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Un ponte reale tra Italia e Argentina

Il 24 dicembre del 1922, in virtù del Regio decreto legge n. 1878 fu data piena esecuzione alla Convenzione per il regolamento della navigazione aerea, conclusa a Parigi il 13 ottobre del 1919 fra l’Italia e gli altri Stati, la quale entro in vigore nel nostro Paese solo nell’aprile del 1923. In verità occorsero altri anni, prima che l’Aviazione civile prendesse affettivamente piede sul piano pratico, soprattutto per la parte relativa ai c.d. “voli commerciali”, che di fatto ebbero luogo solo a partire dal 1926. In verità, già nell’aprile del 1923, nel nostro Paese erano operanti 11 Aeroporti, 4 Aeroscali e 9 Idroscali, sui quali fu necessario istituire un apposito “Servizio Doganale”, affidato a funzionari delle Regie Dogane del Regno, coadiuvati dalla vigilanza delle brave Fiamme Gialle[1]. Ebbene, attorno al 1930, l’Aviazione civile italiana era rappresentata da cinque Compagnie aeree, tanto che con i suoi 10.000 passeggeri trasportati all’anno, l’Italia si piazzava al terzo posto in Europa, dopo Germania e Francia, davanti a Gran Bretagna e Paesi Bassi. Non solo, ma era stato nello stesso anno che con un Regio decreto del 23 ottobre era stata approvata una nuova concessione in virtù della quale la S.A. di Navigazione Aerea “S.A.N.A.” si era assicurato l’esercizio delle linee aeree commerciali. In quel frangente storico, Benito Mussolini, all’apice di quel diffuso consenso popolare maturato a otto anni dalla “Marcia su Roma”, decise di spingersi ben oltre, varando una nuova stagione per la stessa Aviazione civile nazionale.

Cartolina primo volo postale diretto Roma – Buenos Aires

 

Per il progresso di tale settore il Capo del Governo pensò a regolari collegamenti intercontinentali, sia per il trasporto di passeggeri, di merci che di corrispondenza, mirando non solo al Continente Africano, dove erano presenti alcune Colonie italiane ma anche e soprattutto al Sud America, ove massiccia era la presenza di connazionali, emigranti o figli di emigranti, come nel caso della Repubblica Argentina, peraltro legata al nostro Paese sia da consolidati rapporti d’amicizia che commerciali, così come abbiamo più volte ricordato su queste pagine. Quella che segue è, quindi, la modesta cronaca del primo volo aereo che “avrebbe dovuto” collegare direttamente le due Capitali, Roma e Buenos Aires.

Francis Lombardi

I primi tentativi.

Fu durante l’inverno 1930-1931 che furono organizzate in parallelo due importantissime spedizioni, che risulteranno propedeutiche rispetto al volo del gennaio 1934. La prima si svolse dal 28 ottobre 1930 al 9 gennaio 1931 e fu rappresentata dal giro del Continente africano, praticamente da Roma a Città del Capo e ritorno, guidata dagli aviatori Francis Lombardi, celebre ed eroico pilota militare della “Grande Guerra”, Franco Mazzotti Biancinelli (Secondo pilota) e Mario Rasini, su tre Fiat AS.2 . La seconda, che si concretizzò dal 18 dicembre 1930 al 15 gennaio 1931 fu certamente quella più nota e, quindi, passata agevolmente alla storia dell’Aviazione italiana. Ci riferiamo, infatti, alla traversata dell’Atlantico meridionale, da Orbetello a Rio de Janeiro, guidata dallo stesso Ministro dell’Aeronautica, Italo Balbo, con 14 Savoia-Marchetti S-55 . Fu, quindi, solo grazie a tali prove di autentica audacia aviatoria se tre anni dopo l’Aviazione civile italiana si ritenne ormai pronta ad effettuare il primo collegamento intercontinentale con l’America Latina, con destinazione finale la città di Buenos Aires.

Il primo volo diretto Roma – Buenos Aires (27 – 29 gennaio 1934).

Fissato per la fine del mese di gennaio 1934, il primo volo diretto che avrebbe finalmente collegato le Capitali dei due Stati amici fu affidato ad un team collaudato e, nello stesso tempo, già passato alla storia. Stiamo, infatti, parlando degli stessi piloti che avevano preso parte al  tour africano del 1930, quindi Francis Lombardi e Franco Mazzotti Biancinelli, i quali avrebbero utilizzato il Savoia-Marchetti S-71 , un trimotore lungo 14 metri e con un’apertura alare di 21 metri, in grado di raggiungere una velocità massima di 235 km/h, con un’autonomia di 1.600 km.  Era in servizio dal 1931 con la compagnia aerea SAM (“Società Aerea Mediterranea”) ed era perfettamente adeguato per affrontare una così lunga percorrenza. L’equipaggio era composto da quattro persone, quindi, completato da Mario Battaglia (motorista) e da Davide Giulini (radiotelegrafista). In quella circostanza l’aereo, che poteva ospitare anche otto passeggeri, avrebbe, invece, trasportato solo della corrispondenza postale diretta sia in Argentina che in Brasile. In verità si trattava di posta, timbrata con francobolli speciali per la manifestazione, oggi gioia di collezionisti e studiosi di filatelia. Assolte le formalità doganali, alla presenza dei Finanzieri in servizio presso quell’aeroporto, la partenza avvenne il 27 gennaio 1934, come preventivato, da Guidonia-Montecelio, alle porte di Roma, allora sede del glorioso “Centro Sperimentale di Montecelio”. Il viaggio era di 8.000 km, che tradotti in tempi di volo si sarebbero dovuti percorrere in circa 41 ore, con soste programmate a Casablanca, poi a Thiès (Senegal) prima di attraversare l’Atlantico.

