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Mario Saielli Zigliara, il sociologo siciliano che amò la Bolivia

Proseguendo con le nostre ricerche dedicate all’emigrazione italiana nel mondo ci portiamo, oggi, nella lontanissima Bolivia, ove, nella prima metà del secolo scorso, operò Mario Saielli Zigliara, uno dei tanti emigranti giunti dall’Italia, ma anche nel bellissimo Paese Andino avrebbe scalato le vette della cultura, distinguendosi nel mondo della Letteratura e, soprattutto, in quello della Scuola, passando così alla storia come uno dei più grandi umanisti ed educatori di quella Nazione. Quella che segue è la sua vicenda personale e professionale, purtroppo del tutto sconosciuta qui in Italia, realizzata anche grazie alla preziosa collaborazione ricevuta dalla Dottoressa Indira Caposiena, dell’Ambasciata d’Italia a La Paz.

Da Messina a La Paz (1870 – 1951)

Messina in una rara fotografia di fine Ottocento

Mario Saielli Zigliara nacque a Messina il 15 aprile del  1870, da padre italiano e madre francese. Sfortunatamente non siamo stati in grado di saperne di più, ricordando il fatto che il terremoto di Messina del dicembre 1908 cancellò anche gli archivi Comunali, oltre al resto. La sua famiglia, tuttavia, era originaria del Nord Italia, molto probabilmente di Riolunato, oggi piccolo borgo della provincia di Modena, ove risulta attestata sin da epoca remota. Si trattava di una famiglia benestante, tanto da permettersi l’erezione di un Oratorio, ancora oggi denominato “La Madonna dè Saielli”. Dei suoi primi trent’anni di vita vissuti in Italia non siamo riusciti a recuperare nulla di particolarmente interessante. Sappiamo solo che a Messina ebbe modo di frequentare gli studi primari, per poi trasferirsi a Caserta, ove avrebbe completato quelli superiori, ottenendo il Diploma di maturità in “Scienze e Lettere”, e poi Universitari (forse a Napoli), divenendo, quindi, Dottore in Diritto Canonico e in Sociologia[1]. Secondo alcune fonti, Mario Saielli giunse in Bolivia all’inizio del Novecento, rifugiandosi inizialmente a Guayaramerín, nella provincia di Antonio Vaca Díez, quindi nell’immenso Dipartimento di Beni, ove esercitò per anni la professione di Maestro presso una locale “fattoria sperimentale”, composta prevalentemente da contadini di origini italiane e da indigeni locali. Mario Saielli Zigliara dimostrò di essere, sin da subito, un ottimo insegnante, essendo egli anche un poliglotta, per quanto caratterizzato da una personalità misteriosa, amante della vita solitaria, ma anche dotato di un innato talento letterario. Nel corso della “Grande Guerra”, alla quale il professionista non prese parte, essendo stato esonerato assieme al migliaio di italiani che vivevano allora in Bolivia, il Prof. Saielli avrebbe contribuito in altro modo alla causa nazionale, vale a dire firmando, dietro appello del Regio Console d’Italia a Cochabamba, Giovanni Chiarella, per il “Prestito Nazionale”, al quale pervennero molti fondi anche da parte della minuscola Colonia Italiana[2]. Risale al 1916, poi, la nomina a Professore di Storia e Geografia presso lo storico “Colegio Nazional 6 de Agosto[3], attivo in Calles Joaquín de Sierra y La Paz, a Trinidad.

Foto giovanile di Mario Saielli (collezione dell’autore)

Il Saielli, proprio in virtù del suo carattere, cercò molto spesso rifugio spirituale nella natura, tanto da scegliere, quali luoghi per esercitare la sua professione, località sperdute e limitrofe a Moré, al quale era molto legato. In realtà visse e operò anche in altre città della Bolivia orientale, come Trinidad e Riberalta, ove giunse attorno al 1940, una decina di anni dopo il suo pensionamento dalla Pubblica Istruzione, avvenuto per effetto dell’Ordinanza Ministeriale del 3 ottobre 1930[4]. Il Professore originario di Messina fu un illuminato “Dirigente Scolastico”, come lo definiremmo noi oggi, tanto da passare alla storia della Scuola Boliviana come l’ideatore della prima “Escuela Práctica de Agricoltura”, di fatto realmente istituita, nel corso del 1937, nella cittadina di La Loma, in provincia di Ciego de Ávila, nel nord-ovest della Bolivia, con il titolo di “Escuela Práctica de Agricoltura y Veterinaria[5].

