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Giovan Battista Dalla Costa: l’emigrante veronese che in Venezuela fu amico di Simon Bolivar

L’affascinante storia della colonia italiana in Venezuela, della quale ci siamo occupati più volte su questo seguitissimo portale storico, ci consente oggi di ricordare uno fra i più eminenti emigrati italiani ad Angostura, l’odierna Ciudad Bolivar, Giovanni Battista Dalla Costa, “passato alla storia” del grande Paese del Sudamerica per il fatto di aver donato parte del suo patrimonio alla lotta per l’indipendenza. Giunto giovanissimo in quella Terra meravigliosa, il Dalla Costa si dedicò al commercio in Guyana, diventando un mercante di grande successo, al punto da “scalare” le vette della buona società, anche grazie al matrimonio con Isabel Soublette Jerez Aristeguieta, sorella del Generale Carlos Soublette, che anni dopo assumerà, e per ben due volte, la Presidenza della Repubblica. Ecco a voi la sua straordinaria vicenda.

Da Verona ad Angostura (1791 – 1814)

Giovan Battista Dalla Costa

Giovanni Battista Dalla Costa nacque a Verona (allora città appartenente alla Serenissima Repubblica di Venezia) il 13 maggio del 1791, figlio di Antonio Dalla Costa e di Antonia Magri[1]. Aveva, dunque, appena cinque anni il nostro protagonista quando le truppe Napoleoniche invasero e saccheggiarono Verona, ragion per cui il bambino e poi ragazzo Giovanni Battista visse appieno l’occupazione francese, anche se non ne rimase affascinato più di tanto, come sembrerebbe emergere da taluni riferimenti biografici che lo riguardano, secondo i quali egli si sarebbe trasferito in Sud America al solo scopo di contribuire alle lotte di quelle Colonie contro la madrepatria spagnola, ispirato proprio dagli ideali Napoleonici. In realtà, Giovan Battista Dalla Costa raggiunse il Venezuela nel corso del 1814, stabilendosi ad Angostura, l’odierna Ciudad Bolivar (si chiama così dal 1846), il principale centro della Guyana spagnola , la vasta regione naturale situata a sud-est del fiume Orinoco.  Secondo altre fonti, invece, il Dalla Corte sarebbe giunto in Venezuela con la spedizione dell’Ammiraglio Brión, che accompagnò fino all’Orinoco. Lì fu nominato Commissario di Guerra poco dopo, incarico dal quale si sarebbe dimesso nel 1817, dopo aver seguito lo stesso Ammiraglio nell’isola Margarita, sul finire del 1816[2].

Dal commercio agli incarichi pubblici (1814 – 1846)

Nel 1814 il Venezuela era ancora duramente impegnato nella Guerra d’Indipendenza contro la Spagna, ragion per cui non fu facile per il Dalla Costa il potersi inserire nel contesto socio-economico di Angostura, città che si trovava ancora nelle mani del governo di Madrid. Ma la caparbietà del ventitreenne veneto ebbe la meglio sulle difficoltà oggettive. In Venezuela egli si dedicò sin da subito al commercio, ma anche ad altre attività, tanto che in  Angostura, dopo la liberazione dagli spagnoli, egli fu il primo Alcalde Costituzionale, ma anche il comandante della locale Milizia Nazionale[3]. E fu proprio in città che Juan Bautista Dalla Costa ebbe la fortuna di conoscere “El Libertador”, ai tempi del noto “Congresso”, di cui tratteremo a breve. Alcuni storici ricordano, a tal proposito, che, grazie al fatto che Bolivar conosceva l’italiano, la conversazione con il commerciante veronese era sempre stata piacevole e costruttiva. Sempre ad Angostura, Juan Bautista incontrò anche l’amore: la sorella del Generale Soublette, Isabel Maria Francisca Manuela Josefa de la Soledad Soublette Jerez Aristiguieta, nata nel 1798, che avrebbe poi sposato il 22 marzo del 1818. In quel frangente il Generale Carlos Soublette (La Guaira, 15 dicembre 1789 – Caracas, 11 febbraio 1870) era Capo di Stato Maggiore dell’Esercito di Liberazione, con Quartier Generale nella stessa Angostura, ove di lì a qualche mese si sarebbe celebrato il citato “Congresso”. Inaugurato il 15 febbraio 1819 (ebbe termine il 31 luglio del 1821) dallo stesso Simón Bolívar, per quanto ispirato dalle idee del Generale Francisco de Miranda, l’evento fu il secondo Congresso Costituente della Repubblica del Venezuela[4]. Fu giusto un paio di anni dopo il matrimonio, nel corso del 1820, che troviamo l’ormai agiato commerciante Dalla Costa “darsi da fare” per la nobile causa dell’indipendenza venezuelana. E lo fece in accordo con uno degli artefici di quella straordinaria stagione, l’Ammiraglio Lino de Clemente (1767–1834), ex ufficiale Napoleonico, figura di spicco del movimento per l’indipendenza del Venezuela dalla Spagna, cognato del grande Simón Bolivar, del quale aveva sposato una sorella.

