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3-14 agosto 1925. Un secolo fa il Campo Scout del CNGEI sulle Alpi di Cainallo. Una storia tutta da riscoprire

Quando mi è stato chiesto da S. Zappardino di scrivere un articolo per Alere Flammam, con lo scopo di “commemorare il campo che si è tenuto in Cainallo, una località ai piedi del versante settentrionale della Grigna, nell’estate del 1925” – cent’anni fa -, avendo avviato delle ricerche da qualche anno, e soprattutto avendo già raccolto il materiale necessario per un articolo, ho colto la responsabilità di condividere quel che avevo trovato.

Mi è sembrata un’occasione meravigliosa per onorare quelle divise e quegli intenti. Ancor di più, mi è parsa un’opportunità per dare lustro al territorio delle Grigne, battuto dall’abate Stoppani per il quale, nel momento in cui scrivo, si sta celebrando il bicentenario della nascita (1824). Don Antonio Stoppani nel 1876 fu l’autore del celebre saggio “Il Bel Paese[1] e soprattutto, per quanto riguarda il territorio del Cainallo, del saggio “Les Pétrifications d’Ésino…”,[2] che documenta l’importanza della zona in quanto giacimento fossilifero del Triassico Superiore.

Il Cainallo del 1925 rappresenta un luogo e un paesaggio che è stato capace di ospitare quel campo voluto da Roberto Villetti, così ricco e generativo di promesse dello scautismo italiano. Se tuttavia ci fermassimo a raccontare “Cainallo 1925”, e rinunciassimo a guardare con curiosità l’intorno temporale, se rinunciassimo cioè ad osservare gli anni immediatamente successivi, perderemmo di vista la portata di quell’impresa dello scoutismo italiano.

L’articolo vuole primariamente ed esclusivamente valorizzare l’opera di Villetti del 1925, posizionarla nel calendario della Storia con i corretti riferimenti contestuali. Ovvero celebrarne il centenario. Per assolvere a tale compito, l’articolo deve estendere lo sguardo ad un periodo di osservazione di due anni, arrivare almeno fino al 1927. Prendendo a prestito il gergo dell’Analisi matematica, si chiede al lettore di Alere Flammam di considerare una curva, una funzione generica che possiamo indicare con f (x), quindi centrare il punto di osservazione con x0 e prendere in considerazione l’intorno di un paio d’anni.[3]

L’ambizione dell’articolo è anche quella di svelare, o contribuire a discernere un disvelamento. Per essere prudenti: avanzare un’ipotesi di studio. Sempre nella speranza che altri vorranno confutare, arricchire, confermare o mendare l’ipotesi e le argomentazioni fornite. Affidiamo il tutto ad Alere Flammam. L’oggetto dell’approfondimento è una presunta correlazione tra il Campo per Capi Scout del 1925 di Villetti e quella dinamica sociale che potremmo etichettare come fase iniziale della “fascistizzazione della gioventù italiana”. In tesi la sovrapposizione venne operata con una curiosa e forse non casuale “contiguità territoriale”: il Cainallo.

Il regime, in quello stesso luogo denominato “Cainallo”, si trovò ad organizzare campi della gioventù Balilla, nel 1926 per i Balilla di Lecco e nel 1927 per i Balilla milanesi e poi anche per il 1928.

Fu una voluta sovrapposizione socioeducativa della ‘Nuova Gioventù’ dei Balilla agli scout?

Dalle note di ricerca

Le note di ricerca da cui viene costruito questo articolo, sono un frutto secondario di una corposa tesi a cui ho lavorato ai tempi della pandemia Covid-19, Università IULM (Milano), a valle del corso di laurea in Relazioni pubbliche. Scavando nel passato recente dell’abitato di Esino Lario (a quei tempi ancora diviso nelle due comunità comunali, quella di Esino Inferiore e quella di Esino Superiore a cui apparteneva il luogo del Cainallo), un comune confinante con i luoghi della mia giovinezza (Perledo), ieri in provincia di Como e oggi in provincia di Lecco, sulla sponda orientale del lago di Como cara al Manzoni, sono arrivato a riscoprire un filmato dell’Istituto Luce disponibile online.[4] La datazione di quel filmato è l’anno 1927, si trattava di un “Campo DVX”,[5] uno dei primi e per questo “più importanti” campi dedicati al Duce. Due figli del Duce, Bruno e Vittorio, erano “in divisa” nei Balilla lì, al Cainallo, accompagnati dallo zio Arnaldo (fratello di Benito) in compagnia di un centinaio di “balilla milanesi”. In quei luoghi ci tornerà la famiglia di Vittorio Mussolini negli ultimi tempi del regime, la moglie con i due figli piccoli, per essere curati dalla pertosse, ospiti nascosti dal parroco don Rocca, coordinatore dei partigiani, che si occupava di carità cristiana e che fece in modo che non cadessero nelle mani di chi stava combattendo contro i nazi fascisti.[6] Con i Balilla, a sovrintendere tutta l’ONB (Opera Nazionale Balilla), l’onorevole Renato Ricci. Un “fascista integrale”, incaricato dal PNF (Partito Nazionale Fascista) nel settembre 1924 di studiare il ‘problema della educazione fisica e morale della gioventù in relazione a quanto si faceva, in tale campo, in tutti gli altri paesi’ e, nel giugno 1925, delegato dal PNF alla presidenza delle Avanguardie giovanili fasciste.[7]

Villetti a colloquio con alcuni capi

Da laureando mi posi una domanda capace di giustificare quella presenza ingombrante: perché nel 1927 si è organizzato in pompa magna un Campo DVX al Cainallo? Si tratta di una conca ricoperta da prati ed è “unico”, ma perché farne “terra del Fascio”, e perché considerarlo un luogo così sicuro da ospitare persino i figli del Duce?

