Giorni di Storia

date, nomi, avvenimenti che raccontano il '900

ArchivioHistory FilesIn Primo Piano

Il caso di Ines Giulianini. La visitatrice doganale che salvava ebrei a Clivio

Ritengo che il dovere di ogni storico sia soprattutto quello di ricostruire le vicende basandosi su fonti ufficiali, ma anche quello di non trascurare nessuna ipotesi, anche se a fornirne il pretesto può intervenire sia la c.d. “memorialistica popolare”, ma anche e soprattutto quella “orale”, molto spesso tramandata, anche se talvolta con esagerazioni, fraintendimenti ed errori madornali, di padre in figlio. Nella mia lunga attività di ricercatore, per gran parte della mia vita legata alle cariche di Direttore del Museo Storico e di Capo Sezione dell’Ufficio Storico della Guardia di Finanza, ho stilato le biografie di molti protagonisti della nostra e di altre storie, spaziando dal Risorgimento alla Resistenza, dall’Emigrazione italiana nel mondo alle più ampie branche della storia universale. Ho, quindi, affrontato anche gli aspetti più intimi dei personaggi da me investigati, ma l’ho fatto sempre nel rispetto di quei principi etici che impongono il ricorso a fonti certe, quindi assolutamente documentate. Operai la medesima scelta anche nel caso emblematico di Luigi Cortile, l’eroico Maresciallo Maggiore della Guardia di Finanza, oggi Medaglia d’Oro al Merito Civile “Alla Memoria” e “Giusto tra le Nazioni” dello Stato d’Israele, figura da me scoperta nel lontano 2005, quando ero anche l’apprezzato, “riverito” e, soprattutto, “ricercato” Direttore del Museo Storico delle Fiamme Gialle, firmando non solo le proposte per il conferimento delle citate onorificenze, ma anche dedicando all’Eroe Nolano e alla gloriosa “Cellula Oscar” di Clivio, capeggiata da Don Gilberto Pozzi e della quale faceva parte anche la Signora nella Marazzi Molinari, anche loro oggi Medaglia d’Oro al Merito Civile (concesse entrambi su mia relazione) i classici “fiumi d’inchiostro” [1].

Don Gilberto Pozzi

Ebbene, sia nei libri, saggi e articoli dedicati a Luigi Cortile non ho mai voluto affrontare la questione della vita privata dell’eroico Sottufficiale, il quale non si era mai sposato, vivendo peraltro in caserma sino al giorno del suo arresto, l’11 agosto del 1944. Sin dal 2005, quando avviai le prime indagini cercai di fare piena luce riguardo ad un’affermazione riportata in un libro molto importante dedicato alla persecuzione degli ebrei lungo il confine della Svizzera: libro, edito nello stesso anno 2005, nel quale l’autore, Francesco Scomazzon, aveva riportato la notizia secondo la quale il Maresciallo Cortile, erroneamente annoverato come Commissario presso la Dogana di Porto Ceresio, era stato arrestato assieme alla moglie[2]. Naturalmente dal copioso fascicolo personale del Cortile non trapelò alcun elemento che potesse confermare tale posizione (non da escludere, tenendo presente i tempi nei quali si consumò la vicenda), così come nessuna “velina” a suo carico, ove magari si parlava di legami affettivi locali, addirittura con una visitatrice doganale che operava alle sue dipendenze nello stesso frangente storico. Ho, quindi, deciso di riprendere in mano la questione, a questo punto ritenendomi sciolto da quell’obbligo morale che mi ero imposto oltre vent’anni fa, approfittando di quanto ha recentemente scritto l’amico Cristiano Parafioriti, il quale ha dedicato alle medesime vicende cliviesi un bellissimo romanzo, che consiglio a tutti di leggere. Offro, quindi, ai nostri lettori quella che – almeno secondo me – è la vera storia di Ines Giulianini, una donna eroica alla pari della Signora Molinari, di cui trattavo prima, alla quale evidentemente spettano pari ricompense, nella speranza, però, che qualche testimone ancora in vita (o comunque familiare dello stesso) si faccia avanti e ci racconti i particolari del suo salvataggio oltre la rete di confine. Prima di farlo desidero ringraziare il Prof. Antonio Cortile, nipote diretto del Maresciallo, per avermi gentilmente messo a disposizione alcune importantissime lettere che la stessa Ines Giulianini aveva indirizzato a suo padre, Raffaele Cortile, fratello del futuro “Giusto tra le Nazioni”.

