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Muore Giorgio La Pira. La figura del “sindaco santo” attraverso le lettere agli zii siciliani

la-pira6“Carissima zia, in questi giorni di meditazione nei quali il Signore parla con più insistenza al nostro cuore, anche gli affetti più cari si ravvivano e si uniscono. Vicini a Gesù le anime ritrovano il luogo della loro pace”. A scrivere è Giorgio La Pira e si rivolge alla zia Settimia e alla famiglia per rivolgere gli auguri pasquali. “Questa Quaresima sia ricca di efficacia purificatrice: le nostre lagrime siano lavacro di bontà, riparazione santa” continua La Pira in una delle sessantacinque lettere inedite riportate alla luce grazie alla Famiglia Angelino (i figli della sorella Peppina di La Pira), che risiede a Pozzallo, città natale del sindaco di Firenze, e all’impegno di Luigi Rogasi, docente di francese in pensione, anch’egli siciliano come La Pira, scomparso qualche anno fa a Firenze e amico del “sindaco santo” sin dall’infanzia. Sono tutte lettere scritte a penna, alcune cartoline e la calligrafia lapiriana a volte non è molto comprensibile. Per questo Rogasi ha lavorato tanto sulla interpretazione e sulla trascrizione. Così sono nate le corrispondenze pubblicate nella collana “I libri della Badia” della Fondazione “Giorgio La Pira” dal titolo Giorgio La Pira: lettere agli zii(Edizioni Polistampa, pp.gg 285; euro 16,00). Le missive si aggiungono alle “Lettere a casa, curato nel 1981 da Dino Pieraccione per la casa editrice “Vita e Pensiero” e alle “Lettere alla sorella Peppina e ai familiari” che lo stesso Rogasi ha pubblicato nel 1993 sempre per lo stesso editore. Momenti di gioia, pensieri, sofferenze e vicissitudini del giovane La Pira si rincorrono scorrendo le pagine del volume:“Spesso penso che il Signore mi ha ricolmato di troppi successi in questi ultimi tempi e che perciò bisogna ripensare spesso a quello che in realtà noi siamo. Solo acquistando una padronanza sempre maggiore di se stessi, e convincendosi che si è soltanto strumenti nelle mani di Dio, si può evitare quello stato di vanità che sorge tante volte in noi” scriveva La Pira alla siciliana zia Settimia il 12 dicembre 1927 scusandosi per aver scritto in ritardo in quanto “in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico gli universitari cattolici lo avevano invitato a fare la commemorazione di Contardo Ferrini”, giurista cattolico dichiarato venerabile nel 1931 da Pio XI e beatificato nel ’47 da Pio XII. Una cerimonia in cui La Pira fu accolto dall’abbraccio dell’arcivescovo di Firenze che nella lettera il giovane Giorgio definisce “una calorosa manifestazione del cardinale Mistrangelo”, segno dell’attaccamento di La Pira alla Chiesa istituzionale fiorentina con la quale ebbe continui rapporti epistolari ed umani. Le missive, scritte a mano da La Pira, sono state “interpretate” da Rogasi senza non poche difficoltà e riguardano il periodo che intercorre tra l’arrivo di La Pira nel capoluogo toscano e l’inizio della guerra, cioè a partire dagli Anni Venti (datate 1924, 1926, 1927, 1928 e 1929) fino agli Anni Trenta-Quaranta (degli anni 1930, 1935, 1936, 1937 e 1942) più dodici lettere inviate ai cugini Pierino e Adele.

