WebDoc. La mossa del cavallo: gli scacchi nei libri, nei film, nella musica
Film, libri, canzoni e musica per raccontare gli scacchi anche fuori dalle 64 caselle di gioco. Uno sport che sempre di più sta diventando propedeutico alle altre discipline sportive come il tennis, l’automobilismo, il calcio. In televisione e sui social network non mancano clip, short e spot che richiamano al “nobil giuoco”. Dalla partita ai box tra i ferraristi Lews Hamilton e Charles Leclerc ai tennisti Daniil Medvedev, peraltro soprannominato “il maestro degli scacchi“, e un mito come John McEnroe, dimostrato nel film Borg vs. McEnroe in cui da giovane la sera prima della finale di Wimbledon del 1980 fa una partita a scacchi con il padre. Non ultimo Paulo Dybala, asso della Roma calcistica che non manca di sedersi davanti alla scacchiera anche quando vola a New York. E’ sua la foto al Central Park in cui si cimenta a sfidare avversari in un torneo. La Joya è in buona compagnia, però, insieme a Henrix Mxit’aryan, calciatore armeno dell’Inter, Unai Simon, portierone della Spagna e dell’Athletic Bilbao, e Christian Mate Pulisic del Milan. La lista dei calciatori sarebbe lunga, ma lo è altrettanto quella di grandi protagonisti del mondo del cinema e dello spettacolo, della scienza e del giornalismo come nel caso dell’amato divulgatore Piero Angela, socio onorario del Frascati Scacchi, scomparso nel 2022 ed Ennio Morricone (1928-2020). E poi Bob Dylan, Albert Einstein, Arnold Swarzenegger, Neri Marcoré, Andrea Delogu e tantissimi altri che si aggiungono a personaggi della storia come Napoleone Bonaparte, Benjamin Franklin e molti altri, a dimostrazione che è un gioco senza tempo e di estrema attualità approdato anche nel fluido ambiente dei social media, specialmente durante gli anni della pandemia di Covid-19, complice anche una delle serie più viste su Netflix tra il 2019 e il 2020: La Regina degli Scacchi basata sull’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis. Nella Dublino di oggi, invece, ruotano le storie dei fratelli Koubek nel libro di Sally Rooney Intermezzo. Qui il ventiduenne Ivan, un ex ragazzo prodigio degli scacchi in una fase di declino agonistico vede la sua vita cambiare quando conosce Margaret. Non è la prima volta che gli scacchi sono al centro della vita di donne e uomini, giovani e anziani. Un modo diretto attraverso cui registi, sceneggiatori, scrittori e fumettisti sottolineano come i 34 pezzi che “ruotano” sulla scacchiera sono metafora dell’esistenza umana.

Il richiamo a Ingmar Bergman è inevitabile: uno dei dialoghi più intensi sul senso della vita davanti alla scacchiera resta impresso nella pellicola Il settimo sigillo (1957) in cui il cavaliere medievale prima di perdere con la morte vuole vincere la sua personale partita con la fede. Purtroppo con la morte è impossibile vincere e lo sapeva bene il cavaliere, ma nella vita è possibile nonostante gli sbagli e i fallimenti. Lo sapeva bene “il mago di Riga”, alias Michail “Misa” Tal: la tattica è prima di tutto sacrificio e la vulnerabilità può trasformarsi in vittoria. Certo, come emerge dal bel libro edito da Sellerio e scritto da Giorgio Fontana dal titolo Il mago di Riga “il disordine e il sacrificio dei pezzi” hanno un senso e un significato esistenziale da esprimere dentro e fuori la scacchiera. Il 5 maggio del 1992 Tal disputò la sua ultima partita di torneo (sarebbe morto il mese dopo) contro un giovane Grande Maestro, lui che a soli ventitré anni aveva battuto Mickail Botvinnik, il “Patriarca” della scuola sovietica, che “affermava di non giocare mai per puro piacere”. Tal, a 55 anni, tra malattia e ricordi mette in evidenza come gli scacchi non sono solo un gioco. Ogni partita “è la paziente tessitura di un altrove”. Ogni avversario è un essere umano con cui entrare in empatia. In fondo anche Bobby Fischer e Boris Spassky, che in piena “guerra fredda” disputarono la storica sfida del secolo nel 1972, a Reykjavik, in Islanda, diventarono amici oltre il KGB e la CIA. Per questo “è un gioco che attraversa la storia, le arti, musica compresa, la filosofia – riflette Carlo Mola, segretario dell’Accademia Scacchistica Romana, fondata nel 1819, il più antico circolo d’Italia -. Consiglio di leggere un romanzo a carattere storico tratto da una storia vera, Il cavaliero errante di Mario Boffo e per gli esperti una partita non ufficiale che ha un sapore beffardo di altri tempi: la sfida Morphy contro il Duca di Brunswick, giocata in un palco dell’Opera di Parigi nel 1858”.
