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Sulle ali della storia con l’IMAM Ro.41

Un aereo che ha scritto nel cielo e nei libri di storia aeronautica uno dei capitoli più intensi dell’addestramento dei piloti militari dal 1935 ai primi anni Cinquanto. L’IMAM Ro. 41 progettato dall’ingegner Giovanni Galasso volò il 1° giugno 1934 e subito si fece notare, da biplano monomotore, per la sua ala superiore a gabbiano. Più di novant’anni dopo il suo primo decollo e a trent’anni dall’avvio dei lavori di restauro del Gruppo Amici Velivoli Storici (GAVS) il caccia e addestratore con motore Piaggio P.VII dal 16 aprile 2026 fa bella mostra di tutto il suo stile al MUSAM, il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle, che ha aperto le porte e gli hangar in una giornata che è stata il culmine di un percorso che ha visto impegnati nell’organizzazione le donne e gli uomini guidati dal Colonnello Dario Bovino, comandante del Centro Storiografico e Sportivo dell’Aeronautica Militare (CSSAM) in sinergia con il Colonnello Gerardo Cervone, Capo dell’Ufficio Storico dell’Aeronautica Militare, e del personale dell’USAM.
“E’ stato un percorso lungo, fatto di studio, scelte difficili e di una cura quasi artigianale per ogni dettaglio – spiega il tenente colonnello Paolo De Vita, Direttore del MUSAM -.  La sfida più grande non è stata solo tecnica, ma soprattutto umana: orchestrare competenze diverse, tempi e priorità non sempre allineati, con lo sforzo di essere sempre tutti saldi verso un unico obiettivo comune. Non è stato semplice, ma la convinzione che questo aereo meritasse di tornare a vivere ci ha permesso di superare ostacoli che sembravano insormontabili. Sulla scia del centenario dell’Aeronautica Militare, questo restauro l’abbiamo sentito come un dovere morale prima ancora che storico. Alla base di tutto – aggiunge De Vita – c’è stata la passione: una passione autentica, capace di alimentare la volontà di smussare gli attriti e appianare le difficoltà. E’ grazie a questa energia comune se oggi il Ro-41 non è solo restaurato, ma restituito alla sua dignità e alla memoria”.

L’IMAM Ro.41 svelato il 16 aprile 2026 dopo un lungo restauro di 30 anni – Foto Aeronautica Militare

“Un aereo custode di storie, di coraggio e di ingegno italiano. Il progetto iniziò da pochi pezzi di una storia che rischiava di essere dimenticata – ha avuto modo di spiegare Giorgio Danilo Cocconcelli, Presidente GAVS -. Con il suo ritorno non celebriamo solo la fine di un restauro tecnico, ma compiamo un atto di memoria attiva, compiuto in sinergia con l’Aeronautica Militare, alla quale siamo grati per la fiducia, per il supporto logistico e per la collaborazione fornite in tutti questi anni. La passione dei volontari del GAVS e la professionalità degli specialisti dell’Aeronautica Militare hanno dimostrato che l’unione delle forze porta a risultati straordinari”. Cocconcelli ha ricordato “i suoi volontari”, ossia tecnici, storici, appassionati che hanno dedicato migliaia di ore del loro tempo libero, operando con pazienza certosina per riportare agli antichi splendori questo velivolo “chinando la testa su disegni tecnici approssimativi, riscoprendo tecniche costruttive dimenticate e restaurando ogni singolo componente con la cura che meritava”.

L’IMAM Ro.41 in volo – Foto Aeronautica Militare

“Progettato per conto delle Industrie Aeronautiche Romeo (IAR), dal 1936 Industrie Meccaniche Aeronautiche Meridionali, il biplano monomotore era stato concepito come caccia intercettore leggero e il prototipo volò come tale il 16 giugno 1934 a NApoli Capodichino – ha spiegato lo storico aeronautico e professore alla Luiss Gregory Alegi, tra i più importanti esperti di aviazione italiana -. Già durante la fase successiva di sviluppo, nonostante la maneggevolezza gli venne preferito il Fiat CR32. Così il Ro.41 venne destinato all’addestramento e, in questa funzione fu introdotta anche una versione biposto. Tra il 1935 e il 1949 ne furono costruiti 743 esemplari, gli ultimi dei quali radiati nel 1952″. Quello che verrà esposto al Museo è cantrassegnato da “CAP 16” proprio per sottolineare che apparteneva alla Scuola militare volo di Capua.  Proprio Alegi ha messo in evidenza il ruolo di questo velivolo sotto il profilo addestrativo sottolineandone le caratteristiche e le doti tecniche attraverso il cammino che dalla progettazione allo sviluppo ha portato all’uso dell’IM L’evento, che si è aperto con un indirizzo di saluto del Comandante del Comando Aeronautica Militare Roma, Gen. S.A. Alberto Biavati, si è sviluppato in diversi momenti di approfondimento e dibattito ed è stato caratterizzato da rievocazioni storiche, presentazioni e video “emozionali” preparati dal personale del CSSAM (Centro Storiografico e Sportivo) di Vigna di Valle, con la collaborazione dei volontari del GAVS. Per l’occasione si è anche svolto un forum storico-scientifico, moderato dal giornalista Vincenzo Grienti, incentrato su l’addestramento ieri, oggi e domani, dove tra i relatori hanno figurato il Direttore del MUSAM, T.Col. Paolo De Vita, il Prof. Gregory Alegi, noto storico aeronautico, il Colonnello Pilota Vito Conserva, e altre figure del mondo dell’industria. AM Ro.41 all’estero nella guerra di Spagna del 1936 e da parte della Luftwaffe tedesca fino anche dopo il secondo conflitto mondiale in Italia.

