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Angelo Roditi. Il capitano marittimo greco che divenne console d’Italia in Ecuador

Angelo Roditi in una rara fotografia della fine degli anni Settanta

Il 30 aprile del 1860, a pochi giorni dalla fatidica partenza dei “Mille di Garibaldi” dallo scoglio di Quarto, a Genova, quindi a poco meno di un anno, prima che si completasse il disegno unitario della nostra penisola, culminato, come si sa solo il 17 di marzo del 1861, con la proclamazione del Regno d’Italia, Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna nominò “reggente” del Consolato piemontese a Guayaquil, in Ecuador, Don Angelos Spiridon Roditis Piccoli, in atti ribattezzato semplicemente Angelo Roditi, un cittadino di origini greche, il quale manterrà tale incarico provvisorio sino alla appena citata proclamazione del Regno, per poi riassumerla da titolare giusto l’anno dopo. Angelo Roditi non era certo stato scelto a caso. Egli era, infatti, il genero del famoso Capitano marittimo Don José Mateus, il primo Console del Regno di Sardegna in Ecuador (dal 1850 al 1860), avendone sposato la figlia. Quella che segue è la sua vicenda umana, ma soprattutto professionale, essendo egli stato il diplomatico italiano che più a lungo avrebbe rappresentato il Regno d’Italia nel bellissimo paese andino, ma soprattutto colui che grandi benemerenze avrebbe conseguito tra la modesta Colonia italiana stanziata in quello che già allora era il più grande porto ed emporio commerciale del Centro America.

Da Corfù a Guayaquil (1829 – 1882)

Angelo Roditi nacque a Kérkyra (Corfù), allora sotto protettorato Britannico[1], il 29 dicembre del 1829, figlio terzogenito di Nikolaos Roditis Moutzia, Capitano Marittimo ed Eufemia Terentia Piccoli[2]. Non abbiamo affatto idea di quando l’uomo si sia trasferito in Ecuador in generale, ovvero a Guayaquil, in particolare. Sappiamo solo che in città egli avrebbe esercitato dapprima l’attività di Capitano Marittimo per conto terzi, mentre successivamente si era dato al commercio, principalmente quello del cacao, destinato soprattutto in Europa. La vera svolta esistenziale di Angelo Roditi si concretizzerà il 28 giugno 1860, allorquando nella stessa Guayaquil convolò a nozze con Maria Del Carmen Mateus Pacheco, figlia del potentissimo Console Sardo in Ecuador, Don José Mateus, la quale era nata in città il 18 luglio del 1845. Da tale matrimonio sarebbero nati nell’ordine. José Nicolas, 28 luglio 1863 (morto nello stesso anno), José Maria, venuto al mondo nel 1864; Oscar, nato nel 1865; Maria Teresa, venuta al mondo del 1869 e, infine, Agustin, nato nel 1872. Angelo Roditi tornò totalmente alla sua professione dopo il marzo del 1861, allorquando fu nominato Console titolare a Guayaquil Francesco Bologna. Questi, in realtà, terrà l’incarico  solo per una manciata di mesi[3]. Il Capitano Roditi, infatti, verrà ufficialmente nominato Console titolare del Regno d’Italia in Ecuador il 4 settembre del 1862, ricoprendo così tale carica sino alla morte, senza alcuna interruzione temporale. Nel 1864, esattamente il 24 di febbraio, il Regno d’Italia nominò per l’Ecuador un proprio Ministro Plenipotenziario, con tanto di lettere credenziali sottoposte ad “exequatur” al Presidente della Repubblica, nella persona del Marchese Antonio Maria Migliorati, sostituito, il 31 dicembre del 1865 dal Barone Carlo Alberto Cavalchini Garofoli.

