3 maggio 2023. Rinasce il Museo Storico dell’Aeronautica Militare

Dai pionieri del volo agli assi dell’aviazione italiana della Grande Guerra il passo è breve. Basta percorrere qualche metro dell’hangar “Troster” e riconoscere il motore del Flyer dei Fratelli Wright, amici del sottotenente di vascello Mario Calderara, primo pilota italiano ad aver conseguito un brevetto di volo. Poco distante lo Spad VII di Francesco Baracca e il velivolo di Fulco Ruffo di Calabria, l’aereo di Ernesto Cabruna, il “carabiniere volante” con i colpi delle mitragliatrici degli austro-ungarici ancora ben visibili sulla carlinga.

Al rinnovato MUSAM, il Museo Storico dell’Aeronautica Militare, si respira aria di nuovo, di antico e di futuro. Nell’hangar “Badoni”, fronte lago di Bracciano, campeggia la gigantografia dei piloti del Macchi Mc. 200 pronti a salire sul caccia italiano della Seconda guerra mondiale. In una teca è custodita una macchina “Enigma”, vera e propria protagonista in numerosi scenari del conflitto dal 1940 al 1945.

Una panoramica del Museo Storico di Vigna di Valle sul lago di Bracciano – Foto Aeronautica Militare

Un tuffo nella tradizione degli idrocorsa e nell’epopea della Coppa Schneider è possibile nell’hangar “Velo”, uno spazio espositivo unico al mondo dove le “Ferrari del cielo” proiettano i visitatori nel mondo del record, dei successi e dei primati. Dal 1926 al 1934 i piloti italiani scrissero pagine memorabili e li firmarono nel cielo di tutto il mondo con le scie dei loro Macchi. Uomini come Mario De Bernardi, Francesco Agello, Alberto Canaveri, Mario Bernasconi restano i coraggiosi e temerari aviatori che pilotarono le macchine di ingegneri del calibro di Tranquillo Zerbi e Mario Castoldi. Piloti, velivoli e specialisti che conquistarono i titoli dei giornali e dei periodici illustrati come “La Domenica del Corriere” e di testate specializzate come “Rivista Aeronautica” e “Le vie dell’Aria”. E’ così che il Museo Storico dell’Aeronautica Militare rende omaggio alle imprese e alle industrie che hanno scritto pagine importanti della storia italiana come FIAT e Isotta Fraschini. La vittoria di Mario De Bernardi alla Coppa Schneider del 1926 su Macchi M.39 e la conquista del record di velocità il 23 ottobre 1934 del maresciallo Francesco Agello su MC. 72 alla velocità di 709,202 Km/h e superando il suo stesso record registrato un anno prima (aprile 1933) di 682,068 Km/h. 

La storia degli idrocorsa e l’epopea della Coppa Schneider raccontata nell’hangar “Velo” – Foto Aeronautica Militare

Il Museo di Vigna di Valle con i suoi 16.000 metri quadrati di spazi espositivi si sviluppa in ordine cronologico attraverso i cinque padiglioni: Hangar “Troster” (dai primordi alla Grande Guerra), Hangar “Velo” (tra guerre e primati), Hangar “Badoni” (Seconda guerra mondiale), Hangar “Skema” (dal dopoguerra alle missioni internazionali) e Hangar 100 (il volo acrobatico e il presente). Uno scrigno che racchiude un racconto emozionante che già dal logo stilizzato del MUSAM richiama in modo iconico uno dei simboli dell’ingegno aeronautico italiano e della storia della Forza Armata, l’idrovolante SIAI S.55. Tutto questo grazie al lavoro di un Comitato Tecnico Scientifico che si è avvalso sia di esperti esterni per la curatela scientifica, per l’allestimento e la grafica, sia di ingegneri e personale specializzato dell’Aeronautica Militare collocando cimeli e velivoli in modo più razionale e funzionale rispetto a prima. Inoltre sono stati realizzati nuovi spazi, con schermi e aree multimediali, simulatori di volo, una sala cinema, aree relax per i visitatori e dei suggestivi tunnel di collegamento tra gli hangar dalla originale forma di carlinga di aereo. Tutte novità che durante la cerimonia di riapertura sono state toccate con mano dalle autorità civili, politiche e militari, oltre che dai giornalisti e dai fotografi.

Il Generale di Squadra Aerea Luca Goretti, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare durante il suo intervento

“Questa cerimonia ha un’altissima valenza simbolica, ma è anche sostanziale perché oggi l’Aeronautica Militare onora la propria storia e le gesta di tutti coloro che fecero la scelta di servire la Patria con l’uniforme azzurra, vivendo, combattendo, in alcuni casi fino all’estremo sacrificio, utilizzando alcuni dei mezzi e dei reperti conservati all’interno di questi gloriosi e rinnovati Hangar” ha sottolineato il Generale di Squadra Aerea Luca Goretti, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare che ha aggiunto:”Con uno sforzo corale di tutta la Forza Armata, abbiamo rinnovato la casa della nostra storia in modo che possa accogliere nei prossimi decenni tutti coloro che cercheranno l’approfondimento e saranno interessati a scoprire i valori e le tradizioni di un’istituzione centenaria ma al tempo stesso giovane, dinamica, vitale e tecnologicamente avanzata”. Infine un pensiero rivolto ai giovani che per il Generale Goretti sono da coinvolgere e da appassionare: “Un museo è un luogo educativo per eccellenza, soprattutto per le nuove generazioni e per i ragazzi che stanno formando la propria coscienza e il proprio intelletto. Parla con un linguaggio semplice e utilizza un codice universale che non solo non conosce confini, ma spesso li supera. Questo rappresenta un concetto molto vicino al mezzo aereo”.

Il MUSAM custodisce pezzi pregiati e unici, a partire dal Pallone di Garnerin, il più antico cimelio aeronautico esistente al mondo, sapientemente e pazientemente restaurato sotto la supervisione della Sovrintendenza dei Beni Culturali che ha curato anche il restauro del SIAI S.79 Sparviero.

Il Pallone di Garnerin all’ingresso del MUSAM

“Al mondo dell’aerostatica e quindi dei palloni, si collegano le origini del volo. L’Aeronautica Militare nasce con i reparti aerostieri, quindi il pallone di Garnerin, che ha volato quasi oltre 200 anni fa è un po’ il nostro punto di partenza ed è anche significativo che sia protagonista di una sorta di impresa per l’epoca e che partito da Parigi per un gioco dei venti è venuto a posarsi sulle acque del lago di Bracciano” commenta il Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino, Presidente del Comitato per il Centenario dell’Aeronautica Militare.

Il Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino, Presidente del Comitato del Centenario dell’Aeronautica Militare durante il suo intervento

Un cimelio che si aggiunge alla collezione di circa 80 velivoli esposti: dal Blèriot, all’idrovolante austro-ungarico Lohner per poi passare agli idrocorsa: Vigna di Valle è il museo aeronautico che può vantare il numero maggiore di idrocorsa in esposizione, fra i quali spicca il Macchi MC.72 detentore del record di velocità per idrovolanti con oltre 709 km/h di media. Si prosegue poi con gli IMAM Ro.37 e Ro.43, con il FIAT G.212, ultimo plurimotore costruito dalla FIAT, il SIAI SM.82 e il CANT Z.506 che proprio a Vigna di Valle ha prestato servizio con il Soccorso Aereo. E ancora i jet del primo dopoguerra e quelli attuali, con una particolare attenzione alle missioni fuori dai confini nazionali, alla Pattuglia Acrobatica Nazionale, agli elicotteri e ai paracadutisti dell’Aeronautica Militare. Il Museo accoglie inoltre anche nuovi velivoli nel settore dedicato al periodo moderno, come il Tornado IDS con livrea desertica, l’Eurofighter e gli elicotteri HH-3F e AB-212.

“L’occasione del Centenario, una data particolarmente simbolica, è stata colta per rivisitare il Museo” ha sottolineato il Generale Ispettore Capo Basilio Di Martino nel suo discorso di apertura della cerimonia: “Ridisegnare le collezioni, riproporlo in una chiave in linea con i moderni concetti della scienza museale: questo è quello che è stato fatto cogliendo anche l’occasione per un adeguamento infrastrutturale che lo ponesse in linea con le più recenti normative. L’obiettivo è quello di avere un sistema museale che favorisca l’interazione con il visitatore.” Il Generale Di Martino ha poi commentato: “In un Museo come questo il futuro, il presente e il passato, sono intimamente collegati. La storia ci consente una chiave interpretativa che utilizza le chiavi di lettura che ci vengono dal passato per interpretare il presente e il futuro. Su tutto questo c’è una spinta dominante che è quella verso la tecnologia, perché l’Aeronautica Militare non può non essere eccellenza tecnologica e questo inevitabilmente la proietta verso il futuro.”