Da Forlì a Clivio. La triste vicenda umana di Ines Giulianini (1894 – 1976)

Ines Giulianini

Ines Ada Gaspara Giulianini – questo è il nome completo della nostra Eroina cliviese – nacque a Forlì, nella casa avita di San Martino in Strada, civico n. 16, il 16 ottobre del 1894, figlia di Domenico, un calzolaio venticinquenne  e di Maria Baruzzi, sarta.  La famigliola, la quale il 14 settembre del 1896 si arricchì di una seconda bambina, alla quale venne dato il nome di Giulia Emma Gaspara, visse a Forlì sino agli inizi del Novecento, epoca nella quale anche Domenico Giulianini decise di abbracciare la via dell’emigrazione. A differenza di altri congiunti, i quali scelsero l’Argentina, i coniugi Giulianini optarono per la Svizzera, più precisamente la città di Berna, ove Domenico ebbe modo di impiantare un piccolo desco da ciabattino, attirando una notevole clientela nell’ambito della copiosa comunità degli italiani. Ines e la sorella vissero, quindi, a Berna la propria fanciullezza e gioventù. E fu proprio nella bellissima capitale Svizzera che Ines avrebbe incontrato un giovane operaio del Varesotto, Emilio Rasetti, classe 1888, nato a Clivio, sul confine tra Italia e Svizzera, anche lui emigrante da molti anni. I due si sarebbero poi sposati l’8 novembre del 1913, rimanendo a vivere oltralpe, almeno sino allo scoppio della “Grande Guerra”, allorquando Emilio fu richiamato e, quindi, mandato a combattere gli austriaci in un Reggimento del Corpo degli Alpini. Sopravvissuto all’immane conflitto, Emilio e sua moglie Ines fecero, quindi, ritorno a Berna, ove ripresero la vita di sempre. Il 26 giugno del 1920, la coppia ebbe la gioia di mettere al mondo il primo – e purtroppo unico – figlio, al quale fu imposto il nome di Leonardo. Qualche tempo dopo, considerata la grande nostalgia per l’Italia e per le rispettive famiglie, Domenico e Ines Giulianini decisero di tornare definitivamente in Patria, stabilendosi così a Clivio. I tre andarono così ad abitare in una modesta casina di Via Como, n. 17. Ebbene, quella che sino ad allora sembrava la vita felice di una bella famigliola di ex migranti fu, tuttavia, sconvolta dal destino. Il 1° giugno del 1924 si spegneva, ad appena trentasei anni, il povero Emilio, lasciando così “in mezzo ad una strada” la povera Ines, con un bambino di appena quattro anni da tirar su. Poiché la morte prematura di Emilio venne riconosciuta per legge causata da una grave malattia contratta in guerra, Ines riuscì, per fortuna, a godere di una modesta pensione, ma soprattutto ad ottenere un lavoro. Non ne conosciamo gli esatti estremi cronologici, ma sappiamo di certo che Ines Giulianini, vedova Rasetti, venne ben presto assunta dal Ministero delle Finanze, Direzione Provinciale delle Regie Dogane di Varese, in qualità di “Visitatrice Doganale”. La vedova Rasetti fu, quindi, destinata alla Regia Dogana di Clivio, in quel frangente retta dall’Ufficiale di Dogana Giuseppe Lebano, colà destinato quattro anni prima[3]. Appartenente al personale femminile della carriera ausiliaria, la “Visitatrice” era quella figura professionale adibita alla visita personale alle donne che transitavano per la linea doganale, nonché agli altri compiti attribuiti ai Commessi di Dogana, ovviamente nell’ambito dei locali e negli spazi di pertinenza degli stessi uffici di tale Amministrazione. Ines Giulianini fu un’impiegata modello, la quale si fece distinguere, per onestà e impegno, anche negli anni seguenti, facendosi, quindi, apprezzare dai Commissari di Dogana che si alternarono a Clivio: da Emilio Romani, che avrebbe sostituto il Lebano il 20 maggio del 1930, a Giuseppe Aletti, che avrebbe diretto tale ufficio a partire dal 24 aprile del 1933, ma soprattutto dal nostro Maresciallo Maggiore Luigi Cortile, che avrebbe assunto tale importantissimo incarico nel corso dell’estate del 1935.

