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8 giugno 1943. La storia dell’asso Alvise Andrich e del suo Macchi C.205

Un’affascinante avventura che riemerge dagli abissi del tempo e della storia: il ritrovamento del Macchi C. 205. Ai suoi comandi l’asso della Regia Aeronautica Alvise Andrich. Un uomo coraggioso la cui testimonianza resta memorabile e luminosa per le nuove generazioni di donne e uomini dell’Aeronautica Militare. Di lui, come alpinista, hanno parlato e scritto giornalisti del calibro di Dino Buzzati, che proprio durante il secondo conflitto mondiale fu pure corrispondente di guerra.

Alvise Andrich con il suo aereo

Una storia ripercorsa il 5 marzo 2024, nella Sala “Visconti” di Palazzo Aeronautica a Roma,  dal Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino, già Presidente del Comitato per il Centenario dell’Aeronautica Militare, dal Colonnello Franco Linzalone, Comandante del Distaccamento Aeroportuale di Pantelleria, il figlio del tenente Alvise Andrich, Renato Andrich, e tutti gli altri protagonisti di questo ritrovamento prima e recupero dopo del Macchi C. 205, a partire dal subacqueo dell’OTS Green Divers Antonello D’Aietti che nel 2007 ha individuato il relitto al largo di Pantelleria; il Capitano di Corvetta Sebastiano Sgroi del 3° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di Messina, che con il suo team ha fatto un grande lavoro di recupero in collaborazione con Roberto La Rocca, della Soprintendenza del Mare Regione Siciliana.

Un recupero effettuato tra aprile ed ottobre 2023 che ha innescato una spinta propulsiva nella ricerca delle fonti documentali e archivistiche a partire dall’Archivio dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare, guidato dal Colonnello Gerardo Cervone, dell’Archivio dell’Aermacchi, dell’Archivio Centrale dello Stato.

Palazzo Aeronautica a Roma. Un momento della presentazione del recupero del Macchi C.205 – Foto Aeronautica Militare

Una storia che riporta agli anni della guerra con Mussolini che aveva fortificato l’isola di Pantelleria già verso la fine degli anni Trenta per controbilanciare la presenza britannica sulla vicina Malta. La propaganda aveva esaltato il ruolo parlando di “Gibilterra italiana”. Nel corso dei diversi cicli operativi “che tra il 1940 e il 1943 avevano interessato l’Africa settentrionale e Malta, l’isola era stata una delle principali basi aeree dell’Asse e la sua posizione a mezza strada tra la Tunisia e la Sicilia ne faceva un ideale avamposto difensivo nei confronti di una flotta alleata diretta verso le coste siciliane” ha sottolineato il generale Di Martino mettendo in evidenza come l’isola e la guarnigione presente era agli ordini dell’ammiraglio Gino Pavesi, contava 10.600 uomini ed era di poco più numerosa della popolazione civile”.

 

L’idea di prendere l’isola d’assalto non piaceva affatto al comandante delle forze terrestri alleate, il generale Harold Alexander, che guardava con preoccupazione alle scogliere che la circondavano da tutti i lati lasciando una sola spiaggia disponibile per un eventuale sbarco, e anche questa era fortemente difesa. Ciononostante Eisenhower voleva che Pantelleria fosse conquistata, insieme con le più piccole isole dell’arcipelago delle Pelagie, inclusa Lampedusa, prima di dare il via a un’operazione con obiettivo la Sicilia. I radar sull’isola potevano scoprire e seguire i convogli alleati, e le forze aeree e navali che vi erano basate avrebbero potuto assalirli ripetutamente lungo la rotta. La conquista dell’aeroporto di Pantelleria avrebbe inoltre assicurato il possesso di un’altra base aerea vicina alla Sicilia in un momento in cui quelle di Malta erano già sovraffollate.

