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Lise Lindbæk, la donna del Norge

Quando il dirigibile Norge completò con successo la prima traversata aerea del Polo Nord nel maggio 1926, l’attenzione del mondo si concentrò sui grandi nomi dell’impresa: Roald Amundsen, Umberto Nobile e Hjalmar Riiser-Larsen. Erano loro gli eroi celebrati dai giornali, i protagonisti delle fotografie e dei ricevimenti ufficiali.

Eppure, dietro le quinte di quella straordinaria avventura polare, operò una giovane donna che, pur non salendo mai a bordo del dirigibile, conobbe più di molti altri le tensioni, gli entusiasmi, le rivalità e le paure che accompagnarono la preparazione della spedizione.

Il Dirigibile Norge

Il 15 maggio 1926, alla notizia del riuscito atterraggio del dirigibile Norge dopo la storica traversata polare, Roma esplose in una festa spontanea. Dallo Stabilimento Costruzioni Aeronautiche, dove il dirigibile era stato costruito, partì un lungo corteo di operai diretto verso Palazzo Chigi. Lungo il percorso si unirono curiosi, studenti, impiegati e semplici cittadini. Tra le prime file sventolavano bandiere italiane e norvegesi. A guidare quella festosa manifestazione vi era una giovane donna straniera che gli operai chiamavano affettuosamente “Lisetta! Lisetta!”. Quella ragazza era Lise Lindbæk.

Per certi versi fu una semplice segretaria. Per altri, una giornalista agli inizi della carriera. Per altri ancora, una mediatrice culturale tra italiani e norvegesi. Ma sarebbe riduttivo fermarsi a queste definizioni. Grazie alla posizione che occupò nei mesi cruciali che precedettero il volo polare, Lise divenne una delle persone meglio informate dell’intero ambiente che ruotava attorno al Norge.

La sua storia dimostra come, accanto ai protagonisti ufficiali, vi siano spesso figure meno appariscenti che contribuiscono in modo decisivo al successo di grandi imprese.

Una giovane intellettuale nordica nella Roma degli anni Venti

Lise Lindbæk

Lise Lindbæk nacque a Copenaghen nel 1905. Era figlia di Johannes Peder Lindbæk, sacerdote e giornalista, e di Sofie Aubert, insegnante e scrittrice. La famiglia, profondamente legata al mondo della cultura scandinava, si trasferì presto in provincia, dove il padre ottenne un incarico presso la cattedrale di Roskilde. Dopo la morte del padre, nel 1920, Lise si trasferì con la madre a Kristiania, l’attuale Oslo. Dopo il diploma, conseguito nel 1922, intraprese studi di archeologia,

Cresciuta tra libri, studi e discussioni intellettuali, sviluppò molto presto una forte autonomia di giudizio e una naturale curiosità verso ciò che accadeva oltre i confini del proprio Paese.

Nel 1924 decise di trasferirsi in Italia per approfondire gli studi archeologici. Dopo un periodo a Napoli, si stabilì a Roma, città che in quegli anni stava vivendo, con l’avvento del fascismo, una fase di intensa trasformazione politica e sociale, che lei descrisse in articoli che scriveva per la stampa norvegese.

Come molti studenti stranieri, doveva però confrontarsi con problemi pratici. Le risorse economiche non erano abbondanti e i compensi ottenuti scrivendo articoli per giornali norvegesi non garantivano sempre un sostentamento sufficiente. Fu così che cercò lavoro presso la rappresentanza diplomatica della Norvegia.

Pochi potevano immaginare che quella scelta, nata da esigenze quotidiane, l’avrebbe portata al centro di una delle più importanti imprese aeronautiche del Novecento.

L’operazione segreta che avrebbe cambiato la storia dell’Artico

Nel 1925 Amundsen era alla ricerca di un mezzo con cui tentare la conquista aerea del Polo Nord. Dopo il fallimento della spedizione degli idrovolanti Dornier Wal, Amundsen e i suoi collaboratori erano convinti che il dirigibile rappresentasse la soluzione più promettente. In quegli anni Umberto Nobile aveva sviluppato una nuova generazione di dirigibili semirigidi che attirava l’attenzione degli ambienti aeronautici di tutto il mondo e di Amundsen, l’aeronave che lo interessava era il modello N-1, che sarebbe poi diventato famoso con il nome di Norge. Le trattative con l’Italia vennero condotte con grande riservatezza. La giovane impiegata della legazione norvegese si trovò improvvisamente coinvolta nella gestione di documenti, traduzioni, comunicazioni e incontri riservati. Grazie alla padronanza delle lingue e alla capacità di muoversi tra interlocutori molto diversi, divenne progressivamente una figura sempre più utile. Fu il suo primo contatto diretto con uomini che sarebbero entrati nella leggenda.