Con ancora un poco di sforzo di ricerca sono giunto ad un album fotografico contenente delle foto di un Campo DVX, sempre al Cainallo, datato “Estate 1926”, e intitolato “Terzo Campeggio Benito Mussolini della Legione Milanese dei Balilla”.

La gioventù ritratta in quelle foto beneficiò della messa di mons. Adolfo Luigi Pagani che di lì a poco diverrà vescovo di Como, e fu affiancata da Giuseppe Pensa (1878-1973), commissario prefettizio dei due Esino che presto verrà nominato Podestà locale, maestro di calligrafia delle scuole elementari operante a Milano.[8]

Tra le foto, ve n’è una ancora più emblematica, quella di Arnaldo Mussolini con il futuro Podestà, e i figli del duce Bruno e Vittorio, proprio nel cortile prossimo all’abitazione del maestro a Esino Inferiore.

Per la cronaca e per meglio contestualizzare Arnaldo Mussolini possiamo ricordare che nel 1919 si trasferì a Milano e dal primo novembre 1922 assunse la guida de Il Popolo d’Italia, lasciatogli in eredità dal fratello Benito Mussolini, nominato Presidente del Consiglio dei Ministri il 31 ottobre dello stesso anno.

Curiosamente, proprio nel bel mezzo del Campo DVX del 1927, Esino Inferiore ed Esino Superiore, con provvedimento del 12 agosto 1927 (R.D. n. 1648), vennero unificati e ci fu un solo comune “Esino Lario”, quindi un unico podestà. Il caso volle che fosse proprio il precedente sindaco di Esino Inferiore, poi commissario per l’unificazione dei due comuni previsti dal regime, ad essere scelto e nominato Podestà di Esino Lario.

“Unendo i puntini” pare di poter dedurre che il Cainallo 1927 fosse stato eletto “luogo sicuro” per ospitare i figli di Mussolini nella loro performance di gioventù Balilla, proprio per via di quel protagonista della microstoria locale, maestro di calligrafia delle elementari che insegnava in un orfanotrofio a Milano, nonché sindaco di Esino Inferiore e futuro podestà di Esino Lario.

Raccontavano i giovani di quel tempo che il Duce sorvolò il campo dei balilla festanti con l’aeroplano.

Villetti insieme a consiglio Capi

Come annotazione altrettanto curiosa, nella casa natale dei Pensa – adiacente a quella del Podestà – che fu dapprima dei notai Arrigoni, si dice sia stato ospitato persino il cardinale san Carlo Borromeo arcivescovo di Milano, durante una delle sue visite pastorali, nel 1566 o nel 1582. La stanza denominata San Carlo, dove si racconta che abbia dormito, è documentata nel catasto fabbricati del Lombardo Veneto di Esino Inferiore dall’ingegner Antonio Benfereri nel 1864, al numero di mappa 150.

Restava da capire, perché un campo dei Balilla proprio al Cainallo?

Google a volte è una risorsa molto utile: digitando ‘Cainallo’, sono arrivato a scoprire delle pagine multimediali relative a un Campo Scout ben più importante… e precedente a quelli della propaganda fascista: ‘Cainallo 1925’.

Questo voleva dire prima dell’Opera Nazionale Balilla, per la cronaca fondata il 3 aprile 1926 (R.D. n. 2247), prima che arrivassero i Balilla. Ma, fatto ancora più rilevante, non un campo scout qualsiasi: un campo scout per formare i “Capi Scout” voluto da Roberto Villetti. Il campo fu visitato anche dai responsabili degli scout cattolici della diocesi di Milano.

Sappiamo bene quanto l’ONB si sia dapprima sovrapposta e poi sostituita agli Scout mediante apposita decretazione, militarizzando la nostra gioventù e portandola sul sentiero delle guerre coloniali prima e della Seconda guerra mondiale dopo.[9] Ma forse, e potrebbe essere veramente una scoperta, c’è un punto della curva f(x), che gli storici non hanno ancora studiato. E per luogo geometrico è proprio il Cainallo.

Con questa prospettiva, non volendo tradire lo scopo principale dell’articolo, prepariamoci alla posa di un cippo commemorativo in Cainallo, in vista del centenario![10]

Il Cainallo 2025

Per tentare di orientare il lettore rispetto al luogo e al paesaggio prescelto per il campo per capi scout “Cainallo 1925”, occorre impegnarsi duramente perché il Cainallo è un luogo da vivere che mal si presta a una narrazione prosaica.

