L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro: da quasi un millennio a difesa della Chiesa e dei cristiani in Terra Santa
L’11 maggio 2020, papa Francesco ha dato la sua approvazione ufficiale al nuovo statuto dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Da allora è iniziato un nuovo capitolo per il sodalizio gerosolimitano, ente centrale della Chiesa nonché unica istituzione pontificia incaricata di provvedere ai bisogni del Patriarcato Latino di Gerusalemme e a tutte le attività e iniziative a sostegno della presenza cristiana in Terra Santa.
Il suo carattere di eccezionalità rifulge di nuova luce nel Preambolo dello Statuto, ove ne sono precisati le origini storiche, i legami con la Sede Apostolica e i fini spirituali e caritativi. «La sua storia, i suoi fini, la sua struttura e la sua spiritualità gli conferiscono caratteristiche istituzionali uniche», si legge nel documento.
È necessario partire da queste righe per inquadrare correttamente la sua identità storica e operativa. Come ricorda papa Francesco, infatti, «nessuno può conoscere veramente chi è e che cosa intende essere domani senza nutrire il legame che lo connette con le generazioni che lo precedono». Possedere una giusta sensibilità storica, precisa il Pontefice, «aiuta ciascuno di noi ad avere un senso delle proporzioni, un senso di misura e una capacità di comprensione della realtà senza pericolose e disincarnate astrazioni […]» (Lettere sulla letteratura e sulla storia, LEV, pp. 53-54).
L’Ordine gerosolimitano – si legge nel Preambolo – «affonda le proprie radici storiche nell’istituzione dei Canonici Regolari del Santo Sepolcro e nella consuetudine invalsa tra uomini valorosi di farsi investire del titolo di Cavaliere sulla tomba di Cristo nei secoli passati». Lo storico francese Alain Demurger, tra i più insigni studiosi di ordini religioso-militari, ricorda che tra i primi atti compiuti da Goffredo di Buglione una volta conquistata Gerusalemme nel 1099, vi fu l’istituzione di un capitolo di venti canonici «nella chiesa del Sepolcro e nel Tempio del Signore», riportando quanto annotato da Guglielmo di Tiro, arcivescovo e cancelliere del Regno, nonché tra i principali cronisti delle Crociate (I cavalieri di Cristo, Garzanti, 2004, p. 31).
Il canonico Alberto di Aquisgrana, celebre storiografo dell’epoca, racconta inoltre che cinque settimane dopo l’istituzione del capitolo dei canonici, Goffredo di Buglione intraprese una campagna militare, non senza prima aver affidato il Sepolcro a «dei fedeli difensori». Anche il già citato Guglielmo di Tiro fa riferimento a delle «compaignies» che insieme ai chierici «servaient mout hautement l’église». Un’attenta ricostruzione documentaria, in merito, si può trovare nel testo Les Chevaliers du Saint-Sépulcre (Librairie Arthème Fayard) – da cui sono riprese alcune delle citazioni riportate –, pubblicazione miscellanea edita nel 1957 dal Luogotenente di Francia dell’Ordine, S.A.R. il Principe Saverio di Borbone-Parma (1889-1977).
Demurger attesta che «uomini d’armi gravitano nell’orbita del Santo Sepolcro e formano una sorta di confraternita di laici, o di terz’ordine, unita ai canonici». Citando Alberto di Aquisgrana, lo storico francese riferisce inoltre che nel 1101 il Patriarca di Gerusalemme aveva assoldato «trenta cavalieri per difendere il Santo Sepolcro», precisando tuttavia che «non si tratta di un ordine militare». Effettivamente, ciò che marca la differenza con altri sodalizi più o meno coevi (Ospitalieri) o successivi (Templari), è che i milites Sancti Sepulcri non si dotano di una struttura organizzativa autonoma, ma restano «sotto tutela dei canonici e del decano» (op. cit., pp. 36-37).
L’ottica con cui bisogna analizzare questa compagine laicale armata non è la medesima con cui siamo abituati a considerarla a partire dal 1847, anno in cui il Beato Pio IX ristabilì il Patriarcato Latino di Gerusalemme e conferì a quei milites un nuovo mandato e un’apposita struttura organizzativa. Piuttosto – suggerisce lo Statuto approvato dal Santo Padre – occorre guardare all’istituzione dei Canonici Regolari del Santo Sepolcro e, in modo particolare, a una sua «proiezione in armi» (milites Sancti Sepulcri) che ebbe una specifica ragion d’essere nei tempi e nelle circostanze appena considerate. Da qui le parole del Pontefice: «L’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ha una storia quasi millenaria: il vostro è uno dei più antichi Ordini assistenziali, caritativi tuttora attivi» (Discorso di Francesco ai partecipanti al pellegrinaggio dell’OESSG, 13 settembre 2013).