Operò, quindi, a Rurrenabaque, nella attuale provincia General José Ballivián Segurola (sempre nel Dipartimento di Beni), ottenendo il patrocinio del locale Vescovato. Rientrato a Loma Suarez (Trinidad), vi fondò la Scuola Elementare, anche grazie al supporto ricevuto dalla Direzione dell’azienda “Cachuela Speranza”. Ma Mario Saielli Zigliara fu, come si diceva in apertura, anche un uomo di vasta cultura. Molto importanti furono i suoi studi profondi sui diritti umani e le libertà individuali e delle minoranze etniche, tanto da essere anche uno dei pochi benefattori degli indigeni, in particolare modo del nucleo di Moré, che viveva allora lungo il fiume Iténez, che segna il confine con il Brasile Occidentale. A tale missione, Mario Saielli si sarebbe dedicato per il resto della vita, peraltro lavorando evidentemente con le stesse Istituzioni locali, sia Scolastiche che Amministrative, tanto è vero che in un articolo a lui dedicato dopo la morte, gli venne attribuita la seguente frase: <<La distanza morale che separa l’attuale città di Moré dai suoi costumi barbarici originali è così grande che può essere considerata prodigiosa>>[6].

Mappa del Dipartimento del Beni (Bolivia)

Molto utile fu, in tale ambito, la collaborazione che il Prof. Saielli avrebbe assicurato al grande educatore Boliviano, Carlos Loaiza Beltrán. Questi, originario dell’altopiano, era stato nominato insegnante in una scuola rurale ai piedi delle Ande. Lì era entrato in contatto con le popolazioni indigene della zona (Yuracaré, Chimane, Mojeño) e conobbe quelle più “selvagge” che vivevano nell’entroterra, i Sirionó. Nel 1936, il Ministero dell’Istruzione Boliviano gli commissionò l’organizzazione del primo centro scolastico nell’area amazzonica, come premio per <<le sue capacità pedagogiche>>. La conoscenza di Loaiza Beltrán della realtà etnica della regione lo portò a elaborare un ambizioso piano per introdurre l’istruzione alle popolazioni non ancora controllate dallo Stato. Questo piano avrebbe portato alla formazione del primo nucleo scolastico selvícola del Paese, presso il dipartimento di Beni. Il Saielli arrivò, quindi, a Casarabe nel luglio del 1939, invitato proprio dal collega Loaiza a tenere conferenze sulla cultura ai suoi professori, tutti i giorni dalle 20:00 alle 21:00. Vi rimase per tre mesi e i suoi insegnamenti furono molto utili, soprattutto per quanto riguardava il metodo di insegnamento, poiché la maggior parte dei professori erano allora ancora precari. Il Saielli fu, inoltre, un affermato editorialista.