Bolivar al Congresso di Angostura (olio di Tito Salas)

L’Ammiraglio era stato costretto a vivere in esilio a Filadelfia, negli Stati Uniti d’America. Lì, agì come agente per conto del Governo venezuelano, occupandosi di ottenere rifornimenti per promuovere gli interessi della rivoluzione. Ne abbiamo riprova da un documento, stilato nel 1820, nell’ambito di una controversia di natura commerciale. In esso si sostiene che: <<Il valore delle fatture per alcune forniture belliche fornite in base a un contratto stipulato con il Generale Lino de Clemente a Filadelfia e caricato a bordo del brigantino Elena, poi trasferito sul brigantino Eugene, in seguito chiamato Meta, transazione che fu infine conclusa ad Angostura il 5 marzo 1820 da una parte da Juan Bautista Dalla Costa, in qualità di avvocato del signor Jacob Idler, un mercante della città di Filadelfia, negli Stati Uniti, e dall’altra da José Rafael Revenga, segretario del Tesoro, il pagamento doveva essere effettuato secondo il contratto>>[5]. Il 2 settembre dello stesso 1820, Juan Bautista divenne padre della primogenita, Teresa Sandalia (la quale anni dopo andrà sposa a Leandro de Miranda, figlio del Generalissimo Francisco de Miranda), cui avrebbero fatto seguito altri sei figli, tra i quali Antonio, Governatore della Guayana nel 1872 e Juan Bautista, nato il 16 febbraio 1823, Governatore della Guayana per tre mandati, César Augusto Ezequiel, il 10 aprile 1824 e altri ancora. Rimasto vedovo della sua adorata Isabel, venuta a mancare nell’ottobre del 1833, Juan Bautista sposò in seconde nozze  Belén Florencia Fortique, il  7 agosto del 1835. Con lei ebbe altri sette figli, tra cui Federico, nato il 20 dicembre del 1839, Governatore della Guayana dal 1865 al 1866; Alfredo, che sposò Emilia Boulton e nuovamente Teresa, che sposò Alfredo Boulton. Alcuni anni dopo, con la proclamazione della Repubblica, Juan Bautista assunse l’incarico di Amministratore Pubblico nel 3° Consiglio Municipale di Angostura, attività che seppe ben coniugare con l’ormai prospera attività commerciale, la stessa che gli avrebbe consentito di dar vita alla celebre “Juan Bautista Dalla Costa & hijos“, Casa commerciale che avrebbe dominato commercialmente l’intero corso meridionale del fiume Orinoco, alla cui guida demanderà in seguito il figlio Antonio, che diverrà <<…il principale animatore della ditta paterna>>[6]. Ma il Dalla Costa fu anche un vero “uomo delle istituzioni”, una personalità di rilievo che seppe utilizzare la politica a favore dell’azione pubblica. Egli desiderava – e in questo senso si impegnò per raggiungere tale obiettivo – affinché Angostura assomigliasse ad alcune città italiane, con le sue strade acciottolate, la pulizia e l’ornamentazione organizzate, nonché l’illuminazione pubblica, le scuole, l’architettura civile e il mercato. Quel pittoresco e vivace mercato, che esisteva fino all’epoca di Eudoro Sánchez Lanz (Governatore della Stato Bolivar dal 1953 al 1959) presso il Mirador Angostura, fu proprio opera di Juan Bautista Dalla Costa. E fu un’opera di grande spessore, tanto da spingere il grande geografo e militare italiano Agustín Codazzi (1793-1859) a scrivere, nella sua famosa <<Geografia del Venezuela>> che: <<Angostura è l’unica città di questa Repubblica che ha un elegante edificio adatto a un mercato pubblico, imitando quelli degli Stati Uniti, ma proporzionato alla popolazione>>.

