ha ricevuto il Premio Nazionale “Più a Sud di Tunisi” il 2 agosto 2026. Un riconoscimento allo Stato Maggiore della Marina rappresentato a Portopalo di Capo Passero dal capitano di fregata Alessandro Busonero, giornalista e direttore della rivista, il quale ha ribadito l’impegno della Marina Militare nella promozione della cultura della difesa e della marittimità. “Prezioso strumento di divulgazione, letto da numerosi appassionati del mare. Una rivista al passo con i tempi, fedele testimone degli eventi vissuti tutti i giorni dalle donne e dagli uomini della Marina” è la motivazione del premio consegnato nella XXI edizione in gran parte dedicata al giornalismo di qualità a livello nazionale e locale. Un premio “storico” per la Sicilia che si conferma con i suoi ventuno anni di età tra gli appuntamenti culturali più attesi. Nato a Portopalo di Capo Passero, il comune più meridionale d’Italia continentale, grazie al sostegno del mai dimenticato don Calogero Palacino della Parrocchia di San Gaetano, nella Diocesi di Noto, che più di vent’anni fa sostenne l’idea di un gruppo di giovani animati dal desiderio e dalla volontà di dimostrare che “nessun luogo è lontano”, per citare Richard Bach e che quella che tutti considerano “periferia” può, invece, diventare “centro” di promozione culturale non solo nel Sud-Est dell’isola.

Tra i premiati, oltre il giornalista e direttore del Notiziario della Marina, anche Monica Cartia (giornalismo), Prospero Dente (giornalismo), Oriana Gionfriddo (giornalismo), Isabella Di Bartolo (giornalismo), Carmelinda Gentile (libri, opera prima), Giovanna Cucè (giornalismo), Danilo Gallo (saggistica); Natalia Romano (narrativa), Graziano Piazza (teatro), Pippo Gianninoto (alla carriera), Maria Antonietta Malandrino (eccellenze del territorio), Nella Aglieco (alla carriera), Rocco Giudice (alla carriera), Giuseppe Salvia (in memoria); Paola Patanè (danza), Dafne Trovato (danza), Francesco Mallia (storie di calcio), Federico Caruso (storie di calcio), Giovanni Pisano (Premio Osvaldo Soriano), Silvio Breci (libri, storia e territorio), Dino Incarbone (narrativa), l’Associazione Portopalo Insabbia (arte).
Basta scorrere i nomi e i personaggi del mondo del giornalismo, della letteratura, della saggistica, del teatro, delle arti e dello sport per comprendere il livello di una “rassegna” che non è ormai diventata solo promozione del territorio, ma vera e propria celebrazione del talento, della memoria, dell’impegno civile e istituzionale. Il giornalista e saggista Alfio Caruso (La Stampa), Nino Milazzo, vice direttore del Corriere della Sera e Felice Cavallaro;inviati del calibro di Claudio Monici, Nello Scavo e Marina Corradi (Avvenire), Sandro Petrone e Pino Scaccia (Rai), padre Giulio Albanese, missionario e fondatore dell’Agenzia MISNA; inoltre Toni Capuozzo, Gabriella Simoni, Albina Perri, Giuseppe La Venia fino all’ultima edizione del 2026 che ha premiato la giornalista Rai Giovanna Cucè. Tra i giornalisti premiati anche i vaticanisti Enzo Romeo (Tg2) e Giovanna Chirri (Ansa), rimasta celebre per lo scoop sulle dimissioni di Benedetto XVI. E poi cronisti sportivi del calibro di Darwin Pastorin (Guerin Sportivo, TuttoSport, La7 solo per citare alcune testate); Paolo Condò, giornalista, già collaboratore de La Gazzetta dello Sport e opinionista di Sky Sport.

“Ribelli, sognatori e fuggitivi” è stato il filo conduttore della prima serata della manifestazione 2026. Una testimonianza e un inno alla tenacia e alla capacità di sognare, di andare oltre, di essere lungimiranti, ma soprattutto arditi, coraggiosi e onesti fino all’inverosimile proprio come il personaggio di Emilio Salgari: Sandokan, che insieme al Corsaro Nero resta il più celebre tra i pirati-gentiluomo. Ancora una volta dal mare emergono gli spunti di riflessione che caratterizzano i capitoli del libro che potrebbe intitolarsi “Più a Sud di Tunisi”. Non solo un luogo geografico e fisico, ma ideale e interconnesso. Il mare e il giornalismo riscoprono un legame profondo: entrambi nascono dal bisogno viscerale dell’uomo di guardare oltre l’orizzonte e di riportare indietro una storia. Non è un caso che il lessico della cronaca giornalistica sia ricco di flussi e di tempeste: si parla di “notizie in onda”, di maree mediatiche e di “fari” puntati sulle oscurità del mondo. Ma se andiamo indietro, ai classici, alle radici della scrittura di viaggio e d’avventura che ha dato i natali al genere reportage, non possiamo negare che tutte le cronache del tempo hanno avuto l’odore di salsedine.

Omero cantava le peripezie di Odisseo, di stretta attualità anche per via del film di Christopher Nolan del 2026; Erodoto descriveva i popoli oltre l’Egeo, peraltro protagonista di un libro di Ryszard Kapuscinsky. Che dire, poi, di Herman Melville. che prima di dare alle stampe Moby Dick, registrò gli eventi della baleniera Acushnet con il rigore di un cronista d’alto mare. Joseph Conrad, comandante di marina prima che scrittore, ha insegnato al giornalismo moderno l’importanza del dettaglio, dell’osservazione, del particolore e delle storie per far immergere il grande pubblico nella complessità del reale. Ernest Hemingway, maestro del giornalismo d’azione, proiettò nel suo capolavoro Il vecchio e il mare l’essenza stessa dell’inchiesta. Nessun mare come il Mediterraneo ha intrecciato, dunque, la propria storia con quella della carta stampata. Fernand Braudel lo definiva non come semplice mare, ma come un “complesso di mari”, un crocevia di civiltà. Ed è per questo che il Mare Nostrum è diventato una frontiera che chiama reportage di ieri e di oggi di cui molti premiati del “Più a Sud di Tunisi”, da Toni Capuozzo a Pino Scaccia, da Nello Scavo a Giovanna Cucé, hanno raccontato vicende e vicissitudini. Non una cartolina turistica, ma linea d’onda su cui si misurano i drammi del nostro tempo: le rotte dei migranti, il traffico di esseri umani, le tensioni geopolitiche e il cambiamento climatico. Oggi raccontare il mare significa narrare la storia del giornalismo e della cultura italiana. Una rotta tracciata da quel gruppo di “capitani coraggiosi” come Sergio Taccone, Gianluca Sortino, Dino Oliva, Salvatore Taccone e Turi Moncada che ogni anno fanno risuonare la lezione di Predrag Matvejević nel suo Breviario mediterraneo: il mare non ha confini, ma sponde; non separa, ma mette in comunicazione. Una lezione che il comandante Alessandro Busonero sia a Portopalo di Capo Passero che a Pozzallo in occasione della rassegna “Letture sul mare” promossa dall’ANMI, l’Associazione Marinai d’Italia e dal Comune di Pozzallo.
Vincenzo Grienti