Gmg, una storia mille strade: il legame tra il Papa e i giovani di Tor Vergata
3 agosto 2025, Tor Vergata. Un milione di giovani aspettano sotto un tiepido sole l’arrivo di Leone XIV. Dopo la veglia e una notte con la pioggia i ragazzi arrivati da tutti il mondo per il Giubileo hanno ancorato una volta gridato “viva il Papa”. In passato qualcuno li aveva definiti “papaboys”, dai giornali, alle tv, alle radio e ai social. Non è cosi. Sono ragazzi normali che credono e pensano con la loro testa e vogliono per il loro futuro un ambiente migliore. “Abbiamo bisogno di alzare gli occhi, di guardare in alto” ha detto Leone XIV raccogliendo il testimone dei pontefici che lo hanno preceduto “per renderci conto che tutto ha senso, tra le realtà del mondo, solo nella misura in cui serve a unirci a Dio e ai fratelli nella carità, facendo crescere in noi sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità”. Papa Prevost ha entusiasmato i giovani che hanno vissuto una settimana intensa nella capitale tra eventi, concerti, momenti culturali e catechesi. In fondo è sempre stato questo lo spirito delle Gmg, le Giornate mondiali della gioventù, nate grazie a San Giovanni Paolo II.

Una storia, quelle delle Gmg, che nasce a Roma, inizi anni Ottanta, in una stradina nelle vicinanze della Cattedrale di San Pietro alcuni giovani si radunano regolarmente per pregare, vivere momenti di riflessione, discutere insieme dei grandi temi che riguardano il mondo. E’ la fase embrionale di quella che da lì a qualche anno diventerà il più grande raduno globale di giovani insieme al Papa. La chiesa di San Lorenzo è il punto di riferimento per i ragazzi che arrivano a Roma. A cavallo tra il 1983 e il 1984 Papa Giovanni Paolo II proclama un Anno Santo Giubilare della redenzione, nella ricorrenza della morte e risurrezione di Gesù Cristo, avvenute 1950 anni prima. Nasce l’idea di un incontro tutto dedicato ai giovani cattolici. Nel 1984 più di 300mila giovani provenienti da tutto il mondo accettano l’invito di Papa Giovanni Paolo II a radunarsi la domenica delle Palme, a Piazza San Pietro, per celebrare il “Giubileo internazionale della Gioventù”.

Un anno dopo, quando nel 1985 le Nazione Unite proclamano un “Anno Internazionale della Gioventù” a Roma, cresce e matura l’idea di promuovere un altro incontro dei giovani a livello mondiale con il pontefice. Il 31 marzo 1985 Giovanni Paolo II pubblica una lettera ai giovani. In essa sottolinea la responsabilità per il futuro che tutte le generazioni si devono assumere: “Di questa attualità, della sua molteplice forma e profilo sono responsabili prima di tutto gli adulti. A voi spetta la responsabilità di ciò che un giorno diventerà attualità insieme con voi, ed ora è ancora futuro”. A ascoltarlo ci sono oltre 450mila ragazzi. Una settimana dopo l’incontro internazionale dei giovani il Papa annuncia a sorpresa l’avvio delle Giornate Mondiali della Gioventù. Nel suo messaggio pasquale Urbi et orbi del 7 aprile 1985 dice: “Con centinaia di migliaia di giovani mi sono incontrato domenica scorsa ed ho impresso nell’anima l’immagine festosa del loro entusiasmo. Nell’auspicare che questa meravigliosa esperienza possa ripetersi negli anni futuri, dando origine alla Giornata Mondiale della Gioventù nella Domenica delle Palme, confermo la mia convinzione: ai giovani spetta una compito difficile ma esaltante: trasformare i “meccanismi” fondamentali che, nei rapporti fra singoli e nazioni, favoriscono l’egoismo e la sopraffazione, e far nascere strutture nuove ispirate alla verità, alla solidarietà e alla pace”. Da quel momento in poi inizia il cammino. I giovani dicono “sì a Cristo” e all’invito del Santo Padre. Due anni dopo, nel 1987, si va in America Latina, Buenos Aires. Più di 1 milione di giovani partecipano alla prima Gmg fuori dai confini del vaticano. Nel 1989 si ritorna nel cuore della vecchia Europa, a Santiago de Compostela. L’immagine di Giovanni Paolo II che giunge a piedi sulla tomba dell’apostolo Giacomo con cappa marrone ornata da due conchiglie, bisaccia e bordone, fa il giro del mondo. Ma la Gmg carica di significato storico si tiene nel 1991, nella terrà natìa di Papa Wojtyla, nella Polonia uscita dalla morsa del comunismo. A Czestochowa oltre 1 milione e 200mila giovani pregano al Santuario di Jasna Gora. E’ qui che Giovanni Paolo II non perde l’occasione di indicare che “L’Europa deve respirare a due polmoni”.