Ciudad Bolivar in una stampa d’epoca

Raccontano alcuni biografi del Dalla Costa il fatto che il nostro protagonista incontrò davanti a sé un solo ostacolo: l’ascesa al potere del Generale Tomás de Heres, un eroe dell’Indipendenza ispanoamericana, che però vantava l’amicizia del Generale Soublette, che rispettò sempre la sua gerarchia e lo favorì come capo della provincia della Guayana, carica assunta nel 1836, su mandato del presidente José María Vargas[7]. Ebbene, nel corso del 1840 le vicissitudini che sconvolsero il Paese avevano portato la società guyanese a dividersi in due fazioni, i “Filantropi” di tendenza liberale, un movimento guidato proprio dal mercante italiano Juan Bautista Dalla Costa e gli “Antropofagi” di tendenza conservatrice che sostennero il Generale Heres, quando fu nominato Comandante d’Armi di detta provincia. Il 7 marzo 1842 fu pubblicato il primo numero di <<El Filántropo>> , un giornale sostenuto dal nostro protagonista, che lo fece stampare al tipografo veneziano Cristiano Vicentini, suo amico e con il quale si oppose alla politica di Heres e dove, secondo Américo Fernández , scrivevano intellettuali focosi del liberalismo sostenitori della Federazione, pieni di un odio viscerale verso i seguaci conservatori di Heres, il quale, come ricordato in nota sarebbe stato assassinato da uno sconosciuto ad Angostura la notte del 9 aprile 1842. La storia del Venezuela ci ricorda, quindi, che dopo la Presidenza Urdaneta, le cui azioni non convinsero mai i filantropi, arrivarono le elezioni del 1843, che portarono Carlos Soublette, cognato di Dalla Costa, al potere per la seconda volta mandato (il primo mandato lo aveva ricoperto dall’11 marzo 1837 al 1º febbraio 1839), e in Guayana, Francisco Avendaño, come nuovo Governatore. Avendaño, originario di Cumaná, assunse il potere il 9 maggio e nel febbraio 1845 fu confermato Governatore per un secondo, che fu costretto a interrompere in agosto su richiesta di Soublette per ricoprire la carica di Segretario nei Dipartimenti della Guerra e della Marina.

Ciudad Bolivar la statua dello scultore Tenerani

Il Presidente nominò al suo posto il suo sostituto legale, il Capitano José Tomás Machado. Il Generale Soublette, seguendo forse anche i consigli dell’influente cognato, decise di cambiare il nome di Angostura in Ciudad Bolívar. Il Congresso Nazionale, presieduto dal Senatore Rafael Enriquez, dibatté il relativo decreto, il quale fu approvato il 30 maggio del 1846. Da quel momento in avanti, Juan Bautista Dalla Costa non si sarebbe più occupato di politica, né tantomeno di affari amministrativi, almeno ufficialmente, buttandosi a “capo fitto” nella gestione dell’azienda di famiglia. Della sua vita privata negli anni che seguirono sappiamo quasi nulla, salvo il fatto che sul finire degli anni ’60, quando oramai l’Italia era stata unificata sotto Re Vittorio Emanuele II, l’anziano commerciante italo-venezuelano fece ritorno in Patria, esattamente a Genova.

Genova, l’ultima missione in omaggio al “Libertador” (1869)