Un momento davvero storico che ha visto la partecipazione non solo di chi fisicamente ha “lavorato” sul restauro e dei militari dell’Arma Azzurra, ma anche di tanti giovani e studenti a cui si è rivolto il saluto del Comandante del Comando Aeronautica Militare Roma, Generale di Squadra Aerea Alberto Biavati, il quale ha ribadito l’importanza dell’inserimento dell’IMAM Ro.41 restaurato nel percorso museale, ma soprattutto di fare memoria e ricordare l’impegno delle donne e degli uomini della Forza Armata quotidianamente al servizio della collettività.  Lo svelamento dell’aereo d’addestramento è stato caratterizzato da rievocazioni storiche, presentazioni e video “emozionali” preparati dal personale del Centro Storiografico e Sportivo di Vigna di Valle, con la collaborazione dei volontari del GAVS. Per l’occasione, inoltre, si è anche svolto un forum storico-scientifico incentrato sul tema “L’addestramento ieri, oggi e domani” su cui sono intervenuti proprio il direttore del MUSAM, il Tenente Colonnello De Vita e il professore Alegi, ma anche il Colonnello Vito Conserva, pilota istruttore del 3° Reparto dello Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e in particolare del 5° Ufficio Addestramento al Volo, e Stefano Centioni, pilota istruttore e responsabile dei piloti Leonardo operanti all’interno dell’International Flight Training School (IFTS), un centro avanzato di addestramento al volo dell’Aeronautica Militare dedicato ai piloti militari delle forze aeree di tutto il mondo. Entrambi si sono soffermati sul’addestramento dei piloti militari di oggi, ma hanno anche aperto una finestra verso il futuro dove l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale diventaranno sempre di più due componenti importanti per l’attività addstrativa.

Una “storia di eccellenza italiana” che il Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, ha sottolineato richiamando i grandi record, i grandi successi e i grandi primati tutti “uniti da un filo invisibile” e raccontati dal MUSAM “che non è solo un’area espositiva e un racconto storico, ma anche un luogo in cui viene ripercorsa la storia industriale dell’Aeronautica”. Il Generale Conserva, nel ringraziare i volontari del GAVS, ha accennato al termine “amici” insito nella sigla di coloro che hanno restaurato il velivolo. “L’amicizia raccoglie i valori dell’umanità e la sinergia è ciò che contraddistingue l’Aeronautica Militare – ha detto il Generale Conserva -. Recuperare un gioiello del nostro patrimonio dedicato all’addestramento al volo significa celebrare una delle vocazioni più autentiche dell’Aeronautica Militare: la formazione dei piloti, un settore in cui l’Italia continua a esprimere una competenza di assoluto rilievo nel panorama globale. Questo velivolo testimonia come il nostro Paese abbia saputo scrivere la storia dell’aria grazie a una naturale sinergia tra la Forza Armata e l’industria nazionale, un connubio capace di tradurre l’ingegno artigianale in alta tecnologia. Il Museo – ha poi proseguito – non è solo narrazione storica, ma il custode del know-how e dell’identità del Paese; è la prova tangibile di un’eccellenza che, radicata nelle sfide del volo atmosferico, si proietta oggi con determinazione verso la dimensione dello Spazio. Preservare questo patrimonio con passione significa alimentare quella competenza che ci guiderà nel presidiare le nuove frontiere dell’aerospazio”.