Il mondo è cambiato, il muro di Berlino non c’è più e il comunismo è crollato. Si respira aria nuova e i giovani rappresentano più che mai la speranza per un futuro migliore. Dopo l’Europa dell’est si punta ad occidente. Si vola a Denver nel 1993. Indimenticabile l’apertura al Mile High Stadium, le preghiere degli oltre 600mila giovani lungo le valli delle Rocky Mountains e la veglia a Cherry Creek Park. Ma è a Manila che si celebrerà la messa più grande del mondo. La Gmg filippina del 1995 infatti resta ancora la più partecipata Gmg di tutti i tempi: più di 4 milioni e mezzo di giovani incontrano il Santo Padre. Nel 1997 si torna in Europa, all’ombra della tour Eiffel. A Parigi giungono oltre un milione di ragazzi da tutto il mondo prima di passare la staffetta a Roma 2000, nell’anno del Grande Giubileo. Il centro della cristianità diventa la capitale dei giovani di tutto il mondo. “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) è stato il tema della Gmg della grande veglia di Tor Vergata.

Due anni dopo è Toronto ad accogliere il raduno giovanile mondiale in Canada per la diciassettesima Gmg del 2002 dedicata al brano del Vangelo “Voi siete il sale della terra … Voi siete la luce del mondo “(Mt 5,13-14). E’ stata l’ultima Giornata guidata da Papa Giovanni Paolo II salutato da circa 800mila ragazzi. Nel 2005 i giovani hanno accolto a braccia aperte la prima Gmg guidata da Benedetto XVI ed organizzata nella sua patria: la Germania. Colonia, la città dei Re Magi è la città che ha ospitato la 1 milione e mezzo di giovani. Il tema è stato “Siamo venuti per adorarlo”. Poi il raduno giovanile mondiale, nel 2008, sbarca nella terra dei canguri: l’Australia, affascinante, giovane ed inesplorata. Nella città di Sydney migliaia di giovani hanno attraversato i continenti per partecipare alla 23esima edizione della Giornata.

E infine Madrid, nel 2011, ha ospitato circa due milioni di giovani che si sono riuniti per la 26esima Giornata Mondiale della Gioventù in terra spagnola sul tema “Ben radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr. Col 2, 7). La XXVIII Giornata mondiale della gioventù si è tenuta dal 23 al 28 luglio 2013 a Rio de Janeiro, in Brasile ed è stata presieduta da Papa Francesco. Dopo Buenos Aires, nel 1987, la città brasiliana è la seconda dell’America del Sud ad essere sede dell’incontro internazionale dei giovani cattolici con il Papa.
Poi Cracovia, in Polonia, nella terra di San Giovanni Paolo II, l’ideatore delle Giornate mondiali dei giovani. “Non lasciatevi anestetizzare l’anima”, non fermatevi alla superficie delle cose e diffidate dalle liturgie mondane dell’apparire”, cercate la connessione più stabile: “Quella di un cuore che vede e trasmette il bene senza stancarsi”. Così Papa Francesco si è rivolto ai giovani di tutto il mondo riuniti al Campus Misericordiae in occasione della XXXI Gmg2016 di Cracovia. Papa Francesco è partito dal Vangelo della domenica che di un incontro, quello tra Gesù e Zaccheo a Gerico. Non abbiate paura di dire di “sì” a Gesù “con tutto lo slancio del cuore, di seguirlo” ha detto Papa Francesco “Potranno giudicarvi sognatori, non scoraggiatevi, col vostro sorriso e braccia aperte annunciate una nuova umanità”. Nel 2019 la Gmg ritorna in sud America, a Panama.