Lo stesso premier britannico Winston Churchill aveva definito Pantelleria “una spina nel fianco”. Questo mette in evidenza lo scenario sullo sfondo di quel giugno 1943: “L’operazione Corkscrew (cavatappi) era incentrata su una serie di pesanti attacchi aerei intesi a spezzare la volontà di combattere della guarnigione prima ancora di un qualunque sbarco – ha sottolineato Di Martino -. Il grosso di questi attacchi doveva essere sferrato dalla North African Strategic Air Force (NASAF) del tenente generale Carl Spaatz che comprendeva 4 group di bombardieri pesanti B-17 e 5 group di bombardieri medi, tutti composti da due o più squadron, insieme con i caccia di scorta. La campagna iniziò il 18 maggio con attacchi quotidiani a opera dei bombardieri medi, seguiti a partire dal 1° giugno dai B-17. Il 6 giugno, alla fine della prima fase di Corkscrew, la NASAF aveva totalizzato più di 1.600 sortite e sganciato sulla piccola isola 1.300 tonnellate di bombe. La fase finale della campagna aerea si sviluppò dal 7 giugno fino al giorno previsto per lo sbarco, l’11 giugno, con altre 3.710 sortite e 5.325 tonnellate di bombe. Gli attacchi si susseguirono senza interruzione durante tutto l’arco delle 24 ore prendendo di mira soprattutto le batterie costiere. A partire dall’8 giugno la Royal Navy si unì al bombardamento con i cannoni delle sue navi ma le richieste di resa rimasero senza risposta e così, nella notte tra il 10 e l’11 giugno, la 1ª divisione britannica si imbarcò nei porti dell’Africa settentrionale per lanciare l’assalto finale”.

L’8 giugno 1943, tre giorni prima della resa, più di venti caccia italiani sono in volo su Pantelleria per proteggerla dai bombardamenti alleati. Una parte di questi aerei intercettano una formazione di 103 bombardieri B17, scortati da circa 50 caccia, tra Spitfire e P-38. Il combattimento è durissimo, 6 Spitfire e 1 P 38 sono abbattuti, con la perdita di 2 Macchi C 202 e 2 C 205, di cui uno appartiene ad Andrich, che si salva lanciandosi con il paracadute. L’aereo precipita in mare, ed Andrich viene recuperato solo molte ore dopo da una motovedetta tedesca.

Andrich era nato a Vallada Agordina, in provincia di Belluno, nel 1915 e fin da giovanissimo inizia ad arrampicare. In breve dimostra una eccezionale maestria e diventa protagonista dell’epopea del sesto grado; ancora oggi numerose vie di arrampicata sulle Alpi portano il suo nome. L’altra grande passione di Alvise è il volo: si arruola a 21 anni, nel 1936, e diventa sottufficiale pilota. Nel 1937 prende parte alla Guerra di Spagna e allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale partecipa agli scontri sul fronte francese e alla campagna d’Africa. Nel Giugno del 1943 è impegnato nella difesa di Pantelleria quando viene abbattuto. Nel 1944 torna a volare con il 4° Stormo Caccia dell’Aeronautica Cobelligerante, su velivolo P-39 Aircobra, effettuando missioni sui Balcani. Per le azioni effettuate in combattimento diventa “asso della caccia”, con 5 abbattimenti confermati, e riceve due medaglie d’argento, due di bronzo al valor militare e 3 croci di guerra al valore. Muore il 17 Ottobre 1951, ai comandi di un Beechcraft C-45: l’aereo ha una formazione di ghiaccio sulle ali ma Alvise rimane al posto di pilotaggio, consentendo ad altri membri dell’equipaggio di gettarsi con il paracadute. Per l’atto di eroismo ottenne la medaglia d’argento alla memoria.