Una “riscoperta” Eroina del Bene (Clivio, 8 settembre 1943 – 11 agosto 1944)

Luigi Cortile, maturo Sottufficiale delle Fiamme Gialle (classe 1898), dopo una lunga e lusinghiera carriera nel Corpo, era stato ammesso nel c.d. “Servizio Sedentario” a partire dal primo di giugno del 1935, e, di conseguenza, nominato “Reggente” della Dogana di confine di Clivio. E fu proprio a Clivio che il 7 gennaio dell’anno seguente sarebbe assurto al grado apicale, quello di Maresciallo Maggiore, divenendo così titolare. Responsabile dei vari Uffici di Dogana stanziati nel territorio cliviese, il Maresciallo Cortile era affiancato, oltre che da alcuni Finanzieri, anche da Ines Giulianini, la quale, in quel frangente storico viveva col figlio Leonardo in un modesto appartamentino, in Via Evaristo Trentini, n. 22, non molto distante dal Posto Doganale di San Pietro. Luigi Cortile e i suoi collaboratori operarono a Clivio anche negli anni seguenti. Non solo ma il nome del “Ricevitore Cortile” venne anche inserito nell’allora diffusissimo <<Annuario Generale del Regno>>, per l’anno 1939, lo stesso nel quale avrebbe avuto inizio l’immane Seconda guerra mondiale[4]. E fu proprio a seguito dell’entrata in guerra dell’Italia, quel drammatico 10 giugno 1940, che Leonardo Rasetti, unico figlio di Ines, fu mobilitato nei ranghi della Regia Marina, nonostante fosse orfano di padre e con una madre rimasta sola a casa. La guerra di Leonardo durò, tuttavia, solo pochi mesi, in quanto il 16 aprile del 1941, non ancora ventunenne, il giovane marinaio perì in mare, a seguito dell’affondamento del Cacciatorpediniere “Luca Tarigo”, avvenuto durante uno scontro con la Royal Navy nelle acque tunisine presso le secche di Kerkennah (vicino a Sfax). Il dolore di una madre è incommensurabile, figuriamoci poi se la mamma, già vedova, non aveva altri affetti cui pensare, peraltro costretta a vivere in un piccolo paesino di montagna, abbastanza lontano dalla sua amata Forlì. Pur tuttavia, Ines, che nel 1941 aveva quarantasette anni, non aveva ancora maturato gli anni previsti per il pensionamento, ragion per cui, assieme al Maresciallo Cortile fu presente a Clivio anche nei tragici momenti che seguirono la proclamazione dell’Armistizio, l’8 settembre 1943.

Da sinistra il Maresciallo Luigi Cortile, Don Gilberto Pozzi e Ines Giulianini (Clivio, 12 settembre 1943)

Ebbene, come è stato ampiamente ricostruito nelle varie pubblicazioni dedicate a tale argomento, in seguito all’occupazione tedesca del Nord Italia, il maturo Sottufficiale delle Fiamme Gialle, pur potendosi dare la macchia e tentare di raggiungere l’Italia liberata, ovvero la stessa Svizzera, entrò a far parte della Resistenza, peraltro collaborando con l’organizzazione umanitaria riconducibile a Don Gilberto Pozzi, particolarmente attiva nel favorire il passaggio in Svizzera dei profughi ebrei e dei perseguitati[5]. E fu proprio in tale cellula che Don Gilberto accolse anche l’insospettabile Ines Giulianini, che il 12 settembre del ’43, a poche ore dall’arrivo dei tedeschi anche a Clivio, troviamo “immortalata” in una straordinaria fotografia scattata nei pressi della linea di confine, al termine di un “matrimonio” celebrato proprio da Don Gilberto all’interno della Regia Dogana. Ines, a differenza della signora Nella Marazzi Molinari, fu molto attenta a non farsi scoprire, mentre aiutava gli ebrei a fuggire in Svizzera. Su Don Gilberto e sugli altri benefattori intervenne, quasi certamente, qualche delatore del posto. Arrestato dai tedeschi l’11 agosto 1944, il Maresciallo Cortile fu tradotto dapprima nel carcere di Varese e, poi, a Milano, ove nel c.d. “braccio politico” subì pressioni e torture da parte dei tedeschi, a caccia di informazioni anche riguardo alla rete resistenziale che le stesse Fiamme Gialle avevano da mesi costituito in gran parte del Nord Italia (ricordiamo tutti la nobile figura del Colonnello Alfredo Malgeri, che ne fu il capo). Da San Vittore, l’eroico “Angelo del Bene” fu, quindi, trasferito, il 17 ottobre, al Campo di transito di Bolzano e da qui, il mese dopo, a Mauthausen. Durante la sua deportazione in Germania, i suoi effetti personali giacenti presso il vecchio Ufficio della Regia Dogana di Clivio furono presi in carico proprio da Ines Giulianini, che li conservò sino alla Liberazione, per poi consegnarli al fratello del povero Maresciallo.