Si cercherà di limitare la descrizione a quel che serve per inquadrare l’evento. Di quei dodici giorni si scriverà poco, quasi nulla – salvo sulla rivista mensile “Giovinezza d’Italia”, i cui numeri sono pressoché introvabili. Resterà qualcosa per gli addetti ai lavori. Merito certamente di chi ha voluto e organizzato il campo, Roberto Villetti, diversamente noto nel mondo scout con il soprannome Papà Akela, il suo totem.[11]

Copertina Libretto personale di Alberto Medoro Savini

Alla data della stesura del presente articolo non è ancora stato scoperto il motivo che ha indotto il commissario generale degli scout laici Roberto Villetti a scegliere il Cainallo per il suo esperimento. Vi sono alcune ipotesi, ma nessuna certezza. Roberto Villetti fece un incontro con il sindaco Carlo Nasazzi (soprannome Ciapet) e la Giunta di Esino Superiore nella primavera del 1925 e successivamente in Giovinezza d’Italia del mese di giugno 1925, uno scout firmatosi “L’Aquila delle rocce”, fece un elenco delle specificità portate a supporto della scelta. In termini più oggettivi, il Cainallo, o più correttamente Cainallo, è una località delle Prealpi lombarde posta a circa 1300 m s.l.m., accessibile a quei tempi dalla Val d’Esino o dalla Valsassina salendo da Prato S. Pietro (Cortenova) per il sentiero della Scaletta. Da Cainallo si può raggiungere il gruppo delle Grigne e giungere alla sommità 2.406 metri di altitudine. Si trova in provincia di Lecco (nel 1925 era provincia di Como), sulla sponda orientale del lago di Como. Nel 1925 era territorio di appartenenza del comune di Esino Superiore. Da secoli era l’alpeggio di pascolo per gli animali dei terrazzani di Esino Superiore e, per vecchia tradizione, vi rimarrà anche quando la località ricadrà nel territorio del comune di Esino Lario, frutto della già citata unificazione tra i comuni di Esino Superiore ed Esino Inferiore, avvenuta nel 1927. Un paio di mesi prima del campo, di “Cainallo 1925”, a giugno furono ultimati i lavori della carrozzabile che da Varenna conduceva a Esino, una dozzina di chilometri di curve e tornanti, la strada provinciale 65 che alla fine degli anni Sessanta venne prolungata fino a Parlasco. Con l’amministrazione del prof. Carlo Signorelli, sindaco di Perledo e consigliere della provincia di Lecco, negli anni 2000 venne turisticamente promossa Scenic Route 65, ora ribattezzata SS753.[12]

Esino Lario – Rifugio Cainallo a metri 1500 – Cartolina di fine anni Venti

Si parla spesso di turismo culturale nel senso più ampio del termine, che dovrebbe comprendere anche gli aspetti naturalistici delle nostre montagne. Il Cainallo e più precisamente il gruppo delle Grigne, una catena montuosa delle Prealpi Orobie, è stata la terra di Stoppani e poi di Cermenati. Giova ricordare che Il Bel Paese di Stoppani (1876) è stato il primo libro di divulgazione scientifica in Italia. L’altipiano, forse sarebbe più corretto dire ‘conca’, è inserito nel Parco regionale della Grigna settentrionale.

Lezione tenuta da Villletti

Il Cainallo è posto meraviglioso, punto di partenza per le escursioni sulla Grigna settentrionale, sul suo nevaio estivo “del Bregai” ormai molto ridotto, per visitare la Giazzera del Moncòdeno che fu descritta anche da Leonardo da Vinci.[13] Il Sass dei Lumach invece è una formazione rocciosa, che sovrasta la conca, caratterizzata dalla presenza di fossili marini, in particolare quelli che assomigliano a chiocciole, da cui deriva il nome (Pietra delle Lumache). La Grotta del Cainallo è una formazione carsica nota per la sua bellezza naturale e per essere un punto di interesse per i numerosi speleologi che esplorano le grotte della zona. A testimonianza dell’alto interesse scientifico e naturalistico della zona, la Società Geografica Italiana (SGI) nel 1912 ha pubblicato la relazione del dott. Pietro Zuffardi, una scrupolosa rendicontazione della “Gita nella Valle di Esino”, compiuta tra il 10 e il 17 settembre 1911, che ebbe tra i protagonisti del tempo il geologo, politico e naturalista Mario Cermenati, con tutti i massimi esperti di geologia di quell’epoca.[14] Negli anni ’50 la località del Cainallo, in virtù della conca naturale, verrà scelta dai Gilera per costruire un albergo e per aprire un primo campo da sci.[15]

Considerazioni di Alberto Medoro Savini (Gatto Nero da Bari) Campo di Cainallo 

Da un punto di vista linguistico, nella toponomastica moderna, si hanno tracce di Passo Cainallo, Alpe Cainallo, Rifugio Cainallo – ogni sostantivo addizionale viene anteposto al termine Cainallo creando una esatta determinazione del composto. Comunemente ci si riferisce alla conca del Cainallo semplicemente con il toponimo “Cainallo”, non è raro sentire anche l’espressione con il complemento di stato in luogo “Vado in Cainallo”, o più raramente “Vado al Cainallo”.

L’etimo di Cainallo è incerto. Forse dal latino catinum ‘conca’.[16] Nell’uso popolare del termine si antepone anche l’articolo ‘il’ o la preposizione articolata ‘del’; quindi, “Il Cainallo è visitato da parecchi turisti”, “Pista da sci del Cainallo”.