C’è chi considera gli scacchi un gioco difficile, e la filosofia un’attività pesante. Eppure non è così. Lo sa bene Massimo Adinolfi che ha dedicato un libro dal titolo Problemi magnifici. Gli scacchi, la vita e l’animo umano. La dimostrazione che non è solo calcolo e matematica. Gli scacchi sono un gioco umanistico perché i pensieri, i sentimenti, l’empatia, le emozioni, l’ansia, la gioia, la rabbia, la sana competizione, fanno parte dell’essere umano prima del giocatore e poi dello sportivo. Massimo Adinolfi, nel libro edito da Mondadori, racconta le avventure e le rivalità dei campioni, le piccole e grandi manie, le curiosità e i record. In altre parole, “i magnifici problemi che gli scacchisti provano a risolvere sulla scacchiera, ma più ancora quelli che, come tutti, devono risolvere nella vita”. C’è, infatti, una filosofia legata agli scacchi che parte da Platone e prosegue con Garry Kasparov, si sofferma su Ludwig Wittgenstein e approda fino a José Raul Capablanca
E’ la vita quella a cui reagiva Bobby Fischer, non agli scacchi. Lo sapeva benissimo don William Lombardy, grande amico di Fischer. Un Grande Maestro di scacchi e anche un sacerdote cattolico. Non era una questione di amore e odio verso un gioco, ma solo di amore verso un avversario con cui devi fare i conti tutti i giorni nella vita e negli scacchi, ossia te stesso con tutti i pregi e i difetti. Con tutte le fragilità come quella di Paul Morphy o l’aggressività come quella di Aleksander Alekhine.
Benjamin Franklin diceva: “La vita è una specie di gioco degli scacchi” ha detto in un’intervista sull’Osservatore Romano del 20 luglio 2025 padre Gennaro Cicchese, vincitore della Clericus Chess International 2014, il campionato del mondo per sacerdoti e religiosi dilettanti, secondo classificato (2016, 2018) e tre volte campione italiano nella Clericus 2014, 2016 e 2018. “Il campione del mondo Garry Kasparov ha scritto il libro Come la vita imita gli scacchi. La vita ci tocca da vicino: è mistero e sorpresa, è ciò che non abbiamo programmato” riflette Cicchese. Ma anche gli scacchi sono “un mistero in bianco e nero” che si snoda “in partite lunghe o a ritmo veloce, e le infinite possibilità espresse nel gioco rimandano alle numerose possibilità della vita. Anche gli scacchi, come la vita, sono sorprendenti – aggiunge il sacerdote – intelligenza, volontà, creatività, intuizione, calcolo, determinazione, tenacia sono protagonisti della lotta furibonda, fino all’ultima mossa”. Non a caso è denominato “il re dei giochi”, aggiunge Cicchese: “Il più complesso ed enigmatico che l’uomo abbia mai inventato. Vince chi ci crede, fino alla fine. Vince chi ha fatto il penultimo errore. Una decisione sbagliata, negli scacchi come nella vita, può rovinarti. Bisogna saper selezionare, scegliere, prendere decisioni continuamente, senza sosta. E sapersi adattare: all’avversario, alla situazione che cambia sulla scacchiera, al tempo che scorre veloce sull’orologio”. Gli scacchi e la vita ci mettono in gioco: “Sono sofferenza e lotta, fino all’ultimo sangue – spiega Cicchese -. Diventano sfida tragica tra nazista carnefice e prigioniero ebreo, come nello straordinario romanzo di esordio di Paolo Maurensig, La variante di Lüneburg o conoscenza dell’umano nell’ultimo libro di Raul Montanari, L’amore non è un arrocco. Capire la vita grazie agli scacchi che usa questo gioco per esplorare paura e coraggio, amore e perdita, valore dell’errore e della sconfitta come motori del cambiamento”. Cicchese cita Jonathan Rowson, filosofo e grande maestro, tre volte campione del Regno Unito, che afferma: “Gli scacchi illuminano la vita nel suo insieme, riportandoci a domande eterne: qual è il mio posto nel mondo? Quale sarà la mia prossima mossa?”.

