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Ersilia Cavaciocchi Giunta, la pittrice fiorentina innamorata del Venezuela

Proseguendo con gli studi e le ricerche dedicate al Venezuela e al suo più grande Statista, il Generale Simón Bolivar, “El Libertador”, vogliamo oggi ricordare – a pochi mesi dal 30° anniversario della morte – la nobile figura di Ersilia Cavaciocchi Giunta, poco conosciuta pittrice Fiorentina, esperta nella realizzazione di ritratti, la quale, durante la sua breve presenza in Venezuela, realizzò, fra gli altri, anche un quadro dedicato proprio al Padre della Patria Venezuelana, opera della quale se ne sa veramente poco.

Ersilia Cavaciocchi (autoritratto)

Da Firenze a Pomezia (1906 – 1995)

Ersilia nacque a Firenze il 5 luglio del 1906, figlia di Giuseppe e Antonia Schiappacasse. Il padre Giuseppe, nato a Castel San Nicolò (Arezzo) il 21 settembre del 1872 da Angelo e Anastasia Corvetti, era già allora un abile giornalista (si firmava con lo pseudonimo di “Joschi”, il quale aveva esordito in tale campo nel 1897, quale corrispondente di guerra del quotidiano <<La Nazione>>. Visse l’infanzia a Firenze, ove frequentò il Ginnasio presso l’Istituto Dante e l’Accademia di Belle Art, studiando, poi, con il pittore bresciano Angelo Landi a Roma. L’artista si specializzò nella produzione di ritratti, come ricordato nel precedente capitoletto. Tra il 1926 e il 1928 è residente in Venezuela, mentre nel corso dello stesso 1928 è a Firenze, ove nasce la figlia Sandra, mentre l’anno seguente ebbe inizio il suo periodo africano[1], a Chisimaio, in Somalia, dove si trasferisce per seguire il marito, Medico, destinato all’Ospedale Coloniale “Principessa Maria”. A Chisimaio, Ersilia rimase sino al 1931, epoca nella quale il Dottor Giunta fece ritorno in Italia, esattamente a Roma, ove avrebbe assunto il posto di Assistente presso la Clinica di Malattie Tropicali della Regia Università degli Studi. La famiglia prende alloggio in Viale Giulio Cesare, n. 11. In quegli anni, il padre di Ersilia, Giuseppe era un uomo di punta del Regime, trovandosi in servizio presso l’Ufficio Stampa del Capo del Governo (Benito Mussolini), per poi transitare, tra il 1933 e il 1934, all’Ufficio Stampa della Prefettura di Firenze e, in seguito (1940), a quella di Bologna[2].

Juan Vicente Gómez – Olio su tela

Nel 1938, Ersilia si trasferisce con il marito ad Addis Abeba, mentre nel 1941 la troviamo profuga ad Asmara. Ufficialmente, almeno secondo il citato <<Chi è?>> del 1940, in tale anno la famiglia Cavaciocchi-Giunta risulta risiedere a Roma, esattamente in Via Sabotino, n. 9. Attorno al 1949-1950, i Cavaciocchi-Giunta si dividono tra il Cormo d’Africa e l’Italia, ove rientrano definitivamente proprio nel 1950. In seguito, la grande pittrice e ritrattista Fiorentina si trasferì a Milano, ove assunse la titolarità della Società “E. Bagnini Pubblicità”, in via Rossini, n. 3. Molti anni dopo, ritornò nuovamente a Roma e, infine, si stabilisce a Pomezia, nella villa di famiglia. Avrebbe alternato la sua esistenza fra Roma, l’Agro Pontino, ove il marito Giuseppe aveva tanto operato per il bene dei coloni addetti alla bonifica, e Camogli, ove amava trascorrere lunghi periodi di vacanza. Ersilia Cavaciocchi Giunta si spense a Pomezia il 26 novembre del 1995, ottantanovenne, dopo una breve malattia. La notizia non fu abbondantemente diffusa dai Media d’allora, sia in Italia che in Venezuela, ove pure era rimasta forte la sua fama artistica. A piangere la donna vi fu, tuttavia, la Comunità di Camogli, la quale gli dedicò una messa di suffragio il successivo 7 dicembre, presso il Santuario della Madonna del Boschetto, alla quale l’artista era molto legata. In un trafiletto pubblicato sul Bollettino del Santuario fu, quindi, riportata la seguente notizia: <<Non era di Camogli, ma amava la nostra città e vi trascorreva lunghi periodi di vacanza dipingendo. Amava molto il Santuario ed era devotissima della Madonna del Boschetto. Riposi in pace!>>[3].