Il campo scuola dei capi

Per commemorare il centenario del Campo di Cainallo, riproduciamo le immagini e i testi tratte da “Giovinezza d’Italia”, nella pubblicazione dell’Anno 1°, n. 9-10, relativa al 1925, pp. 6-24.



(Alcune pagine tratte da “Giovinezza d’Italia”, Rivista del CNGEI del settembre-ottobre 1925)

L’Alzabandiera

Aldo Marzot

(testo tratto da Assoraider, Sezione di Cirò Marina)

Aldo Marzot fondatore dell’Assoraider. Aldo Marzot nasce a Vicenza 12 ottobre 1904, a 15 anni entra nel CNGEI (Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani). Dotato di forte spirito patriottico e portato al servizio verso il prossimo, percorre il suo cammino scout rapidamente raggiungendo in modo precoce la categoria di esploratore scelto. Lavora molto in branca lupetti (la branca dei più piccoli) nel 1923 è capo branco, passa poi a dirigere come capo reparto gi esploratori (la branca dei preadolescenti) sempre nella sede di San Biagio a Vicenza. Il suo nome in totem è “Pellicano del Cimone” ad indicarne l’altruismo e l’amore verso gli altri. (Proprio nella località del Cimone, insieme ai ragazzi della sua pattuglia, egli raccoglie le ossa dei soldati uccisi nella Prima guerra mondiale). Tale Totem gli viene attribuito da Roberto Villetti, Capo Scout del Cngei, nel corso del primo Campo Scuola del Cngei realizzato all’Alpe di Cainallo nel 1925.  Nello stesso anno si laurea in ingegneria a Padova, divenendo il più giovane laureato a livello nazionale.

Altri articoli di approfondimento relativi a Cainallo 1925

Autore: Renato Ongania

Renato Ongania (Milano, 1978) ha conseguito una laurea in Relazioni pubbliche (IULM Università di Milano), studente di Semiotica all’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna. Master in bioetica (Ateneo Pontificio Regina Apostolorum), studi di filosofia presso atenei pontifici sulle figure di sant’Anselmo e san Tommaso d’Aquino, corsi avanzati sui Diritti Umani e Peace Studies. Nella sua tesi triennale (2021) ha avuto la possibilità di considerare la sovrapposizione tra i Balilla e gli Scout come un fenomeno di assimilazione e manipolazione da parte del regime, individuando nel Cainallo il luogo “eletto” in cui è maturato e avvenuto quello che ha voluto definire “lo scippo del bastone”, ovvero dove “i balilla dell’onorevole Renato Ricci” si sono incuneati “negli scout di Roberto Villetti”. Dal 2008 è il responsabile delle relazioni pubbliche personali per l’Italia di L. Ron Hubbard (1911-1986), scrittore bestseller statunitense e fondatore di Scientology. Nel 2023, nell’ambito di un evento della World Scout Foundation, a Kandersteg (Svizzera), ha ricevuto dalle mani di Re Carlo VI e dal Granduca ereditario del Lussemburgo Guglielmo, la Baden Powell Fellowship, dedicata alla memoria di L. Ron Hubbard, in occasione del centenario della sua promozione a Eagle Scout – Boy Scout of America. La Baden-Powell Fellowship, fondata il 25 aprile 1982 a Kolmården, in Svezia, è un’iniziativa della World Scout Foundation. Questa fellowship riconosce individui per i loro contributi alla fondazione, che supporta il movimento scout a livello globale. I membri della Baden-Powell Fellowship, noti come “BP Fellows”, sono parte di una rete globale di sostenitori appassionati e dedicati movimento scout (worldscoutfoundation.org).

Revisione a cura di Valerio Ricciardelli

Valerio Ricciardelli è noto come storico locale, specialmente per il suo lavoro nella documentazione e narrazione della storia della Val d’Esino e delle aree circostanti. Ha contribuito con libri, articoli e ricerche che esplorano la storia e le tradizioni locali, rendendolo una figura di riferimento per chi è interessato alla storia della Val d’Esino. Autore di “Quaderni di Storia Esinese”, una serie di pubblicazioni dedicate alla storia e alla cultura della Val d’Esino, ha compiuto ricerche storiche, genealogiche e culturali. Esperto di sistemi scolastici e formativi, noto per le sue analisi e proposte riguardanti la formazione degli insegnanti e l’istruzione tecnica. Ha una formazione in ingegneria elettronica e ha lavorato come docente di elettronica industriale. Ricciardelli ha ricoperto ruoli di rilievo in aziende di automazione industriale e ha contribuito allo sviluppo di sistemi di formazione professionale. Ha pubblicato diversi lavori, tra cui “Ricostruire l’istruzione tecnica”, in cui affronta la necessità di una nuova istruzione tecnica di eccellenza per sostenere la crescita economica e occupazionale.

Ringraziamenti Speciali

Giorgio Meo, ASSORAIDER

Gianpino Vendola, CNGEI

Ermanno Zappacosta, CNGEI

Alberto Pensa, per le informazioni condivise in relazione alla ricerca sulla località Cainallo.