Un momento della cerimonia con il tradizionale taglio del nastro alla presenza del Vice Presidente della Camera dei Deputati, On. Giorgio Mulé 

Ma c’è una storia nella storia che può essere raccontata dentro e fuori il MUSAM: quella delle sue origini che proprio qui, sulle sponde del lago di Bracciano registrarono gli esperimenti di uno dei padri dell’aeronautica italiana: il Maggiore Maurizio Moris, che nel 1907 vi creò il Cantiere Sperimentale Aeronautico e nel 1910 la Scuola Piloti Dirigibilisti. A Museo, inoltre, è legata la figura del Generale Umberto Nobile, che guidò le esplorazioni  polari del 1926 e del 1928 con i dirigibili “Norge” e “Italia”. Oltre a una sezione dedicata proprio alle avventure al Polo Nord il Museo ospita il Centro di documentazione “Umberto Nobile”.

La sezione dedicata a Umberto Nobile e alle esplorazioni polari

Nel 1913, su iniziativa del Maggiore Giulio Douhet, Comandante del Battaglione Specialisti del Genio, venne costituita una prima esposizione aeronautica con sede nel Castel Sant’Angelo a Roma, dove già si trovava il Museo Storico del Genio. In esso venne raccolto tutto il materiale storico risalente fin dalle origini della costituzione della prima Sezione Aerostatica nell’ambito della Compagnia del Genio, nel 1884. Nel 1933, dieci anni dopo la creazione della Regia Aeronautica come Forza Armata, il materiale storico aeronautico esposto a Castel S.Angelo venne trasferito, sempre a Roma, nelle casermette della Batteria bassa sul fiume Tevere per poi passare, nel 1939, in una sede più adatta sul Lungotevere delle Vittorie. Durante e immediatamente dopo la seconda guerra mondiale, purtroppo, molto materiale aeronautico di estremo interesse storico, in special modo velivoli e motori, andò perduto irrimediabilmente. Dal 1950 in poi, negli anni della ricostruzione, cominciò a manifestarsi nuovamente l’idea di un Museo Storico Aeronautico, a similitudine di quanto si era già realizzato o si stava realizzando nello stesso campo in altri Paesi; ecco pertanto i primi tentativi di ricercare una sede idonea e definitiva al Museo stesso. Ma le soluzioni adottate furono sempre frammentarie e di carattere provvisorio, tali da non consentire un’idonea conservazione dei velivoli storici, motori e dei molti cimeli in possesso della Forza Armata. Una prima sede del Museo Storico A.M. fu individuata, nel 1961, al Palazzo della Vela di Torino, preso in affitto e utilizzato dall’A.M. fino al 1974, anno in cui la locale amministrazione comunale reclamò l’edificio per un altro impiego. Anche la soluzione di costituire a Milano una Sezione Aeronautica presso il Museo della Scienza e della Tecnica non fu adottata a causa dell’altissimo costo richiesto per la costruzione ex novo delle infrastrutture necessarie.

Nell’hangar “Skema” i velivoli che hanno fatto la storia dell’Aeronautica Militare Italiana negli anni della guerra fredda. Da sx a dx: un De Havilland, un Tornado IDS e un F-104 Starfighter

Il materiale storico aeronautico di proprietà della Forza Armata, venne pertanto trasferito quasi totalmente presso l’aeroporto di Vigna di Valle dove era già stato costituito un Centro di raccolta del materiale storico e scientifico del volo. Mentre il problema restava ancora irrisolto, si ripresentò la necessità da parte dell’Aeronautica di ricercare al più presto una sede dove poter finalmente raccogliere ed esporre – preservandolo così dalla distruzione, dovuta agli agenti atmosferici e alla mancata manutenzione – tutto il materiale aeronautico esistente. Verificata l’impossibilità, per motivi economici, di adottare soluzioni anche in aree demaniali entro i grandi centri urbani, si giunse nel 1975 alla scelta di Vigna di Valle, sia per il valore storico di questo luogo, che è il più antico sito aeronautico in Italia, sia per il fatto che c’era la possibilità di impiegare infrastrutture già esistenti, con un onere finanziario relativamente contenuto. E’ da evidenziare che grazie alla sensibilità per la storia aeronautica del Generale Giuseppe Pesce, al tempo sottocapo di Stato Maggiore che, con la piena adesione dell’allora capo di Stato Maggiore Generale Dino Ciarlo, e la collaborazione di altri validi ufficiali e sottufficiali, il Centro di raccolta del materiale storico il Museo Storico venne trasformato in tempi brevissimi, circa 100 giorni, nel Museo Storico, che fu inaugurato il 24 maggio del 1977 dal Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

L’apertura al pubblico del Museo Storico avverrà entro la prima decade del mese di maggio. I dettagli dell’apertura verranno pubblicizzati attraverso il sito web dell’Aeronautica Militare, la App del Centenario e tutti i profili social della Forza Armata.

Vincenzo Grienti

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