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La Società italiana di beneficenza Garibaldi di Guayaquil: un lembo d’Italia in Ecuador (1882 – 2025)

In un recente saggio dedicato alla figura di Padre Juan Pedro Severino, Gesuita ed evangelizzatore in America Centrale al tempo dei conquistadores, avevo solo marginalmente fatto cenno riguardo alla presenza degli italiani in Ecuador, la quale si sarebbe resa più consistente solo nei secoli successivi, essenzialmente agli inizi dell’Ottocento. Secondo un saggio, pubblicato nel 2007, su <<Studi Latinoamericani>>, con particolare riferimento agli italiani in Ecuador, si legge: <<Si ha notizia di italiani, la maggior parte proveniente dal Regno di Sardegna, in particolare liguri, residenti nella libera città di Guayaquil alcuni giorni dopo la proclamazione dell’indipendenza dalla Spagna in una lista di stranieri che avevano contribuito in diversa misura a versare un donativo “per le urgenze della Patria”>>[1]. Molto più circostanziata è, invece, la datazione formulata dal <<Bollettino del R. Ministero degli Affari Esteri>>, edizione nel 1929, secondo il quale: <<La prima immigrazione di nostra gente nell’Equatore rimonta al 1830: furono soprattutto nuclei di liguri e di piemontesi che approdarono sulle coste equatoriane, seguiti più tardi da immigrati provenienti dalle province meridionali del Regno: Basilicata e Calabria. Arrestatosi verso il 1840, l’afflusso riprese ilo 1880 e il 1885, anni di grande prosperità per quella nostra fra colonia, che seppe trarre profitto dalle fortunose contingenze sud-americane dei tempi, durante la guerra fra il Cile e il Perù>>[2]. Il riferimento all’anno 1830 non era certo casuale, ma evidentemente fu messo in correlazione con il fatto che era stato proprio in tale anno che il Paese, separandosi dalla Confederazione detta “della Grande Colombia”, aveva proclamato la propria autonomia assumendo il nome di “Ecuador[3]. Ebbene, nel corso di circa un ventennio da tale evento, giunsero in Ecuador centinaia di italiani, dando così inizio alla nascita della nostra Colonia. In verità non si trattava solo di migranti che avevano abbandonato i propri villaggi in cerca di una vita migliore, possibilmente più decorosa. Ciò, infatti, avrebbe coinvolto migliaia di nostri connazionali, ma solo dopo l’unificazione del 1861, quando le pessime condizioni economiche, soprattutto nel Meridione d’Italia avrebbero favorito un vero e proprio esodo verso le Americhe, principalmente Argentina, Brasile e Uruguay, facilitati dalla navigazione diretta attraverso l’Oceano Atlantico (a quei tempi non era stato ancora realizzato il Canale di Panama). Dopo vent’anni dalla proclamazione della Repubblica dell’Ecuador, dunque, centinaia di italiani erano ormai residenti in varie località del Paese Centroamericano, ma soprattutto nella città di Guayaquil, situata sulla riva destra del fiume Guayas, in collegamento con l’Oceano Pacifico attraverso il braccio di mare detto “Estero Salado” e, per questo, ritenuta il principale porto marittimo dell’Ecuador.

La Colonia degli italiani di Guayaquil (1830 – 1882)

