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La rappresentanza diplomatica argentina in Italia nei 150 anni di Roma Capitale

Il 27 gennaio del 1871, a poco più di quattro mesi dalla famosa “Breccia di Porta Pia” che sanciva la liberazione di Roma il 20 settembre 1870, recentemente evocata in un ottimo articolo pubblicato su questo portale, il Senato del Regno approvò, con 94 voti favorevoli e 39 contrari, il trasferimento della Capitale da Firenze a Roma, la “Città Eterna” sulla quale per decenni s’erano infrante le speranze dei tanti patrioti risorgimentali, desiderosi di innalzarla quale simbolo della futura unificazione nazionale. Il trasferimento fisico dell’apparato statale abbisognò di alcuni mesi, il tempo necessario per organizzare i non secondari aspetti logistici. Mentre il re Vittorio Emanuele II e il Governo si sarebbero insediati solennemente il 2 di luglio, la Camera dei Deputati avrebbe inaugurato la seconda sessione della Legislatura, nel Palazzo di Montecitorio, solo il successivo 27 novembre di centocinquant’anni orsono. Ebbene, come è facile intuire dal titolo di questo contributo, la nuova Capitale d’Italia diede luogo al trasferimento da Firenze delle “Legazioni”[1] diplomatiche straniere, ovvero all’istituzione di nuovi uffici diplomatici, quali i “Consolati”. Fra questi ultimi anche quello della Repubblica Argentina, il Paese dell’America Latina che più di altri in quel frangente storico aveva varato, anche grazie alla saggezza del grande presidente Bartolomé Mitre, un ottimo interscambio commerciale con l’Italia, così come una seria politica migratoria, come abbiamo già ricordato in precedenti saggi ospitati da questo portale.

  1. Il Consolato e la Legazione Argentina in Roma Capitale (1871 – 1926).

Tra il 20 settembre del 1870 e il 14 ottobre del 1871 (data di pubblicazione dell’elenco degli “Agenti diplomatici e consolari in Italia delle Potenze Estere”)[2], la rappresentanza diplomatica della Repubblica Argentina nel nostro Paese dipendeva dall’ambasciatore Mariano Balcarce, Ministro plenipotenziario con sede a Parigi, noto medico e uomo politico argentino, genero del grande José de San Martin[3]. Dall’Ambasciata parigina, che fra l’altro era competente anche per Spagna e Inghilterra, dipendevano i Consolati di Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Savona, Torino e Venezia. Nel mantenere ovviamente in vita il Consolato di Firenze, affidato al console Cambiagi, nei primi mesi del 1871 il Ministero degli Esteri della Repubblica Argentina dovette scegliere il nuovo console da destinare alla “Rappresentanza” da aprire nella nuova Capitale del Regno d’Italia. La scelta cadde sul cav. don Tommaso Filippani, appartenente ad una nobile famiglia romana, il quale aveva già assolto per diversi anni tale compito presso lo Stato Pontificio, dapprima come console della Bolivia (1863) e, infine, della stessa Argentina[4]. Ottenuto l’exequatur alla patente di nomina del Filippani da parte del Ministro degli Esteri italiano, conte Giovanni Visconte Venosta, il console argentino continuò così la sua missione diplomatica, peraltro dovendosi occupare della non facile questione rappresentata dalla massiccia emigrazione italiana verso il Rio de la Plata, che si discuteva proprio in quel frangente storico. Gli uffici della “Rappresentanza” furono fissati presso lo storico Palazzo Filippani, in piazza della Pilotta, n. 3, lo stesso indirizzo presso il quale il console aveva gestito gli affari diplomatici in favore dei due Paesi Sudamericani[5]. Il console Filippani esercitò il suo mandato con grande passione e determinazione, assicurando all’Argentina sia le tradizionali funzioni amministrative e d’informazione, ma anche e soprattutto la tutela degli interessi di quel Paese e dei suoi cittadini residenti a Roma e in gran parte del Centro-Italia. Attorno al 1878-79 verrà sostituito dall’incaricato d’affari, quindi “Agente Consolare”, cav. Paolo Benucci, con uffici in via Nazionale, n. 375[6]. In precedenza, nel corso del 1875, anche grazie all’intensificarsi dei rapporti commerciali fra i due Paesi, l’Argentina aveva deciso di istituire a Roma una propria “Legazione”, dalla quale sarebbero dipesi i vari Consolati, sia quello Generale, con sede nella stessa Capitale che i numerosi Uffici allora sparsi per l’Italia. Il primo “inviato straordinario e ministro plenipotenziario” che avrebbe rappresentato la Repubblica Argentina in Italia fu don Diego de Alvear, il quale la mattina dell’11 luglio dello stesso 1875, una domenica, fu ricevuto in «udienza solenne» presso il Palazzo Reale di Torino da re Vittorio Emanuele II, che proprio in quel frangente si trovava in vacanza presso la sua adorata città natale[7]. La nuova “Legazione” trovò alloggio presso lo storico Palazzo Rospigliosi, un edificio rinascimentale che risale al 1600, sito nella magnifica Piazza di Santa Maria Maggiore, di fronte l’omonima Basilica[8].