 

[1] Il Bel Paese, insieme a Pinocchio e a Cuore, ha giocato un ruolo cruciale nella formazione di cittadini consapevoli e patriottici in Italia, contribuendo a sviluppare una cultura scientifica accanto a quella filosofica e letteraria. Il libro offre descrizioni affascinanti di vari luoghi italiani, dal Lago Maggiore alle montagne, rendendo il territorio un patrimonio condiviso dai nuovi italiani (einaudi.it).

[2] Stoppani, A. “Les Pétrifications d’Ésino ou Description des Fossiles Appartenant au Dépot Triasique Supérieur des Environs d’Ésino en Lombardie: Divisés en Quatre Monographies. Comprenant les Gastéropodes, les Acéphales, les Brachiopodes, les Céphalopodes, les Crinoïdes, les Zoophytes et les Amorphozoaires. In Paléontologie lombarde ou description des fossiles de Lombardie, Tipografia Bernardoni, Milano, 1858.

[3] In matematica, l’intorno di un punto è un concetto fondamentale in analisi. Un intorno di un punto x0 in uno spazio metrico è un insieme di punti che sono “vicini” a x0. Formalmente, un intorno U di x0 è un insieme tale che esiste un raggio ϵ > 0 per cui tutti i punti x che soddisfano la condizione

∣x− x0∣ < ϵ appartengono a U. In simboli, si può scrivere: U = {x ∈ R:∣x x0∣ < ϵ}.

[4] “Balilla milanesi al campo”, Istituto Luce, 1927. Durata: 00:06:24, colore: b/n, sonoro: muto, codice filmato: M018801. Disponibile online al seguente indirizzo Internet:

https://patrimonio.archivioluce.com/luce-web/detail/IL3000051263/1/balilla-milanesi-al-campo.html?startPage=0#n

[5] Un “Campo DVX” era un campo estivo organizzato dall’Opera Nazionale Balilla (ONB) durante il periodo fascista in Italia. Questi campi erano destinati ai giovani italiani per promuovere l’ideologia fascista e inculcare i valori del regime attraverso attività fisiche, paramilitari e di propaganda. Il termine “DVX” è una latinizzazione del titolo “Duce”, riferito a Benito Mussolini.

[6] Libro “Conversazioni libere su don Rocca” di Valerio Ricciardelli, Edizione Quaderni di storia Esinese, 2022. Disponibile online in formato PDF al seguente indirizzo Internet:

https://www.quadernistoriaesinese.it/download-libro-conversazioni-libere-su-don-rocca/

[7] Libro “Renato Ricci. Fascista Integrale” di Giuseppe Zanzanaini, Mursia, 2004, p. 67.

[8] “Giuseppe Pensa” in WikiRazzismo.org. Disponibile online al seguente indirizzo Internet: https://www.wikirazzismo.org/wiki/Giuseppe_Pensa

[9] Art. 1 del Regio Decreto-Legge 9 aprile 1928, n. 696 “Modificazioni al R. decreto-legge 9 gennaio 1927, n. 5, concernente la istituzione dell’Opera nazionale Balilla per l’assistenza e l’educazione fisica e morale della gioventù”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia il 13 aprile 1928, n.88, p. 1576.

[10] Il cippo commemorativo per il centenario del campo per capi scout Cainallo 1925 è già stato postulato nel terzo capitolo della tesi di laurea Università IULM Milano “Mentire a fin di bene” il caso di Guerrilla Marketing “AAA Vendesi Esino Lario”, matricola 1025777 anno accademico 2020/2021.

[11] Nel gergo scout, il “totem” è un soprannome simbolico che viene assegnato a un membro del gruppo scout, spesso basato su caratteristiche personali o comportamentali. Questo soprannome è ispirato agli animali o agli elementi della natura e viene utilizzato come segno di appartenenza e identità all’interno del gruppo. Ad esempio, “Papà Akela” è un totem che fa riferimento al lupo Akela, il capo del branco nel “Libro della Giungla” di Rudyard Kipling (1894), e viene spesso utilizzato per indicare una figura di guida o mentore nel contesto scout.

[12] “Strada provinciale 65 Cortenova-Perledo”, in Wikipedia.org. Disponibile online al seguente indirizzo Internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Strada_provinciale_65_Cortenova-Perledo

[13] la “Giazzera del Moncòdeno” è ampiamente trattata. Tra le ricerche disponibili online quella di Giancarlo Mauri in “Alla ricerca del ghiaccio perduto nuovo”, 2010. Disponibile online in Academia.edu al seguente indirizzo Internet:

https://www.academia.edu/43418493/2010_Alla_ricerca_del_ghiaccio_perduto_Niccol%C3%B2_Stenone_di_Giancarlo_Mauri.

[14] Mario Cermenati (1868-1924) è stato un naturalista, geologo e politico italiano. Fondò i Musei Civici di Lecco, insegnò Geologia e Paleontologia all’Università di Roma e pubblicò numerosi lavori scientifici. Fu un deputato radicale e anticlericale, contribuendo significativamente alla conoscenza delle scienze naturali e della geologia.

