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Marconi Day. Da La Spezia a tutto il mondo per ricordare gli esperimenti della Marina

Una data, un luogo e un esperimento che per sempre cambiò le sorti della radiotelegrafia mondiale. Era il 17 luglio 1897 quando Guglielmo Marconi, su incarico della Regia Marina, compì le prime sperimentazioni a La Spezia, poco distante dal Museo Tecnico Navale della Marina Militare.
“Un legame indissolubile quello tra Guglielmo Marconi e la Marina Italiana che supportò e incoraggiò lo scienziato bolognese in tutte le sue sperimentazioni – spiega il Capitano di Vascello Leonardo Merlini, Direttore del Museo Tecnico Navale di La Spezia -. In particolare ci fu un legame indissolubile tra Marconi e la città di La Spezia che vide proprio le prime sperimentazioni di radiotelegrafia navale. Qui gli esprimenti radiotelegrafici vennero effettuati da una stazione a terra, nelle vicinanze del Museo Navale e da una corazzata della Regia Marina, la corazzata San Martino”.

Un giorno da ricordare non solo per la radiotelegrafia senza fili, ma anche per Marconi, futuro Premio Nobel per la fisica nel 1909 e ufficiale della Regia Marina. Anche per questo ogni anno si fa memoria attraverso l’International Marconi Day. Una manifestazione di portata mondiale ideata e promossa dai radioamatori britannici del “Cornish Amateur Radio Club” con sede in Cornovaglia.

 

Guglielmo Marconi durante le sperimentazioni. Alla sua destra il marinaio telegrafista Mario Gaetano Da Pozzo che conservò i nastri telegrafici – Foto Ufficio Storico Marina Militare

“Grazie a un radioamatore spezzino sono emersi dall’oblio i nastri marconiani – ricorda Bruno Grassi, studioso di radiotelegrafia e radioamatore -. Sono la testimonianza dell’evento del 17 luglio 1897. Il giorno dopo, 18 luglio, fu un giorno di certificazione della radiotelegrafia. Proprio in quei giorni Mario Da Pozzo, all’epoca un giovane telegrafista della Regia Marina, ebbe l’intelligenza di conservare i nastri conservandoli per tutta la vita e lasciandoli alla famiglia che, dopo aver conosciuto un radioamatore di La Spezia, generosamente ha voluto donarli al Museo. Il nostro è stato un lavoro di decodificazione, recupero e restauro ed oggi possono essere visti nella sezione del Museo dedicata a Marconi”.

Due anni prima dell’esperimento marconiano di La Spezia, nel 1895, lo scienziato italiano, nella villa di famiglia a Pontecchio, vicino Bologna, aveva sperimentato la propria intuizione: l’applicazione delle onde elettriche per la telegrafia senza fili. In pratica quella che oggi chiameremmo wi-fi. Marconi collegando un generatore di oscillazioni elettriche ad un filo metallico isolato nell’aria ed alla terra ottenne una radianza di queste onde nell’aria. Scoprì che queste potevano essere rilevate da un dispositivo analogo posto a distanza. L’esperimento fu condotto con successo tra due stazioni lontane due chilometri situate alle pendici opposte di una collina. Un anno dopo, però, Marconi ebbe l’opportunità di presentare pubblicamente la propria invenzione a Sir William Prece, ingegnere capo del Post Office di Londra.
Incuriosito dagli esperimenti di Marconi, Augusto Bianco, addetto navale italiano a Londra, informò il Ministero della Marina a Roma, suscitando l’interesse dell’ammiraglio Benedetto Brin che chiese a Marconi di rientrare in Italia per valutare l’efficacia e l’efficienza del nuovo sistema di comunicazione sulle navi della Regia Marina.

Dopo una prima dimostrazione a Roma, la Marina mise a disposizione proprio l’arsenale di La Spezia, le navi e il personale per replicare un esperimento su più vasta scala proprio nelle acque antistanti la città spezzina. A seguire l’attività marconiana c’era una commissione che annotava tutte le prove condotte dal futuro premio Nobel per la fisica, a partire da quelle realizzate nel piazzale retrostante il Museo Tecnico Navale. Marconi avviò gli esperimenti dapprima con una stazione trasmittente e una ricevente poste sulla terra ferma.

 

Poi la stazione trasmittente venne collocata in un’altra zona del golfo di La Spezia, a San Bartolomeo, mentre la stazione ricevente venne installata sul rimorchiatore n. 8 che navigava nelle acque antistanti la costa. Si arrivò a quel 17 luglio del 1897 con l’apparecchio ricevente a bordo della corazzata San Martino che navigava a meno di un miglio da San Bartolomeo. Qui Marconi, utilizzò il codice Morse e una stampante telegrafica terrestre (occorre ricordare che il telegrafo esisteva già) riuscendo a trasmettere un segnale telegrafico senza la necessità di collegare tramite fili la stazione trasmittente a una ricevente.

Gugliemo Marconi durante le sperimentazioni telegrafiche a bordo del rimorchiatore n. 8 nel 1897 – Foto Marina Militare

I nastri telegrafici usati da Marconi dopo gli esperimenti potevano essere benissimo mandati al macero. Invece un solerte telegrafista della Regia Marina, Mario Gaetano Da Pozzo, che aveva seguito Marconi nei giorni delle sperimentazioni, conservò i nastri telegrafici dopo gli esperimenti effettuati alla fonda su Nave San Martino. I nastri arrivarono al Museo Tecnico Navale di La Spezia grazie alla famiglia e ai discendenti e, in particolare per la nipote Anna Maria Da Pozzo.
In un primo momento non si riusciva a capire a cosa si riferissero questi nastri. Poi, grazie anche a un cugino radioamatore della professoressa Da Pozzo si comprese che era un patrimonio unico al mondo, da restaurare.

Un lavoro che ha visto la comunità di La Spezia, la passione dei radio amatori, i privati cittadini e la Marina Militare in prima linea per custodire questo prezioso cimelio di portata internazionale. Un foglietto di carta e un’annotazione scritta a penna: “Zona dell’apparecchio ricevente del S. Martino in coperta, batteria e cala durante gli esperimenti del 17 – 7 – 97”. Questa la frase che si legge sulla fascetta che avvolgeva i “nastri telegrafici” utilizzati da Marconi il 17 luglio 1897.

 

Ed ecco perché La Spezia resta così importante in occasione del Marconi Day per la storia e per il mondo dei radioamatori: “C’è da dire che i radio amatori fanno scienza, scienza dell’elettronica, delle telecomunicazioni e delle radiotrasmissioni – spiega Roberto Mascolo, Presidente della Sezione di La Spezia dell’Associazione Radioamatori Italiana -. La scienza si sa non tramonta mai e non è in competizione con nessuno. Per quanto riguarda il codice Morse, è Patrimonio mondiale dell’umanità ed è compito dei radioamatori dell’Associazione Radioamatori Italiani (ARI) cercare di tramandarlo alle nuove generazioni. Ricordiamoci che quando tutte le trasmissioni cadono, la radio funziona ancora e soprattutto il codice Morse riesce a farsi ascoltare laddove la voce non riesce a farsi ascoltare”.

Vincenzo Grienti

Per approfondire il tema:

Quando Marconi sperimentò il wi-fi a La Spezia

Coltano alle origini della radiotelegrafia

Il 12 febbraio 1931 nasce Radio Vaticana

Il Museo Tecnico Navale di La Spezia