Guayaquil agli inizi del Novecento

Prima di affrontare nel dettaglio il tema del capitoletto occorre fare un passo indietro nella storia Ecuadoregna, raccontando cosa accadde a Guayaquil la mattina del 9 ottobre del 1820, dieci anni prima del fatidico 1830 di cui sopra. Quel giorno, praticamente senza spargimenti di sangue, un gruppo di civili appoggiati dal glorioso “Granatieri di Riserva”, un Battaglione di Fanteria al soldo del Vicereame del Perù, stanziato in città, neutralizzò le Guardie Reali, fedelissime al Trono di Spagna, arrestando di conseguenza il Governatore e le altre autorità locali. Guayaquil fu così la prima città dell’Ecuador moderno a dichiararsi indipendente dalla Spagna. E lo fece autoproclamandosi “Provincia Libera”, sotto il comando di José Joaquín de Olmedo y Maruri. Essa ebbe nella sua estensione territoriale il controllo delle coste ecuadoriane, comprese alcune parti che vanno oltre le frontiere dell’attuale Ecuador, sia al Nord che al Sud. Il 24 maggio 1822, il Generale Simón Bolívar, detto “El Libertador” (a due mesi dallo storico incontro che avrebbe avuto nella stessa Guayaquil con il suo omologo argentino, Generale José de San Martín, il 26 e il 27 luglio), aveva unito la Provincia Libera di Guayaquil alla “Repubblica della Grande Colombia”, di cui si è fatto cenno in premessa, un’entità nata dal dissolvimento delle colonie spagnole e fondata praticamente sui resti del Vicereame della Nuova Granada. La Repubblica comprendeva gli attuali Stati del  Venezuela, Colombia, Ecuador e Panamá. Da quel momento in poi, quindi, la storia di Guayaquil rimase unita per sempre alle Province che nel 1830 decisero di separarsi dalla Grande Colombia per formare lo Stato indipendente della Repubblica dell’Ecuador. Da tale stabilità sorse, dunque, una maggiore possibilità per gli europei di stanziarsi sia in quella città che nel resto del Paese, per quanto fosse allora ancora difficile la rotta attraverso i due Oceani. In attesa della realizzazione del famoso Canale di Panama, la linea più breve era, allora, quella che collegava Colon (isole Galápagos) a New York, anche se era la più costosa. In seguito, almeno l’Italia sarebbe stata collegata attraverso la linea Colon-Genova, grazie ai vapori gestiti dalla Società italiana “La Veloce”.

Guayaquil – Il centro storico

Variegati furono i mestieri esercitati dagli italiani, anche se per lo più i nostri migranti ebbero a che fare con il commercio e la navigazione, la quale attrasse in città non pochi Capitani marittimi genovesi o liguri in generale, mentre altri ancora avrebbero dato vita a Case di Spedizioni, dedite all’import ed export da o per l’Europa. Nel corso del 1850, esattamente vent’anni dopo l’indipendenza del 1830, onde tutelare gli interessi della Colonia Sarda a Guayaquil l’allora neo Re di Sardegna, Vittorio Emanuele II, decise di nominare un proprio Console in Ecuador, con sede per l’appunto nel grande porto del Pacifico. La scelta ricadde, tuttavia, su di un cittadino equadoregno, Don José Rito Mateus (o Matheus)[4], un ex ufficiale della Marina da Guerra, riciclatosi a fare il Capitano marittimo e lo spedizioniere, ma che era soprattutto amico personale di un influente suddito di S.M. il Re di Sardegna, Giuseppe Canevaro, allora Console Generale Sardo in Perù[5]. Il Console Mateus avrebbe ricoperto tale incarico sino al 1860, peraltro rappresentando l’unico diplomatico italiano (ci riferiamo, quindi, anche agli altri Stati che componevano allora la Penisola) accreditato presso la Repubblica Ecuadoregna, come ci conferma un Almanacco del 1858. In quel frangente storico, le sedi diplomatiche nel Paese del Centro-America erano suddivise tra Quito e Guayaquil, ovviamente a seconda della consistenza numerica e gli interessi economici delle rispettive Colonie[6]. Fu, invece, il Console Angelo Roditi, del quale tratteremo meglio in nun prossimo saggio, che avrebbe traghettato la Colonia italiana verso le mete progressiste di fine Ottocento. Egli resse il Regio Consolato di Guayaquil per circa un ventennio (1860 – 1881), praticamente sino alla morte, avvenuta in Francia l11 marzo 1881. In sua sostituzione verrà nominato, con Regio decreto del 16 agosto 1882, il Dottor Alcide Destruge, che manterrà l’incarico per diversi anni, rendendosi protagonista di varie e importanti iniziative locali, fra le quali anche l’approvazione per l’istituzione di una “Società Italiana di Mutuo Soccorso”, che sarebbe sorta a Guayaquil proprio nel corso dello stesso 1882[7].