La Paz in una cartolina degli anni Venti

In tale veste collaborò con articoli per <<El Diario di La Paz>> e per le riviste <<Moxos>> e <<Kollasuyo>>, firmandosi con lo pseudonimo di “Marius”. Mario Saielli fu, inoltre, anche un affermato critico enciclopedico. Lo scrittore boliviano Javier Baptista, nel definirlo uomo saggio, lo descrisse così: <<Parlava tedesco, francese, inglese e italiano, oltre allo spagnolo, la cui maestria letteraria era evidente in “Moxos”. In quelle pagine e nelle sue conversazioni private, faceva frequenti e lunghe citazioni di autori famosi, molti dei quali avvolti nell’ombra del greco e dell’ebraico. Tuttavia, nella sua povera stanzetta, non si vedeva un solo libro. Al massimo, una scatola di legno, un mozzicone di candela e l’Almanacco di Bristo […]. Quando in un’occasione fu costretto a dire qualcosa sulla sua sconcertante personalità, fece questa tiepida rivelazione: “Ho studiato all’Università Europea, che accetta solo tre classi di studenti: nobiltà, ricchezza e talento”. Credeva che nulla avvicinasse alla saggezza quanto il contatto quotidiano con la natura. Per questo cercò il manto protettivo dei tropici >>. Un altro Boliviano, Casto Rojas, in una recensione dell’autore (¿Quién es Marius?, 1949), scrisse: <<Sebbene l’ammirato e venerato maestro abbia ormai più di ottant’anni, continua a dedicarsi a molteplici attività culturali con inesauribile e ammirevole vigore intellettuale, dividendo la sua feconda attività tra i doveri di insegnamento del centro agricolo e la sua ricerca scientifica, filosofica, giuridica e letteraria, gradita al suo profondo spirito umanista. Il “Diario” ha pubblicato diverse opere del saggio professore, tra cui il suo studio sulla poetica di Franz Tamayo, un’opera di straordinaria erudizione e giudizio critico insuperabile da coloro che hanno analizzato l’opera del grande poeta nazionale>>. Da parte sua, Oscar G. Hurtado, curatore del libro “M. S. Y Estudios Críticos” (1981), definì così l’uomo di cultura italo-boliviano: <<Saielli ha una personalità enigmatica e forte, difficile da decifrare. I suoi saggi e le sue poesie – sparsi tra vecchi giornali e riviste – lasciano appena intravedere l’uomo, ma mostrano lo studioso, il pensatore, il credente…>>.

A suo nome fu istituito, nella stessa città di Trinidad ove pure aveva insegnato, peraltro quand’egli era ancora in vita (era esattamente il 3 febbraio, secondo altri l’8 agosto del 1946) il “Liceo de Señoritas Mario Saielli”, allestito presso l’edificio del vecchio Hotel-Teatro, voluto e diretto dalla Professoressa Mary Ribera Gutierrez. Mario Saielli Zigliara si spense a Moré il 13 luglio del 1951, ottantunenne, pianto dall’intero Paese[7]. Inizialmente fu sepolto sulle rive del fiume Iténez, nei pressi di un burrone a lui molto caro. Ma, a causa dell’imminente pericolo che venissero gettati nelle acque del potentissimo fiume amazzonico, i resti furono raccolti in un’urna, conservata poi nello stesso liceo di Trinidad che ne portava il nome. Ciò almeno sino a quando il vecchio edificio non è stato demolito, nel corso del 2024, per far posto alla nuova struttura che porterà comunque il nome di “Unidad Educativa Mario Saielli“, grazie alla quale il nostro conterraneo continuerà ad essere ricordato, se non altro nella sua amata Bolivia, ove trascorse gran parte della sua esistenza.

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Cfr. José Natusch Velasco, Forjadores del Beni, Cochabamba, Editorial Serrano, 1982, pag. 293-297.

[2] Cfr. “Il patriottismo degli italiani in Bolivia”, in <<Gli Italiani nel Sud America ed il loro contributo alla Guerra 1915-1918>>, Buenos Aires, Editori Arigoni e Barbieri, 1922, pag. 640.

[3] La Scuola “6 de Agosto” fu istituita per legge il 26 ottobre 1886, durante la presidenza del Congresso Nazionale di Don Mariano Baptista, e sancita il 28 ottobre 1886, durante l’amministrazione di Gregorio Pacheco, presso la Casa del Governo Supremo, allora nella città di Sucre. Il suo unico articolo recita: <<A Trinidad, capoluogo del dipartimento di Beni, verrà fondata una scuola secondaria che sarà operativa a partire dal prossimo anno scolastico, aprendo la sesta elementare e poi le altre>>.

 

[4] Cfr. Ministero de Educación, Memoria que presenta il Ministro de Instrucción Publica Y Agricoltura al Gobierno Naciónal, La Paz, 1933, pag. 120.

[5] Cfr. Antonio Carvalho Urey, Vision del Beni, Serrano Editore, 1978, pag. 31.

[6] Cit. nella corrispondenza dal titolo “Moré“, in <<El Diario>>, n. 16.078, La Paz, 29 luglio 1951.

 

[7] Cfr. corrispondenza dal titolo “Moré”, in <<El Diario>>, La Paz, 29 luglio 1951.