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Carlo Del Prete, l’aviatore santo: trasvolatore atlantico e uomo di fede

Carlo del Prete – Foto Aeronanutica Militare

Il titolo può sembrare irriverente, ma testimonia una diffusa consuetudine, in casa dell’amico e collega Arturo Ferrarin, quando si parlava di Carlo lo si definiva “il Santo”, anche in famiglia si era impressionati dalla religiosità di Carlo, per quanto la famiglia Del Prete fosse animata di suo da un profondo sentimento religioso e di carità cristiana.

Quindi non sorprende se un momento particolarmente sentito nella vita di Carlo fu la sua prima comunione, celebrata l’8 settembre 1910. Don Ferdinando Simonetti, che lo aveva preparato al sacramento e fu, per cinquant’anni, animatore del Ricovero degli Artigianelli, ricordò, anche anni dopo, la profonda formazione religiosa di Carlo, il devoto raccoglimento, la gioia nel ricevere il sacramento e la sua umiltà, tutti segni di una grande religiosità.
Un dettaglio significativo conferma il carattere e la personalità di Carlo: nel 1927 venuto a conoscenza dei festeggiamenti in preparazione per il suo ritorno da trionfatore a Lucca, Carlo del Prete inviò un telegramma al Comune di Lucca per chiedere che le celebrazioni si svolgessero in tono più sobrio e che i soldi fossero devoluti in beneficenza. Ottenne che parte dei fondi raccolti venisse risparmiata e destinata per un vaglia di 2.000 lire da devolvere alla Congregazione di Carità, dimostrando così che anche nel momento della gloria, ricercava la modestia e pensava ai meno fortunati.
Scrisse che il pensiero cristiano era la base della sua vita ed anche quando progettava la traversata del 1928 terminava così il suo pensiero “con l’aiuto di Dio anche questo si può fare” sottolineando come ogni sua attività fosse guidata dalla luce di Dio.
Si affidò a Dio anche prima di partire per il volo transatlantico del 1928, facendo dire una messa ed assistendo alla stessa in ginocchio, mortificando il corpo e la superbia che vi si poteva annidare, un gesto così diverso dall’ideologia fascista imperante al tempo.
Le preghiere alla madonna nei momenti difficili del volo, gli scapolari con le immagini della madonna donatigli dalla mamma e dalla sorella poste sul cruscotto dell’aereo, così come più tardi sul comodino del letto d’ospedale sono ulteriore riprova della sua religiosità.
Il Savoia Marchetti S.55 “Santa Maria” a Sesto Calende
In Brasile si sa che ebbe contatti con esponenti della chiesa brasiliana, trovando il tempo in quei giorni convulsi e di trionfo, per alimentare la sua fede cristiana.
Appena ricoverato dopo l’incidente manifestò il desiderio di ricevere la comunione e Mons. Lari della Nunziatura Apostolica di Rio venne a trovarlo, pregarono assieme, ricevette la confessione e poi la comunione.
Iniziò così un cammino di intensa spiritualità, che Monsignor Lari descrisse come l’evento più importante della sua vita. Carlo era la personificazione della modestia, e colpiva quanto fosse sereno nella malattia e nel dolore. Chiese di avere con sé l’immagine del Volto Santo — simbolo religioso della città di Lucca — che gli era stata donata dalla famiglia e che conservava nella stanza d’albergo.
Ogni giorno Monsignor Lari si recava al suo capezzale. Parlavano della bontà della madre di Carlo, della gioia provata nel ricevere il suo telegramma. Spesso lo trovava assorto nella preghiera, le mani giunte gli occhi fissi al crocifisso, a recitare la giaculatoria: «Gesù Cristo, abbi pietà di me».
Il piccolo Carlo ai tempi del catechismo e della Prima Comunione

Grande fu la sua gioia per la visita di Padre Jacomini, lucchese, con il quale Carlo poté parlare della sua amata Lucca. Il sacerdote gli donò una medaglia di San Francesco che Carlo pose sul comodino, accanto all’immagine del Volto Santo.

Mentre era in attesa dell’amputazione ebbe a dire: «Sono nelle mani di Dio, sia fatta la tua volontà. Faccia la mano dell’uomo quanto ritiene opportuno». Disteso nel suo letto, pregava la Madonna, rivolgendosi in particolare alle immagini sugli scapolari che gli erano stati donati dalla sorella Maria e dalla madre, e che contemplava con devozione.
Quando andavano a trovarlo Carlo non parlava di sé, ma chiedeva come stavano. Si rammaricava di non aver potuto fare abbastanza del bene e che, se il Signore gli avesse concesso la grazia di sopravvivere avrebbe dedicato il resto della sua vita a Dio e alla carità cristiana.
Dopo l’intervento di amputazione della gamba Carlo, con l’aggravarsi delle condizioni, chiese con voce flebile la presenza di Monsignor Lari e di Ferrarin, che chiamava affettuosamente “Moro”. Domandò di ricevere l’estrema unzione, che gli fu somministrata mentre egli, pur debolmente, rispondeva alle preghiere del rito.
Ricordò che quel giorno era dedicato a Nostra Signora, festa della Madonna, e che ricorreva anche l’onomastico della sorella Maria; disse che lei sarebbe stata felice di sapere che lui era venuto a lei in quel giorno.
Ebbe a dire: Ciò che mi resta è la fede, offro il mio dolore a Dio, gli offro la mia vita in remissione dei miei peccati.
Stringendo le mani di Monsignor Lari e di Ferrarin, alle cinque del mattino entrò in agonia, e la morte sopraggiunse alle 5:55
Paolo Pescucci
Scrittore e fotografo
Per saperne di più
Il 5 luglio 1928 Carlo Del Prete, insieme ad Arturo Ferrarin, compì una delle imprese più straordinarie dell’aviazione mondiale: il volo senza scalo da Montecelio (Roma) a Touros, in Brasile. Un viaggio di 7.188 chilometri in 49 ore e 19 minuti, atterrando sulla spiaggia di Porto Natal a causa del maltempo.
Non fu solo un record di distanza in linea retta, ma l’apertura di una nuova rotta aerea transcontinentale, ancora oggi utilizzata dai voli commerciali. Il merito fu in gran parte di Del Prete, lucchese, che con straordinarie capacità di navigazione riuscì a orientarsi sull’oceano affidandosi soltanto a bussola, sestante e cronometro.
La sua precisione, il suo coraggio e la sua visione tracciarono la via più breve tra Europa e Sud America, poi adottata dalla LATI e dagli alleati durante la Seconda guerra mondiale per accorciare le rotte atlantiche.
Per le sue straordinarie imprese, per essere al momento l’unico al mondo ad aver trasvolato tre volte l’atlantico, il 13 settembre 1928 del Prete venne insignito di Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico.