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7 giugno 2024. Una reliquia di padre Pino Puglisi al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri

Una cerimonia intensa e ricca di significato quella che si è svolta nella Cappella “Virgo Fidelis” del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri di Roma per la collocazione di una reliquia “ex sanguine” del Beato Padre Pino Puglisi. Un momento dall’alto valore simbolico per la rilevanza storica, religiosa e morale del sacerdote e martire siciliano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993 a Palermo. Una figura, quella di don Puglisi, che si inserisce nel solco di chi, come i carabinieri sono presenti da nord a sud Italia nei grandi centri e nelle piccole periferie, ma sempre accanto ai cittadini. Insieme alle chiese le Stazioni dell’Arma dei Carabinieri restano un punto fermo per ogni comunità.  I carabinieri da sempre rappresentano un presidio di legalità ed esprimono la presenza dello Stato in territori non facili come nel caso di Brancaccio, a Palermo, negli anni Novanta. Un quartiere dove padre Pino Puglisi si adoperava per i giovani e cercava di “fare quadrato” con le realtà sane di un capoluogo siciliano lacerato dalla mafia e dalla criminalità. Un’attività pastorale che si affiancava all’azione degli uomini dell’Arma. A distanza di oltre vent’anni, il 7 giugno 2024, le donne e gli uomini che prestano servizio al Comando Generale hanno ricordato l’uomo, il prete, il testimone di santità accogliendo una reliquia su cui pregare e da venerare. E’ stato il Comandante Generale, Generale di Corpo d’Armata Teo Luzi a salutare il Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, e  Monsignor Santo Marcianò, Ordinario Militare per l’Italia, che insieme a Monsignor Vincenzo Pizzimenti, Capo Servizio Assistenza Spirituale del Comando Generale, hanno guidato il momento di preghiera e di riflessione. L’affidamento della reliquia era stato annunciato lo scorso 31 maggio, in occasione di un convegno alla Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma, dall’Arcivescovo di Palermo Monsignor Corrado Lorefice.

 

Un momento della cerimonia al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri il 7 giugno 2024

L’iniziativa simboleggia la comune missione volta alla tutela della legalità attraverso il servizio di prossimità e specifiche iniziative sociali, seguendo gli esempi di vita del Beato Puglisi e dei tanti Carabinieri che, talvolta al costo dell’estremo sacrificio, si sono immolati e continuano a farlo nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata sull’intero territorio nazionale. Padre Pino Puglisi nacque a Palermo e dedicò l’intera esistenza ai giovani della città, affinché l’impegno sociale li allontanasse dal pericolo di essere plagiati dalla mafia, con la consapevolezza del predominio morale dei più alti valori della vita sull’inganno mafioso. Dopo aver ricoperto l’incarico di pro-rettore del seminario minore di Palermo, incitato ad animare diverse realtà e movimenti locali tra cui l’Azione Cattolica e la Fuci, nel 1990, venne nominato parroco a San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, dove nel gennaio 1993 inaugurò un centro per la promozione umana e l’evangelizzazione. La sera del 15 settembre dello stesso anno, il giorno del suo 56° compleanno, venne ucciso in un agguato mafioso mentre si accingeva a tornare presso la propria abitazione. Dal 2013, anno della Beatificazione, riposa nella Cattedrale di Palermo.

Il cardinale Marcello Semeraro con il generale di corpo d’armata Teo Luzi, Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri

“Non era un componente dell’Arma, tuttavia ci sono nella sua vita molti aspetti che lo rendono molto simile, molto vicino ai vostri ideali e ai vostri progetti istituzionali – ha detto il generale Teo Luzi rivolgendosi ai suoi carabinieri -. La forma di vita del beato Puglisi è molto simile alla vostra, soprattutto nella vicinanza al popolo, nella vicinanza alla gente semplice in modo particolare alle fasce deboli”. Il cardinale Semeraro invece ha ribadito le virtù del martire: “Nel caso del Beato Puglisi si è trattato di subire un’uccisione per la ragione della giustizia, della fraternità, della solidarietà e della vicinanza al popolo e sono questi gli ideali che istituzionalmente vi caratterizzano, sono queste le ragioni per cui con piacere sono qui insieme con voi per questa circostanza e rinnovo la mia gratitudine sincera per il vostro lavoro”.

Di particolare intensità e significato il riferimento del generale Teo Luzi alla frase che amava dire padre Puglisi: “Se ognuno fa qualcosa, si può fare molto”. Un “motto” che è un richiamo a tutti e a ciascuno sul fronte dell’impegno per il bene comune e per la legalità: “Non subire gli altri, non subire violenze, non subire angherie, ma fare qualcosa per collaborare, per ottenere una società migliore ed è proprio questo quello che, da un punto di vista del rapporto sociale, ha animato Don Puglisi, uomo di grande fede” ha sottolineato il generale Luzi

Padre Pino Puglisi celebra messa a Palermo

“Un uomo che viveva tra la gente, molto legato al comandante della Stazione” ha commentato Luzi che ha aggiunto: “Avere una reliquia del Beato al Comando Generale è un messaggio rivolto a tutta l’Arma dei Carabinieri, quello di stare vicini alle persone che soffrono, facendolo da laici perché l’amore per il prossimo prescinde dal proprio ruolo e dalla propria funzione”. Infine un auspicio; “Che Don Puglisi, attraverso questa reliquia, dal Comando Generale possa raggiungere ogni Carabiniere in ogni luogo d’Italia e lo possa ispirare a
fare il proprio lavoro nel migliore dei modi, vicino alla gente e tra la gente”.

Vincenzo Grienti