13 dicembre 1981. Jaruzelski dichiara la legge marziale in Polonia

Polonia, 13 dicembre 1981: il generale Wojciech Jaruzelski proclama lo «stato di guerra» e forma un «Consiglio militare di salvezza nazionale». Furono sospesi ogni diritto costituzionale e fu dichiarato il coprifuoco: migliaia di persone furono arrestate. La notizia fece il giro del mondo e occupò le prime pagine dei giornali, dei radio e telegiornali dell’epoca. In un giorno la Polonia fu isolata da se stessa. Giovanni Paolo II il 14 dicembre del 1981 si affacciò dallo studio privato, come ogni domenica all’Angelus, con voce carica di determinazione: “Gli avvenimenti delle ultime ore mi chiedono di rivolgermi ancora una volta a tutti per la causa della nostra patria. Ricordo quello che ho detto in settembre: non può essere versato sangue polacco perché già troppo ne è stato versato, specialmente durante l’ultima guerra. Si deve fare tutto per costruire pacificamente l’avvenire. In vista del prossimo giubileo dei seicento anni della Madonna di Czestochowa, raccomando la Polonia e tutti i miei connazionali a Colei che è stata data alla nazione come sua difesa”.

Nei giorni che seguirono i vescovi polacchi denunciarono durante un Consiglio permanente le misure del generale Jaruzelsky rispondendo con forza: «La nazione polacca non indietreggerà e non rinuncerà al rinnovamento democratico». La reazione a livello internazionale alle leggi marziali decretate dal governo polacco furono le più diverse, ma tutte caratterizzate da un unico denominatore comune: la sorpresa, a partire dagli analisti politici americani.

Il generale Wojciech Jaruzelski da sempre e in tutte le interviste rilasciate, ha sostenuto che il 13 dicembre 1981 dovette instaurare lo stato di guerra in Polonia altrimenti i russi avrebbero invaso la Polonia. La «soluzione interna» fu, come disse lo stesso Jaruzelski anni dopo «il male minore». Certo, chi visse il nascere e il crescere di Solidarnosc dall’agosto 1980 in poi non potrà dimenticare la rabbia e la tristezza imposta da quella cappa che furono le leggi marziali. Alla luce del comportamento di Jaruzelsky negli ultimi anni si tende ad accettare la sua tesi del male minore. Il generale, come più volte ribadito da analisti politici, giornalisti e storici, si comportò così per evitare la guerra civile e l’invasione sovietica.

Vincenzo Grienti