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Da dimora della media borghesia romana a prestigiosa sede dell’Ambasciata del Cile in Italia

La cerimonia di inauguazione di Viale Liegi (1923)

A Roma, in Viale Liegi, nell’ambito del Municipio II di Roma Capitale, hanno sede, dal 2013-2014, l’Ambasciata ed il Consolato Generale della Repubblica del Cile, Paese che vanta con la nostra Penisola una apprezzata amicizia, così come un solidissimo legame diplomatico[1]. Lo storico villino, il quale interessa i civici n. 19, 21 e 23, è uno dei “Gioielli Liberty” che caratterizzano l’elegantissimo Quartiere dei Parioli, un tempo luogo di residenza della “Roma Bene”. Esso è di proprietà del Cile, che lo ha acquistato ufficialmente nel corso del 2012, dovendo trasferire l’Ambasciata dalla precedente sede di Via Po, n. 23, presa in affitto in un altrettanto storico palazzo, per quanto condiviso con altri utenti. Con il presente saggio ne vogliamo ricordare la storia, sicuri che anche ciò può aiutarci a comprendere quanto sia stato ed è importante il ruolo che la rappresentanza Diplomatica del bellissimo Paese Andino riveste per il nostro Paese.

Le origini e i primi passaggi di proprietà

Per chi non conoscesse Roma, evidenziamo che Viale Liegi è il proseguimento di Viale Regina Margherita, partendo dall’incrocio con via Salaria a piazza Ungheria, il quale divide il Quartiere Pinciano dal Quartiere Parioli. Il viale fu realizzato alla  fine dell’Ottocento con il nome di Viale dei Parioli, parte del quale fu poi ribattezzato, nel giugno del 1923, per l’appunto “Viale Liegi”, come ci confermano anche le Guide Cittadine dell’epoca, ovvero alcuni contributi in Internet[2]. La palazzina fu costruita nel 1920, su terreni di proprietà della “Società Italiana per le Imprese Edilizie” (“S.I.P.I.E.”), la quale li aveva acquisitati, con atto del 7 aprile di quello stesso anno, dal Comune di Roma, che a sua volta li aveva acquisiti dagli Eredi Pallavicini[3]. Essa si distingue per la sua pianta quadrata, con una struttura su quattro livelli e la presenza di una terrazza. Situato nell’area settentrionale del centro storico di Roma, l’edificio è una struttura di ben 1.393 metri quadrati, ufficialmente riconosciuta come parte del patrimonio storico della città. Nel corso degli anni Venti, il villino risulta di proprietà dell’impresa “Ing. A. Campagnuolo – Ditta in nome proprio – Lavori Edilizi e in Cemento Armato”, la quale l’avrebbe mantenuto nel proprio patrimonio anche dopo la morte del suo fondatore, Americo Campagnuolo, deceduto a Roma il 12 giugno del 1932, all’apice di una elevata notorietà professionale[4]. Nato a Bucciano (Benevento) il 4 luglio del 1886, figlio del Notaio Francesco Campaguolo e della N.D. Teresa Ferraro, Americo, a quel tempo residente in San Felice a Cancello, in provincia di Caserta, paese d’origine del padre Francesco, aveva frequentato il primo biennio presso la Regia Università di Napoli, per poi laurearsi, nel corso del 1911, in Ingegneria Industriale presso il Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano[5]. Nel capoluogo Lombardo, il giovane beneventano rimase a vivere, peraltro sposandosi, il 23 dicembre dello stesso 1911, con Maria Luigia Moro. Da ella avrebbe avuto un figlio, Pasqualino, nato, invece, a Roma il 12 luglio del 1923, molto probabilmente in uno degli appartamenti di Viale Liegi, 21. Nel frattempo, scoppiata la “Grande Guerra”, l’Ingegnere fu mobilitato, quindi arruolato quale soldato semplice nell’ambito del 68° Reggimento di Fanteria. Di lì a pochi mesi, a far data dal 2 agosto del 1915, fu nominato Sotto Tenente di Complemento dell’Arma di Artiglieria, destinato al 3° Reggimento Artiglieria da Fortezza, reparto con il quale proseguì per l’intera durata del conflitto[6]. L’Ingegnere Campagnuolo, ancor prima di fondare una propria Ditta di Costruzioni si era “fatto un nome”, firmando vari progetti edilizi, per lo più riguardanti la Pubblica Amministrazione.

