10 agosto 1916: l’uccisione dell’irredentista Nazario Sauro

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La prima pagina de “La Stampa” che dà notizia di Gorizia occupata dai soldati italiani

Nel giorno in cui Gorizia viene occupata dalle nostre truppe e si esulta per la vittoria dei soldati italiani il 10 agosto del 1916 arriva una notizia drammatica: l’uccisione di Nazario Sauro.

La sua ultima missione iniziò Il 30 luglio 1916 quando a Venezia salì a bordo del sommergibile “Pullino” comandato dal tenente di vascello Ubaldo degli Uberti. L’obiettivo era quello di effettuare un’incursione su Fiume.  Purtroppo però a causa delle correnti il sottomarino si incagliò nella zona di Galiola, all’ingresso del Golfo del Quarnaro. Gli uomini dell’equipaggio del “Pullino” tentarono in tutti i modi di disincagliare lo scafo ma invano. Si decise allora di distruggere i cifrari di bordo e le apparecchiature e approntare l’unità per l’affondamento. Nonostante il comandante Degli Uberti scongiurò Nazario che avrebbero fatto di tutto per “coprire” l’identità di Sauro qualora fossero stati presi prigionieri il marinaio istriano decise comunque di allontanarsi su un battellino, ma venne intercettato dal Satellit, un cacciatorpediniere austriaco, e fatto prigioniero. Una volta trasferito a Pola fu  processato e condannato a morte mediante impiccagione.

sauroUn’operazione segreta e delicata, quella del Pullino (nella foto a destra), alla quale lo stesso Ammiraglio Thaon di Revel non avrebbe voluto che Sauro partecipasse. Ma l’ufficiale, nominato proprio da Thaon di Revel per la sua capacità di conduzione “ad occhi chiusi” del naviglio italiano all’interno dei porti austriaci, si butta a capofitto nell’azione. Il Pullino sotto il comando di Uberto degli Uberti punta la prua sulla costa dalmata. La navigazione non è facile specialmente in quel tratto di costa controllata dal nemico. La nebbia al tramonto del 30 luglio obbliga inoltre il comandante degli Uberti a posizionare una vedetta a prua dell’unità. Alle 00.25 del 31 luglio viene avvistata una sagoma bianca sulla dritta del battello e una volta intimato lo stop ai motori il comandante ordina l’accostata a sinistra. E’ a questo punto che l’unità si sposta repentinamente a causa della corrente andandosi ad incagliare sullo scoglio dell’isola della Galiola, nel Quarnaro. Tutti i tentativi del comandante degli Uberti e di Sauro per disincagliarsi risultano vani e il chiarore dell’alba in arrivo consiglia l’equipaggio ad effettuare l’abbandono del battello non senza però averlo privato prima dei suoi congegni e rendendolo inservibile al nemico con la distruzione dei cifrari di bordo e dei documenti segreti.  L’equipaggio, lasciato il sommergibile, trova un primo riparo sullo scoglio mentre uno dei marinai nuota fino a riva per impadronirsi di un canotto con il quale viene raggiunta una spiaggia e, a sua volta, requisita una barca a vela austriaca – probabilmente appartenente al guardiano di un faro costiero – con la quale, almeno questo è l’intento dei naufraghi, di rimpatriare. Nazario Sauro, conscio del fatto che, essendo formalmente cittadino dell’Impero austro-ungarico, se catturato sarebbe stato giustiziato come traditore, parte alle 5.15 diretto verso sud su di un canottino a remi nel tentativo di raggiungere le coste italiane. L’equipaggio del Pullino viene intercettato da due unità austroungariche fatto prigioniero. A Sauro non va meglio e viene intercettato dal cacciatorpediniere Satellit.  Il piano di Sauro in caso di cattura da parte degli austriaci prevedeva di dichiararsi di essere Nicolò Sambo, nato a Venezia il 4 ottobre 1878, tenente di vascello della Marina italiana, imbarcato sul Pullino per fare pratica. Una versione a cui, a quanto pare, gli austriaci non credettero.

