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Mister George Barfoot, il sellaio inglese al servizio dell’equitazione romana

Richard Moser Il Sellaio

Nel 1871, a pochi mesi dal trasferimento della Capitale d’Italia da Firenze a Roma, fu edita la prima Guida di “Roma Capitale” (come la definiremmo noi oggi), contenente oltre 12.000 indicazioni di natura commerciale, scientifica ed artistica della “Città Eterna”. Ebbene, in quel contesto storico, tra gli appartenenti alla categoria commerciale dei “Sellaj e Carrozzieri” (ne vengono censiti 13 in tutta la città) ne viene citato anche uno di origini Inglesi, tale Barfoot, con fabbrica e punto vendita nella centralissima Via del Babuino, civici 150 e 152. Non solo, ma dalla stessa Guida apprendiamo che l’artigiano, il quale viene poi indicato con il nome completo di Barfoot M. (Mister) George, è anche rappresentante, ma presso il civico n. 105/C, della “Ditta Ransomes, Sims e Head”, di Hpswich (Suffolk, Inghilterra), storica industria per la produzione di macchine ed utensili per l’agricoltura (1). Mister Barfoot, in verità, era già da molti anni residente a Roma, e la sua celebrità era dovuta principalmente alla realizzazione delle sue rinomate selle per l’equitazione, oltre ai finimenti e attrezzature varie per chi amava andare a cavallo, prima di divenire, sul finire dell’Ottocento, anche uno dei più ricercati produttori di valigie in pelle. Quella che segue è la sua affascinante storia, umana e professionale.

Roma Capannelle 1890 – Competizione militare

Da Londra a Roma (1817 – 1857)

 George Barfoot nacque a Londra, esattamente nella casa avita in Crow Street, il 17 dicembre del 1817, figlio di Henry Barfoot, impiegato verosimilmente Governativo originario di Liverpool e di sua moglie, Annie. Fu battezzato il 3 febbraio del 1818 nella Chiesa Anglicana di Saint Margaret a Westminster, parte storica di Ossulstone, nella Contea di Middlesex, famosa per essere stata  per molti anni la Parrocchia del Parlamento Britannico, dedicata a Santa Margherita di Antiochia. George visse gran parte della sua giovinezza nella Capitale del Regno Unito, ove evidentemente apprese i rudimenti della sua futura professione.

 Mister Barfoot e l’equitazione Romana (1843 – 1902)

 Attorno al 1843, quando aveva ventisei anni d’età, il nostro protagonista si trasferì in Italia, esattamente nella Roma Papalina ove, di lì in poi, avrebbe gestito una delle più importanti sellerie della città, peraltro specializzata anche nella fabbricazione di fruste e altri oggetti per l’equitazione, così come nella produzione di articoli da viaggio, quali valigie bauli e borse (2). Non abbiamo affatto idea, tuttavia, di quando l’abile artigiano si entrato in contatto con il mondo dell’equitazione. Possiamo solo ricordare che l’allora Capitale dello Stato Pontificio già in quel frangente era al centro degli interessi legati al mondo dell’ippica, peraltro proprio grazie al alcuni sudditi di S.M. Britannica. Nel 1844, infatti, Lord George Stanhope, Conte di Chesterfield, aveva fatto disputare due giornate di corse sul terreno limitrofo all’attuale area dell’ippodromo delle Capannelle (inaugurato nel 1881), il quale fino ad allora era una località ove si organizzavano le tradizionali battute di caccia alla volpe, tanto care agli Inglesi. Al di là di ciò, possiamo aggiungere che appena dieci anni dopo, esattamente nel 1854, quando l’uomo era già un professionista in vita, esattamente il 12 di giugno, fece stilare dal Notaio Gradassi il suo testamento (3).

La tomba di Henry Barfoot a Campo Cestio Roma

Seguì, nel corso del 1857, un importantissimo evento privato. Il 28 di luglio, nell’ampio appartamento di Via del Babuino, n. 89, l’ormai affermato commerciante George Barfoot divenne padre di Henry William, venuto alla luce da mamma Emily Cumbermast. Il bambino fu poi battezzato presso la Chiesa Anglicana sita fuori Porta del Popolo il successivo 2 di agosto. L’artigiano e commerciante londinese rimase a Roma anche dopo l’unità d’Italia e la stessa liberazione della “Città Eterna” (20 settembre 1870), ampliando enormemente la propria attività professionale, tanto da divenire il punto di riferimento di tutto ciò che riguardava i cavalli, occupandosi, quindi, anche della vendita di Carrozze e della loro riparazione, così come divenne pure titolare di un’affermata Agenzia che avrebbe fornito informazioni sui cavalli e sul variegato mondo della caccia. Nel 1871, come avevamo già ricordato in premessa, Mister George Barfoot è anche il Rappresentante in Roma della “Ditta Ransomes, Sims e Head”, le cui macchine agricole erano allora molto ricercate in tutt’Italia. Nelle varie edizioni della nota <<Guida Monaci>>, il suo nome viene, tuttavia, associato alla fabbricazione di selle, di articoli di sellerie, finimenti, ecc., segno evidente che era quello il settore commerciale nel quale l’uomo eccelleva, tanto da essere sempre citato col la qualifica professionale di “Sellaio” (4). E ciò tenendo anche in considerazione il sempre più crescente interesse dei Romani nei riguardi dell’ippica e dell’equitazione in  generale.

