Alfonso Maria Borrero Moscoso, l’avvocato ecuadoregno che amava la storia

<<Possedeva una memoria notevole, grande fascino e arguzia. Amava giocare a carte e a sciarade. Di spirito allegro, pronto alla risposta, il suo eloquio era festoso e accattivante. Alto e snello, dall’aspetto distinto, sfoggiava folti baffi e il suo abbigliamento elegante lasciava intendere che fosse vestito in modo impeccabile, essendo considerato uno dei gentiluomini più belli del suo tempo>>. Con queste frasi fu commentata, nell’estate del 1926, l’essenza biografica di Alfonso Maria Borrero Moscoso, un nome che in Italia non è particolarmente conosciuto, ma che già allora aveva varcato i confini dell’Ecuador, essendo appartenuto ad uno dei più importati storici, scrittori e uomini politici del Centro-America. Membro di una straordinaria famiglia che aveva dato al Paese anche un Presidente della Repubblica, oltre ad altri importanti personaggi pubblici, Alfonso Maria Borrero Moscoso si era spento, a causa di un ictus, il 5 luglio di quell’anno, nella casa via Gran Colombia, a Cuenca, ove era nato circa sessant’anni prima. Lo vogliamo ricordare con questo modesto saggio con l’approssimarsi dell’anniversario della morte, così come dei 160 anni della nascita.
Genesi di un grande storico (1866 – 1926)
Alfonso Maria Borrero Moscoso nacque a Cuenca, una cittadina delle Ande Ecuadoregne[1] l’8 dicembre 1866, settimo figlio di Antonio Borrero Cortázar[2], futuro Presidente della Repubblica e Rosa Luicia Moscoso Cárdenas (1833 – 1898). L’evento avvenne nella casa di famiglia, in Calle Bolívar, tra Montalvo ed Estévez de Toral. Il neonato fu battezzato nella chiesa del Sagrario l’8 dicembre 1866. E fu proprio dal celebre padre, che il giovane ereditò l’amore per il diritto, la storia e la giustizia, sentimento che da grande lo avrebbe ispirato a scrivere per il bene del suo Paese. Dopo aver completato gli studi primari e secondari presso il locale Seminario, il 20 agosto del 1890 si laureò con lode in Giurisprudenza presso la stessa Università di Cuenca, ove dal 1891 fu anche Professore di Diritto Internazionale Privato. Nel 1892 fu nominato, invece, Cancelliere delle ipoteche, lavorando così presso la segreteria di quel Comune. In quello stesso anno, in occasione delle celebrazioni del 400° anniversario della scoperta dell’America, pronunciò un discorso che fu pubblicato sulla Rivista Scientifica e Letteraria dell’Università di Cuenca. Iniziava così il suo legame con la letteratura storica. Il 18 agosto 1893 sposò Maria Jacinta Amelia Vega, che aveva conosciuto a casa della zia Elvira Vega García, sposata con Remigio Crespo Toral, dalla quale avrebbe avuto ben nove figli. Nel 1894, Alfonso Maria Borrero Moscoso si diede alla Politica, venendo eletto al Congresso come rappresentante di Cañar. Al Parlamento si sarebbe distinto grazie al suo stile e alla sua competenza giuridica.

La Politica, che l’Avvocato esercitò sempre con grande compostezza e amor di Patria gli avrebbe procurato anche dei dispiaceri, come avvenne nel giugno del 1896, allorquando fu imprigionato nella Guarnigione Militare di Cuenca, per ordine del Generale Manuel Antonio Franco, che lo accusò di aver pronunciato dure critiche al Governo di Eloy Alfaro. Per fortuna la sua detenzione durò solo pochi giorni. Nel 1914 si buttò nuovamente a capofitto nell’agone elettorale, venendo così scelto quale Deputato per il Collegio di Azuay. Non di meno fu importante il suo ruolo di Giurista, tanto che nel 1917 fu nominato Giudice del Tribunale di Primo Grado e nello stesso anno Giudice Ministro della Corte Superiore, Istituto del quale, nel 1918, ricoprì la carica di Presidente. Notevole fu, poi, il suo ruolo di educatore, tanto che tra il 1907 e il 1909 fu Preside della Facoltà di Giurisprudenza e nominato Vicerettore della prestigiosa Università di Azuay, che, fra l’altro, avrebbe difeso strenuamente, quando nel 1908 ne fu proposta la chiusura, così come la perdita dell’autonomia e dei relativi finanziamenti alla ricerca. Poco dopo, ne assunse la carica di Rettore, a causa dell’assenza del titolare, il Dott. Honorato Vásquez, che si era recato in Spagna per svolgere incarichi diplomatici.