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Nazario Sauro in carcere il giorno prima di essere giustiziato (Foto: Archivio Ufficio Storico della Marina Militare)

Una figura, quella di Nazario Sauro, legata dunque alla questione istriana, al bacino adriatico, ma soprattutto alla storia d’Italia. Un testimone del tempo la cui vita viene ripercorsa dall’ammiraglio Romano Sauro insieme al figlio Francesco Sauro. “Nazario Sauro. Storia di un marinaio” (La Musa Talìa) è un libro che, attraverso documenti e memoria ricostruiscono la complessa personalità di un eroe. E’ il racconto per immagini e testi della storia di un uomo “in anticipo sui tempi e che incarnò la capacità di disegnare il futuro” come si legge nell’introduzione del volume. La pubblicazione apre uno squarcio sulle passioni, le ossessioni e perché no sul perfezionismo e sulla maestria del marinaio Nazario Sauro il cui nome è sinonimo di dedizione, altruismo, rispetto dei valori “per questo oggi è quanto mai importante recepirne il messaggio” sottolinea nella prefazione l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, già Capo di Stato Maggiore della Marina Militare. Nazario Sauro ha contribuito alla “nobile causa del completamento di quell’Unità Nazionale centrata sulla proclamazione del 17 marzo 1861 e coronata con la fine vittoriosa della Grande Guerra”. Comandante, conduttore, inventore, Nazario Sauro fu un soldato sempre in prima linea capace di grandi atti di solidarietà sociale, ma soprattutto di buonsenso e di responsabilità. Due caratteristiche della personalità di Nazario Sauro che richiamano all’impegno di sentirsi sempre e dovunque parte attività nella quotidianità, in famiglia e nel lavoro. Insomma un Marinaio nella più alta accezione del termine. Basta infatti scorrere le pagine del libro su Nazario Sauro per percepirne i tratti più evidenti e quelli più nascosti.

Nato nel 1880 a Capodistria nell’Istria allora austriaca, Nazario Sauro si dedicò sin da giovanissimo al mare e ad attività patriottiche italiane. Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò volontario nella Regia marina italiana con il grado di tenente di vascello. Catturato dall’Austria nel 1916, venne processato per alto tradimento e impiccato a Pola.
Il volume, scritto dal nipote con suo figlio, narra la sua vicenda umana, politica, militare e ideale. Frutto di ricerca e di documenti, testimonianze e ricordi di casa Sauro, alterna il racconto rigoroso delle vicende con riflessioni, spunti, idee degli autori sul loro antenato e sull’oggi, realizzando così un affresco vivido del marinaio Nazario Sauro.
Nel volume si parla di libertà, ribellione, giustizia, generosità, solidarietà, responsabilità, sogni, passioni. E in più c’è il mare Adriatico. Banco di scuola per Sauro quando salvò un piroscafo dal naufragio; amico e confidente quando lo aiutava a penetrare nei porti nemici; traditore quando s’incagliò sullo scoglio della Galiola.
Ne esce un ritratto dell’eroe capodistriano intenso e commovente, che ne mette in risalto la semplicità d’animo e lo spirito leggendario, in tutto il suo breve ma intenso percorso di vita: la sua passione per il mare, la sua ricerca costante della libertà e della giustizia.

“Scrivere con mio figlio la storia della vita di Nazario Sauro – spiega Romano Sauro – è essenzialmente perché per gli stessi ideali di libertà e di giustizia in cui lui credeva si sono sacrificati tanti giovani. Non credo sia anacronistico parlare oggi di un eroe di cento anni fa; certo il contesto storico è diverso, le stesse modalità sono differenti, è passato tanto tempo da allora e oggi noi viviamo in pace in Europa. Dove però ci saranno Stati che violino i diritti e le richieste di giustizia dei popoli, lì si potranno sempre trovare persone – giovani – pronte a sacrificare anche la propria vita, affinché ciò non accada più e altri ne possano trarre beneficio”.

 

Per approfondire leggi l’articolo di Desirée Tommaselli vai nel sito ufficiale della Marina Militare