Lapide a ricordo dell’inaugurazione della nuova sede dell’Ambasciata del Cile in Viale Liegi

Nel 1923, tanto per citare un esempio, risulta firmatario del progetto per la costruzione di un edificio scolastico nell’ambito del Comune di Santa Maria a Vico (Caserta)[7], mentre anni dopo (1929) lo troviamo a lavorare anche per le Ferrovie dello Stato[8]. Ebbene, dopo la sua morte (1932) l’Azienda rimase in vita, e sempre con indirizzo nella stessa Viale Liegi, 21, come ci conferma sia l’edizione 1934 del <<Annuario Politecnico Italiano>> (pag. 605), che l’edizione 1938 del <<Annuario Industriale di Roma e Lazio>>[9]. Nel 1941, ma al civico 19, risulta, invece, residente un ufficio amministrativo della “Società Nuovi Trasporti”, la cui sede legale era in Via Vittorio Veneto, n. 108. L’ufficio risulta in capo al Cav. Riccardo Chiantaretto, un Geometra, il quale lo mantiene come suo domicilio anche nel 1945[10]. Alcuni anni prima, esattamente nel corso del 1940, una lettrice del noto rotocalco cinematografico <<Film>>, scrive alla redazione, firmandosi per Vittoria Romeo, con indirizzo proprio in Viale Liegi, n. 19, segno tangibile della poliedricità abitativa che offriva già allora la storica palazzina[11].

Un palazzetto per Uffici e Rappresentanze Diplomatiche (1959 – 2009)

Già nei primi anni Cinquanta, ovviamente del Novecento, il Palazzetto di Viale Liegi, 19-23 incominciò ad ospitare le sedi di Società e Uffici Amministrativi di varie Aziende e Uffici Professionali, quali, ad esempio, l’”Impresa Dott. Ing. Daniele Brenta”, con ingresso al civico n. 19, esperta nella progettazione di cantine sociali[12]. Fra le Società merita certamente un’attenzione particolare la “E.C.I. – Esercizi Cinematografici Italiani S.p.A.”, fondata nel 1940 e della quale vi è traccia già nel 1959, come emerge dal edizione di quell’anno del <<Annuario del Cinema Italiano>>, esattamente a pag. 3. La “E.C.I.” conservò tale sede per molti anni, tant’è vero che ancora nel 1977 la troviamo così allocata nell’ambito del <<Annuario Parlamentare>>, precisamente a pag. 1361. Attorno al 1978 lo storico edificio di Viale Liegi, 21 avrebbe ospitato, fra le altre Società, Enti ed Istituzioni, anche l’Ambasciata del Portogallo in Italia, ma solo gli uffici amministrativi, quindi non la residenza dell’Ambasciatore. In precedenza, la Rappresentanza Diplomatica distaccata da Lisbona aveva avuto sede in Via Salaria, 298/a. Nel 1987 risulta, quindi, anche sede operativa della “ITALECO S.p.A.” (una Società per l’ingegneria del territorio) la cui sede legare rimaneva, invece, in Via Arno, 9/a[13]. Ed ancora, nel 1990 ci risulta essere la sede Romana degli Uffici di Rappresentanza della Società “Stretto di Messina – Pubblici Servizi S.p.A.”, la cui residenza legale era, invece, rimasta a Messina, in Via Giordano Bruno, n. 106[14]. Tra il 2008 e il 2009 l’Ambasciata del Portogallo lascerà il Villino, trasferendosi così in Via Guido d’Arezzo, n. 5, ove tuttora opera in rappresentanza del bellissimo Paese che s’affaccia sull’Oceano Atlantico. Al suo pari anche gli altri contratti d’affitto furono man mano risolti, consentendo così alla Società proprietaria di poter cedere l’intero immobile al Governo del Cile.

