6 agosto 1945: bomba atomica a Hiroshima
Sono le 8.13 del 6 agosto 1945 quando i piloti dell’Usaf, l’aviazione militare americana, Paul Tibbets e Robert A. Lewis sorvolano Hiroshima, in Giappone. Hanno una missione da compiere. A loro e agli altri 12 membri dell’equipaggio, tra cui l’ufficiale bombardiare Tom Feerebee, gli è stato ordinato raggiungere la posizione per lo sgancio di una bomba. Si tratta di un ordigno all’Uranio ed è stato ribattezzato “Little boy”. L’impero giapponese, con i suoi kamikaze e la sua tecnologia ha dato filo da torcere agli Stati Uniti in tutta l’area del Pacifico, a partire dal 7 dicembre 1941, giorno dell’attacco a Pearl Harbour. Da quel giorno passarono quattro lunghi anni e gli americani avevano liberato l’Europa dal nazifascimo. Il Giappone era alleato con i Paesi dell’asse, Italia e Germania, che nel 1945, hanno già perso la seconda guerra mondiale ormai all’epilogo. nel 1945 il Giappone però resiste e rifiuta la capitolazione. Il Presidente Usa Henry Truman per accelerare la fine del conflitto ordina di lanciare, non appena possibile, una bomba atomica su una città del Paese del Sol Levante. Tocca a Hiroshima, una cittadina costruita nel vecchio stile giapponese con strade strette, casupole di legno, paglia e carta.
A fine luglio, il 25 una direttiva veniva inviata dal generale Handy facente funzione al Pentagono di capo di stato maggiore in assenza del generale Marshall che era a Potsdam, alla suprema autorità delle forze aeree strategiche statunitensi nel teatro del Pacifico, il generale Spaatz. Nel documento si ordinava che il 509º Gruppo aereo misto avrebbe dovuto sganciare la “prima bomba speciale” in un giorno, successivo al 3 agosto, scelto in relazioni alle condizioni meteorologiche. Nel documento si indicavano quattro possibili obiettivi, tra cui Hiroshima e Nagasaki, e si precisava che “altre bombe” sarebbero state sganciate successivamente non “appena a disposizione”.
A Hiroshima abitavano circa 340mila abitanti. La mattina del 6 agosto il rombo del B-29 “Stratorfortress” chiamato “Enola Gay”, dal nome della madre del colonnello Tibbets, si sente in lontananza. Su Hiroshima fino a quel momento non vi erano stati bombardamenti. Poi scocca l’ora X. Un suono assordante, l’esplosione tremenda e una luce bianco-azzurra. La bomba deflagra aumentando un aumento di pressione dell’ordine di due chilogrammi per centimetro quadrato e un vento che, alla velocità di 1500 chilometri orari, investe la città radendola al suolo. Dalla “fortezza volante”, così venivano chiamati i B-29, che vola quasi a 9.500 metri, si nota una colonna di fuoco alta circa 3mila metri.
Le conseguenze dopo lo sgancio della prima boma atomica furono drammatiche anche negli anni successivi. Infatti tante persone si ammalarono di carcinoma tiroideo o leucemia. Tre giorni dopo, il 9 agosto 1945, Nagasaki venne colpite e distrutta da “Fat Man”, questo il nome della seconda bomba atomica al plutonio-239. Migliaia i morti, circa 40 mila persone subito che divennero circa 70 mila nei mesi successivi).Furono questi i terribili mezzi che il governo americano utilizzò per mettere ko il Giappone e porre finire alla Seconda Guerra Mondiale.
Libri, film e documentari, ma anche canzoni sul disastro nucleare, su Hiroshima e Nagasaki sono stati scritti, girati e prodotti a centinaia. Claude Eatherly, pilota e meteorologo, era un ragazzo texano di 27 anni quando ordinò lo sgancio della prima bomba atomica della storia, Little Boy, che colpì Hiroshima il 6 agosto 1945. Nonostante la giovane età, non era certo un dilettante: per quella missione vennero scelti i migliori piloti della U.S. Army Air Force, ed Eatherly aveva già dato prova del suo valore militare, abbattendo, nel corso della sua fulminante carriera, più di trenta aerei nemici. Dopo lo sgancio della bomba, tuttavia, lasciò l’esercito e rifiutò qualsiasi riconoscimento al valore da parte degli Stati Uniti. Compì anche maldestre rapine e altri piccoli crimini, con la speranza di trovare sollievo nel biasimo collettivo. Ma ciò non bastò a placare i suoi dilanianti sensi di colpa ed Eatherly venne internato in un ospedale psichiatrico. Fu in questo momento, quattordici anni dopo Hiroshima, che iniziò un carteggio con Günther Anders, il filosofo tedesco autore de L’uomo è antiquato. Il risultato è questo libro: un commovente scambio epistolare tra Anders e un’anima persa, in cerca di un’espiazione tanto impossibile quanto necessaria. Dopo anni di assenza dalle librerie, torna disponibile una delle testimonianze più toccanti sul disastro che cambiò per sempre la coscienza collettiva. Introduzione di Robert Jungk, prefazione di Bertrand Russell. Un racconto che può essere riletto in L’ultima vittima di Hiroshima (Mimes, 2016) di Gunther Anders.
Claude Robert Eatherly è passato alla storia per essere stato il pilota che diede il via al bombardamento atomico su Hiroshima. Il maggiore pluridecorato, che all’epoca aveva ventisette anni, al termine del conflitto chiese il congedo rifiutando la pensione che lo Stato americano gli aveva riservato. Non essendo contemplato dal regolamento, dispose che i soldi venissero devoluti alle vedove dei caduti di guerra. Sempre più schiacciato dal peso delle sue responsabilità personali nel lancio della bomba atomica, tentò il suicidio e venne ricoverato in un ospedale psichiatrico, iniziando cure pressoché ininterrotte. Il libro del giornalista William Bradford Huie dal titolo Il pilota di Hiroshima (Res Gestae, 2023) ci racconta la storia di un uomo distrutto, che non riuscì a fare ritorno alla sua vita, giacché i suoi occhi erano spalancati su un orrore insopportabile.
E’ dedicato invece a un altro pilota, il colonnello Fred J. Olivi, italo-americano, il libro autobiografico Nagasaki, per scelta o per forza (FBE). Oscurata per più di cinquant’anni dalla più nota missione dell’Enola Gay su Hiroshima e dalle poche e cattive informazioni diffuse e coperte da segreto militare, la missione del B29 Superfortress “Bockscar”, compiuta il 9 agosto 1945 su Nagasaki, è rimasta fino a oggi quasi sconosciuta. Scritto dal copilota del “Bockscar”, Luogotenente Colonnello Fred J. Olivi, italo-americano di prima generazione, “Nagasaki per scelta o per forza” rivela i veri dettagli legati alla Missione 16, le fasi segrete dell’addestramento e i dati sull’impiego di “Fat Man”, la bomba atomica al plutonio tre volte più potente di quella all’uranio sganciata su Hiroshima pochi giorni prima. Il libro, inedito e pubblicato in Italia per la prima volta al mondo, racconta con uno stile diretto le esperienze del giovane aviatore italo-americano, che fin dall’infanzia aveva sognato di diventare un pilota, e la cronaca del volo verso Nagasaki, facendoci rivivere minuto per minuto gli attimi drammatici che cambiarono la storia del mondo.
