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L’est nord Atlantico. La richiesta di Putin di entrare nella NATO

La sera del 22 dicembre 2025 ultimo scorso sono stati rilasciati (e pubblicati il giorno dopo) documenti diplomatici di estrema importanza sui colloqui tra il leader russo Vladimir Putin e il Presidente americano G.W. Bush fra il 2001 e il 2008. I relativi documenti sono stati resi pubblici alla fine di un contenzioso tra il National Security Archive (spin-off della George Washington University) e la George W. Bush Library, vinto dal primo, assistito gratuitamente dallo studio legale Goodwin Procter di Washington DC (nella fattispecie dagli avvocati Jaime Santos e Andrew Kim).
Dai primi tre di una serie di documenti ancora in via di declassificazione emergono elementi interessanti che offrono agli storici nuovi interessanti scenari.
Nel 2001 Putin e Bush erano stretti alleati. Condividevano infatti il progetto di combattere il terrorismo (Putin in Cecenia, e Bush ovunque operasse Al-Qaeda). «Lei è il tipo di persona che mi piace avere al mio fianco», disse Bush a Putin a proposito del comune intento. Sprezzanti i commenti di Putin sui ceceni: «Sono allievi di Bin Laden. Bin Laden li ha addestrati. Se vedesse le foto, lo capirebbe. Gli assomigliano persino».
Tuttavia, a fine mandato di Bush, Putin non esitò a riservargli anche delle critiche: per l’invasione dell’Iraq e per l’espansione della NATO. Bush se ne lamentò in una “call” avuta con Putin nel 2008, dicendogli che sapeva essere « molto efficace quando voleva esser duro e severo». Tuttavia Bush gli consigliava maggior gentilezza nei suoi commenti sul recente vertice della NATO di Bucarest, dato che ciò avrebbe reso possibile a Bush di accettare l’invito di Putin di recarsi nella sua residenza privata di Sochi per trascorrere insieme qualche giorno.
I primi tre documenti pubblicati sul sito del National Security Archive sono rispettivamente del 2001, del 2005, e dell’ultimo colloquio che George W. Bush e Putin ebbero nel 2008. In tale ultima occasione Putin avvertì: «Un missile lanciato da un sottomarino nel nord Europa impiegherebbe solo sei minuti per raggiungere Mosca […]. Abbiamo stabilito una serie di misure di risposta: non c’è nulla di positivo in questo. In pochi minuti tutta la nostra capacità di risposta nucleare sarà in volo».
Toni da neo-guerra fredda. Putin diffidava infatti delle intenzioni americane nei confronti dei “vicini esteri” della Russia (leggi: Paesi baltici), un’area le aree dell’ex Unione Sovietica dove Putin continuava ad affermare la sua superiore conoscenza delle realtà sul campo e dei propri interessi nazionali.
Le trascrizioni rivelano toni sinceri nei colloqui, ma anche un altissimo livello nella trattazione di temi come le ambizioni nucleari dell’Iran, la realtà del programma nucleare nord-coreano e il crescente potere della Cina (Bush disse: «La Cina è il più grande problema a lungo termine per entrambi». E Putin: «Più per voi». E Bush, di rimando: «Non sono al nostro confine…»).
Senza togliere al lettore il gusto di andare a scoprire da sé il contenuto di questi documenti, mi soffermo su due temi interessanti, quanto mai attuali, trattati da Putin e da Bush nel loro primo incontro, il 16 giugno 2001 al castello di Brno, in Slovenia.
Il primo tema riguardava la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Le parole di Putin meriterebbero riflessione anche con riferimento agli attuali piani del leader russo. «Cosa è realmente accaduto? – disse Putin – La buona volontà sovietica ha cambiato il mondo, volontariamente. E i russi hanno ceduto migliaia di chilometri quadrati di territorio, volontariamente. Inaudito. L’Ucraina, parte della Russia da secoli, è stata ceduta. Il Kazakistan è stato ceduto. Anche il Caucaso. Difficile da immaginare, e fatto dai capi del Partito“.
Il secondo tema trattato a Brno era cruciale. Putin spiegò a Bush che la Russia si sentiva «esclusa» dalla NATO. «Mi lasci ora tornare alla NATO – disse – . Sul suo allargamento conosce la nostra posizione. Lei ha fatto una dichiarazione importante quando ha detto che la Russia non è un nemico. Ciò che ha detto sui futuri cinquant’anni è importante. La Russia è europea e multietnica, come gli Stati Uniti. Mi immagino di diventare alleati perché solo un’impellente necessità potrebbe renderci alleati di altri. Ma noi ci sentiamo esclusi dalla NATO. Se la Russia non ne farà parte, ovviamente se ne sentirà esclusa».
Matteo Luigi Napolitano
Storico – Università degli Studi del Molise