La nuova sede dell’Ambasciata del Cile in Italia (2012 – 2026)

La cerimonia dell’inaugurazione della nuova sede dell’Ambasciata del Cile in Italia

Già all’indomani della stipula del contratto d’acquisto da parte del Governo Cileno (2012), l’immobile fu destinatario di una serie di opere di manutenzione straordinaria e di restauro, dovendolo adattare a luogo di rappresentanza di un certo prestigio istituzionale, tenendo peraltro presente anche il fatto che l’edificio era stato, nel frattempo, ascritto al Patrimonio Storico Nazionale. In tale direzione, la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Comune di Roma (con protocollo n.1698 del 1° febbraio 2010) aveva approvato un progetto di massima, dal quale emergono dati veramente interessanti riguardo alle sue caratteristiche artistiche e architettoniche, per quanto esse appaiono sobrie da un punto di vista stilistico. Apprendiamo, quindi, che l’edificio si presentava, e si presenta ancora, con un ingresso principale, costituito da un ordine architettonico con colonne e paraste in stucco coronate da capitelli in stile ionico-rivisitato e trabeazione a ovoli, fuseruoli e perline. La pianta si sviluppa intorno al volume del corpo scala, costituito da sette rampe in marmo bianco, con pianerottoli in pastina di marmo e ringhiera lavorata in ferro battuto. Gli ambienti interni sono decorati da cornici in gesso di recente fattura, impiegati anche per le riquadrature a soffitto. Vi è un ampio salone nel c.d. “Piano Nobile”, al quale si accede tramite artistiche porte, realizzate nel corso dello stesso Novecento, con vetrate colorate e telai in legno. La facciata principale del Palazzetto presenta una parte basamentale in finto bugnato liscio ed è ritmata da tre file di finestre per piano, con cantonali di chiusura anch’essi bugnati ed un cornicione di coronamento. La copertura a terrazzo interessata da diversi vani tecnici è delimitata da un parapetto in muratura. Lo Stato cileno ne acquisì, dunque, la proprietà nel 2012, durante il mandato del Ministro degli Esteri Alfredo Moreno. Successivamente, l’immobile è stato oggetto di un importante intervento di restauro curato dall’architetto italiano Maurizio Di Stefano, conclusosi nel 2013. In verità, una prima fase dei lavori aveva avuto già inizio nel corso del 2010, quando la palazzina non era stata ancora acquistata dal Cile, seguita, quindi, dal completo restauro del 2012-2013 di cui si trattava prima e, infine, dai lavori del 2014, dovendo procedere con la realizzazione di opere interne necessarie a razionalizzare e migliorare la qualità funzionale degli ambienti, sia per quelli di rappresentanza, i quali furono  ampliati demolendo tramezzature di edificazione recente, sia per quelli di servizio, come bagni e cucine, i quali sono stati adeguati per numero e dimensione alla nuova destinazione, quale appunto sede ufficiale dell’ambasciata del Cile in Italia. Per il corpo scala fu, quindi, previsto un suo prolungamento.