Fra Amundsen e Nobile

Roald Amundsen

L’incontro con Amundsen fu per Lise un’esperienza memorabile. L’esploratore norvegese era già considerato uno degli uomini più celebri della sua epoca. Con la conquista del Polo Sud aveva raggiunto una fama internazionale difficilmente paragonabile a quella di qualsiasi altro esploratore contemporaneo. Diversa era invece la figura di Umberto Nobile. Poco noto al grande pubblico, ma rispettato negli ambienti tecnici, il colonnello italiano appariva come l’artefice concreto del progetto. Se Amundsen avesse rappresentato il mito dell’esplorazione, Nobile avrebbe incarnato la competenza ingegneristica che avrebbe reso possibile l’impresa. Lise ebbe modo di osservare da vicino entrambi, ma poi rimase affascinata da Nobile. Nel corso dei mesi sviluppò nei confronti di Nobile una particolare stima, ammirazione e forse qualcosa di più. Lo considerava dotato di una straordinaria preparazione tecnica e di una notevole capacità organizzativa, ma anche ne ammirava la persona, i tratti del volto, lo sguardo. Nobile anche lui colpito da questa giovane intraprendente, l’aveva assunta per le sue competenze linguistiche e diplomatiche. Tuttavia, si rese presto conto che Lise rappresentava qualcosa di ancora più importante ed utile. Era una finestra aperta sulla Norvegia e i norvegesi.

Tra due fedeltà

Il ruolo di Lise aveva una caratteristica singolare. Essendo norvegese, aveva accesso naturale agli ambienti che facevano capo ad Amundsen, Riiser-Larsen e agli altri membri scandinavi della spedizione. Lavorando però a stretto contatto con Nobile, conosceva anche il punto di vista italiano. Questa duplice appartenenza le consentiva di vedere ciò che molti altri non vedevano. La giovane giornalista si trovò così in una posizione privilegiata, quasi sospesa fra due mondi che collaboravano allo stesso progetto, ma che non sempre si comprendevano pienamente. La posizione di Lise era tuttavia delicata. Da una parte collaborava con Nobile, e gli forniva notizie mantenendo rapporti continui con i suoi connazionali. Dall’altra attraverso lettere e telegrammi era in contatto con Thommessen, presidente dell’Aero Club Norvegese, supervisore dell’intera spedizione e facoltoso editore di giornali. L’informazione scorreva quindi in entrambe le direzioni.

Le tensioni nell’equipaggio

Il Generale Umberto Nobile

Con l’arrivo dei membri norvegesi dell’equipaggio il lavoro di Lise aumentò enormemente. Molti erano marinai ed esploratori polari di grande esperienza, ma possedevano una preparazione limitata nel campo dei dirigibili. Si aspettavano un addestramento rapido che consentisse loro di raggiungere in pochi mesi competenze che gli italiani avevano acquisito dopo anni di lavoro. Le inevitabili difficoltà generarono malumori e frustrazioni. Lise ascoltava le lamentele, cercava di comprenderle e spesso le riferiva a Nobile nel tentativo di prevenire conflitti. Con il passare dei mesi, tuttavia, la situazione peggiorò. Alcuni norvegesi cominciarono a discutere progetti estremi. Si parlò persino della possibilità di sostituire parte dell’equipaggio italiano durante lo scalo in Inghilterra oppure una volta raggiunta Baia del Re nelle Svalbard, dove Amundsen avrebbe potuto contare sull’appoggio di altri uomini fidati.

Si trattava probabilmente di idee irrealistiche. Nessun norvegese, a parte Riiser-Larsen, possedeva una reale esperienza nella conduzione di dirigibili. Tuttavia, quelle conversazioni, quei progetti di ammutinamento, erano pericolosi. Nobile ne fu informato attraverso Lise e cercò di mantenere il massimo sangue freddo.

Per evitare ulteriori problemi avrebbe perfino desiderato averla a bordo durante il trasferimento verso l’Artico. La proposta incontrò però l’opposizione dei norvegesi, che ormai diffidavano apertamente della connazionale. Alcuni arrivarono a denunciarla proprio a Thommessen. Paradossalmente, Thommessen era già perfettamente informato di tutta la situazione grazie ai rapporti che riceveva dalla stessa Lise.

Il giorno della partenza

Quando il Norge partì il 10 aprile 1926, il clima all’interno della spedizione era molto più complesso di quanto apparisse all’esterno. I giornali parlavano di una grande impresa internazionale unita da un obiettivo comune. Dietro le quinte esistevano invece diffidenze, gelosie professionali e rivalità nazionali.