Nel 1881 – lo ricordiamo – fu inaugurato l’ippodromo delle Capannelle, così come si costituì il “Jockey Club Italiano”, l’ente di riferimento onde promuovere l’allevamento di purosangue e disciplinare le corse al galoppo in piano. Da quel momento in avanti i Magazzini Barfoot di Via del Babuino divennero la méta preferita dell’aristocrazia Romana, sempre in cerca delle ultime novità anche riguardo all’abbigliamento da utilizzare nelle varie competizioni alle Capannelle, così come nelle semplici passeggiate a cavallo; quindi, abiti sia di natura prettamente sportiva che da diporto. Mister George Barfoot, del resto, aveva sempre mantenuto uno stretto legame con Londra e con le principali Case produttrici Inglesi di abbigliamento pertinente il mondo dell’ippica e dell’equitazione. In precedenza, avevamo fatto cenno, seppur marginalmente, alla competenza che la Ditta inglese aveva maturato anche nell’ambito della caccia. Ciò consentì a Mister Barfoot di occuparsi anche di armi da fuoco, importando così direttamente dal Regno Unito le armi fabbricate dalle più importanti armerie specializzate. E fu, purtroppo, la stessa caccia che, nel corso del 1888, avrebbe causato la morte del suo unico figlio, che da anni lo coadiuvava nella faticosissima attività professionale. Il 22 maggio del 1888, nel corso di una battuta di caccia in quel di Anzio, un colpo, partito accidentalmente dal fucile di un altro giovane romano, Umberto Antonini, di venticinque anni, residente in Via del Corso, 160, lo prese in pieno, determinandone la morte, il successivo 2 di giugno, nella casa paterna, a Roma.

I commercianti di Via del Babuino in una fotografia della fine dell’Ottocento. Fra di loro anche Mister Barfoot, penultimo seduto a destra. A fianco suo figlio Henry.

Ai Reali Carabinieri di Anzio spettarono, invece, le prime indagini, le quali si conclusero con la denuncia dell’Antonini, così come riferisce <<Il Messaggero>> (5). Le esequie del povero Enrico si tennero presso la bellissima Chiesa di Ognissanti, nella stessa Via del Babuino, che nel frattempo era stata affidata alla Comunità Anglicana Romana. Successivamente il feretro venne inumato presso il Cimitero di Via Cestio (Cimitero Acattolico), al Testaccio, ove tuttora riposa. Nonostante lo strazio provato, Mister George Barfoot continuò a gestire la sua attività imprenditoriale, della quale troviamo traccia nelle varie edizioni della stessa <<Guida Monaci>>, almeno sino al 1896. Al di là di ciò, il celebre “Sellaio” avrebbe seguito il mondo dell’equitazione sino agli ultimi istanti della sua lunga vita, assistendo – ci piace pensarlo – anche alla seguitissima “Riunione di Primavera” del 1902, evento sportivo molto atteso da tutti gli amanti dell’ippica nazionale ed internazionale. L’imprenditore Inglese si spense nella sua amata Roma il 26 settembre dello stesso 1902, nell’appartamento di Via del Babuino, n. 85, a pochi metri da quei Magazzini che lo avevano reso famoso, assistito dalla sola moglie Emily e forse da qualche vecchio amico Romano. Da quel momento in poi, della celebre Selleria non se ne seppe più nulla, essendo stata, molto probabilmente, rilevata da qualche altre Ditta che ne cambiò ovviamente anche la Ragione Sociale. Ma questa è un’altra storia.

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

Roma Capannelle in una stampa del 1887

 

NOTE:

 

  1. La “Ransomes, Sims & Head” (diventata poi “Ransomes, Sims & Jefferies”) è una storica azienda metalmeccanica fondata a Ipswich (Regno Unito) nel 1789, celebre per aver inventato il tagliaerba e per la produzione di macchine agricole. Cfr. <<Oltre 12.000 indicazioni, ossia Guida Commerciale, Scientifica ed Artistica della Capitale d’Italia>>, Roma, Tipografia Sininberghi, 1871, pagg. 221 e 248.
  2. Rome – Hotel d’Allemagne, Via Condotti”, in <<Cook’s Tourist Handbook for Souther Italy>>, London, Thomas Cook and son, 1875, pag. 65.
  3. Claudio De Dominicis, <<Indice dei Testamenti Romani presso l’Archivio di Stato di Roma, Vol. XI (anni 1841-1856) >>, Roma, Accademia Moroniana, 2023.
  4. Tito Monaci, <<Guida Monaci. Guida Commerciale di Rima per l’anno 1879>>, Roma, 1879, pag. 383.
  5. Corrispondenza dal titolo “È morto il cacciatore ferito a Porto d’Anzio”, in <<Il Messaggero>>, 6 giugno 1888, pag. 3.