Ricordano i biografi di Simón Bolivar il fatto che la prima statua in bronzo del “Libertador” in quel di Ciudad Bolívar fu eretta nella Plaza Mayor della vecchia Angostura il 28 ottobre del 1869. La statua era stata realizzata in Germania dallo scultore romano Pietro Tenerani, utilizzando lo stesso stampo impiegato per realizzare quella di Bogotà, e fu collocata nel c.d. “Quadrilatero Storico”. L’opera era stata fortemente voluta dall’allora Governatore della Guayana, Juan Bautista Dalla Costa Soublette, figlio del nostro protagonista, il quale aveva proposto l’iniziativa all’Assemblea Costituente dello Stato Sovrano della Guayana sin dal 1864. Fu, quindi, un Comitato, nominato dallo stesso Juan Bautista Dalla Costa nel 1867, composto dal Generale Simón Briceño, dal Dottor Juan Teófilo Benjamin Siegert, José Lezama, Hilarión Gambús, Tomás Machado e Andrés Montes, che portò a termine con successo l’opera monumentale, finanziandola attraverso una colletta pubblica alla quale il primo ad iscriversi fu lo stesso Dalla Costa, con un contributo personale di 250 pesos. Il 28 ottobre 1869, la statua fu, quindi, solennemente inaugurata dalle autorità locali, alle quali si rivolse il letterato guyanese Ramón Isidro Montes, al quale fu affidato il discorso d’apertura. Era il giorno di San Simone, osservano le cronache del tempo, ma ad omaggiare il “Libertador” non vi sarebbe stato Don Juan Bautista Dalla Costa, padre, il quale si era spento a Genova appena due giorni prima, colto da una grave malattia. A Genova, Don Juan Bautista era giunto mesi prima, proprio su richiesta del figlio Governatore, onde curare la spedizione per mare dell’opera scultorea del Tenerani, la quale era stata fusa presso la Real Fonderia di Monaco di Baviera. L’iniziativa non era sfuggita nemmeno alla stampa italiana, tant’è vero che in un numero del gennaio ’69 di una celebre rivista dell’epoca si legge: <<Se Ciudad Bolivar ripara alfine alla lamentata omissione, ciò pure si deve alla generosa iniziativa di un quasi italiano, Giovanni Battista Dalla Costa. È questi figlio di un Veronese, che son molti anni si stabilì in Venezuela, e vi acquistò, con una laboriosa esistenza, la stima universale ed un cospicuo censo. La prole di lui seguì le orme paterne, e coll’ingegno, l’attività e le virtù venne crescendo l’influenza della famiglia in quelle contrade, talché il Giovanni Battista Dalla Costa ebbe ripetutamente l’onore dell’elezione a Presidente dello Stato, ed è ancora oggi investito di tale suprema dignità. È questi che nel 1867 nominò una Commissione perché provvedesse ad innalzare un monumento a Bolivar, e che affidò l’esecuzione al sommo scultore romano>>[8]. La morte del vecchio emigrante veronese avvenne circa quattro mesi prima di quella del suo affezionato cognato, l’ex Presidente Carlos Soublette, il quale si sarebbe addormentato a Caracas l’11 febbraio del 1870. I suoi resti furono, tuttavia, riportati in Venezuela, potendo così riposare nella cappella di famiglia, presso il Cimitero di Ciudad Bolivar, la città ove l’allora giovanissimo migrante era giunto, cinquantacinque anni prima[9].

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Alcuni testi riportano erroneamente, come luogo di nascita, la città di Genova.

[2] Cfr. Gustavo Santader Laya, Rafael Santader Grrido, Los italianos: forjadores de la nacionalidad y del desarollo economico de Venezuela, Vadel Hermanes Editores, 1978, pag. 94.

[3] Cfr. <<El Universal>>, 25 maggio 1983.

[4] In quella circostanza, il Generale Bolívar presentò un progetto di Costituzione che fu la legge fondamentale della “Grande Colombia”, allora creata, che comprese, fino al 1829, il Venezuela e la Nuova Granada. Il “Libertador”, poi, rassegnò l’autorità civile e militare di cui era rivestito. Il Congresso volle egualmente nominarlo capo supremo della Repubblica e delle forze militari. Oltre a sancire la libertà dei negri, già proclamata da Bolívar in Ocumare il 10 aprile 1816, e a proscrivere la schiavitù, il Congresso decise di adottare la forma Repubblicana unitaria, sulle basi della sovranità popolare, divisione dei poteri, libertà civile, abolizione dei privilegi.

[5] Cfr. “International Arbitrations, Idler’s Liquidation at Caracas, November 21, 1824”, in John Bassett Moore, <<History and Digest of the International Arbitrations to which the United States has been a party>>, Vol. IV, Washington, Government Printing Office, 1898,  atto n. 3534.

[6] Cfr. Pedro Cunil, La presenza italiana in Venezuela, Torino, Edizioni della Fondazione Giovanni Agnelli, 1996, pag. 154.

[7] Nato ad Angostura il 18 settembre 1795,  aveva partecipato all’ultima campagna d’indipendenza combattuta in Perù, come Capo di Stato Maggiore dell’esercito di liberazione e come segretario privato di Bolívar (1824). Sotto la dittatura di Simón Bolívar in Perù, ricoprì la carica di Ministro del Governo e degli Affari Esteri, nonché di Ministro della Guerra e della Marina (1825). In seguito, tornò definitivamente in patria, dove ricoprì la carica di deputato, senatore e governatore della provincia di Guayana (1836-1840). Nella notte del 9 aprile 1842, uno sconosciuto assassinò a tradimento il Generale Heres all’età di 47 anni nella sua stessa città natale.

 

[8] Cfr. corrispondenza dal titolo “Monumento  Bolivar”, in <<L’Universo Illustrato>>, n. 15, 10 gennaio 1869, pag. 253.

[9] Cfr. Ricardo Archilla, Historia médica de Venezuela: Guayana, 1858 – 1958, centenario de la Escuel Medica de Ciudad Bolivar, Caracas, Imprenta Nacional, 1958, pag. 20.