Il Capo di Stato Maggiore Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva accanto all’IMAM Ro.41 svelato dopo un restauro di 30 anni – Foto Aeronautica Militare

Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare

Il Museo Storico dell’Aeronautica Militare di Vigna di Valle nacque il 24 maggio 1977 durante una solenne cerimonia tenuta alla presenza del Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Nel suo discorso inaugurale l’allora Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale Dino Ciarlo, non mancò di elogiare gli uomini che avevano reso possibile questa sensazionale apertura in soli duecento giorni: “…quanti delle vecchie e delle nuove generazioni verranno a visitare questo Museo possano coglierne il senso e il significato più vivo e più profondo: esaltazione dell’intelligenza, dell’intraprendenza e del coraggio umano, e omaggio a coloro che concepirono il materiale storico qui esposto e lo impiegarono nei cieli di tutto il mondo con la coscienza di dare all’Italia e all’umanità il proprio contributo di civile progresso…”.

Non aveva tutti i torti: dentro e fuori il Museo posto sul lago di Bracciano erano state scritte pagine memorabili di coraggiosi e impavidi aviatori, a partire dall’epopea degli idrovolanti, il cui capostipite era il sottotenente di vascello Mario Calderara, amico dei fratelli Wright, che nell’aprile del 1909 aveva volato con loro a Centocelle.

Proprio l’idroscalo di Vigna di Valle è il più antico in Italia e nel 1904 per volontà del Maggiore del Genio Mario Maurizio Moris, padre riconosciuto dell’aviazione italiana, fu impiantato il primo Cantiere Sperimentale Aeronautico. Qui volò nel 1908 il primo dirigibile militare italiano, l’N.1, opera degli ingegneri Gaetano Arturo Crocco e Ottavio Ricaldoni. Divenuto successivamente, e fino al 1945, Centro Sperimentale per gli idrovolanti e per l’armamento navale, fu anche sede dell’88° Gruppo Caccia Marittima e nel dopoguerra del Comando del Soccorso Aereo con l’84° Gruppo Idrovolanti. Il Museo venne voluto e realizzato dall’Arma Azzurra per dare degna collocazione al patrimonio aeronautico italiano, alle costruzioni e alle strutture dell’Idroscalo.

Per anni il Museo si è sviluppato su quattro grandi padiglioni espositivi che hanno accolto all’interno circa 80 velivoli ed una collezione di motori e cimeli aeronautici di vario genere che hanno raccontano, in sequenza cronologica, la storia del volo militare in Italia e quella degli uomini e delle donne che ne furono protagonisti: la Prima Guerra Mondiale e l’epopea dei voli polari del Generale Umberto Nobile, le grandi crociere di massa e le imprese compiute da Italo Balbo, i successi della Coppa Schneider, i velivoli che hanno partecipato alla Seconda Guerra Mondiale e poi la rinascita post-bellica dell’Aeronautica Militare senza dimenticare il volo acrobatico con gli Aermacchi MB339 delle Frecce Tricolori e gli elicotteri come il mitico HH3F “Pelican”.

Un angolo di storia che proprio in occasione delle celebrazioni del centenario 2023 si è rinnovato e rilanciato con una serie di lavori finalizzati a presentare un museo più al passo con i tempi e con tante novità. Prima fra tutte, il logo..Il Museo, universalmente riconosciuto con l’acronimo di MUSAM, Il nasce dall’esigenza di dare una brand identity chiara e univoca a questa istituzione. Oltre alla scritta MUSAM, il logo si compone anche di una stilizzazione dell’aereo più iconico della storia del volo italiano: il SIAI S.55, noto per le grandi imprese aviatorie compiute negli anni Trenta.  L’impiego tutt’altro che bellico di questo velivolo, ha messo tutti d’accordo su quale fosse il mezzo aereo più adatto a rappresentare il Museo e tutta l’Aeronautica Militare.

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Che cos’è il GAVS – Gruppo Amici Velivoli Storici

E’ un’associazione culturale, apolitica e senza fini di lucro fondata nel 1983 per ricercare, censire, recuperare, conservare e tutelare tutto ciò che riguarda la storia dell’aviazione italiana. Oggi il GAVS conta centinaia di soci in tutta Italia e all’estero: una fitta rita attraverso la quale il GAVS effettua ricerche per ritrovare velivoli o loro componenti, reperti di ogni tipo, assieme a documentazione storica e fotografica.
Dal 1983 il GAVS ha concluso positiviamente numerose iniziative a favori di musei ed istituzioni sia pubbliche che private, in Italia e all’estero. Tra i restauri completati dal GAVS per il MUSAM, condotti in sinergia con gli specialisti della Sezione Manutenzione e Restauro di Vigna di Valle, si ricordano lo Spad VII RUffo, Stinson L.5, Fiat G.55, Nardi FN.305, Fiat G.46, Spitfire IX e tanti altri.

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