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La croce dei giovani nella storia delle Gmg volute da Giovanni Paolo II

Su di sé porta la storia delle Giornate mondiali della gioventù. Milioni di mani l’hanno condotta per centinaia di nazioni fino in Germania nel 2005 per la Gmg di Colonia, poi una breve sosta al Centro internazionale giovanile san Lorenzo di Roma, sua dimora abituale nei brevi periodi in cui non è in giro per il pianeta, per una piccola riparazione. Dopo le cure di alcuni esperti restauratori italiani nell’autunno del 2005 ha ripreso il suo viaggio in Africa. Dopo essere ritornata in Europa per la domenica delle palme del 2006 la Croce e l’icona mariana, simboli delle Giornate mondiali sono approdati in Australia, dove il pellegrinaggio proseguirà fino a Sydney 2008.

«Portatela nel mondo, come segno dell’amore del Signore Gesù per l’umanità ed annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione» disse il 22 aprile 1984 Karol Woytjla consegnando la croce di legno alta 3,8 metri e larga 1,75 alle “sentinelle del mattino”. I giovani hanno raccolto l’invito del pontefice polacco e così è stata accolta a Roma, Buenos Aires, Santiago de Compostela, Czestochowa, Denver, Manila, Parigi, Roma, Toronto e Colonia dall’84 al 2005. Visitando centinaia di Paesi la Croce ha lasciato dietro di sé una straordinaria scia luminosa: un nuovo e profondo confronto con le croci del passato, con le intense esperienze di dolore e di sofferenza. È conosciuta come la “Croce dell’Anno Santo”, la “Croce del Giubileo”, la “Croce delle Gmg”, la “Croce pellegrina”, ma la maggior parte la chiamano la “Croce dei giovani”, proprio perché è stata data ai giovani affinché la portassero in tutto il mondo, in ogni luogo e in ogni tempo. E lei di storie ne avrebbe davvero tante da raccontare: i volti gioiosi dei filippini nel 1995 per la Gmg di Manila, nell’Asia di Madre Teresa di Calcutta segnata ancora oggi dalla fame, dalla guerra e dalla povertà; le lunghe processioni attraverso le riserve degli indiani d’America, il freddo dei ghiacciai del Polo Nord e il silenzio tombale di Ground Zero, a New York, dopo gli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle.

Nel 1988 c’era ancora il Muro di Berlino, l’Urss e il Kgb. La Croce, dopo la III Gmg celebrata in Piazza San Pietro con Giovanni Paolo II, varcò anche la cortina di ferro in barba a doganieri, servizi segreti e polizia. Un’operazione da film, condotta da un gruppo di ragazzi che rischiarono la loro stessa vita per portare il simbolo del cristianesimo nella Romania di Ceausescu. Non senza alcuna palpitazione i tre, che erano riusciti a ottenere un visto turistico per lasciare la Romania e recarsi in Italia, smontarono in tre parti la croce. Poi uno alla volta e in giorni diversi fecero rientro a casa. La Croce passò indenne dentro le valigie i controlli. Infatti, alla polizia di frontiera erano abituati a vedere rumeni con scarti di legname da gettare nel camino di casa. In tal modo quei trenta chili di legno riapparvero a Bucarest, nella dimora di Alexandru Todea, arcivescovo “clandestino” che dopo otto arresti e tredici anni di prigionia, dal ’51 al ’64 voleva riorganizzare la comunità rumena di rito bizantino. E’ solo una delle storie che ruotano attorno alla Croce e all’Icona. Nella spianata di Marienfeld, durante la Gmg di Colonia, la Croce dei giovani in veglia con Benedetto XVI è stata ancora una volta protagonista nel 2005, segno dell’ineffabile amore di Dio verso l’umanità. Lo è stata anche nella Gmg di Sydney 2008.

La Croce e l’Icona della Madonna, simboli della Giornata mondiale della gioventù, infatti hanno percorso l’Australia tra celebrazioni, festeggiamenti, momenti di preghiera e di riflessione a cui parteciparono migliaia di persone, soprattutto giovani. Prima di giungere la terra dei canguri toccò, forse come non mai, numerose località dell’Asia sudorientale e del Pacifico dal febbraio 2007 fino al primo luglio 2008 quando all’aeroporto di Sydney avvenne la consegna della Croce e dell’Icona da parte della delegazione neozelandese ai rappresentanti di tutte le diocesi australiane, dei gruppi e dei movimenti ecclesiali. Il “tour” a Sydney della Croce e dell’Icona proseguì sulla tomba della Beata Mary MacKillop, co-patrona d’Australia. Al termine della liturgia, la delegazione dei giovani attraversò il ponte sul porto di Sydney per raggiungere Darling Harbour, una zona posta al centro della città dove fu eseguita per la prima volta “Receive the Power”, l’inno della Giornata mondiale della gioventù 2008, in segno di benvenuto alla Croce e all’Icona. Dal 10 al 14 luglio i due simboli religiosi percorsero poi il territorio diocesano di Broken Bay e poi via fiume verso la diocesi di Parramatta. Quella australiana è stata sicuramente la tappa che ha fatto percorrere alla Croce e all’Icona di Maria più chilometri in assoluto prima di arrivare nuovamente in Europa, in Spagna nel 2011 a Madrid e in Brasile nel 2013 per la prima Giornata mondiale della gioventù di Papa Francesco.

Una storia che si intreccia con l’incontro giovanile mondiale che negli anni è passato da Paesi come Polonia, Panama e infine il Portogallo nel 2023