[15] Ferruccio Gilera, primogenito di Giuseppe G. e Ida Grana, destinato a prendere le redini della casa motociclistica, morto prematuramente nel 1956 a soli 26 anni, a causa di una malattia tropicale contratta in Sud America. La famiglia Gilera, nota per il suo contributo all’industria motociclistica, ebbe effettivamente un ruolo significativo durante le ultime fasi del regime fascista. Durante questo periodo, la famiglia Gilera ebbe un ruolo nella protezione dei nipoti di Benito Mussolini a Esino Lario. Questo piccolo paese, dove la famiglia aveva la sua residenza estiva, divenne un rifugio sicuro per i familiari del Duce. Per approfondimenti “Don Rocca, sacerdote per amore”, Ricciardelli V., Quaderni di storia Esinese, 2021.

[16] Dante Olivieri in Dizionario di toponomastica lombarda [1931], (2001), Lampi di Stampa, p. 140.

Conclusioni di Salvatore Zappardino

Per comprendere il significato del Campo dei Capi, decisamente voluto nel 1925 dal Capo Scout del Cngei Villetti (“Papà Akela”), è necessario compiere un salto nel tempo per comprendere la situazione italiana tra il 1918 e il 1927, in parallelo con quella internazionale, oltre a conoscere la figura di Roberto Villetti. Una figura che nel Cngei coincide con la fine dell’“era Colombo” ovvero con l’allineamento al metodo scout originale di Baden-Powell negli anni successivi alla prima guerra mondiale. Come evidenziato da Giorgio Meo una peculiarità del campo, fu la presenza di un nutrito gruppo di lupetti ed esploratori (bambini e adolescenti in età compresa tra i 9 e i 15 anni) che diedero agli allievi la possibilità di applicare nella pratica quanto veniva svolto nelle lezioni di metodo.

Andando per grandi linee. Negli anni a seguire la prima guerra mondiale Il contesto storico e sociale era caratterizzato da una situazione complessa: il cosiddetto “Biennio Rosso”, la “pace mutilata con la conseguente “impresa di Fiume”, l’omicidio Matteotti e la conseguente secessione dell’Aventino, un’economia dissestata dal confitto bellico con un’inflazione esponenziale. Tutti elementi che alimentarono un diffuso malessere sociale. Oltre tali aspetti da tenere in considerazione la contrapposizione tra lo stato e la chiesa cattolica con l’irrisolto problema della “questione romana” e il “no expedit”.

Tali fattori costituirono un terreno fertile per l’ascesa e il consolidamento del fascismo, portando alle successive nubi dello scioglimento del movimento scout in Italia. Nel suo articolo Ongaina parla della “fase iniziale di fascistizzazione della gioventù italiana” e s’interroga sulla possibile sovrapposizione socio-educativa tra la “Nuova Gioventù” dei Balilla e gli scout. Questo tema, di grande rilevanza seppur poco trattato, meriterebbe un approfondimento.

In controtendenza rispetto a una storiografia scout a volte generalista, è importante ricordare che in quegli anni anche all’interno dello scautismo italiano, sia tra gli esploratori nazionali sia tra i cattolici, sebbene ci fossero stati episodi di violenza messi in atto dagli uomini in camicia nera nei confronti dell’associazionismo giovanile cattolico, scautismo compreso, erano presenti delle simpatie nei confronti del Fascismo. Mi permetto di ricordare la presenza di una significativa corrente politica e sociale rappresentativa di aree di contiguità tra il fascismo e gli ambienti sia di area laico-liberale sia cattolica rispettivamente rappresentate da personaggi come Giovanni Gentile ed Egilberto Martire.

 

De Felice definì gli anni immediatamente a seguire come “gli anni del consenso”, una lettura delle riviste scout e la documentazione dell’epoca confermano tale disanima. Lo storico D. M. Smith giustamente sottolinea che “la storia non ha per fine di prosciogliere o condannare, e nemmeno di cancellare ciò che può essere doloroso o imbarazzante, bensì di provare a comprendere e rendere intelligibile il passato“. Maggiore approfondimento e analisi meriterebbero quanti capi e in alcuni casi intere realtà di ambedue le associazioni aderirono volontariamente all’0nb. Non si trattò di isolate adesioni, ma ad esempio di intere Sezioni o unità del Cngei. Tra il 1927 e il 1928 furono applicati i loghi Onb (Opera Nazionale Balilla) accanto agli emblemi dell’Asci. De Felice avverte che “lo storico può e talvolta deve dare giudizi morali; ma può farlo solo dopo aver assolto in tutti i modi al proprio dovere d’indagatore e ricostruttore della molteplicità dei fatti”. Addirittura il Gesuita Padre Tacchi Venturi (esponente di rilievo della Santa Sede e uno dei mediatori della complessa trattativa dei “Patti Lateranensi”) nel 1927 arrivò a ipotizzare – cito testualmente – q.s.: (omissis)… “La seconda via, anche più fruttosa, sarebbe la seguente. In non poche città di provincia o grosse borgate vi avevano, fino allo scorso anno, Reparti di Esploratori Cattolici, ora sciolti dalla Legge dei Balilla. Si dovrebbe quindi procurare che quei medesimi ecclesiastici e laici, pei quali siffatti reparti di Esploratori ebbero vita e direzione, si facessero a ricostituirli e ad averne cura nell’unica forma permessa, cioè in altrettanti nuovi reparti di Balilla e di Avanguardisti”. (1).  Pertanto non dobbiamo meravigliarci se autorevoli personaggi dello scautismo come il Mario Mazza, il Conte Buffa di Perrero e Antonio Viezzoli aderirono all’Onb.