giorgio-la-pira“Queste lettere sono un regalo del tempo, preziose più che mai, perché appartengono ad un personaggio così difficile da imitare ma tanto facile da amare: Giorgio La Pira appartiene infatti alla schiera dei grandi uomini che hanno contribuito a scrivere la storia del Ventesimo secolo – spiega Luigi Rogasi -. Senza usare le armi, con la parola, con l’esempio, con la preghiera, con la meditazione ed ancora con il sorriso, con la gioia e con l’amore che, uniti al suo carisma, riuscivano a raggiungere le coscienze di un mondo pronto a recepirli”. Dopo aver pubblicato nel 2007 il volume Giorgio La Pira; un siciliano cittadino del mondo il professor Rogasi ha ultimato una tappa importante nella conoscenza del personaggio lapiriano. “Possiamo dire che a questo punto tutte le lettere scambiate tra La Pira e la sua famiglia di cui si ha notizia sono state pubblicate – sottolinea Mario Primicerio, presidente della Fondazione La Pira di Firenze -. Il lavoro di ricerca e documentazione sugli anni giovanile di La Pira sarà presto completato con la pubblicazione di un volume che raccoglierà il carteggio tra La Pira ed Emilio Betti, relatori della sua tesi di laurea e responsabile del suo trasferimento a Firenze”.  Le corrispondenze del libro di Rogasi, tiene a precisare Primicerio “non sono di per se un insieme organico, alcune di esse si susseguono a distanza di pochi giorni, in qualche caso di poche ore, in altri casi l’intervallo è di mesi se non di anni. Per questo l’autore ha ritenuto opportuno corredare il volume con una appendice nella quale fornisce un elenco cronologico di tutto il carteggio tra La Pira e la famiglia”. Ma il senso del libro, come dice nell’introduzione Mario Primicerio, “risiede nel valore del dialogo affettuoso che intercorre tra La Pira e la famiglia Occhipinti, e in particolare la zia Settimia, con la quale il rapporto è proprio filiale”. Dalle lettere emergono accenni alla quotidianità della vita, ma anche l’attaccamento alla Sicilia e alle sue radici di questo “siciliano, cittadino del mondo”. Anche semplici cartoline, come quella indirizzata ai fratelli Occhipinti di Messina, bollata Firenze 24 aprile 1936 fittissima di scrittura è una pillola di spiritualità. Dal convento di san Marco scrive:”Come è bello vivere col cuore ricco di Dio, con la mente elevata a quella della Patria ove sono posti i tesori della nostra permanente beatitudine! E come è errata ogni vita che non è ancorata al Cielo”. Un messaggio breve ma intenso che riporta a una vita tutta proiettata alla contemplazione ma vissuta nell’azione politica di uno dei testimoni di vita cristiana più discussi e per questo approfonditi degli ultimi cinquant’anni. Un modello di santità laicale che grazie all’esistente di questi scambi epistolari resta profondamente umano e per questo ancora più vicino alla gente. “Proprio per questa ragione nessuno forse come Luigi Rogasi – aggiunge Primicerio – avrebbe potuto svolgere quest’opera”. Pozzallese come La Pira, come lui trasferitosi in Toscana in età giovanile, membro di una famiglia legata da sempre alla famiglia di La Pira ed affezionato culturo dell’eredità lapiriana. Fattore che emerge proprio da questo volume all’interno del quale Rogasi ad ogni lettera contestualizza il periodo, descrive le persone e spiega ogni minimo dettaglio nelle numerosissime note a piè di pagina.

 