L’Ambasciata del Cile a Roma

Il progetto integrativo del 2014 previde, infine, varie opere di rifinitura, ivi compresa la tinteggiatura di tutti gli ambienti, così come l’adeguamento dell’impiantistica alle normi vigenti. Nel frattempo, si era concretizzata l’inaugurazione solenne, la quale ebbe luogo nel marzo 2013. Per la sua descrizione lasciamo la parola ad una corrispondenza pubblicata su di una rivista online: <<Il Presidente della Repubblica, Sebastián Piñera, insieme al Ministro Segretario Generale della Presidenza, Cristián Larroulet, ha presieduto all’inaugurazione dei lavori della nuova Ambasciata del Cile in Italia. L’edificio, il cui acquisto ha rappresentato un investimento di 9,3 milioni di euro, si trova in Viale Liegi 19-23, in una zona residenziale tradizionale di Roma, dove sono presenti anche banche, uffici, istituzioni commerciali e altre ambasciate. Secondo una dichiarazione del Governo, l’edificio è una struttura indipendente a tre piani legata al patrimonio architettonico di Roma. Fu costruito negli anni ’20 e in precedenza ospitava l’ambasciata portoghese. Il processo di restauro mira a riportare l’edificio al suo stato architettonico originario e adattarlo alle esigenze dell’Ambasciata, consentendo una migliore ridistribuzione degli uffici e delle strutture per permettere maggiori misure di sicurezza, lo svolgimento di eventi ufficiali e attività culturali e per fornire servizi consolari più comodi ai cittadini. Per la realizzazione di questo progetto, il Governo cileno si è avvalso della collaborazione dell’illustre professionista italiano, il Professor Maurizio Di Stefano, esperto di ingegneria edile. Tra i suoi più importanti successi si annoverano la progettazione e la supervisione dei lavori di restauro e conservazione del Palazzo del Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica Italiana; la presidenza della Commissione Mondiale alla XVIII Assemblea Generale ICOMOS-UNESCO di Firenze nel 2014; la carica di membro del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e il Paesaggio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali; e la consulenza UNESCO per i siti inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale>>[15].

Roma la Palazzina di Viale Liegi, 19 (sulla sx) in una cartolina postale del 1936

Fu, invece, nel febbraio dell’anno dopo (2014), a conclusione della complessa fase del restauro, che all’interno della stessa Ambasciata fu inaugurata una lapide in marmo, a perpetuo ricordo dell’evento, un’opera fortemente voluta, oltre che dalle Autorità nazionali Cilene, anche e soprattutto dall’allora Ambasciatore in carica, Oscar Godoy Arcaya. Alcuni anni dopo la sua acquisizione da parte del Cile, il villino di Viale Liegi, 21 balzò, purtroppo, agli onori della cronaca a causa di un atto vandalico che lo riguardò, la notte del 30 ottobre del 2019. In quella circostanza la sede Diplomatica fu oggetto di una incursione da parte di vandali dissidenti, molto probabilmente per motivi politici e in affronto al Governo d’allora. Contro l’edificio furono così lanciate confezioni di colore rosso, le quali, oltre a imbrattare la facciata, vilipesero – e questa fu la cosa più grave – anche la gloriosa bandiera nazionale del Cile, che orgogliosamente era esposta sul balcone che dà sul portone principale del Palazzetto. Fu, quella, la seconda volta nella quale la sede Diplomatica del Cile in Italia fu oggetto di un atto violento, anche se nel primo caso, quando l’Ambasciata aveva ancora sede in Via Po, n. 23, l’azione fu ben più cruenta. Il 23 dicembre del 2010, un pacco bomba  esplose mentre un impiegato addetto alla corrispondenza (un cittadino Cileno di una cinquantina d’anni) stava maneggiando il plico all’interno della stessa sede Diplomatica. L’esplosione provocò il ferimento del dipendente, il quale fu trasportato in ospedale, fortunatamente in condizioni non gravi. L’episodio, che avvenne a poche ore di distanza da un analogo attentato dinamitardo che aveva preso di mira anche l’Ambasciata Svizzera, fu successivamente rivendicato da gruppi dell’area anarchica e insurrezionalista. Concludiamo il presente lavoro osservando come l’autorevole sede Diplomatica è stata sempre di più resa decorosa e accogliente da parte degli stessi occupanti. Tra gli elementi di spicco che la caratterizzano si segnalano gli ampi spazi esterni e la collezione d’arte. Un importante murale di Samy Benmayor è esposto in modo permanente negli uffici dell’Ambasciatore. L’opera fu presentata alla Biennale di Venezia del 1993 e successivamente donata dall’artista. La Sede diplomatica è, quindi, un luogo di cultura “per antonomasia”, tenendo anche in considerazione la realizzazione di due importanti aree interne di rappresentanza, quali la “Sala Pablo Neruda”, il grande Cileno che non ha certo bisogno di presentazioni e quella dedicata alla grande Gabriela Mistral, educatrice, diplomatica[16] e femminista Cilena, la prima donna latinoamericana ad essere insignita del “Premio Nobel” per la letteratura, nel 1945. Entrambi i luoghi vengono, quindi, adoperati per cerimonie istituzionali, conferenze ed eventi culturali di un certo prestigio, soprattutto mostre tematiche, grazie ai quali molti italiani hanno la possibilità di conoscere da vicino un Paese: il Cile, il quale è molto “distante” dall’Italia, ma solo da un punto di vista geografico…