Non solo ma fu proprio Lei, Ines Giulianini che mantenne i rapporti epistolari con Raffaele Cortile, allora residente a Napoli, nella speranza di potergli dare qualche buona notizia. Nelle varie lettere che il Prof. Antonio Cortile, nipote di Luigi e figlio di Raffaele, ci ha messo a diposizione non trapela alcuna confessione di Ines riguardo ai “veri” motivi che avevano determinato l’arresto e la deportazione del maturo Ricevitore Doganale. Nemmeno un cenno alla comune volontà di salvare delle vite umane, come era effettivamente accaduto. Il Maresciallo Maggiore Luigi Cortile morì di stenti e sevizie nel sottocampo di Melk il 9 gennaio 1945, e il suo corpo cremato. Anche Don Gilberto e Nella furono fermati, non  lo avevamo ancora detto. Don Gilberto fu rilasciato qualche giorno dopo, grazie all’intervento del Cardinale Schultzer, mentre la Signora Marazzi Molinari fu “graziata” da un buon tedesco, per il fatto che era incinta. Don Gilberto, Nella e a questo punto anche Ines Giulianini non confidarono mai ad alcuno quanto avevano fatto per salvare così tante vite umane, come quelle degli ebrei, dei renitenti di leva, dei ricercati per motivi politici, ecc., che proprio grazie a loro riuscirono a  varcare l’infida rete metallica che separava l’Italia dalla Svizzera. Oggi, tutti e tre gli “Angeli del Bene” di Clivio vantano una Medaglia d’Oro al Merito Civile, mentre il Maresciallo Cortile e la Signora Nella Marazzi Molinari hanno anche ricevuto la prestigiosa Medaglia di “Giusto tra le Nazioni”, come si ricordava in apertura. Ines Giulianini, la vedova e la mamma rimasta sola a Clivio, andò in pensione qualche anno dopo la fine di quella guerra infame, ma decise, tuttavia, di rimane a Clivio, nella casetta di Via Manzoni, n. 5, ove la troviamo ancora negli anni Settanta. Ines è venuta a mancare, a Varese, il 28 gennaio del 1976, non ancora ottantaduenne, portandosi così nel segreto della tomba tutto il bene che aveva fatto, tra il settembre ’43 e l’estate del ’44. Sul perché fosse rimasta a vivere lungo quella parte della frontiera con la Svizzera, piuttosto che tornare a Forlì, la risposta è molto semplice. A Clivio la sfortunata donna si sentiva legata da tanti ricordi; a Clivio era seppellito il povero Emilio, il suo sfortunato marito, ma soprattutto a Clivio aveva visto crescere l’adorato figlio, Leonardo, morto giovanissimo a migliaia di chilometri dalla sua Terra, come accadde a tanti altri giovani che nella stessa Clivio, negli anni del consenso avevano inneggiato al fascismo e al suo Capo indiscusso. Ma questa è un’altra storia…

Col. (a) Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Cfr. Gerardo Severino, Luigi Cortile. Il Buon doganiere di Clivio. Storia dell’eroico Maresciallo della Guardia di Finanza che salvò centinaia di ebrei e perseguitati (Nola/Piazzolla, 1898 – Mauthausen/Melk, 1945, Roma, 1^ Edizione Museo Storico della Guardia di Finanza, gennaio 2015.

 

[2] Cfr. Francesco Scomazzon, Maledetti figli di Giuda, vi prenderemo! la caccia nazifascista agli ebrei in una terra di confine, Varese 1943-1945 , Varese, Arterigere EsseZeta, 2005, pag. 130.

 

[3] Cfr. Ministero delle Finanze, <<Bollettino Ufficiale del Personale>>, n. 19 del 1° luglio 1920, pag. 736.

 

[4] Cfr. <<Annuario Generale d’Italia e dell’Imero italiano>>, Torino, Arti Grafiche Ditta Fratelli Pozzo, 1939, pag. 1950.

 

[5] Sull’argomento vgs. Gerardo Severino – Vincenzo Grienti, Il Partigiano di Dio. Don Gilberto Pozzi, lo Schindler di Clivio”, Milano, Edizioni San Paolo, 2022.