L’ambasciatore Ferdinando Perez nel suo studio nel quartiere romano dell’Esquilino

La “Rappresentanza” diplomatica Argentina sarebbe rimasta al Rospigliosi sino alla fine degli anni ’70. Da una “Guida di Roma” riferita al 1880 notiamo, infatti, che già in quel contesto la “Legazione” fu fissata all’interno di un appartamento sito presso un palazzo di piazza Esquilino, al civico n. 2, lo stesso indirizzo ove avrebbe preso dimora il ministro plenipotenziario inviato in Italia da Buenos Aires[9]. Si trattava del “Palazzo Pandolfi”, di cui tratteremo meglio in un prossimo articolo, progettato e costruito dall’ingegnere e architetto, nonché colonnello in congedo del Regio Esercito, Beniamino Pandolfi Guttadauro, un marchese di origini siciliane che lo realizzò tra il 1873 e il 1879. In quello stesso frangente storico (1880) Roma mantenne anche la sede del Consolato, che per l’appunto divenne “Generale”, inizialmente fissata in via Agostino Depretis, 86, mentre nel 1881 risulta trasferita in piazza San Nicola ai Cesarini, 53, praticamente l’abitazione privata del cav. Paolo Benucci, il console di cui abbiamo fatto cenno prima. Il Ministro de Alvear rimase a Roma sino al maggio-giugno del 1882. Il 1° giugno di quell’anno, infatti, la sua carica fu assunta dal dott. Antonio Del Viso, il quale l’avrebbe retta per molti anni, praticamente sino alla morte, impersonando non pochi meriti, primo fra tutti l’aver fatto acquistare, nel 1889, dal suo Governo lo stesso Palazzo Pandolfi[10]. Dal “Annuario Diplomatico del Regno d’Italia” riferito all’anno 1887 apprendiamo che in quel frangente storico la “Legazione” Argentina di piazza Esquilino, 2, era articolata, oltre che nel ministro plenipotenziario Del Viso, nelle figure del 1° segretario, Dott. J. Belisario Montero, del secondo segretario, Antonio Del Viso (figlio o omonimo del Ministro) e negli “Addetti Militari”, Filippo Del Viso e il noto Antonio Susini, celebre patriota risorgimentale italiano, allora colonnello e in seguito generale dell’Esercito Argentino[11]. Da essa dipendevano ben 31 “Rappresentanze” minori, sotto forma di Consolati Generali, Consolati e Vice Consolati[12].