Un grande momento di festa, di gioia, di incontro e di preghiera che per don Michele Falabretti, responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei, i giovani hanno sperimentato “una grande accoglienza, come sempre in tutti i Paesi in cui si sono svolte le Giornate mondiali. Ma questa volta – ha aggiunto Falabretti – mi ha colpito molto la disponibilità delle persone che abbiamo incontrato. Non hanno aperto solo le porte di casa, ma soprattutto hanno aperto le porte del cuore”.
Nel 2023 è stata Lisbona ad accogliere Papa Francesco e i giovani. Ancora una volta insieme. E’ il 42° viaggio apostolico del pontefice. Papa Francesco ha inviato al Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il consueto telegramma nel quale condivide la “gioia di ritrovarmi con i giovani provenienti da ogni parte del mondo” ed esprime l’auspicio che questi stessi giovani “spinti dalla fede e desiderosi di ‘alzarsi e mettersi in cammino’, attingano forza dall’incontro con Cristo e siano incoraggiati nella ricerca della verità e del senso della vita”. Il Papa si dice “certo di condividere tale speranza” con il presidente, tramite il quale invia un “cordiale saluto” a tutti gli italiani accompagnato dall’orante “augurio di pace e prosperità”.
Le Giornate mondiali della gioventù, però, sono state caratterizzate anche da un simbolo che non è solo un simbolo: la croce dei giovani: milioni di mani l’hanno condotta per centinaia di nazioni fino in Germania nel 2005 per la Gmg di Colonia, poi una breve sosta al Centro internazionale giovanile san Lorenzo di Roma, sua dimora abituale nei brevi periodi in cui non è in giro per il pianeta, per una piccola riparazione. Dopo le cure di alcuni esperti restauratori italiani nell’autunno del 2005 ha ripreso il suo viaggio in Africa. Dopo essere ritornata in Europa per la domenica delle palme del 2006 la Croce e l’icona mariana, simboli delle Giornate mondiali sono approdati in Australia, dove il pellegrinaggio proseguirà fino a Sydney 2008.
«Portatela nel mondo, come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione» disse il 22 aprile 1984 Karol Woytjla consegnando la croce di legno alta 3,8 metri e larga 1,75 alle “sentinelle del mattino”. I giovani hanno raccolto l’invito del pontefice polacco e così è stata accolta a Roma, Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto e Colonia dall’84 al 2005. Visitando centinaia di Paesi la Croce ha lasciato dietro di sé una straordinaria scia luminosa: un nuovo e profondo confronto con le croci del passato, con le intense esperienze di dolore e di sofferenza. È conosciuta come la “Croce dell’Anno Santo”, la “Croce del Giubileo”, la “Croce delle Gmg”, la “Croce pellegrina”, ma la maggior parte la chiamano la “Croce dei giovani”, proprio perché è stata data ai giovani affinché la portassero in tutto il mondo, in ogni luogo e in ogni tempo. E lei di storie ne avrebbe davvero tante da raccontare: i volti gioiosi dei filippini nel 1995 per la Gmg di Manila, nell’Asia di Madre Teresa di Calcutta segnata ancora oggi dalla fame, dalla guerra e dalla povertà; le lunghe processioni attraverso le riserve degli indiani d’America, il freddo dei ghiacciai del Polo Nord e il silenzio tombale di Ground Zero, a New York, dopo gli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle.
