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L’angelo di Ponte Chiasso. La storia di Giuseppina Panzica nel libro di Severino e Grienti

8 settembre 1943: l’Italia è divisa in due. Al sud avanzano gli Alleati dopo lo sbarco in Sicilia del 10 luglio, al nord la Repubblica Sociale Italiana e quel che resta del regime di mussoliniano ancora fedele al Terzo Reich. Sono giorni di caos, soprattutto dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, il proclamo del maresciallo Pietro Badoglio e la fuga del Re a Brindisi. La Resistenza si organizza con l’aiuto dell’Oss, i servizi d’intelligence americani, la futura CIA mentre nella capitale e in altre città italiane i tedeschi in ritirata compiono stragi, razzie, soprusi e rastrellamenti. Chi si rifiuta di restare con gli ex alleati viene imprigionato e deportato nei campi di lavoro. Il 16 ottobre del 1943 è una data che segna la mente e i cuori di molte persone: la deportazione degli ebrei di Roma e l’internamento di oltre 650mila militari italiani che si rifiutano di continuare la guerra a fianco di Mussolini e Hitler. Sullo sfondo della grande storia si staglia la vicenda di Giuseppina Panzica, una donna siciliana di Caltanissetta, madre di quattro figli e moglie del finanziere in congedo Salvatore Luca. Una coppia di emigranti che una volta arrivati a Como fanno una scelta: aderirire al “Gruppo Fra.Ma”, acronimo dei cognomi di Ezio Franceschini e Concetto Marchesi, collaborando con il finanziere Gavino Tolis e con il maresciallo Paolo Boetti, suo superiore diretto, nel nascondere e salvare centinaia di profughi ebrei e perseguitati politici, aiutandoli a fuggire nella vicina Svizzera. Tolis prestava servizio alla frontiera di Ponte Chiasso ed era entrato in contatto con la famiglia Luca già dal settembre ’43. La rete di confine italo-svizzero passava proprio dall’orto di Salvatore Luca, un siciliano che abitava al pianterreno di via Vela n. 1 a Como. Era entrato nel mirino dei fascisti non solo per aver favorito l’espatrio degli ebrei in territorio elvetico, ma anche per la sua condotta antifascista. Luca, calzolaio e guardia di finanza in congedo, nei giorni successivi alla caduta del fascismo il 25 luglio 1943 aveva collaborato all’abbattimento degli emblemi del cessato regime sulla Casa del Lavoro di via Bellinzona. Giuseppina Panzica diventa così protagonista di una storia che potrebbe essere un film, ma che invece è vera. Una storia che il Colonnello Gerardo Severino, Direttore del Museo Storico della Guardia di Finanza, e il giornalista Vincenzo Grienti, fanno emergere dagli archivi polverosi ripercorrendo la biografia e le azioni eroiche della donna siciliana. Testimonianze dirette, carteggi e documenti per raccontare le imprese di Giuseppine Panzica e dei finanzieri fino a quando furono intercettati dal controspionaggio tedesco, probabilmente su delazione anonima di qualche contrabbandiere della zona oppure di qualche collega finanziere di Tolis e Boetti rimasto fedele alla Rsi. Il finanziere Gavino Tolis non ritornò mai più in Italia.

Finì i suoi giorni nel campo di prigionia di Mauthausen, “passando per il camino” di Gusen mentre il maresciallo Paolo Boetti e Giuseppina Panzica riuscirono a ritornare in Italia, ma dopo mesi sofferenze. Giuseppe Panzica venne trasferita prima nel carcere comasco di San Donnino, poi nella casa di detenzione di San Vittore, a Milano. Infine venne deportata prima nel lager di Bolzano e poi nel campo di sterminio di Ravensbrück. Qui subì violenze e sopportò indicibili torture, ma la speranza di poter rivedere i propri figli e la fede in Dio l’aiutarono a superare le più terribili sevizie e a ritornare a Ponte Chiasso nell’ottobre del 1945 dopo una lunga degenza negli ospedali alleati. Per la sua attività resistenziale e di aiuto agli ebrei il finanziere Gavino Tolis ha ricevuto nel 2010 la Medaglia d’Oro al merito civile “alla memoria”, così come l’ha ricevuta alcuni anni dopo anche Paolo Boetti. Il  14 marzo 2018, infine, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile anche a Giuseppina Panzica.

“Dobbiamo essere grati al Colonnello Gerardo Severino, già autore di altri preziosi studi in materia, per questa sua ultima ricerca storica, insieme al giornalista Vincenzo Grienti, su una vicenda di generosità ed eroismo a favore dei perseguitati durante l’occupazione nazista del Nord Italia nel 1943-45 che altrimenti sarebbe caduta nel più completo oblio” scrive nella prefazione la Senatrice Liliana Segre. “Giuseppina Panzica è un esempio di quelle italiane e italiani, il più delle volte persone semplici che ascoltarono il richiamo della coscienza; in particolare, quanto a lei molto religiosa, il comandamento cristiano della carità senza secondi fini – aggiunge Liliana Segre -. Le pesanti conseguenze, facilmente intuibili, non li distolsero dall’assolvimento di quello che sentivano essere un dovere morale. Essi non furono indifferenti. Fossero stati di più i nostri concittadini così in quei frangenti!”

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http://www.ilpozzodigiacobbe.it/respiro/sopravvissuta-a-ravensbruck/