Per il Generale di Brigata Aerea Urbano Floreani, Capo del 5° Reparto Comunicazione dello Stato Maggiore dell’Aeronautica “…i più grandi monumenti agli eroi caduti in battaglia non sono fatti di marmo ma sono in fondo al mare, sotterrati tra dune dei deserti aridi e tra nuvole di cieli lontani. Questa storia è dedicata ad un eroe, un asso, che ha continuato a volare dopo l’incidente che l’ha visto protagonista. Il recupero però è dedicato a tutti coloro che non sono rientrati a casa. Ed è il motivo per il quale il 5° Reparto, l’Aeronautica Militare si è imbattuta in questa impresa. Promuovere la valorizzazione storica e raccontare questa bella storia…”

Il Colonnello Linzalone, Comandante del Distaccamento di Pantelleria, ha voluto ripercorrere le tappe di questa affascinante storia. Dal recupero del relitto alla ricerca, tramite fonti storiche, a che tipo di velivolo corrispondessero i pezzi ritrovati: “… quando l’ho visto per la prima volta il relitto, i pezzi mi hanno trasmesso una forte emozione. Essi ci danno una testimonianza di un aereo che ha rappresentato una parte importante della nostra Forza Armata. Nell’istante in cui è stato abbattuto l’aereo non è più un pezzo di metallo ma emozione vera, anche una testimonianza importante perché rappresenta una sinergia efficace tra più istituzioni…”

Il 3° Nucleo Subacqueo della Guardia Costiere durante le operazioni di recupero – Foto Guardia Costiera

Un lavoro di squadra che ha visto la sinergia tra l’Aeronautica Militare, il 3° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera di Messina comandato dal capitano di corvetta Sebastiano Sgroi, la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana con Roberto La Rocca, l’Università di Palermo e l’OTS Green Divers. “Dal numero di matricola del velivolo, ossia MM9310, sono state avviate le ricerche d’archivio presso l’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare e attraverso il libretto personale di Andrich sono stati riempiti i tasselli di una storia davvero affascinante” prosegue il colonnello Linzalone. Un grande lavoro di recupero delle fonti e di incrocio di dati tecnici ed esperienziali di restauro è stato condotto presso il Museo dei Motori dall’ingegner Giuseppe Genchi, Sovrintendente tecnico del sistema museale dell’Università di Palermo: “Il motore recuperato nell’aprile 2023 è un 12 cilindri DB 605 tedesco – dice – o probabilmente uno dei primi RA 1050 RC 58 Tifone prodotto su licenza dalla Fiat, comune peraltro a tutti i caccia della serie 5, ossia Fiat G.55, Macchi C.205, Reggiane 2005”.

Il Macchi C.205 Veltro tra i più moderni aerei della Seconda guerra mondiale – Foto Aeronautica Militare

Successivamente ha preso la parola il figlio di Alvise Andrich, Renato, che con forte emozione, ha voluto ricordare la figura del padre: “… dell’abbattimento sapevo tramite i racconti della mia mamma che gli ricordava come fu salvato, da un mare in burrasca, da una motovedetta tedesca. Ci ha insegnato il coraggio delle proprie azioni, il senso di responsabilità, l’amor di patria ed il senso del dovere che ha accompagnato per tutta la vita mia e di mia sorella e di tutti i nostri figli… non vedo l’ora di andare a Pantelleria a visitare il sito museale in cui sarà conservato l’aereo di Papà…”.

Il Generale Floreani ha concluso l’evento con un pensiero emozionante: “…abbiamo avuto tanti eroi…ma tra questo elenco dovremmo annoverare tantissime mamme che si sono caricate questa Italia, devastata dalla guerra, hanno ripreso in mano bimbi, orfani di papà ed alla fine ci hanno permesso di risollevarci in piedi…”

Il progetto di restauro prevede la costruzione di una struttura in legno e acciaio che riproduce la forma dell’aereo. All’interno, saranno visibili pezzi originali recuperati, mentre la parte posteriore del velivolo sarà rivestita in alluminio dall’artista Marco Mazzei. Alla fine dei lavori, il velivolo sarà esposto presso l’hangar Nervi dell’Aeroporto di Pantelleria, da dove il velivolo operava durante la guerra.

Vincenzo Grienti