La prestigiosa sede dell’Ambasciata Argentina di piazza Esquilino è stata al centro di grandi eventi storici, ospitando tra le sue mura vari presidenti della Repubblica Argentina, personalità di altissimo prestigio internazionale, ma anche attività culturali di elevato spessore. Poiché sarebbe impossibile ricordare, in questa sede, tutto ciò che in essa è accaduto citeremo solo alcuni dei fatti più salienti, partendo dalla visita che il grande Guglielmo Marconi[13] vi fece nel marzo del 1904, appositamente invitato dal Ministro plenipotenziario Enrico Moreno. Accompagnato dal tenente di vascello della Regia Marina italiana, Luigi Solari, suo principale collaboratore, il futuro Premio Nobel si recò: «…al palazzo della Legazione argentina per conferire col ministro Moreno intorno all’impianto della radiotelegrafia fra l’Italia e l’Argentina»[14]. Come emerge dalla stampa dell’epoca, il palazzo, già allora ricordato come una delle più belle e ospitali sedi diplomatiche romane, fu spesso anche luogo di eventi mondani, come lo fu ad esempio il ricevimento che si tenne il 29 marzo del 1905, che una rivista definì «il più splendido della stagione», organizzato «[…] negli eleganti saloni della legazione, dove la deliziosa moglie del ministro, signora Moreno, riceveva gli invitati, coadiuvata dalla contessa Guicciardini e dal signor Moreno»[15]. Memorabile fu, poi, quanto accadde nella primavera del 1910, proprio in occasione del primo centenario della “Revolucion  de Mayo”, allorquando in quegli stessi saloni, il ministro Roque Sánz Peñà[16], che dal 6 giugno 1907 era ministro plenipotenziario proprio nella “Città Eterna”, festeggiò la sua elezione a Presidente della Repubblica Argentina.

Il ministro Roque Saenz Pena

Vale la pena ricordare che il 22 maggio di quell’anno, proprio in occasione del Centenario dell’indipendenza Argentina, per iniziativa dell’Istituto Coloniale Italiano e di altre Benemerite Associazioni, alla presenza del Re d’Italia e delle massime cariche del Regno si era tenuta  presso il Campidoglio, allora sindaco Ernesto Nathan, la solenne cerimonia commemorativa, nel corso della quale era stata donata al rappresentante della Repubblica Argentina, il ministro Roque Sáenz Peña (che il 12 di ottobre 1910 sarebbe poi assurto ufficialmente alla Presidenza della stessa Repubblica) un’artistica targa in bronzo e in marmo, a testimonianza del profondo legame che univa i due Paesi. La graditissima opera artistica era stata eseguita dallo scultore prof. Giuseppe Cassioli e fusa presso lo Stabilimento fiorentino di Mario Nelli. A questa opera seguì anche il conio di una medaglia che riportava già la nuova carica alla quale era stato eletto il Sáenz Peña, con la relativa data di consegna: 12 giugno 1910. La medaglia, fatta appositamente coniare da un gruppo di italiani già residenti in Argentina o che comunque avevano ancora a che fare con il Paese Sudamericano, fu consegnata al nuovo presidente la sera dello stesso 12 giugno, nel corso di una cerimonia che si tenne proprio presso la sede della Legazione Argentina in Italia[17]. Dopo il Pena assursero al ruolo di ministri plenipotenziari il dottor Epifanio Portella (dal 1911 al 1916), il dottor Luca Ayarragaray (dal 1916 al 1921), il prof. Angelo Gallardo (dal 1921 in avanti) e così via. Tornando a parlare dei Presidenti della Repubblica Argentina non possiamo fare a meno di ricordare come il prestigioso “Palazzo della Legazione” fu anche teatro di sontuosi ricevimenti in onore di tali Autorità, naturalmente in occasione della visite di Stato che gli stessi eseguirono, nel corso degli anni, sia presso il Quirinale che la Santa Sede. Fra questi ci piace ricordare i vari eventi mondani legati alla memorabile visita che il neo presidente Marcello Torquato de Alvear[18] fece in Italia dal 10 all’11 luglio del 1922, a pochi mesi dalla famigerata “Marcia su Roma”, che avrebbe portato al potere Benito Mussolini. Come ricorda una corrispondenza dell’epoca: «Alle 13, alla Legazione Argentina, in piazza dell’Esquilino, dal Presidente venne offerta una colazione a cui presero parte Re Vittorio col principe Umberto, gli alti dignitari di Corte, il Presidente del Consiglio e altri dignitari»[19].

