Dunkirk 1940. Come si arrivò all’Operazione DYNAMO (26 maggio – 4 giugno 1940)

Il 31 agosto 2017 esce nelle sale italiane Dunkirk del regista Christopher Nolan. Per capire il contesto storico e geopolitico che ruota attorno a quello che è stato già definito un capolavoro cinematografico ripercorriamo le vicende che portarono ai fatti narrati nel film

di Marco Leofrigio*
Società Italiana di Storia Militare

 

Una volta chiusasi il 28 settembre del 1939 la campagna-lampo contro la Polonia, con la spartizione dello Stato polacco tra Germania e Russia, a Berlino si iniziò a pianificare la Blitzkrieg da condurre sul fronte occidentale ai danni di Francia e Gran Bretagna, che, in ottemperanza ai patti sottoscritti con Varsavia, avevano dichiarato guerra alla Germania subito dopo l’invasione della Polonia.

Londra e Parigi erano rimaste spiazzate supponendo che la Polonia, che disponeva di un discreto apparato militare, avrebbe resistito almeno un sei mesi, invece il rapido collasso polacco li aveva posti in grandi difficoltà decisionali tuttavia il conflitto non si estende immediatamente ad ovest. Trascorreranno molti mesi dal fatidico 10 maggio 1940, e durante la drole de guerre il tempo viene impiegato da entrambi gli schieramenti per studiare i rispettivi piani di guerra, soprattutto da parte dell’alto comando tedesco. Il caso però ci mette lo zampino, difatti a scoprire le carte tedesche interviene il cosiddetto “incidente di Mechelen” nel gennaio 1940 quando i piani di invasione germanici (nei quali la manovra principale prevedeva l’attacco del Belgio) cadono in mano ai belgi. Sembra quindi ovvio che i tedeschi avrebbero agito come nel 1914, cioè invadendo il Belgio fatto che però non convince l’intelligence belga, la quale avverte Parigi. Per i belgi i tedeschi, ragionevolmente, vistosi scoperti avrebbero a questo punto modificato i loro piani di invasione.

A Parigi non si dà credito alle indicazioni dei belgi, si ritiene un depistaggio l’“incidente di Mechelen” e ci si attiene quindi ai piani già formulati. Ovvero il Piano D ideato dall’alto comando francese, prevede che al momento dell’attacco germanico: le due armate francesi migliori, la Prima e la Settima e il BEF entreranno in Belgio per attestarsi sul fiume Dyle bloccando così l’avanzata tedesca. Altre due armate francesi (di meno solida consistenza) presidieranno il grande fiume Mosa e suoi ponti, protetti da linee di bunker e case fortificate, le restanti forze francesi saranno a presidio della formidabile Linea Maginot.

Il Piano D risentiva di due fattori uno politico e l’altro economico: quello politico impediva di proseguire l’estensione della Maginot fino al Canale della Manica (e comunque vi erano pesanti problemi di budget). La nota linea fortificata copriva tutta l’Alsazia-Lorena e le Alpi lungo il confine italiano. Il fattore economico era dato dalla grandissima valenza industriale del Nord-Est francese, che si voleva dunque proteggere a tutti i costi, da qui il piano operativo per entrare nel Belgio e lì bloccare le forze nemiche tenendole lontane dalla strategica regione di Lilla.

Dopo i fatti di Mechelen l’ipotesi di sfondare nelle le Ardenne, già ventilata da alcuni, prende piena consistenza, cosicché dopo una lunga gestazione, con ben 28 versioni/modifiche rilevanti, il Piano Giallo prende corpo. In sintesi: impiego delle tecniche della guerra-lampo da attuarsi nello sfondamento delle difese nella foresta belga delle Ardenne, il nerbo delle forze corazzate tedesche avrebbe evitato di scontrarsi sulla Linea Maginot, si sarebbe diretto, sbucando dalle Ardenne, verso le coste della Manica puntando a intrappolare così le truppe franco-belga-britanniche schierate nel nord-est del Belgio e della Francia.