Dal punto di vista della continuità istituzionale e operativa, ricordiamo infatti che dal 1099 i Canonici del Santo Sepolcro hanno «ininterrottamente» servito la Chiesa e preservato la memoria dei Luoghi Santi in Palestina. Attualmente la loro presenza continua ad essere viva e operante nel ramo femminile delle «canonichesse».
Occorre d’altra parte considerare che, se è vero che la ragion d’essere della componente laicale venne temporaneamente «compressa» nell’istituzione canonicale per via delle mutate condizioni storiche, il legame spirituale e affettivo con la Terra Santa non venne mai meno. A tale riguardo, il Preambolo ricorda «la consuetudine invalsa tra uomini valorosi di farsi investire del titolo di Cavaliere sulla tomba di Cristo nei secoli passati». Si tratta di un aspetto che rivela, anche da questo punto di vista, una continuità nel tempo tutt’altro che secondaria. Esso si configura piuttosto come un’affermazione di «presenza» forte e decisa, che assume i caratteri della «rinuncia personale», della «generosità», del «coraggio», della «solidarietà» e della «sollecitudine» nei confronti della Chiesa e dei cristiani di Terra Santa. Ciò implica un «coinvolgimento» attivo del singolo e uno spirito di «collaborazione» con persone e realtà che si sentono chiamate a servire la medesima causa (Statuto, art. 4).
Tali «impegni» affondano le radici nelle origini stesse dell’appartenenza all’Ordine del Santo Sepolcro e ricevono la loro consacrazione nella «missione specifica» ad esso affidata dal Santo Padre: «animare nella comunità ecclesiale lo zelo verso la Terra di Gesù e di sostenervi la Chiesa Cattolica e la presenza cristiana» (Ivi, art. 1). Si tratta di una finalità che trae alimento dalla «pratica delle virtù evangeliche» – come ricorda lo Statuto – e, soprattutto, da ciò che il luogo del Sepolcro di Cristo evoca: «la gloria della Risurrezione» (Discorso di Giovanni Paolo II ai partecipanti al giubileo dell’OESSG, 2 marzo 2000).
«A tale riguardo – osserva papa Francesco – è importante non dimenticare che lo scopo principale del vostro Ordine risiede nella crescita spirituale dei suoi membri» (Discorso di Francesco ai membri della Consulta dell’OESSG, 16 novembre 2018). Infatti, è soltanto grazie a un’intensa e autentica vita di fede che è possibile prestare aiuto e assistenza, «senza far chiasso e pubblicità, alle comunità della Terra Santa, sostenendo il Patriarcato Latino di Gerusalemme nelle sue varie attività […] con l’umiltà, la dedizione e lo spirito di sacrificio che caratterizzano gli Ordini cavallereschi» (Discorso di Leone XIV ai partecipanti al giubileo dell’OESSG, 23 ottobre 2025).
Spirito emblematicamente rappresentato dalla croce gerosolimitana — che si caratterizza per l’aggiunta di quattro croci minori inserite ai quattro angoli della principale, a indicare le cinque piaghe di Cristo — da indossare «non come una decorazione di eleganza o semplicemente di distinzione», ma come simbolo di un «dramma di una morte ignominiosa e ingiusta davanti agli uomini, […] da Cristo accettata volontariamente» (F. Filoni, E tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento, LEV, 2020, pp. 18-19).
A distanza di quasi un millennio, l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme continua legittimamente a fregiarsi di quei segni esteriori che lo hanno da sempre contraddistinto lungo la sua storia e che – come ricordava Papa Paolo VI – «attira[no] a sé lo sguardo e la stima del pubblico». Tuttavia, tale uso avviene nella chiara consapevolezza che l’unico modo per onorare quei simboli, e la storia che essi rievocano, consiste in un vigile e attivo spirito di servizio a favore dei cristiani di Terra Santa e in una generosa e «militante adesione alla Santa Chiesa» (Discorso di Paolo VI all’OESSG, 30 maggio 1964).
Diego Panetta
Per approfondire
Dal sito della Santa Sede
Dal sito ufficiale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro