Giorni di Storia

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7 novembre 1925. Cento anni dal volo di De Pinedo e Campanelli. Il ricordo dell’impresa nella storica sede della Società Geografica Italiana

Dentro la storia attraverso la cartografia, le esplorazioni, i viaggi scientifici, le trasvolate e le memorabili imprese dei grandi navigatori che hanno seguito rotte ed itinerari attraverso antiche mappe, bussole e sestanti. Ogni metro quadrato di Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana, parla di cultura e di conoscenze geografiche, di terre di recente scoperta e di luoghi mai toccati prima. Fondata a Firenze nel 1867, ente morale dal 1869 la Società Geografica Italiana si trasferisce a Roma nel 1872 all’interno della Villa Celimontana. Ed è qui che il 10 ottobre, accolti dalla vice presidente Margherita Azzari e dalla direttrice della biblioteca Patrizia Pampana, i partecipanti al talk “Sulle Ali di De Pinedo” hanno potuto toccare con mano il grande patrimonio archivistico e artistico che qui viene custodito e valorizzato. Il talk dedicato alle grandi imprese aeronautiche degli anni ’20 e ’30 si è svolto al secondo piano del Palazzetto con proiezioni sulla facciata dell’edificio e nelle sale interne. La trasvolata del tenente colonnello Francesco De Pinedo e del motorista Ernesto Campanelli da Sesto Calende a Melbourne, Tokyo e ritorno in Italia per ammarare sul Tevere, a Roma, è stata al centro della riflessione del generale Basilio Di Martino, tra i massimi esperti di storia dell’aviazione e già presidente del Comitato storico per le celebrazioni del centenario dell’Aeronautica Militare, il quale ha tracciato il profilo dell’aviatore che nel 1925 percorse oltre 55.000 km.  Un racconto che, come ha spiegato il designer ed aviatore Max Pinucci, CEO di MB Vision, si intreccia con la storia dell’aviazione internazionale, con la geografia e, oggi, con il game design. Una serata arricchita da filmati d’epoca, fotografie, mappe e ricostruzioni in 3D con un unico comune denominatore: “L’idrovolante e i suoi record, i suoi successi, i primati raggiunti negli anni venti e trenta – ha esordito Pinucci -. Basti pensare alla Coppa Schneider e al successo di Jimmy Doolittle nel 2025 a bordo di un Curtiss R3C-2. E poi il volo del dirigibile Norge al Polo Nord compiuto dall’equipaggio italo-norvegese nella memorabile missione di Umberto Nobile e Roald Amudsen, così come nel maggio 1925 l’anniversario del Corpo Aereo dell’Esercito Imperiale Giapponese istituito sotto il comando del Tenente Generale Kinichi Yasumitsu”.  

Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana “illuminato” per la serata dedicata a De Pinedo

L’S.16, come ha avuto modo di spiegare il generale Di Martino “era un idrovolante a scafo centrale, biplano, biposto con ali rettangolari con struttura in legno, rivestimento in tela e due coppie di montanti per parte, aveva un grande scafo in legno nella cui prua erano alloggiati pilota ed equipaggio”. Il motore, che azionava un’elica quadripala spingente, era il Fiat A.12 bis da 300CV.

Tutti anniversari che si aggiungono al volo di “Gennariello”, ossia del SIAI S.16 di De Pinedo e Campanelli “la cui trasvolata è ben documentata anche negli archivi della Società Geografica Italiana” come ha spiegato proprio Margherita Azzari accompagnando i visitatori partecipanti all’incontro e mostrando le teche in cui sono conservati libri, appunti di viaggio, ma soprattutto carte geografiche che raccontano tappa dopo tappa il percorso dell’aviatore e del motorista della Regia Aeronautica che al loro ritorno video un’ampia produzione editoriale con l’obiettivo di dare massima diffusione all’avventura che diventò anche una speciale versione del “gioco dell’oca” con “Il volo d’oriente di Gennariello” edito da “Il mondo dei piccoli”, una casa editrice di Milano. Una riproduzione in un percorso di 80 caselle numerate delle tappe distribuite su una carta geografica che indicava il percorso della trasvolata. Un gioco né tattico né strategico, ma divulgativo al fine di diffondere il più possibile dai più piccoli agli adulti la storia dell’impresa. Il gioco da tavolo classico faceva uso di dadi e pedine che richiamavano l’S.16; nella plancia del gioco erano disegnati gli scali e le città toccate da De Pinedo e Campanelli con tutte le difficoltà riscontrate: dalle condizioni meteo fino alle possibili avarie e incidenti di percorso. Tra le recensioni al gioco da tavolo spicca quella del comandante Vittorio di Sambuy che definisce De Pinedo “un aviatore molto marinaio”.