Le operazioni di alcuni reparti tedeschi (Bundesarchive Bild)

Il Fall Gelb, nella sua veste finale, porta la firma di Erich von Manstein che lo prefigura come una ‘porta’ che si chiuderà sulle forze alleate che muoveranno in profondità nel Belgio, i ‘cardini’ dove ruoterà la porta saranno il nerbo delle Panzer-Divisionen, le quali dopo aver attraversato le Ardenne piegheranno a nord-est in direzione della costa francese. La Blitzkrieg avrebbe mostrato tutta la sua micidiale efficacia. Per l’attuazione del Fall Gelb l’esercito tedesco viene suddiviso in tre gruppi d’armata, il più piccolo a fronteggiare la Linea Maginot, il Gruppo Armate B di von Bock attaccherà Olanda e Belgio attirando così le forze franco-britanniche nella trappola strategica, il Gruppo Armate A di von Rundstedt verrà a costituire il fulcro della manovra della Blitzkrieg, i cardini della porta che dovrà richiudersi sugli Alleati. Un piano di invasione con dentro molto azzardo considerando che le forze per attuare la guerra-lampo erano ridotte rispetto a resto dell’esercito tedesco, difatti come scrive il Van Creveld:” delle 103 divisioni di fanteria a disposizione solo 16 erano corazzate/motorizzate, il resto delle forze era appiedato e con una logistica basata per la gran parte su 1.200 carri ippotrainati.”

La battaglia sul suolo belga si svolge dal 10 al 15 maggio e vede diversi successi tattici sia da parte del corpo di spedizione britannico (il British Expeditionary Force) sia da parte delle armate francesi. In particolare le forze tedesche vengono bloccate nell’area della Stretta di Gembloux, in apparenza quindi il Piano D sta funzionando.

Tuttavia sono ‘i cardini della porta’ che entrano in perfetta funzione nelle Ardenne. Questo è il perno della manovra effettuata dal gruppo armate A che ottiene un largo e davvero inatteso successo, che sorprenderà in quei giorni anche i più ottimisti come il generale Heinz Guderian, il padre della nuova tattica di impiego del carro armato.

Carta sfondamento SEDAN fonte WIKIPEDIA CommonsI panzer e la fanteria motorizzata del gruppo armate A tra il 10 e il 12 maggio attraversano le Ardenne, raggiungono il grande fiume Mosa nei pressi della ‘fatale Sédan’, dove si svolge un’accanitissima battaglia, dal 12 al 17 maggio, in particolare presso Stonne, dove la Decima Panzer con il reggimento Grossdeutschland si contendono contro i francesi per ben diciassette volte la strategica cittadina. Tutti gli sforzi sono vani, infine prevalgono i tedeschi e la punta di lancia del gruppo armate A, riordinandosi a tempo record avvia la marcia verso il mare.

Come reagiscono gli Alleati? Si allestiscono in fretta alcuni contrattacchi (che però non vengono coordinati) un contrattacco è condotto dal BEF presso Arras (21 maggio), due dai francesi uno nella zona di Montcornet (17-19 maggio) e uno in direzione di Abbeville (21 maggio). I contrattacchi alleati, dopo un incoraggiante iniziale successo tattico, falliscono tutti. Se fossero stati coordinati forse l’ala marciante dei panzer verso il mare sarebbe stata fermata ? Difficile dirlo certo. Occorre evidenziare comunque che i panzer avanzarono in modo talmente aggressivo che dal punto di vista psicologico assestarono un durissimo colpo ai franco-britannici, ma nel contempo fecero tremare i polsi ai vertici militari tedeschi, dato che le Panzer-Divisionen dirette sulla costa della Manica non avevano protezione né ai fianchi né alle spalle, successivamente con un diverso avversario (i sovietici) queste puntate corazzate troveranno pane per i loro denti. Come noto tuttavia i panzer non vennero fermati raggiungendo Abbeville, sulla costa, il 20 maggio: la trappola si era chiusa, la porta aveva ruotato totalmente sui cardini chiudendosi sulle franco-anglo-belga.