Guayaquil Calle Simon Bolivar

I diplomatici ebbero, tuttavia, residenza a Lima, essendo competenti anche per il Perù, Colombia, Bolivia e altri Stati di quell’area geografica, mentre nel territorio ecuadoregno rimase presente il solo Angelo Roditi. Molto buona sarebbe stata la collaborazione che entrambi i Ministri avrebbero ricevuto dal Console Roditi. Il periodo nel quale il Roditi curò gli interessi italiani in Ecuador non furono certo facili. Tra il 1864 e il 1865, infatti, gli “Urbinisti” [4] esiliati in Perù avrebbero dato luogo ad alcuni tentativi rivoluzionari, nella speranza di riportare al potere il proprio leader. Il 31 maggio 1865, José Marcos, come parte del piano, occupò il vapore “Washington”, battente bandiera inglese. Di notte, molto vicino a Guayaquil, insieme a Juan Heredia, gli insorti salirono a bordo del piroscafo governativo “Guayas”, prendendone possesso. Giorni dopo, il 26 giugno, ebbe così luogo la battaglia in cui lo “Smyrk”, della Marina da Guerra Ecuadoregna, riuscì ad abbordare il “Washington”, eseguendo di lì a poco la condanna a morte del Marcos. E fu proprio in quella circostanza che il Console Roditi, il quale evidentemente aveva ricevuto denunce specifiche da parte di qualche Agenzia di import ed export italiana, comunicò a riguardo al Governatore di Guayas, con lettera del Consolato datata Guayaquil, 14 giugno 1865:  <<Si informa con la presente che gli aggressori del piroscafo Washington sono stati dichiarati pirati>>. Era, questo, evidentemente un provvedimento indispensabile, onde consentire agli aventi titolo di poter rivendicare sia eventuali risarcimenti da parte delle Assicurazioni, sia interventi Governativi a sostegno dei depredati. È verosimile ritenere che l’assalto del “Washington” avesse danneggiato anche le attività esercitate dalla stessa famiglia Roditi, oltre a quella del suocero. Lo storico Arosemena ci riferisce che a Guayaquil, in quel frangente storico, operava la società “Cartón & Roditi“, gestita da André Cartón e dal nostro Angel Roditi, la quale acquistava merci al mercato di Heredia, in Costa Rica[5]. La società era stata costituita a Parigi, unitamente al commerciante italiano Alessandro Cambissa, diversi anni prima, per poi mutare gestione il 28 maggio del 1864. Nel 1869, allorquando Re Vittorio Emanuele II, per meriti speciali, lo nominò Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, il diplomatico greco ricopriva l’incarico di Console di 2^ classe, segno evidente che l’uomo faceva ormai parte in pianta stabile del c.d. “Corpo Consolare” del Regno d’Italia. Non solo, ma appena l’anno dopo, nel corso del 1870, la sua stessa Patria, la lontanissima Grecia, lo avrebbe scelto onde ricoprire la medesima funzione di Console in quel di Guayaquil[6]. Qui la Colonia italiana era già allora abbastanza consistente, nonostante le enormi difficoltà di collegamento, giunta spesso o attraverso gli altri Stati dell’America Centrale, ovvero attraverso la rotta Atlantica, tenendo presente il fatto che bisognerà attendere solo il 1914-1915, con l’apertura del “Canale di Panama”[7], affinché  l’Oceano Atlantico fosse finalmente collegato con il Pacifico, ove si affacciavano anche altri Paesi che molto avrebbero potuto offrirci, quali la Colombia, il Perù e il Cile.

Il porto di Guayaquil in una cartolina del 1899

Nove anni più tardi, infine, il Roditi avrebbe assunto anche la “gerenza” dei Consolati di Austria e Germania[8]. Sul piano privato osserviamo, invece, che nel maggio del 1873, il Console e commerciante di origini greche rimase vedovo dell’amata sua sposa, Maria del Carmen Mateus, morta a Quito molto probabilmente a ridosso del parto del piccolo Agustin. L’uomo non si perse, tuttavia, d’animo, rimboccandosi così le maniche, peraltro favorito dal prezioso aiuto fornito dalla stessa famiglia Mateus, che allora era ancora una delle più ricche e influenti di Guayaquil. Anche gli affari dell’azienda andavano a gonfie vele, tanto da far registrare persino qualche viaggio d’affari, come sarebbe capitato nel luglio del 1879, allorquando il Cav. Roditi si recò a l’Avana e a San Francisco, ove, molto probabilmente la Società “Cartón & Roditi” aveva aperto i propri uffici di rappresentanza. Non solo, ma già da qualche anno, infine, Angelo Roditi era entrato a far parte anche del sistema bancario locale, peraltro nominato, il 3 gennaio 1872, membro del Consiglio di Amministrazione della Banca di Credito Ipotecario[9].