 L’equipaggio del primo volo diretto Roma-Buenos-Aires del 1934. Da sinistra Mario Battaglia, motorista; Francis Lombardi, pilota; Franco-Mazzotta, secondo pilota; Davide Giulini, radiotelegrafista

Le cronache del tempo ci ricordano che il viaggio andò bene praticamente sino all’arrivo nel Continente Sudamericano, il 29 gennaio 1934. Qui, purtroppo, a causa di un errore maturato da una inesatta interpretazione di un messaggio radio, i piloti sbagliarono rotta, tanto che il Savoia-Marchetti fu costretto ad atterrare, per mancanza di carburante, su una spiaggia nei pressi di Fortaleza, nel nord-est del Brasile.

L’aereo, purtroppo, risultò danneggiato a causa dell’urto su alcune rocce, tanto da non poter riprendere più il suo percorso. A quel punto le tappe brasiliane di Natal, Bahia e Rio de Janeiro furono cancellate, ragion per cui la posta fu inoltrata direttamente a Buenos Aires dalla “Compagnia Pan American Airways”, con l’aggiunta di un apposito timbro a umido con la scritta “Trasportato per gentile concessione della Panamericana Fortaleza-Buenos Aires”. La notizia del “fallimento” della missione aviatoria giunse rapidamente in Italia e, a differenza di quanto si possa oggi immaginare, non fu taciuta alla Nazione, anzi fu addirittura sfruttata dai Media nazionali, oltre che dalla stampa di settore, come lo era anche il benemerito “Il Finanziere”, sul quale troviamo pubblicata la seguente corrispondenza: <<Francis Lombardi e Franco Mazzotti compiono il volo Roma-Buenos Aires per l’inaugurazione di una regolare linea postale Italia-America del Sud. L’ardimentosa prova iniziatasi sotto buoni auspici non ha ottenuto il pieno successo che gli intrepidi aviatori meritavano e che l’Italia aeronautica fermamente voleva, perché l’apparecchio dopo aver compiuto a tempo di record le prime tappe, battendo i tempi delle precedenti traversate, per errate trasmissioni radio è stato costretto atterrare in luogo isolato sulla costa brasiliana danneggiandosi. L’equipaggio fortunatamente è rimasto incolume. Ciò nonostante la prova non perde il suo valore intrinseco e rimane sempre come bella affermazione dell’aviazione Fascista; la quale in ogni specie di competizione esce con prestigio saldo ed elevato dimostrando la valentia dei suoi piloti ed equipaggi e la perfezione delle sue macchine. Ancora una volta l’Atlantico ha sentito il rombo dei motori italiani. Ancora una volta il tricolore ha solcato vittorioso i cieli di più continenti. Questa è meravigliosa prova della continuità delle nostre gesta; coerenza della nostra opera appassionata>>[2].

Epilogo.

Nonostante quel primo collegamento veloce Roma-Buenos Aires fosse stato un modesto fallimento, il Capo del Governo non cedette di un passo riguardo alla sua idea di stabilire regolari collegamenti intercontinentali, tanto che proprio in tale direzione decise di fondare quella che doveva essere la prima compagnia di bandiera italiana, “Ala Littoria”, la quale fu messa in piedi attraverso la fusione di tre delle cinque Compagnie private esistenti. La fusione e la nascita di “Ala Littoria” fu annunciata ufficialmente il 28 ottobre 1934, in occasione del dodicesimo anniversario della “Marcia su Roma”. Due settimane dopo, in occasione del genetliaco di Re Vittorio Emanuele III, fu, quindi, inaugurata la linea Roma-Mogadiscio. Ma questa è, come al solito, un’altra storia.

 

Col. (a) della GdF Gerardo Severino
Storico Militare

 

[1] Cfr. Circolare n. 56390 avente per oggetto “Servizio doganale negli aeroporti”, pubblicata sul Foglio d’Ordini n. 20 del Comando Generale della Regia Guardia di Finanza nel dicembre 1923, in “Raccolta FF.OO. – anno 1923”, Biblioteca del Museo Storico della Guardia di Finanza.

[2] Cfr. Corrispondenza dal titolo “Momenti e aspetti della vita nazionale”, in <<Il Finanziere. Giornale settimanale illustrato della R. Guardia di Finanza>>, n. 6, 5 febbraio 1934, p. 2.