Interrogativi che si chiedono anche i protagonisti di storie vere diventate film come Queen of Katwe (2016) diretto da Mira Nair e basato sul libro La regina bambina di Tim Crothers incentrato sulla vita di Phiona Mutesi, pluricampionessa d’Africa, e Qualcosa di meraviglioso (2019), film biografico sul giocatore di scacchi bengalese Fahim Mohammad costretto a fuggire dal Bangladesh e alle prese con l’esilio, la complessità del sistema burocratico francese, la barriera della lingua, la separazione familiare. Di questi film e molti altri tratta il libro Ciak Matè. Un secolo di scacchi al cinema di Dario Mione e Giulia Russo. Edito da Messaggerie Scacchistiche, nella sezione principale gli autori spaziano da classici come La febbre degli scacchi e Il settimo sigillo a opere più recenti, quali Queen of Katwe e Qualcosa di meraviglioso, passando per Mosse pericolose e In cerca di Bobby Fischer. Di tutte vengono ricostruite le partite e le posizioni sulla scacchiera. Il capitolo “60 scene da ricordare” è una selezione di pellicole in cui gli scacchi hanno un ruolo più o meno rilevante. Un’opera inedita nel panorama editoriale scacchistico e cinematografico, arricchita dalla prefazione di Paolo Fiorelli e da accurati indici analitici e dei nomi in cui sono elencati un migliaio di attori, registi, giocatori e personaggi celebri citati nel libro.
Quasi tutti i film, almeno quelli più recenti, sono tratti da storie realmente accadute, come quella dell’ex prodigio e IM Josh Waitzkin per In cerca di Bobby Fischer. Un film avvincente segue il viaggio di un ragazzo con un’abilità unica negli scacchi, quasi come se il fantasma di un ex campione gli avesse sussurrato mentre muoveva i pezzi. Dopo che il suo talento viene scoperto e riconosciuto, il ragazzo deve affrontare l’arduo compito di sostenere la propria passione per il gioco e soddisfare le aspettative del padre e del suo allenatore, Bruce Pandolfini. Di non minore intensità è il film La partita – La difesa di Lužin (2000) tratto dal volume La difesa di Lužin di Vladimir Nabokov. Il protagonista, Aleksandr Ivanovich Lužin, interpretato da una grande John Turturro, è un giocatore prodigio destinato a diventare un campione mondiale.