Una Società di Mutuo Soccorso per i più deboli in ricordo dell’Eroe dei Due Mondi (1882 – 2025)

Il frontespizio dello Statuto della Garibaldi (1897)

Erano, quelli, anni nei quali in Ecuador, principalmente nella provincia del Guayas imperversava ancora la famosa “febbre gialla”, paurosamente nota per le spaventose decimazioni che causava, soprattutto fra i marittimi che avevano attraversato gli Oceani. La febbre molto spesso coinvolgeva anche i marittimi giunti dall’Italia, i quali, una volta sbarcati a Guayaquil la diffondevano tra i connazionali. Fu, quindi, anche per tale ragione che il 24 giugno del 1882 si decise la fondazione di una Associazione filantropica, alla quale fu inizialmente conferito il nome di “Società Italiana di Mutuo Soccorso”, destinata, in generale, a fornire soccorso a tutti gli italiani che, ne avessero avuto bisogno, ma anche a promuovere l’istruzione elementare tra i figli degli stessi emigranti. Nello specifico, essa ebbe anche il compito di assistere gli immigrati in difficoltà finanziarie o sanitarie che vivevano in città. Si sarebbe trattato della prima organizzazione sociale per stranieri, con tanto di status legale ufficialmente riconosciuto nel Paese. La nascita del sodalizio benefico era seguita di una ventina di giorni la scomparsa di uno fra i più illustri italiani che avevano dimorato, in passato, a Guayaquil, il grande Generale Giuseppe Garibaldi, il quale si era spento a Caprera il 2 di giugno. Fu a quel punto che il Presidente della “Società”, Don Michele Campodonico, facoltoso titolare di un’Impresa di Import ed Export, originario di Chiavari[8] e che per anni aveva vissuto a Lima, ma soprattutto rappresentante della Società di navigazione “La Veloce”, propose ai 108 soci fondatori di dedicare la Società all’Eroe dei Due Mondi.

Ciò avvenne il 29 di luglio dello stesso 1882. Giuseppe Garibaldi – lo ricordiamo per chi non lo sapesse – aveva navigato in cabotaggio lungo le coste del Pacifico, soffermandosi molto spesso nel porto di Guayaquil, ove caricava il cacao diretto nel Nord America[9]. E proprio in città vivevano, ancora nel 1882, non pochi sopravvissuti alle guerre Risorgimentali, molti dei quali suoi seguaci, sia nelle battaglie che il Nizzardo aveva sostenuto a difesa di Brasile e Uruguay, sia in Patria, dal 1848 al 1867. Tre anni dopo, la “Società” si nera ingrandita al punto tale da potersi permettere finalmente un proprio edificio, in Calle Chile y Luque, il quale fu inaugurato il 20 settembre del 1885, in occasione della tradizionale festa italiana dedicata alla liberazione di Roma (20 settembre 1870). Il 24 luglio del 1889, quando a Guayaquil fu inaugurato il monumento in onore del Generale Simon Bolivar, la “Socedad de Asistencia para los Italianos Garibaldi” (allora composta da circa 170 soci) fu ovviamente invitata all’evento, tanto che lo stesso Presidente Campodonico prese la parola. La “Garibaldi” aveva, infatti, contribuito a tale realizzazione con dei propri fondi.

Il monumento dedicato al Generale Simon Bolivar

La sede della “Garibaldi”, essendo realizzata in legno, sarebbe andata distrutto in occasione del gravissimo incendio che, tra il 5 e l’8 ottobre del 1896 spazzò via il grande porto marittimo equadoregno. La “Garibaldi”, dopo aver contributo alle complesse operazioni di soccorso, unitamente al resto della Colonia italiana, si rimboccò le maniche, tant’è vero che già due anni dopo, il 24 luglio del 1898[10], inaugurò la nuova sede, sempre nello stesso luogo, ma questa volta in muratura. Anni dopo, tra il 1950 e il 1956, la “Garibaldi” si trasferì presso l’edificio attuale, realizzato su progetto dell’architetto Guillermo Cubillo Renella. Allo scoppio della “Grande Guerra”, la “Società di Beneficenza Garibaldi”, allora presieduta da Enrico Rolandi, fece parte del “Comitato Pro Patria Italiana”, il quale, assieme alla Croce Rossa italiana avrebbe operato nel settore della raccolta fondi, destinati alle famiglie dei combattenti[11]. Facciamo ora un passo in avanti, giungendo al 22 novembre del 1984, allorquando, a 102 anni dalla sua fondazione, una Delegazione della “Società italiana di Mutuo Soccorso Giuseppe Garibaldi“, con in testa l’allora Presidente, Salvatore La Mincia, fu ricevuta al Quirinale dal Presidente della Repubblica Italiana, Sandro Pertini. Fu, quella, l’occasione per omaggiare il Capo dello Stato con una medaglia commemorativa della Scuola materna “Presidente Sandro Pertini“, da poco inaugurata a Guayaquil, un’ulteriore riprova di quanto fossero ancora attuali i valori fondanti del nobile e secolare sodalizio, ancora oggi particolarmente attivo e fiero di inalberare il glorioso tricolore italiano a fianco della altrettanto gloriosa bandiera Ecuadoregna. La Società ha sede in Av de Las Américas y Andrade Coello ed è Presieduta dalla Signora Susana Bruckner de Ambrosini, alla quale formuliamo il nostro più caro grazie per quanto da ella fatto per la nostra Amatissima Patria, la quale l’ha voluta omaggiare recentemente con il conferimento dell’Ordine della Stella d’Italia. Molto si potrebbe dire riguardo al ruolo che la “Socedad de Asistencia para los Italianos Garibaldi”  ha avuto sin dalla sua fondazione ad oggi. Il suo è stato ed è un importante lavoro sociale e culturale a beneficio sì degli emigrati italiani e dei loro discendenti, ma anche del progresso economico e sociale della stessa città: la bellissima Guayaquil che agli inizi dell’Ottocento accolse – e con grande generosità, occorre ribadirlo – quei primi, intrepidi migranti, dapprima economici e in seguito politici che proprio lungo le sponde del Pacifico avrebbero vissuto nuove esperienze, ma soprattutto goduto di una vita più decorosa.