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

 

[1] Cfr. Gerardo Severino, “200 anni di rapporti diplomatici tra Santiago e Roma (1822 – 2022)”, in www.giornidistoria.net, 5 maggio 2022.

 

[2] Cfr. “L’omaggio della città di Liegi a Roma”, in <<Il Messaggero. Meridiano>>, n. 24, 11 giugno 1923, pag. 3 ed ancora “Targa della sorellanza tra Roma e Liegi”, in  https://www.rerumromanarum.com/2017/01/targa-della-sorellanza-tra-roma-e-liegi.html.

[3] Si trattava di un’area di mq. 10.411,41 (9 lotti)  un tempo appartenente alla nobile famiglia Pallavicini, che la “S.I.P.I.E” acquistò al presso di £. 85 a mq. Cfr. “Deliberazione n. 514”, in <<Deliberazioni del Regio Commissario dell’anno 1923 – Primo Quadrimestre>>, Roma, Tipografia Ditta L. Cecchini, 1924, pag. 468, 469.

[4] Cfr. Ministero della Guerra, <<Bollettino Ufficiale>>, Dispensa 53^, 3 settembre 1932, pag. 2870.

[5] Cfr. Corrispondenza dal titolo “Nuovi Ingegneri”, in <<Il Monitore Tecnico. Giornale d’Ingegneria, Architettura, ecc.>>, n. 36, Milano, 30 dicembre 1911, pag. 743.

[6] Cfr. Ministero della Guerra, <<Bollettino Ufficiale>>, Dispenza 47^, 24 luglio 1915, pag. 1571.

[7] Cfr. “Municipio di S. Maria a Vico – Avviso d’Asta”, in <<Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia – Inserzioni>>, n. 64 del 17 marzo 1923, pag. 2305.

[8] Cfr. Ministero delle Comunicazioni, <<Bollettino Ufficiale delle Ferrovie dello Stato>>, n. 5, 31 gennaio 1929, pag. 43.

[9] Cfr. Corporazione Fascista degli Industriali di Roma, <<Annuario Industriale di Roma e Lazio>>, Roma, Tipografia del Senato, 1938, pag. 145.

[10] Cfr. <<Guida Monaci. La guida generale di Roma e provincia – Anno 1945>>, pag. 927.

[11] Cfr. “Lettere al Direttore”, in <<Film. Settimanale di Cinematografo, Teatro e Radio>>, n. 32, 10 agosto 1940, pag. 6.

[12] Cfr. Luigi Scialpi, <<Le cantine sociali in Italia>>, Roma, 1958, pag. 73.

[13] Cfr. “Foglio Inserzioni” in <<Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana>>, n. 82 dell’8 aprile 1987, pag. 153

[14] Cfr. “Foglio Inserzioni” in <<Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana>>, 13 marzo 1990, pag. 5.

[15] Cfr. Corrispondenza dal titolo <<Presidente Piñera inauguró obras de nueva Embajada de Chile en Italia>> (<<Il Presidente Piñera ha inaugurato la nuova ambasciata cilena in Italia>>), a cura di Meganoticias, 18 marzo 2013, https://www.meganoticias.cl/mundo/presidente-piera-inauguro-obras-de-nueva-embajada-de-chile-en-italia.html.

[16] Cfr. Gerardo Severino, “Gabriela Mistral tra letteratura ed incarichi diplomatici”, in rivista <<Percorsi d’Oggi>>, numero di settembre-ottobre 2002.