  1. L’elevazione della “Legazione” in Ambasciata (6 agosto 1926).

 Gli ottimi rapporti fra Italia e Argentina perdurarono anche dopo l’ascesa al potere di Mussolini e la trasformazione della vita politica del Paese in una vera e propria dittatura. Se da un lato l’Argentina rappresentava per l’Italia la Nazione ove maggiore era la presenza dei propri emigranti, oltre che un ottimo partner commerciale, l’Italia era ricambiata dall’Argentina da straordinari sentimenti di affetto, ma anche di riconoscimento, soprattutto per essere il principale Paese europeo dal quale venivano importate tecnologie e mano d’opera specializzata. Ebbene, nel quadro delle relazioni bilaterali fra i due Paesi amici una tappa decisiva fu rappresentata dall’elevazione in Ambasciata della “Legazione” italiana a Buenos Aires, la quale si concretizzò nel corso del 1924, anno in cui lo stesso principe ereditario, Umberto di Savoia, fece visita (era il mese di agosto) alla bellissima capitale che sorge sul Rio de la Plata. Ne fu messo a capo il conte Luigi Aldrovandi Marescotti.

Un momento della visita di Evita Peron in Campidoglio

A tale iniziativa seguì l’iter parlamentare che di lì a qualche anno avrebbe consentito anche alla Repubblica Argentina di fare la stessa cosa per la sua rappresentanza in Italia. La trasformazione della “Legazione” di piazza Esquilino, 2 a Roma in sede di Ambasciata si concretizzò il 6 agosto del 1926, data nella quale la Camera parlamentare Argentina approvò la relativa legge. La notizia fu pubblicata sul quotidiano “La Nacion” di Buenos Aires il 10 agosto seguente, la stessa data nella quale l’ambasciatore italiano Armando Koch comunicò ufficialmente la notizia in Italia con un apposito telegramma indirizzato al Capo del governo, Mussolini[20].  Su proposta del ministro degli esteri argentino, prof. Angelo Gallardo, come abbiamo prima ricordato già ministro plenipotenziario argentino in Italia dal 29 novembre 1921 al maggio-giugno del 1923, il primo ambasciatore della Repubblica Argentina in Italia fu lo stesso ministro plenipotenziario, dottor Fernando Perez (nella prima foto in alto) che il 14 giugno del 1923 aveva preso il posto del Gallardo. Il primo ambasciatore non era certo un uomo qualunque. Egli aveva alle spalle una solida carriera di accademico e uomo di scienza, noto al mondo intero per aver saputo organizzare e dirigere il celebre “Istituto Antimalarico Internazionale”, conseguendo tanti e tali meriti che avevano consentito alla Regia Università degli Studi di Roma di conferirgli una Laurea Honoris Causa in Medicina. L’ambasciatore Perez fu coadiuvato uno staff di grande prestigio, ma soprattutto da un collega di pari dignità professionale e umano, il dottor Alfredo Edoardo Oliverio, celebre medico e scienziato membro della “Commissione Nazionale di Igiene”, nominato Console Generale a Genova, un incarico molto prestigioso che l’uomo aveva già assolto per cinque anni a Parigi. L’organico della nuova Ambasciata fu ovviamente aumentato, prevedendo varie figure, tra funzionari e impiegati. Consigliere d’ambasciata fu nominato Ismael Galendez, il Dr. Manuel A. Viale Paz, primo segretario d’ambasciata, il capitano di vascello Julian Fablet fu l’addetto navale, mentre il ten. col. Martin Gras l’addetto militare. Il dottor Oscar Astengo fu nominato Segretario d’ambasciata, mentre don Carlos Brebbia fu l’addetto commerciale[21].