La lettera di Robert Baden Powell a Villetti

In tale scenario socialmente e politicamente complesso, ma nello stesso tempo caratterizzato da valori di alto profilo che portarono a definire quel periodo “gli anni d’oro dello scautismo italiano”, si svolse il Campo dei Capi dell’Alpe di Cainallo nell’agosto del 1925.

La storiografia scout ha narrato questo evento sminuendone inconsapevolmente l’alto valore formativo. Questo problema è stato già evidenziato: una narrazione storica edulcorata e semplificata può essere utile per i ragazzi, ma rischia di essere superficiale, infantile e fuorviante per gli adulti.

Invero il Campo dei Capi coincise con la gestione di alto significato valoriale e meticolosa di Villetti, vissuta dai partecipanti come l’inizio di una nuova era nel Cngei, caratterizzata da modalità più mature rispetto alla precedente gestione.Tale analisi mi è stata riferita dalle testimonianze di Pietro Rizzo, Emanuele Scalici, Alberto Medoro Savini e Raimondo Zagami, alcuni tra i membri di quella cerchia di giovani capi scout noti come “i ragazzi di Villetti”. Non si trattava di un esperimento autarchico poiché dal programma del campo emergono in maniera evidente le linee della formazione Gilwell appresi da Villetti durante la conferenza di Parigi nel 1922 e al Jamboree di Copenaghen nel 1924.

1925, Campo di Cainallo: consegna attestati e riconoscimenti

Nel 1975, nel cinquantesimo anniversario del Campo dell’Alpe di Cainallo, Antonio Viezzoli, sulle pagine della rivista Scautismo, rilevò il legame tra tale evento e Villetti, definendolo giustamente il secondo fondatore del Cngei. Viezzoli evidenziò come il Campo dei Capi seguì di un anno il Jamboree di Copenaghen, dove Papà Akela come già esposto maturò una serie di riforme che poi applicò nel campo scuola.

Viezzoli descrisse il Campo dei Capi come un’iniziativa di grande impatto innovativo ed emotivo capace di lasciare tracce indelebili nello scautismo italiano. Questo consentì al Cngei di sopravvivere ai lunghi anni seguiti allo scioglimento dopo il 1927, fornendo uno slancio motivazionale fondamentale per la sua ricostituzione tra il 1944 e il 1945. Infatti, molti dei “ragazzi di Villetti” furono protagonisti della formazione del Comitato Provvisorio nel 1944 e nell’organizzazione della formazione capi del Cngei con il primo campo scuola della ripresa tenutosi a Sori nel 1949.

Come già evidenziato questa prima iniziativa della storia della formazione capi Cngei è legata alla figura di Roberto Villetti definito da Viezzoli, a ragion veduta, una personalità eccezionale, dotato di tutte le qualità che ne facevano un capo scout modello di grande spessore morale e culturale, dotato di un’intuizione e capacità di guidare l’istituzione in maniera esemplare e duratura.

 

  • Il documento è datato 18 ottobre 1927 – 667, fascicolo 123 (Archivio segreto vaticano). Archivio storico della Segreteria di Stato Vaticano  Fondo AA.EE.SS. Italia della Sacra congregazione degli affari ecclesiastici straordinari

Cainallo 1925

di Giorgio Meo

Piccolo resoconto del Primo Campo Capi del CNGEI

(tratto dal Pellicano Pataccaro nr 131 del 2017 su gentile autorizzazione dell’autore)

Il Corpo Nazionale Giovani Esploratori Italiani, nato nel 1912, con l’elezione nel 1922 di Robero Villetti a Commissario Generale iniziò un percorso di avvicinamento allo scautismo di Baden Powell attraverso una serie di modifiche sia statutarie che tecniche. Lo scautismo del Corpo sviluppatosi principalmente durante il periodo bellico aveva assunto una forte connotazione nazionalista e con una funzione volta principalmente alla preparazione pre-militare. Villetti traduce e pubblica il “Il Sistema dei Gruppi” di Roland Philips e il libro “Il manuale del Capo Gruppo” per i Capi Pattuglia; nel 1923 viene iserito il nome di “Dio” nella promessa; viene abbandonata la prima uniforme simile a quella miltare con giubba e fasce sui polpacci per il camiciotto e i pantaloni corti; si sviluppa una prima forma di Lupettismo; nel 1924 viene pubblicato il nuovo regolamento con una suddivisione dei ragazzi divisi in tre classi (lupetti, esploratori e seniori) a seconda dell’età, con programmi e attività differenziate e adeguate alle rispettive età.

Insomma, il CNGEI sotto la guida di “Papà Akela” fa decisamente un passo in avanti verso lo scautismo così come noi lo intendiamo.

Il CNGEI con queste riforme, dunque, cambia faccia e questo percorso porta Villetti a ragionare sulla necessità che il “metodo” venga uniformato e divulgato il più possibile. Viene riorganizzata la stampa associativa con uno spazio adeguato proprio alla parte metodologica e vengono organizzati due eventi che posso considerarsi due pietre angolari dell’associazione: il Primo Campo Nazionale ad Arzana nel 1922 e il Primo Campo di Formazione per Dirigenti all’Alpe di Cainallo nel 1925.