La grande sfida Spasskij-Fischer, poi, avvenne in piena “guerra fredda” e su questo non mancano i libri che parlano di spionaggio e scacchi. Già lo stesso Fischer nel film La grande partita mostra i segni di inquietudine circa il fatto che si sente spiato dal Kgb, ma anche altri lavori cinematografici sono stati prodotti sullo sfondo di fatti politici e diplomatici. Tra questi Il Re degli Scacchi (2021) diretto da Philipp Stölzl. Tutto girato nella Vienna del 1938 con l’Austria appena annessa alla Germania tramite l’Anschluss. Chi non vuole sottostare al regime nazista cerca di fuggire il prima possibile dal paese. Tra loro c’è l’avvocato Josef Bartok che si prepara a partire per gli Stati Uniti con sua moglie Anna. La donna riesce nell’intento, ma l’avvocato l’uomo viene arrestato dalla Gestapo mentre sta cercando di eliminare documenti confidenziali in suo possesso e confinato in una piccola stanza d’albergo. I nazisti non lo lasceranno libero finché non fornirà loro l’accesso agli ingenti depositi bancari delle ricche famiglie ebraiche della città. Sottoposto a torture fisiche e psicologiche, l’uomo trova rifugio nel gioco degli scacchi. Dopo essere entrato in possesso di un vecchio libro dedicato al gioco, Josef inizia, infatti, a memorizzare e a giocare prima nella sua mente e poi su una scacchiera improvvisata tutte le mosse possibili. Gli scacchi diventano così il suo unico modo per sfuggire alla tortura dell’isolamento a cui è stato costretto…
Altro film è “A mente fredda” (2019) diretto da Lukasz Kosmicki, il quale vede protagonista un brillante campione di scacchi americano caduto in disgrazia che viene incaricato dal suo Paese di disputare la più importante partita mai giocata. E’ il 1962, quando l’URSS minaccia gli Stati Uniti di lanciare un attacco missilistico contro Cuba. Joshua “Josh” Mansky è un ex campione americano di scacchi ormai dimenticato e divorato dall’alcolismo, sino a quando l’America non lo contatta per giocare a Varsavia una partita contro il campione sovietico attualmente in carica. Accettando, Mansky è ignaro di cadere in una micidiale rete di spionaggio le cui mosse – partita a scacchi compresa – determineranno il dominio del mondo…

Storie che si intrecciano non solo nei libri o nei film, ma anche nei fumetti come Blitz, parola che ricorda una cadenza di gioco molto veloce, andato a ruba tra i giovanissimi, la cui traduzione italiana è stata curata dal maestro internazionale Pierluigi Piscopo. Il comics porta la firma di Garry Kasparov, ex campione del mondo e figura di primissimo piano della storia del gioco. Si tratta del primo Manga italiano che racconta la storia di Tom, un giovane che va al liceo ed è innamorato della bella Harmony. Quando viene a sapere che lei gioca a scacchi, decide di iscriversi anche lui al circolo di scacchi della scuola. Solo che non conosce neanche le regole! Non ha scelta allora: deve imparare ed allenarsi seriamente. Ben presto scopre Garry Kasparov, il più grande giocatore di scacchi della storia. Dopo mille ricerche, si imbatte in un simulatore di realtà virtuale che gli permetterà di analizzare le partite più famose del Maestro! Ma sarà un avvenimento inatteso a far di Tom un giocatore di altissimo livello, nonostante lui…
Fumetto d’autore da collezione, a colori, invece, è La storia degli scacchi: Bobby Fischer (Le Due Torri) Si tratta di racconti di personaggi più curiosi, nel bene e nel male, e da vicende così appassionanti che potrebbero essere nate dalla penna dei più grandi romanzieri! Così dall’incontro tra un editore, uno storico e un artista è nata l’idea di condividere questo tesoro attraverso quella forma comunicativa visiva che solo il fumetto può offrire. È nato così un primo albo della Storia degli Scacchi a fumetti dedicato a quel campione coinvolgente e molto amato, indisponente e chiacchierato, ma indiscutibilmente tra i più geniali della storia del gioco: Bobby Fischer. Il volume è di
C’è poi un aspetto prettamente educativo legato alla lotta contro il bullismo e il cyberbullismo ed un altro sul fronte dell’Intelligenza Artificiale. Gli scacchi, infatti, possono essere un buon deterrente per combattere il bullismo: “E’ un gioco che sin dalla scuola primaria può trasmettere a ciascun bambino il messaggio che l’avversario può essere un amico che ti aiuta a crescere – spiega Carla Mircoli, Maestra ad honorem, istruttrice di scacchi e consigliere del Comitato Regionale del Lazio presieduto da Domenico Zibellini -. In questo modo i bambini ma anche gli adulti iniziano ad avere empatia nei confronti dell’avversario. C’è anche un’altra caratteristica insita al gioco degli scacchi: essendo uno sport c’è anche la presenza di un arbitro, il quale è la figura di colui che fa rispettare le regole ed allena i bambini a denunciare delle irregolarità come bisognerebbe fare anche negli episodi di bullismo”.