Riguardo alla passione per la Storia e la sua diffusione ricordiamo che Il suo legame con la letteratura storica ebbe inizio a partire dal 1893, allorquando, essendo allora funzionario del Comune di Cuenca, ebbe l’opportunità di consultare gli archivi del Consiglio Comunale, tanto da poter dare alle stampe il suo primo saggio storico, vale a dire <<Decennale del Comune di Cuenca, 1751-1761>>, un’opera di 48 pagine pubblicata nel 1894. Nel 1909-10, Alfonso Maria Borrero Moscoso pubblicò la <<Rivista Scientifica e Letteraria>> e le sue <<Nozioni di Diritto Internazionale Privato>>. Tra il 1911 e il 1912 fu, quindi, Direttore degli Studi di Azuay, mentre Nel 1914 fu accolto quale membro fondatore del “Centro di Studi Storici e Geografici di Azuay“. Sempre a partire dal 1914 e sino al 1916, collaborò al quotidiano <<La Unión Literaria>>, pubblicando, fra gli altri, una serie di saggi dal titolo <<Narrazioni Storiche>>. Nel 1917 fu altresì nominato “Membro Corrispondente dell’Accademia Nazionale di Storia dell’Ecuador“. Notevole, a riguardo, fu la sua produzione letteraria. Nel 1922 pubblicò il libro intitolato <<Cuenca in Pichincha>>, con il quale raccontò il contesto e la panoramica storica dei movimenti separatisti in Ecuador, Colombia e Venezuela fino al 9 ottobre 1820, quando fu proclamata l’indipendenza di Guayaquil dalla Spagna[3].
Il libro narra, quindi, gli eventi accaduti durante la Presidenza di Quito dal 1813 al 1820, un’opera basata su documenti oggi purtroppo andati perduti negli archivi che li custodivano. Nel 1924 pubblicò <<Ayacucho>>, in onore della famosa battaglia che pose fine al dominio spagnolo. Come storico, Alfonso Maria Borrero Moscoso ricevette numerosi tributi, premi e riconoscimenti. Il grande scrittore, politico e storico Ecuadoregno morì il mattino del 5 luglio 1926, all’età di 59 anni, nella sua casa di Cuenca, in via Gran Colombia, grande quasi un isolato, ereditata dalla moglie Amelia Vega Larrea, a causa di un ictus improvviso che lo colpì poco dopo essersi alzato dal letto. Oltre ai vari beni materiali, alcuni di grande valore economico, quali, ad esempio, l’allevamento di bovini Guyanshapa vicino alla città di Quingeo, nella regione di Gualaceo, Alfonso Maria Borrero Moscoso lasciò ai propri eredi un immenso patrimonio librario, oltre alle bozze originali dei suoi innumerevoli manoscritti. Già subito dopo la sua morte, la sua <<Rivendicazione storica del maresciallo José de Lamar y Cortázar>> apparve in 60 pagine, mentre le sue opere principali furono ristampate in varie parti del mondo, ancora negli anni Cinquanta. In omaggio alla sua memoria, una scuola nella parrocchia di Santa Ana e una strada di Cuenca portano il suo nome, mentre sono davvero infinite le citazioni e i riferimenti bibliografici che lo ricordano nei vari testi dedicati alla Storia della bellissima Repubblica dell’Ecuador.
Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare
[1] Cuenca è oggi la terza città dell’Ecuador per numero di abitanti, capoluogo della provincia di Azuay e dell’omonimo Cantone, nella cosiddetta Sierra, una parte delle Ande, e sorge a circa 2.500 metri sul livello del mare.
[2] Antonio María Vicente Narciso Borrero y Cortázar (Cuenca, 29 ottobre 1827 – Quito, 9 ottobre 1911) è stato un famoso politico Ecuadoriano, Presidente di quella Repubblica dal 9 dicembre 1875 al 18 dicembre 1876.
[3] <<Cuenca en Pichincha>> viene considerata uno dei capolavori del Centenario dell’Indipendenza, condividendo gli onori con la <<Historia di Destruge>>. Borrero si sforzò di lasciare ai posteri una conoscenza approfondita delle guerre combattute per la libertà dei popoli del Centro-America.