Nel 1988 c’era ancora il Muro di Berlino, l’Urss e il Kgb. La Croce, dopo la III Gmg celebrata in Piazza San Pietro con Giovanni Paolo II, varcò anche la cortina di ferro in barba a doganieri, servizi segreti e polizia. Un’operazione da film, condotta da un gruppo di ragazzi che rischiarono la loro stessa vita per portare il simbolo del cristianesimo nella Romania di Ceausescu. Non senza alcuna palpitazione i tre, che erano riusciti a ottenere un visto turistico per lasciare la Romania e recarsi in Italia, smontarono in tre parti la croce. Poi uno alla volta e in giorni diversi fecero rientro a casa. La Croce passò indenne dentro le valigie i controlli. Infatti, alla polizia di frontiera erano abituati a vedere rumeni con scarti di legname da gettare nel camino di casa. In tal modo quei trenta chili di legno riapparvero a Bucarest, nella dimora di Alexandru Todea, arcivescovo “clandestino” che dopo otto arresti e tredici anni di prigionia, dal ’51 al ’64 voleva riorganizzare la comunità rumena di rito bizantino. E’ solo una delle storie che ruotano attorno alla Croce e all’Icona. Nella spianata di Marienfeld, durante la Gmg di Colonia, la Croce dei giovani in veglia con Benedetto XVI è stata ancora una volta protagonista nel 2005, segno dell’ineffabile amore di Dio verso l’umanità. Lo è stata anche nella Gmg di Sydney 2008.
La Croce e l’Icona della Madonna, simboli della Giornata mondiale della gioventù, infatti hanno percorso l’Australia tra celebrazioni, festeggiamenti, momenti di preghiera e di riflessione a cui parteciparono migliaia di persone, soprattutto giovani. Prima di giungere la terra dei canguri toccò, forse come non mai, numerose località dell’Asia sudorientale e del Pacifico dal febbraio 2007 fino al primo luglio 2008 quando all’aeroporto di Sydney avvenne la consegna della Croce e dell’Icona da parte della delegazione neozelandese ai rappresentanti di tutte le diocesi australiane, dei gruppi e dei movimenti ecclesiali. Il “tour” a Sydney della Croce e dell’Icona proseguì sulla tomba della Beata Mary MacKillop, co-patrona d’Australia. Al termine della liturgia, la delegazione dei giovani attraversò il ponte sul porto di Sydney per raggiungere Darling Harbour, una zona posta al centro della città dove fu eseguita per la prima volta “Receive the Power”, l’inno della Giornata mondiale della gioventù 2008, in segno di benvenuto alla Croce e all’Icona. Dal 10 al 14 luglio i due simboli religiosi percorsero poi il territorio diocesano di Broken Bay e poi via fiume verso la diocesi di Parramatta. Quella australiana è stata sicuramente la tappa che ha fatto percorrere alla Croce e all’Icona di Maria più chilometri in assoluto prima di arrivare nuovamente in Europa, in Spagna nel 2011 a Madrid e in Brasile nel 2013 per la prima Giornata mondiale della gioventù di Papa Francesco.
Una storia che si intreccia con l’incontro giovanile mondiale che negli anni è passato da Paesi come Polonia, Panama, Portogallo nel 2023,
Vincenzo Grienti
La croce pellegrina e l’icona della Madonna Salus Populi Romani
La croce del pellegrino
La croce del pellegrino, alta 3,8 metri, costruita per l’Anno Santo nel 1983, fu affidata ai giovani la Domenica delle Palme dell’anno successivo da Giovanni Paolo II, per essere portata in giro per il mondo. Da allora, il pellegrinaggio della croce ha toccato cinque continenti e quasi 90 Paesi: un vero segno di fede.
È stata trasportata a piedi, in barca e anche con mezzi insoliti come slitte, gru e trattori. Ha attraversato la giungla, visitato chiese, centri di detenzione minorile, carceri, scuole, università, ospedali, monumenti e centri commerciali.
L’icona della Madonna Salus Populi Romani
Dal 2000 la croce del pellegrino è accompagnata dall’icona della Madonna Salus Populi Romani, che ritrae la Vergine Maria con il Bambino in braccio. Questa icona è stata introdotta da Papa Giovanni Paolo II come simbolo della presenza di Maria tra i giovani.
Alta 1,20 metri e larga 80 centimetri, l’icona della Madonna Salus Populi Romani è associata a una delle devozioni mariane più popolari in Italia. Continuando un’antica tradizione, viene portata in processione per le strade di Roma, per scongiurare pericoli e disgrazie o per porre fine alle pestilenze.
L’icona originale è conservata nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma, ed è visitata da Papa Francesco che vi si reca per pregare e lasciare un mazzo di fiori prima e al ritorno da ogni viaggio apostolico.
Per approfondire la storia della Croce e dell’Icona della Gmg