Da San Felice sul Panaro a Caracas: storia dell’ambasciatore Antonio Corrado Cavicchioni
Tra il 1926 e il 1932, a Caracas, la bellissima Capitale degli allora Stati Uniti del Venezuela operò, a capo della Regia Legazione d’Italia, un diplomatico di grande levatura, sia professionale che culturale, Antonio Paolo Corrado Cavicchioni, un modenese dalla forte tempra, abile giornalista, esperto di aeronautica e di questioni africane, il quale avrebbe tutelato gli interessi del nostro Paese in quella importante nazione del Sud America, ove la presenza degli italiani era particolarmente consistente, così come lo erano i rapporti commerciali. Il Ministro Plenipotenziario Cavicchioni favorì enormemente le attività imprenditoriali gestite dai suoi connazionali, consentendo la nascita di nuove attività economiche, così come l’associazionismo, come lo era quello che univa gli ex combattenti e le varie Società di beneficenza, mutuo soccorso e d’arma. Quella che segue è la sua storia.
Storia di un grande diplomatico (1879 – 1958)
Antonio Paolo Corrado Cavicchioni nacque a S. Benedetto Po, allora Comune autonomo e oggi frazione di San Felice sul Panaro, in provincia di Modena, il 10 ottobre 1879, figlio del Dottor Antonio, affermato medico condotto, morto il precedente 5 di agosto e di Luisa Buffetti, sua moglie, possidente. Nel 1889 fu ammesso presso il Collegio San Carlo a Modena, che avrebbe frequentato sino al 1896, anno in cui si iscrisse presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino. Il giovane si sarebbe, tuttavia, laureato in Legge nel 1901, ma presso l’Università di Catania, come emerge dal curricula ministeriale[1]. In seguito, avrebbe abbracciato la carriera giornalistica, assunto dal glorioso “Il Resto del Carlino”, nella sua amata Bologna. Furono, quelli, gli anni nei quali il giovane rimase attratto dal mondo dell’aviazione, tanto da essere tra i fondatori, presso il Campo di Aviazione di Taliedo, della “Società anonima di aviazione (Sada)”, la seconda scuola di aviazione aperta in Italia. Successivamente, assieme agli Ingegneri Riccardo Etro e Luigi Querini, così come del Conte Umberto Cattaneo, aprì il campo di volo della Comina, nei pressi di Pordenone, ove contribuì alla fondazione della prima Scuola di Aviazione civile italiana. Nel 1914 il Cavicchioni mutò decisamente vita, entrando a far parte dell’affascinante mondo della Diplomazia. Su richiesta del Ministero degli Affari Esteri, il 15 giugno 1914 accettò di svolgere una missione in Africa Orientale, mentre il successivo 23 settembre, sempre del 1914, fu inviato, quale “Console Onorario”, in missione diplomatica a Nairobi (all’epoca capitale dell’Africa Orientale Britannica), prima tappa di futuri cimenti, che ben presto lo avrebbero visto definitivamente in organico nel Corpo Diplomatico del Regno d’Italia, nel quale avrebbe letteralmente “bruciato le tappe”.

Nominato Console di 2^ categoria a Nairobi, nel 1919, raggiunse, poi, il grado di Console Generale di 2^ classe il 1° febbraio 1923, immesso definitivamente in carriera, riconfermato a Nairobi, ove giunse il 29 novembre. Il 16 luglio 1924 lo troviamo Console Generale d’Italia a Calcutta, in India, mentre il 15 novembre dello stesso ‘24 è Ministro Plenipotenziario in Afghanistan. Fu proprio qui che il Cavicchioni riuscì a risolvere, grazie alla sua fine abilità, un incidente diplomatico intercorso tra i due Governi, relativamente al caso dell’ingegnere italiano Dario Piperno, arrestato e giustiziato con l’accusa di aver ucciso un gendarme afghano. Su mandato dello stesso Benito Mussolini, il Console Cavicchioni fu incaricato di chiedere riparazione al governo dell’Afghanistan per l’applicazione della legge del taglione, legge ritenuta contraria sia ai costumi italiani che a quelli britannici che avevano regolato la legislazione in territorio afghano sino a poco tempo prima. Dal 1926 al 1932 fu, quindi, Ministro Plenipotenziario d’Italia in Venezuela, mentre dopo tale anno passò alla Legazione d’Italia a Bangkok, in Siam. Qui collaborò con la FIAT per l’ottenimento di forniture militari. Lasciata la Diplomazia, in quanto collocato a riposo il 23 ottobre del 1933, il Cavicchioni si trasferì a Bologna, ove avrebbe assunto la carica di Presidente del Consiglio di Amministrazione del Regio Istituto Tecnico Commerciale e Mercantile “Guglielmo Marconi”, in Via Milazzo, n. 181, carica che avrebbe assunto per oltre un decennio. Il 15 ottobre 1934, oramai cinquantaquattrenne, l’uomo convolò a nozze con la Nobil Donna Iva Maria Bonomi, nata a Concordia sulla Secchia (Modena) il 4 ottobre del 1881.