  1. L’Ambasciata Argentina dal 1926 ad oggi.

L’ambasciatore Perez, che presentò le lettere credenziali a re Vittorio Emanuele il 4 dicembre ’26, seppe egregiamente sostenere l’onere di un siffatto prestigioso incarico, peraltro perpetuando l’opera del suo autorevole predecessore, dottor Gallardo. Fra i suoi primi impegni nella sua nuova veste, il Perez assunse la presidenza onoraria del 1° congresso economico Italo-Argentino, che si inaugurò a Milano nel maggio del 1927, promosso dall’Associazione Argentina delle Fiere Internazionali, nell’ambito del padiglione argentino della VII Fiera Internazionale. Negli anni nei quali lo scienziato operò in Italia i due Paesi s’avvicinarono ancor di più, sottolineando non solo il loro ottimo interscambio commerciale, ma anche uno stretto legame storico, ricordando sia i tantissimi italiani che dai remoti anni dell’Ottocento al primo dopoguerra erano emigrati in Argentina, sia talune figure emblematiche della stessa storia Argentina, come lo era stato il generale Manuel Belgrano, originario di Oneglia, al quale, proprio su iniziativa del ministro Gallardo, successivamente avallata dallo stesso Perez, si sarebbe innalzata ed inaugurata una statua equestre in piazza Tommaseo, in quel di Genova, inaugurata nell’ottobre del 1927, alla presenza dello stesso ministro degli esteri Gallardo, oltre ovviamente al re d’Italia, Vittorio Emanuele III. L’ambasciatore Perez ricoprì il prestigioso incarico sino all’ottobre del 1933, lasciando il testimone al dottor José Maria Cantilo, che si presentò a re Vittorio Emanuele III il 18 di novembre.

Evita Peron

L’Ambasciata argentina in Italia è sempre stata il fulcro della vita degli argentini trapiantati a Roma e in Italia, sia per motivi professionali che privati. In essa, lo abbiamo già ricordato prima, sono passati gli uomini e le donne più illustri di quello straordinario Paese, così come della nostra Penisola: Capi di Stato, Ambasciatori di notevole spessore, ma anche uomini e donne di cultura e di grande notorietà, come lo fu donna Evita Peron, moglie dell’allora Capo di Stato argentino, generale Juan Domingo Peron, la quale, tra la fine di giungo e gli inizi di luglio del 1947 fu in visita in Italia, dimorando in un appartamento allestito appositamente per lei proprio nello stesso palazzo di piazza Esquilino, ospite dell’ambasciatore Rafael Ocampo Jiménez[22]. Dinanzi ad essa, pur tuttavia, si sono tenute – anche questa è storia da raccontare – le proteste dei tanti italo-argentini tornati in Italia negli anni della feroce dittatura militare, desiderosi di conoscere le sorti dei propri familiari, i mai dimenticati “desaparecidos” in memoria dei quali si battono ancora oggi le “Madri di Piazza di Maggio[23].

Numerosi sono stati, dunque, gli Ambasciatori (sia uomini che donne) d’Argentina che hanno operato in piazza dell’Esquilino, n. 2, dal 1880 ad oggi. Impossibile sarebbe stilarne persino un mero elenco, senza il poter aggiungere una nota biografica per ciascuno di loro. Possiamo solo ricordare che l’attuale “primo inquilino” dello storico Palazzo di piazza Esquilino, dal quale dipendono i Consolati Generali di Roma e Milano, è S. E. Roberto Manuel Carlés, un noto giurista quarantenne originario di Buenos Aires, molto affezionato all’Italia, tanto da conseguire un dottorato di ricerca presso l’Università di Ferrara, nominato ambasciatore nell’agosto del 2020, assumendo così l’incarico il successivo 25 novembre

Ten. Col. Gerardo Severino
Direttore Museo Storico della Guardia di Finanza

 

[1] Per “Legazione” s’intende qualsiasi missione diplomatica inviata in uno Stato estero, mentre in senso stretto si definisce l’ufficio diplomatico di carattere permanente retto da un “Capo missione”, il quale nella classificazione degli agenti diplomatici ha ovviamente un rango inferiore rispetto a quello di “Ambasciatore”.

[2] Cfr. Il Palmaverde. Indicatore Universale per l’anno 1872, Torino, Edizione G. Pellino, 1871, pp. 66 e 67.

[3] Mariano Severo Balcarce ( Buenos Aires , 8 novembre 1807 – Brunoy , 20 febbraio 1885 ) aveva sposato infatti Mercedes Tomasa de San Martín y Escalada , figlia del “Libertador” dell’America Latina.

[4] Cfr. Annuario Pontificio – Anno 1870, Roma, Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, 1870, p. 441.

[5] Cfr. Annuario Pontificio – Anno 1863, Roma, Tipografia della Reverenda Camera Apostolica, 1863, p. 403.