E di giochi da tavolo e boardgames si è soffermato Andrea Angiolino, autore di giochi e giornalista italiano, tra i più importanti e autorevoli in Italia. Basta ricordare Ulysses (Winning Moves Board, 2001) e Wings of War (Nexus Editrice, 2004 con tutte le espansioni fino al 2008) e Wings of Glory (Ares Games 2012), entrambi realizzati in collaborazione con Pier Giorgio Paglia.  Il tutto senza dimenticare “S.55 – Wings Over the Atlantic” nato proprio dalla collaborazione tra Andrea Angiolino e Max Pinucci di Hun in the Sun in occasione del Centenario dell’Aeronautica Militare. “Un gioco da tavolo educativo e immersivo che consente di rivivere le imprese dei pionieri del volo” ha sottolineato Angiolino ribadendo che i boardgames, come tempo fa diceva qualcuno, sarebbero stati superati dal mondo dei videogiochi online. Invece, non è così. Anzi: i giochi da tavolo proprio oggi, nel 2025, sono uno strumento e un luogo di socializzazione, relazione e condivisione proprio per la loro caratteristica, spesso, cooperativistica.

Cento anni dopo l’impresa di De Pinedo e Campaenlli, il fascino delle carte geografiche, degli idrovolanti, dei giochi da tavolo e dei fumetti coinvolgono ancora i lettori di tutto il mondo e la Società Geografica Italiana è il luogo perfetto per rappresentare tutto questo. Non a caso dal 26 settembre al 5 ottobre Roma ha ospitato la XIV edizione del Festival della Letteratura di Viaggio, che ha reso un omaggio speciale a Hugo Pratt, maestro del fumetto internazionale. A trent’anni dalla sua scomparsa, e all’inizio del triennio che porterà al centenario della nascita nel 2027, il Festival ha proposto una serie di appuntamenti che esplorano la vita, le opere e l’eredità culturale del creatore di Corto Maltese. Il cuore dell’omaggio è stata la mostra diffusa di riproduzioni La Grande Avventura. Da Ulisse a Corto Maltese, in viaggio con Hugo Pratt, articolata in più sedi romane e tra queste proprio Palazzetto Mattei, sede della Società Geografica Italiana.

 

La copertina del volume “L’isola di ieri”

 

Proprio durante la serta dedicata a De Pinedo e Campenelli e alla loro indimenticabile impresa l’idrovolante è stato più volte ricordato come il velivolo de L’isola di ieri, nella nuova avventura di Corto Maltese firmata dai autori francesi, il disegnatore Bastien Vivès e lo sceneggiatore Martin Quenehen a completamento di una trilogia dedicata al marinaio e aviatore del nuovo millennio tra geopolitica e attenzione ai problemi climatici. Corto Maltese con il suo vecchio amico pirata Marcus nel bellissimo L’isola di ieri accendono i motori di un idrovolante malconcio per salvare alcune isole che rischiano di sparire per l’innalzamento del livello dei mari.

Una storia, quella di Corto Maltese che parte proprio da Sydney nel tentativo di aiutare Marcus, il suo vecchio amico pirata, finito in quel periodo in una spirale di dipendenza dai narcotici. Cosa c’è di meglio per tirarlo fuori dal suo abisso di una nuova avventura? L’occasione arriva grazie all’avvocata di un gruppo di eco-guerrieri, una di loro è stata arrestata nelle isole Tuvalu, perse in mezzo all’oceano pacifico. La ragazza, di origine cinese, rischia di essere consegnata alle autorità del suo paese e ha suggerito alla sua legale il nome di Corto Maltese, come sua ultima possibilità per riuscire a sfuggire alla cattura. Con Marcus al comando di un idrovolante malconcio, Corto e la ribelle ecologista si avventurano verso queste isole che rischiano di sparire, prime vittime della ‘deregulation’ climatica che provoca l’innalzamento del livello dei mari.

Ma l’idrovolante è anche il protagonista di fumetti come TinTin. Negli anni Sessanta un gioco da tavolo viene dedicato a Tintin dal titolo Tintin e Milù dans le monde.  Nel 1992 il giornalista investigativo nato dalla matita di Hergé, insieme al suo cagnolino bianco Milù, va in giro per il mondo a risolvere enigmi e casi difficili pilotando il Bellanca P-300 Pacemaker, un idrovolante che vediamo comparire anche nell’albo Il Granchio d’oro, una delle storie pubblicate per la prima volta il 17 ottobre 1940, in piena occupazione tedesca del Belgio, sul settimanale di Le Soir.

Investigando sulla misteriosa morte di un marinaio assieme a Dupont e Dupond, Tintin sale sulla nave mercantile Karaboudjan, dove viene catturato da una banda di criminali che nascondono dentro scatolette di granchi l’oppio che trafficano. Tintin riesce a scappare dalla sua cabina e ad incontrare il Capitano Haddock. Il capitano, totalmente alcolizzato è vittima delle manovre del secondo ufficiale, Allan Thompson, ed è completamente all’oscuro che la sua nave trasporta oppio.

Tintin e il capitano riescono a scappare dalla nave grazie ad una scialuppa di salvataggio, ma il capitano sotto gli effetti dell’alcool brucia i remi della scialuppa; inoltre un idrovolante inviato dalla nave cerca di ucciderli. Dopo un combattimento i due riescono ad impadronirsi del velivolo ma a causa dell’alcolismo del capitano i due precipitano nel Sahara. Dopo una marcia nel deserto vengono salvati dal tenente Delcourt (comandante della legione straniera francese) il quale li cura e fornisce loro un trasporto verso il porto fittizio di Bagghar in Marocco.