Il matrimonio fu celebrato a Modena, dall’allora Arcivescovo, Mons. Giuseppe Antonio Ferdinando Bussolani. In seguito, attorno al 1944, nel pieno della Guerra di Liberazione, il Cavicchioni avrebbe assunto la carica di Podestà di Desenzano del Garda, nell’ambito della Repubblica Sociale Italiana. Nei mesi precedenti la stessa RSI gli aveva affidato la gestione delle attività patrimoniali di Casa Reale e dei suoi componenti, trasferendosi così a Roma, esattamente a Villa Savoia, in Via Salaria, n. 259, che avrebbe ovviamente lasciato qualche giorno prima dell’arrivo degli Alleati (4 giugno 1944). E fu proprio questa sua scelta a procurargli un vero e proprio dramma personale: l’accusa di connivenza col nemico. Il 30 aprile del 1945, un articoletto pubblicato sul <<New York Morning>> annunciò quanto segue: <<Antonio Cavicchioni, ex diplomatico italiano, è stato arrestato a Reggio Calabria il 19 aprile con l’accusa di aver consegnato ai tedeschi il patrimonio privato della casa reale italiana, come annunciato ieri. La polizia politica di Roma ha affermato che azioni e altri beni di valore di Casa Savoia erano stati posti sotto la protezione di Cavicchioni e che questi li aveva consegnati ai tedeschi>>. In realtà egli si era adoperato per limitare i danni al patrimonio personale del Sovrano, ma non certo per favorire i tedeschi[2]. Non conosciamo l’epilogo, ma immaginiamo che finì tutto nella classica “bolla di sapone”, per quanto l’uomo, da sempre al servizio delle Istituzioni e per il solo bene della Patria, ne sarebbe rimasto letteralmente sconvolto. L’Ambasciatore si spense nella sua casa, la bellissima Villa Santa Maria, un tempo appartenuta a Gioacchino Rossini, a Castenaso (Bologna il 2 novembre 1958. Sul cuscino di velluto rosso deposto sul feretro brillavano le numerose onorificenze che il vecchio diplomatico aveva ricevuto, nel corso della sua carriera, prima fra tutte la Croce di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, che gli era stata conferita “motu proprio” da Re Vittorio Emanuele III, il 31 ottobre del 1921, quale ricompensa per la sua straordinaria azione diplomatica svolta nel corso della “Grande Guerra”.
L’affascinante missione in Venezuela (1926 – 1932)

Designato nuovo Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario d’Italia in Venezuela a far data dal 26 maggio 1926, il Comm. Antonio Cavicchioni lasciò Kabul nel novembre del 1926, giungendo a Caracas agli inizi del dicembre[3]. Qui fu accolto con grande entusiasmo dalla cospicua comunità italiana stanziata in città. Nei giorni seguenti, dopo aver visionato le consegne di servizio, unitamente al Console Generale uscente, il Conte Gianfranco Viganotti Giusti, avrebbe preso subito contatti con il Consolati dipendenti. Si recò, quindi, a Maracaibo, ove era Console reggente il Cav. Carlos Enrique Tarre Fossi e a Puerto Cabello, accolto dal Console reggente Giuseppe Umberto Lupi. Fu, poi, la volta delle varie Agenzie Consolari italiane sparse nel Paese, vale a dire: Ciudad Bolivar (l’antica e storica Angostura), Cumanà, La Guaira, San Fernando de Apure, Merida, Valera e, infine, Barquasimeto, tutte località ove gli emigrati italiani vivevano e operavano da molti anni. Il Ministro Cavicchioni si mise immediatamente al lavoro, anche al fine di migliorare l’organizzazione diplomatica italiana nel Venezuela. Tra le varie iniziative intraprese anche la nuova sistemazione degli uffici della Legazione, trasferiti in un’ottima palazzina sita in Boulevard del Brasil, n. 44. Tempo dopo ottenne dal Ministero anche la nomina di un Console titolare in servizio nella stessa Capitale, il Cav. Uff. Achille Pecchio. Il diplomatico viaggiò moltissimo attraverso il Paese, invitato spesso dalle stesse Colonie di italiani, specialmente in occasione di eventi particolari, come lo fu l’inaugurazione, il 29 marzo del 1929, di un laboratorio artigianale a Ciudad Bolivar, immortalato da una rara foto ricordo. Decisivo il suo ruolo onde migliorare ulteriormente i rapporti fra i due Paesi. Nel 1930, lo stesso Ministro Cavicchioni avrebbe, infatti, firmato a Caracas (esattamente il 23 di agosto), unitamente al Ministro egli Affari Esteri degli Stati Uniti di Venezuela, il Dott. Pedro Itriago Chacin, il “Trattato di estradizione e di assistenza giudiziaria in materia penale tra Italia e Venezuela”, un atto molto importante grazie al quale lo stesso Venezuela avrebbe goduto della collaborazione fornita dai più importanti giuristi italiani. Molto importante sarebbe stata anche la sua attività letteraria, regalando al Venezuela il testo dal titolo <<Viridarium: selectis efformatum sententiis>> (Caracas, Typis Joannis de Guruceaga, 1930). Il Console Generale di 1^ classe, il Comm. Cavicchioni fu trasferito a Bangkok, nel Siam, a far data dal 21 gennaio 1932. A Caracas, il testimone passò al nobile Guglielmo Vivaldi, riconfermato nel ruolo di Inviato Straordinario e Ministro Plenipotenziario. Il Cavicchioni non avrebbe più fatto ritorno nel grande Paese del Sudamerica, ma, tuttavia, non l’avrebbe affatto dimenticato, occupandosene sia come giornalista che come scrittore, come ci conferma la pubblicazione dell’interessantissimo saggio dal titolo <<Il Generale Gomez, dittatore del Venezuela>> (pubblicato sul n. 4, aprile 1936 della celebre “Rassegna di politica internazionale”, edita a Milano dall’Istituto per gli studi di politica internazionale).
Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare
[1] Cfr. Ministero Affari Esteri, <<Annuario Diplomatico del Regno d’Italia – 1931>>, Roma, Tipografia Ministero Affari Esteri, pag. 280.
[2] Cfr. G. Ansaldo, La pulce nello stivale, Milano, 1956, p. 470.
[3] Cfr. Archivio Storico del Ministero Affari Esteri, Personale, I versamento, Busta 204, “Cavicchioni Antonio Corrado”.