DUNKIRK le SPIAGGE fonte BBC NEWS

Le spiagge di Dunkirk (fonte: Bbc News)

Alla data del 20-21 maggio il BEF e le armate francesi, Prima e Settima, sono di fatto con le spalle al mare, ma sarà proprio quel mare, il Canale della Manica, la loro salvezza. Infatti per evitare un disastro di proporzioni immani i britannici, poi seguiti dai francesi, daranno avvio alla nota operazione Dynamo, che si svolse soprattutto a Dunkirk tra il 26 maggio e il 4 giugno 1940. La città portuale di Dunkirk si presentò come l’ottimale zona di salvezza: circondata in parte da terreno paludoso e con lunghe spiagge, qui vennero pure riutilizzate le vecchie fortificazioni cittadine, con gli anglo-francesi che nel giro di quei fatidici otto giorni attuarono la manovra del ‘palloncino che si sgonfia’. All’indubbio successo di questa vasta operazione di reimbarco di oltre 338mila soldati anglo-francesi fanno da contrasto le operazioni tedesche per tentare di eliminare questa enorme sacca.

Sulla nota polemica del mancato uso dei panzer il Van Creveld ha scritto:”[…] I panzer furono troppo rapidi nello sfondare. Guderian aveva raggiunto la Mosa in tre giorni invece di cinque stimati e ciò aveva creato un grosso vuoto tra i corazzati e la fanteria, per Hitler i rischi a cui era ora esposta l’ala sinistra era altissimi […], questo causò la successiva decisione di fermare i carri armati davanti Dunkirk.”

In sintesi l’inattività dei panzer contro la sacca di Dunkirk è da attribuire, secondo gli studi più importanti, ad una serie di cause tra loro strettamente correlate, alcune delle principali sono:

1) parziale logoramento operativo dei reggimenti corazzati dopo oltre dieci giorni di combattimenti senza interruzione, fattore poco considerato;

2) necessità di preservare le forze corazzate e blindate per il proseguimento della campagna;

3) la notevole difficoltà ad attaccare grandi unità (la gran parte a pieno organico) bene armate e schierate in un’area relativamente piccola;

4) un’orografia nettamente favorevole alla difesa, grazie alla presenza di canali e fiumi;

5) grosse aliquote di fanteria e carri che vennero assorbite dagli assedi di città come Lilla, Amiens, Calais e Boulogne, dove si batterono con accanimento le forze francesi lì asserragliate. In particolare cruciali furono i combattimenti a Lilla: qui vi era il grosso dell’eccellente Prima Armata francese, oltre 40mila uomini, che tennero impegnati dal 28 al 31 maggio ben dieci divisioni, sette di fanteria e tre corazzate.

Winston Churchill nella sua monumentale La Seconda Guerra Mondiale (1949) scrive che la difesa di Lilla: ”rappresentò uno splendido contributo che permise di far guadagnare quattro giorni preziosi, rallentando l’offensiva germanica, permettendo il reimbarco del BEF a Dunkirk”. Per William Shirer :”la brillante difesa di Lilla permise di ottenere dai due a tre giorni di tempo cruciali per salvare almeno altri 100mila uomini”.

*Marco Leofrigio. Nato a Roma nel 1963, laurea in Scienze Politiche, si occupa da oltre dieci anni di geopolitica, strategia, guerre e conflitti, forze armate straniere, storia navale, storia contemporanea, criminalità organizzata, geo-economia. Ha scritto decine di articoli, analisi e saggi su questi argomenti. E’ membro attivo della Società Italiana di Storia Militare. Dal 2011 è co-autore, con Lorenzo Striuli, di diversi articoli di storia navale sulla Rivista Marittima della Marina Militare. Collabora fin dal 2003 con Analisi Difesa.

Per approfondire indichiamo un brevissimo elenco, non certo esaustivo della vasta letteratura in merito:

William L. Shirer, La caduta della Francia. Da Sedan all’occupazione nazista Res Gestae Milano (2015)

Alistair Horne, Come si perde una battaglia. Francia 1919-1940: storia di una disfatta  Res Gestae Milano (2015)

Robert A. Doughty, The Breaking Point – Sedan and the Fall of France, 1940 – Stackpole Military History Series (1990) USA

Martin Van Creveld, Supplying War, Logistics from Wallenstein to Patton – Cambridge University Press (1997) UK

Hugh Sebag-Montefiore,  Dunkirk: Fight to the Last Man. (2006) New York Viking.

Jerry Murland, Retreat and Rearguard Dunkirk 1940 series Battleground Dunkirk Pen & Sword Books Ltd (2016) UK

Jerry Murland,  Battle for the Escaut 1940 series Battleground Dunkirk Pen & Sword Books Ltd (2016) UK

Richard Collier, Le bianche sabbie di Dunkerque Longanesi Milano (1963)

Author: GDS

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