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Da Licata a Caracas: storia della famiglia Melilli, dalla Sicilia al Venezuela

Angelo Melilli

Sul finire dell’Ottocento l’emigrazione italiana nel mondo raggiunse il suo apice, tanto è vero che non vi fu nessun Paese, soprattutto nelle lontanissime Americhe, che ne rimase estraneo.

L’emigrazione non riguardò il solo Meridione d’Italia ma l’intera Penisola, allora alle prese con l’ennesima crisi economica, con guerre coloniali, ma soprattutto con frequenti crisi politiche e scandali di varia portata.

Ebbene, fra le regioni del Sud Italia maggiormente coinvolte nell’ennesimo esodo migratorio vi fu soprattutto la Sicilia, proprio l’isola dalla quale era iniziata, nel maggio del 1860, quella liberazione che aveva fatto ben sperare le masse povere, da secoli soggiogate ai signorotti locali, ovvero allo strapotere mafioso.

Quella che segue è la vicenda, sino ad oggi completamente sconosciuta, di una famiglia di Licata, i Melilli, la quale seguì il capo sino in Venezuela, nella speranza di godere di una vita migliore in quel di Caracas, allora effervescente città in via di trasformazione, e non solo dal punta di vista urbanistico.

Da Palermo a Caracas (1894 – 1898)

Il 12 agosto del 1894, in un decoroso appartamento del pieno centro di Caracas, Don Angelo Melilli, di agiata famiglia licatese, già Direttore di Bande Militari in Italia e adesso Direttore d’Orchestra in giro per il mondo, divenne finalmente padre di un maschietto, al quale fu imposto il nome di Salvatore.

A partorire il pargolo fu sua moglie, Antonietta Martines, originaria di Terranova di Sicilia (l’odierna Gela), con la quale Don Angelo si era unito in matrimonio il 27 aprile del 1889.

Caracas: Accademia Militare

Angelo Melilli era nato a Licata il 18 agosto del 1856, figlio di Don Angelo Melilli, sarto di trentaquattro anni e di sua moglie, Rosa De Marco, di anni ventotto. Aveva vissuto in Sicilia sino alla chiamata alle armi, per poi esercitare a lungo la professione di Capo Musica nelle varie Fanfare delle quali era allora dotato il Regio Esercito italiano.

I coniugi Melilli erano divenuti genitori per la prima volta il 28 marzo del 1890, data nella quale nacque la primogenita, Rosa. Tempo dopo la famiglia si trasferì a Ravanusa. A Rosa seguirono le piccole Maria e Giulia (1893), nate per l’appunto a Ravanusa.

Con loro, Don Angelo s’avventurò alla volta di New Orleans agli inizi del 1894, imbarcandosi su uno dei tanti bastimenti che partivano dal grande porto di Palermo.

Il centro storico di Licata agli inizi dell’Ottocento

Nella Capitale Venezuelana, ove da tempo era trapiantata una cospicua colonia italiana, il Maestro di Licata entrò a far parte, almeno inizialmente, della Banda Musicale della Scuola Militare e, in seguito, di una delle tante Bande musicali locali, facendosi ben presto distinguere per bravura e per una non comune dose di filantropia, tanto da assurgere ad esempio per tutta la comunità italiana.

Non solo, ma, approfittando della nuova ventata liberalista che aveva coinvolto il Paese Centro-Americano, sul quale era aumentata la penetrazione del capitale straniero, con il conseguente incremento delle esportazioni, avrebbe favorito l’arrivo dalla Sicilia, con il consequenziale inserimento nella società locale, di non pochi conterranei, compresi alcuni nipoti diretti, come il giovane Angelo Melilli, che proprio a Caracas avrebbe dato vita ad una propria attività commerciale.

Caracas: il teatro nazionale

Il musicista siciliano e la sua famiglia avrebbero vissuto in Venezuela sino al gennaio-febbraio del 1898, epoca nella quale l’artista accettò di trasferirsi a Malta, ove avrebbe assunto la direzione della Banda Musicale “La Vilhena”.

Il trasferimento a Malta (1898 – 1913)

L’idea di lasciare il Venezuela non fu certamente facile per Don Angelo Melilli, ma l’uomo di cultura e di spettacolo la prese anche in relazione al cangiamento di rotta che stava intraprendendo la politica locale, la quale aveva ridato fiducia al caudillos  Cipriano Castro Ruiz: <<…un generale proveniente da una plaga dell’Oriente andino e sostenuto da milizie di pastori>>[1], il quale fu poi Presidente del Venezuela dal 20 ottobre 1899 al 19 dicembre 1908.

La famiglia Melilli arrivò a Malta il 13 febbraio 1898, a bordo della nave “L’Isle Adam”, partita da Tunisi. Nel giro di un mese e mezzo, già verso la fine di aprile, il quotidiano <<Malta>> tesseva le lodi del nuovo Direttore della Banda “La Vilhena”, che il musicista di Licata avrebbe ben presto reso ulteriormente famosa, facendole eseguire il famoso “Inno Nazionale a S. Publio”, da lui stesso composto, che viene ancora oggi eseguito ogni anno alla vigilia della festa di San Publio.