Tra gli “allievi” di questo primo corso spiccano i nomi dei futuri membri del Lupercale e artefici della rinascita del CNGEI dopo la Seconda Guerra, tra cui: Bellegatti, Pirotta, Marzot, Borrani, Vettori e altri.

Scrive Villetti sul numero 5 di Giovinezza d’Italia del 1925: “Lo scopo di questo Primo Campo di Capi è quello di riunire i nostri scoutmaster, i dirigenti di oggi e di domani, in un ambiente ove essi oltre l’occasione di conoscersi tra loro e scambiarsi le proprie idee, abbiano il mezzo di dimostrare la propria capacità scout sia nello svolgimento di esercitazioni uniformemente predisposte, sia nelle attività lasciate alla loro iniziativa individuale”. è quindi chiaro, che fin da subito Papà Akela coglie il senso e lo spirito dei futuri Campi Scuola.

Al campo di 12 giorni (con una quota di 100 Lire!), diretto dallo Stesso Villetti, parteciparono oltre 200 scout, compresi i Reparti che hanno costituito le unità del campo, e gli “allievi”, divisi in due corsi: Lupetti ed Esploratori, erano dirigenti già in essere o Capi e Vice Capi  Gruppo (pattuglie) di Seniori (rover).

Una particolarità di questo campo fu appunto l’utilizzo di reparti Esploratori e Lupetti come “cavie”, una interpretazione del Fare per Capire decisamente concreta.

I due corsi vennero organizzati in due campi distinti (a loro volta divisi in vari settori), in maniera da poter svolgere le differenti attività di Branca senza sovrapposizioni, anche questa fu una novità modernissima per il CNGEI che fino a poco tempo prima prevedeva che le pattuglie dei Novizi (Lupetti) fossero inquadrate all’interno dei Reparti Esploratori.

Il Campo si tenne dal 3 al 14 agosto del 1925 e fu suddiviso per ogni Branca in una parte teorica e in una pratica.

La parte teorica si tenne su diversi argomenti:

– Formazione del carattere

– Igiene e forza fisica

– Servizio verso la collettività

– Psicologia

– La funzione dello Scoutmaster

– Organizzazione del CNGEI

– Autonomia delle Branche

La parte pratica, svolta una per giorno, si svolse chiaramente sulle attività classiche dello scautismo:

– 1°  Giorno: Istallazione del campo

– 2°  Giorno: Campismo

– 3°  Giorno: Topografia

– 4°  Giorno: Pionierismo

– 5°  Giorno: Osservazione

– 6°  Giorno: Tracce

– 7°  Giorno: Segnalazioni

– 8°  Giorno: Esplorazione. Hyke

– 9°  Giorno: Soccorso al prossimo

– 10°  Giorno: Giochi

– 11°  Giorno: Cerimoniali

– 12°  Giorno: Smontaggio del campo

 

Ogni allievo usò un quaderno personale, compreso nella quota campo, per gli appunti metodologici e pratici, da poter utilizzare in seguito come una sorta di manuale. Su questi libretti, a fine campo, Villetti espresse un giudizio personale per ciascun Capo.

 

La notizia del campo fu riportata da molti organi di comunicazione dell’epoca e fu visitato quotidianamente da molti curiosi e personalità del luogo, tra cui alcuni esponenti dell’ASCI, come il Commissario Provinciale Fossati e da Mons. Merisi, sempre dell’associazione cattolica.

Il giorno 7 agosto Villetti organizzò, sempre per lo spirito di uniformità di “metodo” e tradizioni un Fuoco di Bivacco generale di tutto il campo e una cerimonia di totemizzazione di alcuni dei presenti.

La sera del 12 agosto invece Papà Akela applicò nel CNGEI la cerimonia, imparata direttamente da B-P, dell’IPISE investendone 25 dirigenti tra cui Pirotta, Bellegatti e Marzot, futuri Capi Scout dell’Ente.

Un’escursione di 24 ore durante il Campo di Cainallo nel 1925

I distintivi

Il distintivo ufficiale del Campo, dato a tutti i partecipanti (e anche alle unità che prestarono la loro opera per lo svolgimento del campo) che raggiunsero un livello “idoneo” di preparazione, fu una piccola “Lupa” romana in metallo con su incisa la sigla CNGEI da portare il alto sulla manica sinistra del camiciotto. Ne furono assegnate 75 ai partecipanti ai corsi e una a ogni Reparto e Gruppo (Pattuglia) presenti al campo di Milano, Roma, Bergamo, Bari, Napoli, Messina e Trieste.

Una seconda insegna del campo fu realizzata come “ricordo” e distribuita a tutti i partecipanti non intervenuti come allievi Capi: una medaglia appositamente coniata.

La stessa medaglia fu poi messa in vendita dalla sede centrale del Corpo con la possibilità di essere personalizzata dalla sezioni sul retro.

A ogni allievo fu consegnato alla cerimonia di apertura un fazzolettone bianco, uguale per tutti, da portare al posto di quello della propria sezione di appartenenza.

SI RINGRAZIA PER LA DOCUMENTAZIONE E LA COLLABORAZIONE  FORNITA IL CENTRO STUDI “ELETTA E FRANCO OLIVO” – CNGEI DI TRIESTE.