Epilogo della storia

Il Cavalier Angelo Spiridione Roditi, come già ricordato in precedenza, rimase alla guida del Regio Consolato d’Italia in Ecuador sino alla morte, purtroppo avvenuta quando era ancora giovanissimo. L’11 marzo 1881, mentre si trovava a Parigi (in Francia vi era ancora sede legale della Società “Cartón & Roditi“), Angelo Roditi si spense improvvisamente, nella casa de Rue de Provence, n. 8. Erano le ore 18 e ad assisterlo vi era il solo domestico, Nicolas Xenephon, che da anni lo seguiva nei viaggi in Europa. Non aveva ancora compiuto cinquantadue anni di vita. La sua salma non poté essere rimpatriata, ragion per cui i resti di colui che era stato il primo Console d’Italia in Ecuador furono tumulati presso il cimitero di a Saint-Ouen-l’Aumône, Pontoise, nella Regione della Val-d’Oise, nel Nord del Paese. In sua sostituzione, a Guayaquil  verrà insediato, in virtù del Regio decreto 16 agosto 1882, il Dottor Alcide Destruge, che manterrà l’incarico per diversi anni[10]. La famiglia Roditi rimase unita, raccogliendosi nel dolore unanime di tutta Guayaquil, soprattutto di quella laboriosa Comunità italiana che il diplomatico greco aveva degnamente rappresentato e difeso per ben vent’anni.

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Gli Stati Uniti delle Isole Ionie, noti anche come Repubblica delle Isole Ionie, furono un protettorato Britannico nel mar Ionio attivo tra il 1815 e il 1864.

[2] Nikolaos Roditis Moutzia era nato a Corfù nel 1799, figlio di Antonios Roditis, di antica famiglia radicata nelle Isole Ionie, e Anna Moutzia. Sposò nel 1823 Eufemia Terentia Piccoli, nata Lefkás, figlio di Geronimo Piccoli, dalla quale ebbe cinque figli. Morì il 3 giugno 1875 nella sua città natale, all’età di 76 anni.

[3] Cfr. “Consolati di S. M. all’estero”, in <<Il Palmaverde pel 1861>>, Torino, Pellino Editori, 1861, pag. 431.

[4] Erano così definiti i seguaci dell’ex Presidente José María Mariano Segundo de Urbina y Viteri (Quito, 1808 – Guayaquil, 1891), che aveva retto il Paese dal 1852 al 1856, ed ora ostinato avversario del Presidente Gabriel García Moreno.

 

[5] Cfr. Guillermo Arosemena, El comercio exterior del Ecuador: Período republicano, 1821-1920, 1992, pag. 72.

[6] Cfr. <<Le Memorial Diplomatique>>, martedì 20 agosto 1871, pag. 712.

[7] I lavori del Canale ebbero inizio nel 1907 e si conclusero il 3 agosto 1914. L’inaugurazione ufficiale porta la data del 12 luglio 1920, anche se il Canale fu operativo anche prima.

[8] Cfr. “Consulate”, in Meyer & Bilitz, Welt-Adressenbuch, Band I, Wien und Umgebung, Wien, 1879, pag. 16.

[9] Cfr. Julio Estrada Ycaza, Los bancos del siglo XIX, Archivo Histórico del Guayas, Casa de la Cultura Ecuatoriana/Núcleo del Guayas, 1976, pag. 153.

[10] Cfr. Ministero degli Affari Esteri, <<Bollettino Consolare>>, Roma, Librería Fratelli Bocca, luglio 1882, pag. 325.