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L’Ufficio Informazioni del Vaticano: una speranza per dispersi, prigionieri e internati militari italiani

Una speranza per le famiglie che, specialmente dopo l’8 settembre 1943, non ebbero più notizie dei loro cari. Una lotta contro il tempo per avere informazioni sui dispersi, sui prigionieri e sugli internati militari. In campo non ci fu solo la Croce Rossa e altre organizzazioni come l’OSCAR dedite all’aiuto umanitario. Un ruolo fondamentale lo ebbe l’Ufficio Informazioni della Città del Vaticano nato l’1 giugno 1940 grazie all’impegno e alla sollecitudine della Segreteria di Stato. Si trovava al primo piano di Palazzo di San Carlo. Addossati ai muri tanti scaffali mentre nelle sale e nelle salette non mancavano tavoli pieni di fogli e di moduli. Il salone centrale era l’antica cappella della clinica di San Carlo dove solitamente scendevano per pregare i feriti della Grande Guerra.

La struttura era organizzata attraverso un centro di raccolta e di smistamento di informazioni volto a conoscere la sorte di militari e di civili sparsi nei campi di prigionia di tutto il mondo, così come per gli Internati Militari Italiani nei campi di concentramento tedeschi.  L’Ufficio aveva un servizio di raccolta di lettere e telegrammi, grazie alla collaborazione con le Poste Vaticane, e si avvaleva delle relazioni dei delegati apostolici, delle reti diplomatiche attraverso i rapporti con le  ambasciate e spulciando gli elenchi di prigionieri in possesso della Croce Rossa, oltre che le corrispondenze di privati ​​e prigionieri stessi. I sacerdoti, i religiosi e le religiose consultavano uno schedario cartaceo di oltre tre milioni di schede contenenti dati identificativi, risultanze delle indagini e altra documentazione archiviata. Una macchina organizzativa alla quale le famiglie si rivolgevano perché preoccupati dei loro familiari.

Sfogliando le cartelle che raccolgono le lettere direttamente inviate a Pio XII, “passano sotto gli occhi tutte le immagini, tutte le ombre, tutte le luci del dolore e della preghiera” scrive nell’articolo il vaticanista Leone Gessi che dedica nel 1943 un reportage all’interno delle mura vaticane (1). “Se gli accenti della umana pietà battono implacabili in tutte le lettere avviate all’Ufficio, è naturale che essi tocchino i vertici di una suprema fiducia e di una indicibile tenerezza quando la parola è diretta al Papa” prosegue il giornalista. Il Papa raccoglie e trasmette il grido di ogni sconosciuto “che sente più viva che mai la Sua paternità, e porge a Lui la lettera durante l’udienza, o la affda, senza francobollo, alla prima buca per le lettere che trova…”

La direzione dell’Ufficio Informazioni era stata affidata al Sostituto della Segreteria di Stato, Monsignor Giovanni Battista Montini mentre la guida sotto il profilo logistico-organizzativo era dell’Arcivescovo cattolico russo Alexander Evreinoff. L’Ufficio, fortemente voluto da Papa Pio XII, concluse la sua attività il 31 ottobre 1947, ma resta l’intero fondo archiviato, contenente 2.349 unità archivistiche fra faldoni, cartelle, registri ricchi di documentazione a testimonianza dell’importante azione sociale svolta dal Vaticano in quegli anni difficili. Ogni giorno a questo lavoro metodico erano impegnati, succedendosi in vari turni, fino a 150 persone. Un primo ufficio apriva le lettere in una stanza riservata. Ogni tavolo aveva la sua “trincea” con i casellari allineati intorno per un primo smistamento e una prima classificazione. Un angolo veramente appartato e affidato al segreto e alla comprensione di sacerdoti con cui collaboravano folti gruppi di suore, di signore e di signorine tutti dediti con passione a “portare a casa” il risultato, ossia l’individuazione dei dispersi.

All’Ufficio Informazioni a livello centrale erano collegati numerosi uffici corrispondenti sparsi per il mondo. Anche qui, capi e addetti lavorano senza sosta con fervore. Sono stati costituiti centri di ridistribuzione strutturati e organizzati per sovraintendere vaste zone: per esempio Léopoldville riceve per tutto il Congo belga; Brazzaville per tutta l’Africa francese; il Perù per tutta l’America Latina, il Venezuela, e l’Argentina, giacché — è proprio necessario dirlo? il Vaticano serve non solo l’Italia, ma il mondo intero. Questi centri raccolgono i messaggi, a loro volta li spediscono per radiotelegrafia e per radio, raccolgono poi le risposte che convoglieranno in Vaticano. L’Ufficio Informazioni è oggi in corrispondenza con ventidue Paesi.

 

Vincenzo Grienti

(1) L. Gessi, L’Ufficio informazioni della Città del Vaticano, Le Vie d’Italia, n. 6, giugno 1943