Gli scacchi, inoltre, “sono anche molto importanti sul fronte della propedeuticità dello studio oltre alla relazione con l’Intelligenza Artificiale – sottolinea Davide Falessi, professore ordinario di ingegneria informatica all’Università Tor Vergata di Roma, socio del Circolo Frascati Scacchi, diretto da Rosario Lucio Ragonese e grande entusiasta degli scacchi – penso che ci sia un’estrema correlazione con lo studio e che i giovani che si cimentano negli scacchi allenano la mente alla predisposizione e all’impegno nell’applicazione di alto livello. Chi gioca a scacchi utilizza una parte del cervello che viene utilizzata per risolvere problemi di matematica, geometria o fisica. E’ chiaro che oggi con l’esplosione dell’Intelligenza Artificiale questo sport è attualissimo”. Gli scacchi, infatti, nella storia dell’IA hanno rappresentato una pietra miliare.
Guarda le interviste di Carla Mircoli e Davide Falessi
Era il 1996 quando Deep Blue riuscì a battere il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov in una serie di sei partite. Un fatto che fece molto discutere matematici e filosofi circa le capacità della macchina di battere l’essere umano sotto il profilo di potenza di calcolo.
Deep Blue era in grado di calcolare circa 100 milioni di mosse al secondo, grazie a una potenza di calcolo di 11 GFLOPS. Ovvero 11 miliardi di FLOPS: l’unità di misura delle prestazioni che indica il numero di calcoli in virgola mobile (l’analogo binario della notazione scientifica in base 10) che il computer è in grado di compiere al secondo. Tanti FLOPS ne facevano il 259esimo computer più potente della sua epoca. La sfida tra l’uomo e la macchina aprì la strada a ulteriori sviluppi nel campo. Già nel 1946 Alan Turing, colui che insieme al team di Bletchley Park svelò i segreti della macchina Enigma tedesca riuscendo a far vincere la Seconda guerra mondiale alla Gran Bretagna e fornendo un grande contributo agli Alleati per la decrittazione dei messaggi cifrati dei Paesi dell’Asse, aveva scritto una riflessione che rappresenta un punto di riferimento importante nella storia dell’Intelligenza Artificiale. Il geniale logico, matematico e filosofo inglese, pubblica Macchine calcolatrici e intelligenza nel 1950. È il testo che ha aperto la discussione moderna sulla possibilità dell’intelligenza artificiale, oggi più che mai attuale per via delle prestazioni sorprendenti dei sistemi di IA generativa come ChatGPT. Turing si domanda se le macchine, di lì a non molto, sarebbero state capaci di pensiero, e risponde affermativamente, analizzando e respingendo varie obiezioni. Le analisi di Turing, al confine tra filosofia e informatica, hanno posto problemi di cui stiamo ancora cercando una soluzione. Diego Marconi, che cura il volume, in un saggio conclusivo aiuta a comprendere questo testo fondamentale e a inserirlo nell’attuale dibattito sull’intelligenza artificiale.
Molti, comunque, non sanno che fu proprio Alan Turing tra il 1946 e il 1947, il primo ad abbozzare dei concetti su un programma per giocare a scacchi e li annotò su un block-notes, non esistendo ancora un computer dotato della memoria sufficiente per eseguirlo.
Gli scacchi stanno contribuendo molto negli ultimi decenni, soprattutto dopo il Covid-19, a plasmare la cultura italiana, non solo sportiva e ludica. Attraverso il mondo della comunicazione e dell’informazione, grazie anche a serie tv e film, a libri e canzoni, il mondo scacchistico è uscito da quella che potrebbe essere considerata una nicchia e, invece, non lo è mai stata. Oggi si assiste all’emersione di un fenomeno che non prende solo gli adulti, ma soprattutto i bambini e i giovani. Basta andare nei circoli scacchistici per comprendere che qualcosa è cambiato.
Vincenzo Grienti