lettera-agli-zii Come nel caso delle “fatiche” e “soddisfazioni” della laurea conseguita da La Pira dopo la quale ovviamente il futuro sindaco di Firenze rientrava in Sicilia per riposarsi. Il suo rientro a Messina, città dove si era trasferito dallo zio nell’ottobre 1913, in cui conobbe autorevoli personaggi come Salvatore Quasimodo, premio Nobel 1959, e Salvatore Pugliatti, giurista di chiara fama, non fu come egli si aspettava. “L’atmosfera in casa era infatti cambiata perché vennero allo scoperto i problemi legati alla scelta di lavoro – scrive Rogasi introducendo una lettera del 10 settembre 1926 -: una questione delicata, da affrontare con cautela. La scelta tra Messina o Firenze”. Gli zii insistevano per Messina, mentre Giorgio guardava a Firenze. Il nervosismo era generale, le proposte tante, le polemiche senza fine. Per evitare ulteriori tensioni, non restava a Giorgio che anticipare la partenza per Pozzallo dove, con i genitori, avrebbe potuto riflettere meglio sul suo futuro, del quale non aveva tuttavia alcun dubbio: la carriera universitaria. Così invia da Pozzallo una cartolina agli zii di Messina dove esprime il suo turbamento per le novità legislative:”Penso quanto esse giungano inopportune ad inasprire una situazione già aspra” scrive La Pira riferendosi ad alcuni disposizioni di legge che non collimavano affatto con quelle desiderate. Era evidente il suo rammarico per queste leggi che ostacolavano la sua voglia di collaborazione per alcuni progetti che gli stavano a cuore. “Il pensiero di questo stato di cose non mi lascia tranquillo” scriveva agli zii La Pira sottolineando un aspetto così umano per testimone di santità del ‘900 che potrebbe sorprendere il lettore del volume di Luigi Rogasi. In effetti il “periodo messinese” da un lato era stato buono per via delle conoscenze di intellettuali e scrittori. In mezzo a loro, suoi coetanei, La Pira aveva trovato le condizioni migliori per una crescita intellettuale, anticamera di nuove conquiste e di nuove idee: questo grazie alle letture ed agli approfondimenti ai quali si sottoponevano con serietà e impegno al di fuori soprattutto del percorso scolastico. Classici, conferenze, dibattiti e incontri favorivano a tutto campo aperture mentali. Ma Firenze era la città che l’avrebbe accolto negli anni e condotto lontano dalla Sicilia. Isola alla quale rimase legato e le lettere ne sono testimonianza perché gli permettevano di comunicare e trasmettere sviluppi e novità della sua vita alla famiglia. Ne è un esempio la lettera scritta in occasione dell’Anno Santo “Straordinario” proclamato da Papa Pio XI nella ricorrenza del 21° Centenario della redenzione. Evento che trasfuse in La Pira nuovo vigore, assumendo impegni senza risparmio di forze nell’Azione cattolica fiorentina. Era il 25 giugno 1935 quando scrivendo alla zia Settimia fa emergere il suo lato spirituale più profondo:”Bella la scena della Maddalena ai piedi di Gesù: piange con vivissimo affetto e queste lagrime commuovono il Cuore di Gesù; Gesù le dice: molto le è perdonato perché molto ha amato! Ecco tutto: amare Gesù con tutto lo slancio dell’anima, donarsi a Lui con interezza e decisione”. Scrivendo alla zia egli approfondiva spesso il problema della spiritualità: le ricordava sempre che la preghiera era di grande aiuto per ritrovare pace e serenità. “Questo carteggio, emerso da armadi corrosi dal tempo, ci fa conoscere meglio il La Pira dai 20 ai 38 anni – afferma Luigi Rogasi -: una corrispondenza, voce di un passato che, attraverso lettere, cartoline e timbri postali, ci ha consentito di indagare e datare eventi della vita di un giovane fuori dal comune, impreziosita dall’amore cristiano che dominava ormai la sua esistenza”. Ma nel libro di Rogasi c’è anche spazio per alcune lettere degli Quaranta legati alle difficoltà belliche e all’angoscia di La Pira per la mancanza di notizie dei familiari. Solo nel 1944 con l’ingresso degli Alleati ebbe la possibilità di riprendere contatti con la Sicilia.  Riprese le sue attività nel dopoguerra ritornando all’insegnamento universitario, accettando la Presidenza dell’E.C.A. e, non senza titubanza, anche le proposte che gli venivano dal mondo politico. Pian piano entrò nel cuore del popolo e divenne il “sindaco santo” amato perfino dagli avversari politici: a lui si deve la ricostruzione materiale di una città in ginocchio, rovinata dal passaggio del secondo conflitto mondiale.

Vincenzo Grienti