Ersilia Cavaciocchi e il Venezuela (1926 – 1929)

Sinora, le scarne notizie biografiche riguardante la pittrice Toscana sono concordi coll’affermare che l’arrivo in Venezuela di Ersilia Cavaciocchi risalirebbe al 1926, allorquando, a soli vent’anni, risulta già residente a Caracas. E fu proprio nella bellissima Capitale Venezuelana che la pittrice incontrò e sposò  il connazionale Giuseppe Giunta, Medico chirurgo, anche lui di origini toscane. Che i due sposi fossero già allora famosi ce lo conferma una rivista dell’epoca, dalla quale estrapoliamo la seguente notizia: <<Caracas. La pittrice Ersilia Cavaciocchi , figlia del signor Cavaciocchi dell’Ufficio Stampa del Ministero dell’Interno , ha sposato il Dott . Giuseppe Giunta , fratello del Vicepresidente della Camera dei Deputati>>[4]. Nato in una famiglia di origini siciliane, da Antonino, Ufficiale Sanitario, Medico condotto e uomo di fiducia della Contessa Cambray Digny, e da Teresa Visani Scozzi, in quel di San Piero a Sieve (Scarperia, Firenze), Giuseppe si laureò in Medicina a Siena il 6 luglio del 1922. Da tale anno al 1923, fu, quindi, Medico interno presso l’Ospedale di Firenze, mentre nel 1924 il professionista si trasferisce a Roma, onde perfezionarsi in Anatomia, Nel 1925 la sua presenza viene attestata a Londra, ove presso la “London School of Hygiene & Tropical Medicine” avrebbe seguito il corso di Medicina Tropicale. Tornato in Italia con la specializzazione in tasca, il Dottor Giunta fu assunto dal Governatorato di Roma che lo destinò nell’Agro Pontino, quale addetto alla lotta alla malaria nell’area dove sarebbe sorta la futura Pomezia. L’anno dopo, il professionista toscano si trasferì, quindi, in Venezuela, assunto, quale “Medical Officier” presso la “Caraibbean Petroleum Co.”. Sempre a Caracas, nel 1927, l’uomo ottiene da quella Università la convalida del titolo di laurea, grazie alla quale ebbe accesso alla prestigiosa Accademia Medica di quella Republica.

Nel 1928, infine, per incarico della Direzione di Sanità del Venezuela, Giuseppe Giunta viene assegnato alla Sezione “Rockfeller Found”, operante nell’ambito della lotta contro l’anchilostomiasi. Tornando alla nostra protagonista, osserviamo che a Caracas, Ersilia realizzò alcune opere pittoriche considerate dai critici di <<grande rilievo>>, tra le quali per l’appunto un ritratto celebrativo dell’eroe nazionale Simón Bolivar. Si tratta di un quadro, sviluppato in orizzontale, che presenta al centro “El Libertador” a cavallo e ai lati due figure allegoriche femminili, una della quali è una evidente citazione della figura botticelliana di Flora, nella famosa “Primavera”. A questa fece seguito anche un’altra importante tavola: il ritratto del Presidente Venezuelano Juan Vicente Gómez (in carica dal 24 giugno 1922 al 30 maggio 1929[5]) e quello di Manuel Díaz Rodriguez, il celebre Medico e Diplomatico Venezuelano morto prematuramente nell’agosto del 1927[6]. Dovendo seguire il marito, tornato per lavoro in Italia, Ersilia Cavaciocchi lasciò a malincuore il Venezuela, Paese ove aveva ricevuto non solo un’accoglienza strepitosa, sia da parte della Comunità italiana che di quella Venezuelana, ma anche lusinghieri giudizi e apprezzamenti anche da parte del mondo dell’arte e delle stesse Istituzioni[7].

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

[1] Cfr. F. Di Lalla, Le italiane in Africa Orientale. Storie di donne in colonia, Solfanelli, Chieti 2014.

[2] Cfr. Chi è? Dizionario degli Italiani di oggi, Roma, Casa Editrice Cenacolo, 1940, pag. 212.

[3] Cfr. <<La Madonna del Boschetto. Bollettino del Santuario>>, Camogli, n. 1/ 1996, pag. 6.

[4] Cfr. <<La Donna. Rivista quindicinale illustrata>>, Tipografia Roux e Viarengo, 1926, pag. 99.

[5] Cfr. C. Capriles Ayala, Pérez Jiménez y su tiempo. 1914-1945, Caracas, Consorcio de Ediciones Capriles, 1988, pag. 124 ed ancora Carlos Capriles Ayala, Pérez Jimenez y su tiempo: 1914 – 1945, 1998, pag. 124.

[6] Cfr. A.M. Comanducci, Dizionario illustrato pittori e incisori italiani moderni e contemporanei, 3^ Edizione, Milano, 1962.

[7] Cfr. P. M. Conti, Una pittrice italiana al Venezuela: Ersilia Cavaciocchi, in <<Esercito e Nazione. Rivista per l’ufficiale italiano>>, Roma, Stabilimento Poligrafico dello Stato, 1927.