Il Karaboudjan è creduto affondato da tutti, ma il capitano lo riconosce nel porto, quindi i contrabbandieri lo sequestrano e nel tentativo di salvarlo Tintin, con l’aiuto di Dupont e Dupond, scopre il capo dei contrabbandieri, Omar ben Salaad, e riesce a fermare tutta la banda.

Un momento del talk nella sede della Società Geografica Italiana

Il cielo, il mare e “Gennariello” sono gli ingredienti dell’avventura di De Pinedo e Campanelli scritta dallo stesso ufficiale della Regia Aeronautica l’anno dopo nel suo diario-libro pubblicato da Mondadori dal titolo Un volo di 55.000 chilometri. Un volumetto ricco di fotografie di decolli e di ammaraggi, di gente festosa che accoglie i due trasvolatori. Ma soprattutto un libro che contiene la mappa del volo compiuto da De Pinedo e Campanelli.  Diari e memorie che si uniscono a quelle di aviatori d’eccezione come Arturo Ferrarin che pubblicò l’esperienza del raid Roma-Tokyo, come Charles Lindberg (New York-Parigi senza scalo del 1928) oppure Antoine de Saint-Exupery,  così come lo stesso Italo Balbo, le cui crociere collettive sono rimaste memorabili, così come memorabile resta l’S.55. Ancora un idrovolante che conquistò non solo gli Stati Uniti, ma tutto il mondo e le prime pagine dei giornali degli anni Trenta.

Di action figure ha parlato Maxim Lysak che ha dato vita ai personaggi protagonsti della serata sottolineando come il mondo dei fumetti, dei giochi da tavolo e i modelli di personaggi solitamenti realizzati in plastica e basati su personaggi di film, fumetti, militari, videogiochi o di programmi televisivi, immaginari o storici, restano una grande attrattiva per ragazzi, ma anche per adulti. Basti pensare che il termine action figure venne coniato da Hasbro nel 1964 per commercializzare GI Joe tra i ragazzi 

Non a caso, oggi, un “boardgame” racconta quelle imprese: “S.55 – Wings over the Atlantic” nato dalla collaborazione tra Max Pinucci di Hun in the Sun e Andrea Angiolino che qui saluto per il momento che condivideremo insieme.  E’ la dimostrazione che c’è un filo rosso che lega le imprese di questi aviatori con la cartografia, il gioco, i libri, i fumetti, il giornalismo e la fotografia.  L’idrovolante è sempre al centro e diventa il velivolo simbolo delle grandi imprese e delle grandi avventure che partono sempre e comunque dalle carte geografiche. Mappe e carte geografiche di cui la cinematografia non può fare a meno: l’avventura di Indiana Jones, l’archeologo nato dall’idea di Steven Spielberg e George Lucas che sin da I predatori dell’arca perduta non manca di iniziare tutte le sue storie a bordo di aerei e idrovolanti sullo sfondo di una cartina geografica: dalla Gran Bretagna al Nepal, dall’India a Venezia fino al Cairo e lungo le strade ferrate che tanto ricordano l’Orient Express e le storie vere di sir Robert Baden Powell che racconta “Le sue avventure da spia” durante la prima guerra mondiale. Il futuro fondatore dello scautismo mondiale scrive le sue memorie e il suo diario di 007 al servizio di Sua Maestà britannica disegnando mappe e camuffandole in disegni.
“Misi il motore a 1600 giri e presi a navigare ad una quota di 500 metri. Era sereno: nuvole sparse qua e la e leggero vento Sud-Sud Ovest. Il mare era completamente deserto e in tutto il viaggio di 800 chilometri non vedemmo mai una vela né un’imbarcazione qualsiasi” scrive De Pinedo a pg 157 del suo diario quando si accinge a volare sopra le Filippine…. Il tassello mancante, forse, potrebbe essere un “boardgame” dedicato a De Pinedo e Campanelli, alla sua meravigliosa avventura che quel 7 novembre 1925 si concluse splendidamente ammarando sul Tevere, a Roma, la capitale più bella del mondo.

L’ammaraggio sul Tevere del SIAI S.16 di De Pinedo e Campanelli il 7 novembre 1925 – Foto Aeronautica Militare

Un invito e un auspicio a prendere ancora una volta una mappa, una carta geografica valorizzandone la valenza storica, ludica, ma soprattutto fisica perché mettersi attorno a un “board game” vuol dire anche questo: stare insieme, condividere ed educare alla cooperazione convergente….alla condivisione di un obiettivo sfruttando tutte le abilità necessarie e magari attingendo agli insegnamenti di De Pinedo e Campanelli.

 

Vincenzo Grienti

Per saperne di più:

Società Geografica Italiana

MB Vision

S.55 wings Over the Atlantic – Hun in the Sun

Airships