[6] Cfr. Tito Monaci, Guida Commerciale di Roma per l’anno 1879, Roma, 1879, p. 206.

[7] Cfr. Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia, Roma, martedì 13, luglio 1875, p. 1.

[8] Cfr. Camera di Commercio di Roma, Breve Guida di Roma, Roma, Tip. Del Salviucci, 1875, p. 283.

[9] Cfr. voce “Legazioni” in Guida di Roma e dei suoi dintorni, Roma, Antonio Vallardi Editore, 1880, p. 12.

[10] Antonio del Viso (Córdoba, 10 febbraio 1830 – Roma, 11 marzo 1894. Avvocato e politico conservatore era stato Governatore di Cordoba, Senatore e Ministro dell’Interno e, infine, Ministro plenipotenziario in Italia.

[11] Antonio Susini (La Maddalena, 11 aprile 1819 – Genova, 21 novembre 1900), Garibaldino e capo della famosa “Legione Italiana”  servì per anni l’Argentina, ottenendone la naturalizzazione.

[12] Cfr. Ministero per gli Affari Esteri, Annuario Diplomatico del Regno d’Italia per l’anno 1887, Roma, Tip. Ippolito Sciolla, 1887, pp. 287, 288.

[13]Guglielmo Marconi (Bologna, 25 aprile 1874 – Roma, 20 luglio 1937) è stato un inventore, un imprenditore e politico italiano. Si rese famoso al mondo intero per aver scoperto ed ideato un efficace sistema di telecomunicazione a distanza via onde radio, ovvero la telegrafia senza fili o radiotelegrafo, la quale ebbe notevole diffusione e la cui evoluzione portò allo sviluppo della radio e della televisione e in generale di tutti i moderni sistemi e metodi di radiocomunicazione che utilizzano le comunicazioni senza fili, e che gli valse il premio Nobel per la fisica nel 1909 condiviso con Carl Ferdinand Braun, «in riconoscimento del suo contributo allo sviluppo della telegrafia senza fili».

[14] Cfr. corrispondenza dal titolo Radiotelegrafia, in «L’Elettricità», n. 14 dell’8 aprile 1904, p.6.

[15] Cfr. corrispondenza dal titolo Vita Patrizia, in «Calendario d’Oro. Rassegna nobiliare-diplomatica-araldica», Roma, maggio 1905, p. 335.

[16] Roque Sáenz Peña Lahitte (Buenos Aires, 19 marzo 1851 – Buenos Aires, 9 agosto 1914) è stato un politico e avvocato argentino, Presidente dell’Argentina dal 12 ottobre 1910 alla sua morte.

[17] Cfr. corrispondenza dal titolo Onoranze, in «Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia», n. 138 del 13 giugno 1910, pag. 3062.

[18] Marcelo Torcuato de Alvear (Buenos Aires, 4 ottobre 1868 – Buenos Aires, 23 marzo 1942), è stato un politico argentino, Presidente dell’Argentina dal 12 ottobre 1922 al 12 ottobre 1928

[19] Cfr. corrispondenza dal titolo Cose Italiane, in «La Civiltà Cattolica», 29 luglio 1922, p. 274.

[20] Cfr. corrispondenza dal titolo Relazioni con la Repubblica Argentina, in Ministero degli Affari Esteri, «Rassegna della Stampa Estera», fascicolo 2, 16 agosto 1926, pp. 51, 52.

[21] Cfr. «Rassegna d’Europa e dell’America Latina», ottobre 1927, p. 21.

[22] Sull’argomento vgs. Emanuel Quintas, “La missione diplomatica di Evita Peron in Europa e in Italia”, in «I rapporti politici tra Italia e Argentina negli anni del Peronismo (1946 – 1955)», Tesi di Dottorato di ricerca, A.A. 2010 – 2011, Università di Roma Tre, Scuola Dottorale in Scienze Politiche, p. 320 e ss.

[23] Madri di Plaza de Mayo (in spagnolo Asociación Madres de Plaza de Mayo) è un’associazione formata dalle madri dei desaparecidos, ossia i dissidenti scomparsi durante la dittatura militare in Argentina tra il 1976 e il 1983.