Il Teatro Reale di Malta

A Malta la famiglia avrebbe ingrandito le proprie dimensioni, grazie alla nascita di Concettina (1899), Graziella (1901), Nicola (1903), Adelina (1906) e, infine, Vittorio Hugo (1909).

Nella stessa isola del Mediterraneo, dunque, tra il 1898 e il 1912 il Maestro di Licata diresse ben tre Bande Musicali locali: “La Vilhena” di Floriana, la “S. Filippo”, di Zebbug e la “S. Giorgio”, di Bormla, con la quale avrebbe effettuato anche delle tournée in Sicilia, come accadde nel corso del 1903, allorquando sotto la sua direzione la Banda di Bormla suonò egregiamente a Siracusa, tanto da essere elogiata da <<La Gazzetta di Siracusa>> sia nel numero del 23 agosto che in quello del giorno successivo.

Che il Maestro Melilli amasse i viaggi e i trasferimenti, se non altro in chiave professionale, ce lo conferma anche la sua partecipazione al concorso per la nomina a Maestro del Concerto Civico di Somma Vesuviana (Napoli), indetto nel corso del 1904, il quale, però, fu “fatto vincere” ad un suo vecchio compagno d’arme, il Maestro Giosuè Barone, già Capo Musica del 75° Reggimento Fanteria, a riposo sin dal 1891.

Nonostante la delusione provata, l’uomo non si perse certo d’animo. Il 19 novembre del 1905, una domenica, il Maestro Melilli debuttò, poi, anche come Direttore della “Filarmonika S. Filippo d’Aggira” di Zebbug, Orchestra per la quale avrebbe composto “L’Inno a San Filippo d’Aggira”, con versi del poeta nazionale Dun Karm Psaila.

Il Maestro Melilli rimase a capo della Banda di Bormla sino a quando fu costretto, per motivi di salute, a lasciare Malta alla volta di Tunisi, sul finire del 1912.

Fu proprio mentre dirigeva la sua amata Banda, nei “Giardini Argotti”, a Floriana, nel corso di un’attività bandistica organizzata dal “King’s Own Band Club” della città di La Valletta, che l’8 ottobre 1912 Angelo Melilli fu colpito da un ictus cerebrale che ridusse considerevolmente la sua attività musicale.

Tornò a Malta e vi rimase solo una settimana, tra il 12 e il 19 dicembre 1912. Don Angelo Melilli si spense, quindi, a Tunisi il 30 agosto del 1913, appena qualche settimana dopo aver festeggiato i cinquantasette anni di vita. L’isola di Malta, a differenza della sua Patria d’origine, non lo hanno dimenticato, tanto che il 28 dicembre del 1993, ad ottanta anni dalla scomparsa, gli fu intitolata una strada nella città di Zebbug.

Il ritorno dei Melilli in Venezuela (1913 – 1964)

A seguito della morte del padre, Salvatore Melilli, il primo dei  figli maschi, che allora aveva da pochi giorni compiuto i diciannove anni d’età, pensò di tornarsene in Venezuela, nella sua amata Caracas, ove avrebbe vissuto per il resto della vita.

Virgilio Melilli in una foto del periodo Resistenziale (1945)

Rimasto scapolo più per scelta che per destino, avrebbe esercitato a lungo la professione di commerciante. A coadiuvarlo in tale attività ci avrebbe pensato il cugino, Angelo Melilli, figlio dello zio Giuseppe Melilli e di zia Rosaria Russo, e la sua famiglia, composta dalla moglie, Germana Lesage, originaria della Francia, molto probabilmente una donna di spettacolo (forse attrice teatrale[2]), e dai suoi figli, tra i quali Virgilio Melilli, nato a Caracas il 23 ottobre del 1926.

Questo ramo dei Melilli fece ritorno in Italia attorno al 1941, stabilendosi inizialmente a Licata e, infine, a Torino.

Nel giugno del 1944, Virgilio Melilli aderì alla Resistenza, per poi rimanere a vivere in Piemonte, ove si sarebbe spento nel 1998[3].

Salvatore Melilli Martines si spense, invece, nella sua amata Caracas il 18 maggio del 1964, non ancora settantenne, nel suo appartamento cittadino, in Calle Faria, colto da un infarto.

I suoi beni furono suddivisi tra i fratelli e le sorelle, mentre il suo ricordo sarebbe presto svanito nel nulla, come è successo a tanti nostri connazionali all’estero, nonostante il contributo da loro offerto al progresso dei singoli Stati.

Ma questa è un’altra storia…

Col. (a) GdF Gerardo Severino
Storico Militare

 

[1] Cfr. Enciclopedia Storica Zanichelli, Nicola Zanichelli Editore, Bologna, 1975, p. 526.

[2] Cfr. A. Sotillo y Sinibaldo Gutierrez, Un negocio de oro. Comedia di Marcel Gerbiron, Sociedad des Artistes Españoles, Madrid, 1913.

[3] Vgs. G. Severino, Italia – Venezuela: Da Caracas a Torino. Storia di Virgilio Melilli, il partigiano “Biribissi”, << www.reportdifesa.it>>, 9 settembre 2025.