Alle difficoltà tecniche, meteorologiche e geografiche si aggiungeva quindi un problema umano non trascurabile.

Anche questo aiuta a comprendere il comportamento generalmente prudente e diplomatico di Nobile nei confronti di Amundsen e dei norvegesi durante la permanenza a Baia del Re e durante il volo. Un conflitto aperto avrebbe potuto compromettere la disciplina dell’equipaggio e mettere a rischio il successo dell’intera missione.

La fedele sostenitrice di Nobile

Quando la traversata polare si concluse con successo, Lise partecipò con entusiasmo ai festeggiamenti romani.

Il suo sostegno a Nobile non terminò però con il ritorno del Norge.

Due anni più tardi, dopo il disastro del dirigibile Italia, continuò a schierarsi dalla parte dell’esploratore italiano. A suo giudizio, molte valutazioni diffuse all’epoca risultavano ingiuste nei confronti di Nobile. Arrivò persino a sostenere che da Roma fossero giunti ordini capaci di ostacolare alcuni tentativi di soccorso e accusò il comandante della nave appoggio Città di Milano, capitano Romagna, di aver seguito tali direttive. Si trattava di accuse molto controverse, ma rivelano quanto forte fosse rimasta la sua vicinanza a Nobile.

In realtà anche Riiser-Larsen manifestò sorpresa per il rifiuto italiano di mettere a disposizione della Norvegia gli idrovolanti Dornier Wal richiesti per ampliare il raggio delle operazioni di ricerca.

Una vita tra giornalismo e impegno civile

Negli anni successivi la figura di Lise Lindbæk, grazie anche ai suoi articoli sul Norge, acquisì notorietà internazionale. Si affermò come giornalista e corrispondente, conosciuta in particolare per i suoi reportage sull’ascesa del nazismo in Germania e sulla guerra civile spagnola, durante la quale sostenne apertamente la causa repubblicana. Distinguendosi per la profondità delle sue analisi e per il coraggio con cui affrontava argomenti controversi. Fu una delle poche giornaliste europee capaci di raccontare in prima persona gli sconvolgimenti politici dell’epoca. Durante la Seconda guerra mondiale riuscì a rifugiarsi negli Stati Uniti. Continuò a lavorare come giornalista e seguì le vicende delle comunità marittime scandinave impegnate nel conflitto. Furono anni difficili. A lungo andare sviluppò problemi di alcolismo che segnarono profondamente la sua esistenza. Nel dopoguerra collaborò con le Nazioni Unite e successivamente fece ritorno in Norvegia. Col tempo, tuttavia, alcune sue posizioni considerate filorusse ne ridussero la popolarità. Sempre più lontana dalle luci della ribalta, si dedicò a cause umanitarie e sociali. La sua vita si concluse tragicamente nel marzo del 1961, quando scelse di togliersi la vita nelle acque del mare vicino a Kiel. Fu sepolta a Roskilde, in Danimarca.

Una protagonista dimenticata

Nelle grandi narrazioni dedicate al Norge, i nomi che emergono sono quasi sempre quelli di Amundsen, Nobile e Riiser-Larsen. Eppure, dietro quella straordinaria impresa, operarono anche figure meno visibili ma non meno importanti. Lise Lindbæk fu una di queste.

Studentessa, giornalista, interprete, mediatrice e osservatrice privilegiata, si trovò al crocevia fra culture, interessi nazionali e personalità eccezionali. Contribuì a far dialogare uomini che spesso si guardavano con sospetto e divenne testimone diretta di una delle più grandi avventure aeronautiche del Novecento.

La giovane donna che gli operai dello SCA salutavano gridando “Lisetta!” non fu soltanto un volto tra la folla dei festeggiamenti. Fu una presenza costante, discreta ma influente, nella storia del Norge e nelle vicende che portarono l’umanità a conquistare il cielo dell’Artico.

Paolo Pescucci
Saggista e storico

Bibliografia

https://www.aftenposten.no/meninger/kronikk/i/ExJm22/luftskipet-norge-amundsen-og-mussolini-historien-jubileet-glemmer

Lise Lindbæk – journalist og forfattar – Store norske leksikon

Lise Lindbæk – Norsk krigskorrespondent – Biografi – Lex

Lise Lindbæk, Brennende jord, Tiden, 2006

Mark Piesing, l’Italia di Nobile, Corbaccio, 2024

Lise Lindbæk – Wikipedia

Lise L – NRK Kultur og underholdning