Internati italiani nei campi di concentramento tedeschi: la prima Giornata nazionale celebrata al Quirinale
20 settembre 2025: una data storica per l’Anrp, l’Aned e l’Anei, le tre associazioni che portano avanti da decenni la memoria degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi.
“Nella memoria della Repubblica viene in questo modo impresso, e definito, un segno di grande importanza – ha detto il Capo dello Stato nel discorso rivolto ai partecipanti -. Un segno che rafforza – in quanto la completa – la radice della democrazia conquistata dal nostro popolo. E che rende pienamente onore ai militari italiani che ebbero il coraggio di pronunciare il loro No al nazifascismo, pagando un prezzo personale altissimo e subendo, al termine della guerra, una sorta di oscuramento della loro resistenza, travagliata ed eroica. Con quel No ai fascisti di Salò e alle truppe di occupazione difesero la dignità e il senso autentico dell’amor di Patria quando lo stesso vertice dello Stato si era dissolto. Desidero esprimere – e rinnovare – un saluto particolarmente intenso ad Abramo Rossi, ringraziandolo per la sua testimonianza, che ci ha coinvolti in maniera trascinante. La sua presenza ha conferito, e conferisce, lustro ulteriore a questo evento. Rivolgo il saluto anche ai familiari di Mario Ciavaglia, che non ha avuto la possibilità di venire quest’oggi, qui al Quirinale. Ottantadue anni or sono – ha sottolineato Mattarella – nei giorni difficili e caotici dell’armistizio, Rossi e Ciavaglia non accettarono di mettersi agli ordini delle SS e dei fascisti. Il rifiuto costò loro la deportazione nei campi di prigionia e nei campi di lavoro coatto in Germania, con i patimenti dolorosamente subiti. E questa fotografia dà idea di quale dovesse essere la vita in quelle condizioni. Per lungo tempo le vicissitudini e la condotta dei circa 650 mila militari internati sono rimaste in ombra, malgrado il numero dei caduti, le sofferenze patite da tutti loro, i coraggiosi rifiuti alle pressioni sempre più minacciose dei carcerieri, le reti di solidarietà costruite fra italiani. Sul piano valoriale, morale – e anche su quello concreto – la resistenza dei militari che dissero No ebbe un significato e una valenza di altissimo rilievo, l’abbiamo poc’anzi ascoltato. Oggi tutto questo si coglie in modo finalmente più compiuto, grazie alla costante azione di stimolo delle vostre associazioni e al lavoro prezioso degli storici – ha proseguito il Capo dello Stato -. La resistenza italiana non è stata limitata ad avanguardie patriottiche, ma ha ricevuto l’apporto di diversi affluenti provenienti da varie componenti sociali. È grazie anche a tante resistenze senza armi che la resistenza armata ha trovato allora terreno fertile, consensi e sponde preziose. Quei principi di libertà, di indipendenza, di pace sono diventati patrimonio comune anche in virtù di sacrifici diffusi nella popolazione, di solidarietà generose e di tanti eroismi rimasti sconosciuti, sorretti dalle coscienze personali e propagatisi proprio con la forza di coerenti testimonianze. Allargare lo sguardo sulla ribellione degli italiani agli oppressori è dunque un’esigenza di verità. Preziosa anche per comprendere la saldezza delle radici e il valore costituente della Resistenza. I militari, abbandonati a loro stessi dopo l’8 settembre, che difesero l’onore della Patria rifiutando l’arruolamento nell’esercito tedesco o in quello di Salò sapevano di compiere una scelta di grave rischio sul piano personale. Tanti – ripeto – pagarono con la vita. Tanti morirono nei lager tedeschi. Tutti patirono sofferenze immani vivendo in condizioni di sostanziale schiavitù per un anno e mezzo. Sofferenze e ferite non cancellabili – ha sottolineato ancora Mattarella -. La libertà di cui oggi ci gioviamo ha un debito verso il coraggio di questi uomini. Patrioti che nei campi tedeschi sono stati privati della loro stessa identità e ridotti a un numero, che hanno respinto lusinghe e promesse quando è stata loro proposta la rinuncia alla loro dignità di italiani in cambio di una scarcerazione. Patrioti che, nelle baracche, dopo il lavoro, hanno cominciato a tessere i fili di quelle relazioni solidali, di quell’etica collettiva che sarebbe diventata l’humus di un nuovo inizio per l’Italia“.

Una giornata iniziata con la proiezione di un filmato dal titolo “L’altra resistenza” degli internati militari italiani al quale hanno fatto seguito i saluti di Nicola Mattoscio, Presidente dell’ANRP, Associazione nazionale reduci dalla prigionia, dall’internamento e dalla Guerra di Liberazione, di Anna Maria Sambuco, Presidente dell’ANEI, Associazione nazionale ex internati militari nei lager nazisti e di Dario Venegoni, Presidente dell’ANED, Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti.
Nel corso dell’evento Abramo Rossi, ex Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri internato nei campi e testimone della prigionia, è stato intervistato dalla studentessa Giorgia Palozza, mentre, le studentesse Arianna Scurto e Nicole Martini hanno letto un brano della sua testimonianza.
In occasione della Giornata l’ANRP, Associazione Nazionale Reduci dalla Prigioni, dall’Internamento, dalla Guerra di Liberazione e loro familiari. Una storia ripercorsa da Luciano Zani, Vice Presidente dell’ANRP, davanti al Capo dello Stato, al ministro della difesa Guido Crosetto, al ministro degli esteri Antonio Tajani e a tante autorità civili, militari e religiose che insieme ai familiari, ai parenti e ai rappresentanti e consiglieri delle Associazioni erano presenti alla cerimonia.