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Cfr. <<Studi Latinoamericani>>, vol. 3, Forum Editrice, 2007, pag. 261.

[2] Cfr. “Equatore. La Colonia italiana”, in <<Bollettino del R. Ministero degli Affari Esteri>>, n. 1, gennaio 1929, pag. 51.

[3] Ricordiamo che l’Ecuador (corrispondente alle provincie di Guayaquil e Cuenca) si era affrancato dal dominio spagnolo il 24 maggio 1822, grazie alla vittoria, ottenuta nella battaglia di Pichincha, dagli indipendentisti, al comando di Antonio José de Sucre, luogotenente di Simón Bolívar. Successivamente l’Ecuador si unì alla Colombia, Panama e Venezuela, nella Confederazione della “Gran Colombia”, peraltro costituita da Bolívar già nel 1819, assumendo il nome di Distretto del Sud.

 

[4] Il Mateus era nato a Guayaquil il 20 maggio del 1805. Era entrato nella Scuola Nautica della Gran Colombia il 20 ottobre del 1823, per poi percorrere una lusinghiera carriera nell’Armata Navale.

[5] Vgs. Gerardo Severino, Giuseppe Canevaro: da Capitano marittimo genovese a Console Generale sardo in Perù (1802 – 1883), in www.giornidistoria.net 4 dicembre 2022.

[6] Cfr. voce “Équateur”, in <<Almanach de Paris. Annuaire International, Diplomatique, Administratif, Statistique, Finacier, Industriel et Commercial>>, Paris, A. Franck, 1858, pag. 271 ed ancora Ministero dell’Interno, <<Calendario Generale del Regno pel 1858>>, Torino, Stamperia dell’Unione Tipografico Editrice, 1858, pag. 32.

[7] Cfr. Ministero degli Affari Esteri, <<Bollettino Consolare>>, Roma, Librería Fratelli Bocca, luglio 1882, pag. 325.

[8] Michele Campodonico nacque a Chiavari (Genova) nel 1826 e si spense a Lima il 14 aprile del 1902. Suo figlio, Esteban Campodonico (Chiavari, 2 agosto 1866 – Ancón, Zona del Canale di Panama, 23 ottobre 1938) è stato un famoso medico, professore universitario e filantropo peruviano.

[9] Sull’argomento vgs. Gerardo Severino, Il Marinaio Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi in rotta lungo le coste del Cile (1851-1853), in <<Tecnologie & Trasporti Mare>>, gennaio-febbraio 2003 ed ancora Don Pedro Denegri, l’armatore di Garibaldi al Callao (Perù)”, in www.reportdifesa.it, 19 dicembre 2023.

[10] Nel 1897 ne fu approvato il nuovo lo Statuto.

[11] Cfr. Gli italiani nel Sud America ed il loro contributo alla guerra 1915 – 1918, Buenos Aires, Arrigoni & Barbieri Editori, 1922, pag. 646.